Archivi del mese: aprile 2014

L’AVVENTURA DEL CUORE

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08 Luglio 2006  : Ricovero d’urgenza per infarto.

27 Luglio 2006 : Intervento al cuore … sostituzione valvola dell’aorta.

02 Gennaio 2007 : Ancora un’operazione per impiantare un defibrillatore/pacemaker…

Maggio 2007 : Inserito nella lista per il trapianto di cuore …

Da Dicembre 2007 a Maggio 2008 si susseguono i ricoveri per scompensi cardiaci.

11 Luglio 2008 : Ricovero per controllo.

13 Luglio 2008 : Il cuore è arrivato … si opera! 13 ore d’intervento, circa 10 giorni di coma farmaceutico …

20 Agosto 2008 : Trasferito a Careggi (FI).

05 Settembre 2008 : Trasferito a Villa I Glicini – Careggi (FI) per la riabilitazione.

06 Dicembre 2008 : Dimissione da Villa I Glicini … si torna a casa … senza muscoli ma si torna a casa !!!

29 mesi di dolore, angoscia, paura, speranza…

29 mesi di determinazione e coraggio.

Il mio trapianto di cuore, la mia …

Avventura del cuore

All'Inferno e ritorno All’Inferno e…

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ED IO SARÒ NEL VENTO

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Amavo suonare e cantare, oltre che scrivere.

Il canto mi è stato negato, purtroppo, da un intervento errato.

Mi è rimasta la scrittura …

e sulle pagine della mia vita,

raccolgo le emozioni che il mio cuore respira e la mia mente anela.

Emozioni di un'anima che vive e lotta nella continua ricerca dell'Amore. Emozioni di un’anima che vive e lotta nella continua ricerca dell’Amore.

in vendita a €. 16,00 sul sito:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=912832

ed in tutte le librerie “laFeltrinelli” su prenotazione

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CREDO CHE PIPERITA PATTY SIA STATA DISEGNATA PER SOMIGLIARE A ME: FORSE IL SUO CREATORE MI CONOSCEVA GIA’? :-)

“Sa cosa diceva Oscar Wilde, signora? Diceva: ‘Nulla d’importante può essere insegnato’. Niente di personale, signora. Continui pure.” 

© Peanuts Worldwide LLC/distributed by Universal Uclick/ILPA

CREDO CHE PIPERITA PATTY SIA STATA DISEGNATA PER SOMIGLIARE A ME :D

Piperita Patty – Peanuts, 1950-2000 -Charles Monroe Schulz – (Saint Paul 1922 – Santa Rosa 2000)

Io Lorella Ronconi, nata con una malattia rarissima alle ossa, emersa all’età di due anni ma datata dalla scienza da pochi decenni: la pseudoacondroplasia nella sua forma più grave, mi sono spesso fatta coraggio spesso, da bambina, identificandomi con un personaggio dei fumetti: Piperita Patty.

 

Sono nata il 26 Maggio del 1962, 50 anni fa – adesso ne ho 52 – i miei genitori non capivano perchè lamentassi tanto dolore essendo una bimba visibilmente normale, così cominciarono a girare per medici per capire la causa di ciò. Iniziarono le visite, i ricoveri, e… sono “cresciuta” negli ospedali, tra corsie e sale d’attesa mediche, ho dovuto resistere a molte difficoltà per una bimba di pochi anni, in quegli anni imparai e capii che dovevo  essere sveglia, vispa, attenta per sconfiggere i “mostri” che abitavano in quelle notti buie, spesso da sola perchè la mamma non la facevano stare con me.

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I medici non capivano che malattia avessi e perchè lamentassi così tanto dolore alle ossa, così mi facevano esperimenti strani, dolorosissimi per la mia piccola età, notti insonni, sguardi strani tra loro; ho dovuto sviluppare le mie antenne e la mia “forza” interiore per resistere e non farmi schiacciare da quelle lunghe sofferenze e dalla mia poca altezza, i bambini diventavano alti ed io rimanevo piccola… Mi guardavo allo specchio e vedevo una bimba brutta, una chioma di capelli corti e arruffati, le lentiggini in bella vista, come i miei ragionamenti e le domande che facevo.

Per non rimanere indietro con i bambini, i miei amici, inventavo giochi, proponevo idee, cercavo soluzioni e battute “intelligenti”, pian piano la mia inventiva (grande amica) mi ha permesso di trovare soluzione al mio esistere, una collocazione, nell’universo, la pace interiore anche con questo stato di sofferenza forte, dolorosa, con cui convivere.

Negli anni ho scoperto, quasi come “un miracolo” che esisteva un fumetto che mi somigliava: Piperita Patty, lei, come me, era atipica, come me dinamica e determinata, non convenzionale, una “maschiaccia” sempre pronta a difendere i più deboli, insicura di se talvolta…sempre alla ricerca di conferme per la sua “invisibile femminilità” e oltretutto, come me, amava il baseball! Io ne vado pazza, quando guardavo le partite, tra gli spalti, osservavo il gioco, mi facevano sognare quei giocatori, li immaginavo come supereroi che, come per incanto, liberavano la fanciulla dalla strega cattiva, battendo pallina dopo pallina, per conquistare le basi ed arrivare “a casa”  a segnare il punto. In quei momenti, come Piperita Patty, sognavo di avere una squadra di baseball tutta mia.

I love Baseball https://www.youtube.com/watch?v=oCqgTbodXMs
Si, Piperita Patty è il concentrato di Lorella Ronconi, ringrazio infinitamente Charles Monroe Schulz per aver pensato a questa tipologia di donna, è stata davvero provvidenziale per non farmi sentire “caso raro” :

grazie mia eroina “fumetta”!

Lorella Ronconi

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“Piperita Patty (Peppermint Patty nell’originale) è il soprannome di Patricia Reichardt, uno dei personaggi del fumetto Peanuts di Charles M. Schulz. È capitano di una squadra di baseball che incontra quella di Charlie Brown, sconfiggendola regolarmente.

La sua immagine di “maschiaccio” è piuttosto atipica per una ragazza nei fumetti dell’epoca. Piperita Patty è decisa, atletica, dinamica, poco portata per lo studio e per la scuola (anche a causa della sua tendenza ad addormentarsi in classe), dove colleziona immancabilmente brutti voti nonostante l’aiuto di Marcie – la sua amica “secchiona” – e di Franklin. Si scontra inoltre con le autorità scolastiche per via del suo rifiuto di indossare un vestito consono al regolamento della scuola e di abbandonare i suoi sandali.

Nonostante questa scorza apparentemente dura, spesso si rivolge a Charlie Brown – che chiama “Ciccio” (Chuck nell’originale) – per cercare rassicurazioni sulla sua femminilità. Inoltre, la stessa Piperita Patty ha una piccola cotta per Charlie. Inutile dire che Charlie Brown, maldestro come sempre, non la rassicura affatto e la delude ulteriormente.

È inoltre rimasta convinta per molto tempo che Snoopy non fosse un cane, ma un “buffo bambino col nasone”, l’unico giocatore di baseball decente – a detta sua – della squadra di Charlie Brown. E come un buffo bambino lo ha trattato, invitandolo a feste da ballo o sulla spiaggia tra la sorpresa e lo scherno degli altri bambini, che lei zittisce in modo rapido e manesco.

Piperita Patty, suo malgrado, viene chiamata “capo” (sir nell’originale) da Marcie ed entrambe hanno una cotta per Charlie Brown sebbene in sua presenza non lo ammettano mai.

Si ritiene che Schulz scelse il nome di questo personaggio traendolo da quello di una caramella, la York Peppermint Pattie, prodotta da uno degli sponsor degli special a cartoni animati che la rete televisiva statunitense CBS dedicò ai Peanuts negli anni settanta, tuttavia l’autore stesso dichiarò più volte di essersi ispirato per il nome a delle caramelle alla menta piperita che si trovavano nel suo ufficio.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Piperita_Patty

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Peanuts sono la striscia a fumetti più famosa del mondo, pubblicata quotidianamente tra il 1950 e il 2000, quando morì a 77 anni il suo autore Charles Schulz. Ancora oggi le repliche delle strisce sono distribuite e pubblicate ogni giorno sui quotidiani di decine di paesi del mondo: in Italia, dal Post. La popolarità e l’influenza della striscia – e dei suoi personaggi più famosi, soprattutto Charlie Brown, Snoopy, Linus – si è estesa nel tempo a tutti i media e alla vita quotidiana di mezzo mondo, attraverso i loro caratteri, le loro battute, il radicamento delle loro consuetudini, e una quantità straordinaria di efficacissimi aforismi e citazioni. Le frustrazioni, insicurezze, illusioni, ansie, dei personaggi bambini hanno sempre rispecchiato quelle dei lettori adulti aggiungendovi tenerezze infantili che hanno sempre appassionato i lettori bambini: costruendo nel tempo un successo presso generazioni diversissime. Il nome Peanuts venne scelto dal distributore della striscia citando quello di un pubblico di bambini in uno show televisivo dell’epoca, e si è sempre detto che a Schulz non piacesse. Ma come dice Lucy Van Pelt, «più si invecchia, meno si è sicuri rispetto a un sacco di cose».
http://www.ilpost.it/2014/04/29/peanuts-2014-aprile-29/


GIOVANNI PAOLO II MI DONO’ GRAZIA PER RESISTERE ALLE SOFFERENZE CHE AVREI VISSUTO

I testimoni non devono tacere ciò che hanno visto, sentito, toccato.

Il 7 aprile 2005 pochi giorni dopo la morte di Giovanni Paolo II, in occasione di una messa dedicata a lui in cattedrale, a Grosseto, mi fu chiesto di fare una testimonianza a voce di quel mio incontro, purtroppo quel giorno non potetti partecipare dato che la mia malattia si era aggravata tal punto da non poter nemmeno uscire di casa. Dal mio letto  dettai una lettera alla mia amica Lucia e lei stessa mi donò le sue gambe, per andare in duomo e leggerla davanti a tutti.

Oggi alla vigilia della santificazione del Papa, posso con grande forza testimoniare che Giovanni Paolo II ha segnato e “seguito” il cammino con tante grazie anche dopo la sua morte. «Ho sconfitto la morte anche grazie alla fede che egli mi ha riacceso e, come lui, nei suoi ultimi momenti, ho imparato che per merito dei giovani ho avuto “gambe” ed esisto, anche solo semplicemente da una stanza chiusa, dalla mia camera, nel mio letto.

La sua eredità nella mia missione di vita. Adesso ho 52 anni, e il mio amore per la vita, è la Misericordia che lui mi ha trasmesso per mezzo di Gesù, con Gesù e per Gesù.

I testimoni non devono tacere ciò che hanno visto, sentito, toccato. Nemmeno io posso farlo.

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Papa Giovanni Paolo II a Grosseto. © Photo BF

Di seguito la lettera che feci scrivere in occasione della sua morte e leggere nella mia cattedrale, a Grosseto, il 7 Aprile 2005:

TESTIMONIANZA 7 APRILE 2005

IL MIO INCONTRO CON GIOVANNI PAOLO II

Il mio incontro con il Papa è stato nell’ottantanove come giovane tra i malati e non mi piacque molto essere tra i malati.

Fu l’ incontro” con una persona che incarnava Cristo e per me fu stravolgente…

Ero stata da sempre innamorata di Cristo ma quel Papa, quell’uomo alto, con gli occhi azzurri, mi guardava imponente e tenero era di fronte a me, con uno sguardo dolce si fermo’ fece il segno della croce sulla fronte di tutti i disabili e  a me  riservo’  una benedizione dall’alto, una croce  al di sopra della mia testa: quel gesto fatto a me,  era completamente differente da quelli fatti alle altre persone disabili allineate al mio fianco.

Pensai: <<Oh mamma: che significato avrà? Cosa vorrà dirmi?>>. Chiaramente lui non era consapevole che da quell’ incontro sarebbe nata dentro di me una “piccola Chiesa”…

 

Gli anni che seguirono furono gli anni della “sofferenza”: mi operai, diventai gravemente disabile e salii su quella carrozzella che tanto mi spaventava.

 

La mia quotidianità venne stravolta: l’intervento chirurgico, la paralisi, una malattia degenerativa che tutt’ora mi obbliga  a viver gran parte della giornata a letto.

Da allora ho fatto spesso memoria di quell’incontro che è l’incontro di ogni cristiano con la propria fede: l’essere cattolico significa incontrare una Persona : il cristianesimo è l’incontro con una Persona.

 

Papa Giovanni Paolo II ha detto Amen quando ha scelto di seguire Cristo, ha detto Amen prima di morire… ognuno di noi è chiamato a dire quell’Amen che significa: sia fatta la tua volontà, va bene, accetto, eccomiOgni volta che durante una celebrazione, una preghiera diciamo Amen dobbiamo essere consapevoli che ci rendiamo disponibili alla volontà di Dio: Dio sa come possiamo e quanto possiamo. Cristo è stato l’Amen di Dio; Giovanni Paolo II ha incarnato il Cristo come uomo e come Chiesa. Come avrei voluto essere qui per portare la voce dei miei Giovani, ma le mie condizioni fisiche non me l’hanno permesso.

 

Il Papa ha detto che bisogna guardare ai giovani con entusiasmo e con l’ultima sua frase ha voluto pensare a loro. Ha detto: i giovani saranno le vostre gambe.  Per me, Lorella , lo sono stati: pur non potendo viaggiare più,  sono stati i giovani che mi portano nei loro viaggi, nelle loro speranze, nelle loro vite.

I giovani oggi erano a S. Pietro: mi hanno telefonato e mi hanno cantato l’Emmanuel, l’Inno della GMG del 2000, e stasera avrebbero voluto essere qui.

I giovani sono le mie gambe: questo il loro compito.

Raccogliamo le Verità di Giovanni Paolo II. Che è la Chiesa.

 

Avrei voluto essere qui con tutti voi, assieme per dire al mondo che Papa Giovanni Paolo II è stato davvero un Padre: un padre di inaspettata tenerezza, sfrontato nell’umiltà della Fede, caparbio nell’incarnare la Croce: e così sia, Padre…  Anche io stasera mi sento pane spezzato: lo offro a Dio, perché anche la mia assenza stasera sia Chiesa. 

Lorella Ronconi,  Parrocchia Santissimo Crocifisso- Diocesi di Grosseto

Lorella Ronconi, felice di vivere. 

 

 


20 Things Everyone Thinks During Skype Interviews

Sometimes I Wear Tiaras

Skype

1. Alright, here we go, I’m so ready for this.

2. Okay, internet, any time now.

3. Oh god, oh god, oh god, I have 3 minutes and my internet STILL won’t connect.

4. Fucking internet! Why now? Why me?!

5. I might as well just assume now that I’m not getting this job. Connecting to the internet is the easiest part of this interview. She’s going to think I’m late, irresponsible, and incompetent. There is no way I’m getting this. I might as well stop trying now.

6. Oh, okay. Right, had to press ‘connect.’

7. So… where is she? We did say interview at 3, right? I should check my email.

8. Yes, definitely 3:00. But… it’s 3:10, so… I’m definitely connected to the internet, right?

9. This is my fault. I know it. She was probably on a few minutes early and because I wasn’t there, she logged…

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PRELUDI

… ALLA RICERCA DI TE

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DISABILITA’, SI FA PRESTO A DIRE UGUAGLIANZA

A seguito della Tavola rotonda organizzata e realizzata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, ancora delle interessanti riflessioni dalla Consigliera della Regione Toscana, Lucia Matergi, membro della Commissione Regionale Affari Sociali.

Di Lucia Matergi 

Una riflessione su sessualità e disabilità a partire dal convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 marzo

ronconiChe le pari opportunità siano un traguardo difficile e ancora lontano, nonostante le dichiarazioni di principio, è una certezza; che ci siano mondi in cui esse sembrano vere e proprie chimere è altrettanto incontrovertibile. Disabilità e pari dignità, un binomio sul quale vale la pena battersi per arrivare a qualche risultato concreto, che dia risposte apprezzabili da un universo in movimento, ricco di proposte di varia natura, come varie sono le condizioni della tante persone definite disabili, un’etichetta contenitore di stati diversi, spesso difficili da conciliare nelle esigenze e nei bisogni.

Così, accanto a una corrente sempre più impetuosa fatta di politica urlata, di managerismo rampante, di populismo ricattatorio, si profila uno stile alternativo di stare nella società, quello di chi esprime fiducia nelle conquiste democratiche del nostro paese, a cominciare dalla costituzione repubblicana. Che parla di uguaglianza tra i cittadini, e di pari opportunità. E siccome i cittadini e le cittadine sono persone, per loro parità non significa solo garanzia di pane e tetto sulla testa, ma anche di relazioni umane, dunque di amicizia, affettività, amore.

Una società che si è impegnata per assicurare alle persone disabili una vita dignitosa, e in Toscana questo è avvenuto e avviene, basti pensare al grande progetto per la Vita Indipendente, può oggi iniziare ad affrontare un tema ulteriore, complesso e solo apparentemente secondario, in realtà essenziale per chi si trova in condizioni di svantaggio fisico o mentale: il tema dell’affettività e della sessualità.

Come affrontare la questione? Come rispondere con strumenti giusti a una ricerca che appartenendo alla sfera intima della persona, oltre che alla sua dimensione civile, pretende risposte non standardizzabili, ma rispettose delle inclinazioni individuali?

Il percorso è complesso già negli enunciati, ma credo che essenziale sia l’educazione all’affettività e alla sessualità, per chiarire le vie soggettive, per fugare le oscurità in cui il tema si è dibattuto finora, per trovare soluzioni o almeno strade percorribili.

Il metodo ineludibile è quello dell’integrazione, sempre utile per dare risposte articolate, in questo caso unica possibilità per non sbagliare taglio e direzione: i mondi della sanità e del sociale, con le loro specifiche professionalità, devono confrontarsi con l’associazionismo, da cui attingere conoscenze e proposte. Efficace, questo confronto, se basato su una parità di ruolo che deve giovarsi da parte dei primi sulla disponibilità vera ad ascoltare e sul coraggio di investire su una nuova frontiera; da parte delle associazioni, sulla rinuncia ai troppi distinguo e a un particolarismo che rischia di immobilizzare per sempre.

A Grosseto ci sono le risorse buone, a partire dalle associazioni delle persone disabili, dalle quali viene il suggerimento a partire, e da alcuni professionisti già attivi nel settore, come la giovane psicologa Eleonora Motta. L’Asl e la Regione ci stanno, come pure il Parlamento, nella persona della combattiva onorevole Ileana Argentin, responsabile PD nazionale diritti dei disabili.

Al lavoro, dunque, perché da fare ce n’è tanto.

Lucia Matergi 

Consigliera Regione Toscana – Membro Commissione Affari Sociali


Incenso


Uno, dos, tres, quatro, cinquain

Defining Motherhood

CINQUAIN: a five line stanza

It’s still poetry month. Cinquain is a fun form to play with. A cinquain poem has five lines with two syllables on the first line, four on the second, six on the third, eight on the fourth and two on the fifth.

I’ve posted a combination of old and new cinquain poems below:

Sharp toys

In the kids’ room

Lying in the darkness

Patiently waiting for a foot

Ouch! $h^t!

###

Stop it

Stop the beeping

Who bought my kids this toy?

What did I ever do to him?

Revenge

###

Mommy

Needs a sick day

But that is not allowed

So I will rise and pack your lunch

With germs

###

Transformed

With one last push

Or a sterile scalpel

Regardless, you end up with a

Mother

###

I said

That two was hard

That was only because

I hadn’t yet met three or…

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Non a te


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