Archivi del mese: luglio 2014

I AM ME: IO NON SONO NORMALE, TU LO SEI? COSA E’ LA NORMALITA’ PER TE?

Ci provo ad essere normale ma...

Io sono differente, mi piace.

Si, vero, sono bassa, grassa, ho la schiena impalata da due barre di acciaio da 1kg ciascuna, ho 32 ernie, il bacino spezzato, sono seduta in carrozzella, porto il pannolone e faccio la pipi’ addosso, sono poetessa, mi occupo di disabilità, amo i gatti e  sono brand influencer: non è fighissimo?

Io non sono normale 😀 E tu lo sei? Cosa è la normalità per te?

I am me
  • Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi. (Giuseppe Pontiggia)
  • Che baracconata, la normalità. (Aldo Busi)
  • È la normalità la vera rivoluzione. (L’ultimo bacio)
  • La normalità è conformità alle aspettative collettive. (Robert M. Pirsig)
  • La normalità stessa è un’anormalità. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Nell’individuo normale la funzione principale dell’inconscio consiste nel realizzare una compensazione e ristabilire un equilibrio. (Carl Gustav Jung)
  • Arthur Dent: Si può parlare di normalità quando riportiamo a casa il carro con i buoi.
    Ford: Cos’è “Normale”?
    Trillian: Cos’è “Casa”?
    Zaphod: COS’È “BUOI”???? (Guida galattica per autostoppisti)

KAYDEN A 2 ANNI MUOVE I SUOI PRIMI PASSI CON LE PROTESI E FELICE RIPETE: “I GOT IT!”

A DUE ANNI KAYDEN ECCO  I SUOI PRIMI PASSI CON LE PROTESI: GUARDA IL VIDEO CHE HA POSTATO SUA MAMMA ORGOGLIOSA DI LUI SU FACEBOOK

New Jersey, Kayden Elijah ha due anni e una grande forza di volontà. Nato con la patologia di Omhalocele, ovvero con gli organi interni cresciuti fuori dal suo corpo, ha subito lo scorso gennaio l’amputazione della gamba sinistra e del piede destro a causa di una malformazione. Ora Kayden è pronto per indossare delle protesi e allenarsi a camminare. Come è evidente dal video è molto determinato: muove i suoi primi e incerti passi con un tutore, ripetendo a se stesso: “Ce la faccio!”. Cade si rialza, si ferma e ricomincia d’accapo e alla fine ce la fa. E dire che i medici avevano detto a sua madre che non sarebbe sopravvissuto.

Di  – invisibili.ilcorriere.it

“I got it” espresso quasi a rassicurare la madre. “Ho capito” dice Kayden Elijah Kinckle, (2 anni) mentre, tutto impegnato, impugna il “girello” e muove i primi passi. Il video, ripubblicato anche dal Corriere sta facendo il giro del mondo attraverso i social network, via youtube, conquistando 500 mila “visitatori” in poche ore. Smuove l’anima, commuove e, forse, fa riflettere.

La madre Nikky scrive la storia di Kayden, un’avventura segnata dal destino ancor prima del suo arrivo al mondo. Secondo i medici non avrebbe dovuto nascere. “Terminate” è il verbo che usa Nikky nello spiegare che i medici le consigliarono di abortire. Ma si termina un’azione, e non una vita. Il difetto, così forse la pensavano i medici americani, è una malattia rara di nome onfalocele dovuta a un arresto di sviluppo della parete addominale in corrispondenza della regione ombelicale. Non sarebbe riuscito a sopravvivere, le dissero, e invece eccolo muovere il primo passo.

Sorride come farebbe qualunque bambino alle prese con la difficile arte del cammino. Balcolla insicuro su quella gamba artificiale, uno dei tanti interventi a cui è stato sottoposto questo piccolo del New Jersey. E noi lo guardiamo commuovendoci. E’ un bambino con disabilità, ed è già, a suo modo, un vincente. Ho vinto solo una tappa di quella corsa a ostacoli che sarà la vita. Ostacoli che ogni giorno anche noi contribuiamo a creare. Con la nostra diffidenza verso l’altro in difficoltà, con la nostra distrazione, con il nostro egoismo (come il parcheggiare su un posto per disabili anche solo per cinque minuti, il tempo di andare a prendere un caffè)…

Guardiamo il video e poi torniamo alla nostra routine, mentalmente pensando: “ho visto, mi sono commosso, ho schiacciato mi piace, forse ho anche condiviso… ho fatto il mio dovere”. E poi? Poi forse c’è da capire il fine che ha spinto quella madre a condividere la sua gioia con il mondo intero, il suo orgoglio di mamma, o ancestralmente di ogni madre, nel festeggiare con suo figlio il primo passo. Non le importa che sia un disabile. Non le interessa cosa dice la gente.

Questo filmato è la sfida di una donna nel dire “e’ mio figlio”! E forse, noi dall’altra parte del video dovremmo fermarci a pensare alle nostre querule lamentele quotidiane, ai capricci per il cellulare nuovo, a quell’egoismo nel guardare a noi stessi senza alzare gli occhi sugli altri. Guardatelo ancora mentre malfermo, tende a cadere, ma si rialza. Una, dieci volte… noi siamo altrettanto capaci di cadere sotto i colpi della vita e rialzarci come ha fatto Kayden?

Di Simone Fanti


MILANO EXPO 2015: ODISSEA ACCESSIBILITA’ PER LE PERSONE DISABILI. ISTITUITO SOLO IL 31 MARZO SCORSO TAVOLO ACCESSIBILITA’ EVENTO, 5 ANNI DOPO CHE LA CITTA’ SI ERA AGGIUDICATA L’EXPO

Non è un’Expo per disabili: odissea in carrozzina sulla metropolitana milanese

Milano – Per le persone con disabilita’ lo stato è di Prigionieri in un terminal sotterraneo che non ha uscite e costringe chi lo affronta a girare per ore intorno alla meta tra ascensori rotti, servoscale difettosi, uscitebloccate.

Odissea per le persone disabili alla metropolitana di Milano per Expo 2015

Metropolitana di Milano, città di Expo 2015, l’evento di massa che tra meno di un anno dovrebbe richiamare nel capoluogo lombardo un flusso di 200milapersone portatrici di disabilità motorie e sensoriali. Tra i ritardi dell’organizzazione, oltre alle opere infrastrutturali finite nel mirino delle inchieste, c’è anche questo.

L’esperimento, a meno di un anno dall’inaugurazione, lo abbiamo fatto con Claudio Cardinale, blogger e associato Enil Italia. Lo abbiamo accompagnato su uno dei percorsi obbligati per andare a Rho-Pero, l’area del sito espositivo: da Centrale aCadorna, un tratto di una manciata di km che un utente normodotato compirebbe in 10 minuti senza dover cambiare linea.

Ma alle persone in carrozzina può richiedere anche due ore a causa dei disservizi che si incontrano alle fermate. Con la beffa di dover ripassare dalle stesse stazioni per tornare in superficie.

Il Comune ha istituito un tavolo ad hoc con le associazioni che si è insediato però soltanto lo scorso 31 marzo, cioè cinque anni dopo che la città si è aggiudicata l’evento. E ora è iniziata la corsa contro il tempo per evitare una figuraccia che si annuncia planetaria

di Lorenzo Galeazzi e Thomas Mackinson, animazioni di Pierpaolo Balani 

29 luglio 2014

Articolo da tv.ilfattoquotidiano.it

 

 

 

 

 


IL PRIMO LIVELLO DI SAPIENZA E’ SAPER TACERE: HERNAN HUARACHE MAMANI

“Il primo livello di sapienza è saper tacere,

il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole,

il terzo è saper parlare senza dire troppo e male…

Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena,

o, perlomeno, che valga più del silenzio”.

{La donna della luce di Hernàn Huarache Mamani}
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_donna_della_luce.php?pn=750

donna-della-luce

Questo libro è la storia romanzata di una mitica civiltà di semidei chiamati “gli Immortali”. Secondo alcune leggende antichissime, abitano nelle viscere della terra, godono di ottima salute e vivono in eterno. In Sudamerica, soprattutto in Perù, tra i popoli Quechua, Aymara e le numerose tribù amazzoniche, si tramandano di generazione in generazionestorie di città costruite nel sottosuolo o di gallerie che collegano tra loro lontani abitati…

L’autore  ha letto le testimonianze di uomini che dicono di aver incontrato gli abitatori delle città sotterranee. Affermano che presto entreremo in contatto con loro…

Questa è anche la storia romanzata di Javier, un uomo che vincendo la paura, con coraggio e tenacia ha raggiunto una di quelle città. La sua vicenda può aiutarci a credere in un mondo migliore.

Javier ha conosciuto il successo e la fama, l’amore e il dolore, ma il giorno della pensione si avvicina e lui sa di poter finalmente dedicare tutto se stesso a realizzare il suo sogno. Creare una scuola aperta a tutte le giovani menti, dove ragazzi e ragazze possano apprendere non solo le più avanzate tecnologie, approfondire gli studi in ogni campo del sapere, ma possano crescere riscoprendo i valori più profondi, ritrovare la via dello spirito e della consapevolezza.

È un sogno che ha accarezzato per tutta la vita, rimandandolo di giorno in giorno per i tanti impegni di studio, di famiglia, di lavoro. Quello che Javier non sa è che la morte è pronta a tendergli un agguato. Per distruggere le sue speranze, per annientare la sua volontà. Ma lui non è disposto ad arrendersi. Condannato dalla medicina ufficiale, si avvicina a saperi antichi e scopre un mondo a lui quasi sconosciuto.

Comprende allora che l’unica possibilità per lui è partire alla ricerca di Wiñay Marka, la città degli Immortali, dove sorge la fonte della salute e della vita. È un viaggio pericoloso e difficile, un viaggio nelle viscere della terra, durante il quale potrà godere della compagnia di Celestino, il suo amico d’infanzia, l’unico che conosce l’ingresso alle grotte, solo per una breve parte del tragitto.

Poi dovrà affrontare da solo le sue paure, i lunghi, assordanti silenzi, la stanchezza, la fatica. Un percorso nel buio della terra e nel segreto del suo cuore, per ritrovare la luce che tutto può illuminare e scoprire un mondo possibile di pace e d’armonia. E accanto a donne in cui risplende la luce della conoscenza, ritrovare la forza e l’energia per realizzare i suoi sogni.

Hernàn Huarache Mamani

Hernàn Huarache MamaniHernàn Huarache Mamani è laureato in economia. Dopo una malattia è diventato un curandero, ultimo erede di un’antica generazione di guaritori andini, nato in Perù in un villaggio della Cordigliera delle Ande. Come professore dell’Università di Arequipa si occupa di diffondere la lingua e la cultura inca al mondo occidentale. Grazie all’ampia conoscenza delle lingue indigene, è riuscito a porsi in contatto con sapienti che vivono nell’anonimato, sulle Ande. Il risultato di queste esperienze si è tradotto in libri dallo straordinario successo.

 


QUANDO SUONA UN CELLULARE AD UN DISABILE NON CI SI ALLONTANA PER RISPETTO ALLA SUA PRIVACY: CI AVETE MAI PENSATO?

Per le persone con diversa abilità PRIVACY ZERO.

Modi ed abitudini da cambiare: RIFLETTIAMOCI SU

Lorella Ronconi

Quando suona un cellulare normalmente la persona si alza e si allontana per parlare in tutta privacy con il suo interlocutore telefonico.

Quando suona un cellulare ad una persona disabile invece?

Come mai le persone che gli sono accanto difficilmente capiscono che devono alzare e/o allontanarsi per rispetto? 

 
Modi ed abitudini da cambiare: RIFLETTIAMOCI SU.

(C) Lorella Ronconi


QUALCUNO AMA IL BASEBALL QUANTO ME? SAPEVATE CHE LE CUCITURE DI UNA PALLA DA BASEBALL SONO 108 COME I GRANI DEL ROSARIO?

NON E’ UN SEMPLICE SPORT, MA UNA SERIE DI REGOLE, DI MOMENTI, DI LIMITI E DI LANCI DI CORAGGIO, DI TECNICA E DI CUORE, DI SAPIENTI ATTESE E VELOCISSIME PRODEZZE.

Il baseball (e il softball) questo strano gioco, mi affascina, lo amo tantissimo. Ha molte regole, molte sfaccettature, molte cose da far sapere di se, per esempio le cuciture della pallina con il quale si gioca: sono tutte fatte a mano.

Tutte le palline con cui si gioca a baseball hanno cuciture fatte a mano ma… sapevate che sono 108?!! Esattamente 108, come i grani del rosario, come i 108 nomi delle divinità induiste, come il numero sacro di tante religioni…. 

CE LO SPIEGA  GIOVANNI DELNERI (EX MITICO ARBITRO DI TERZA BASE). ECCO IL SUO ARTICOLO:

Baseballs e i segreti delle 108 cuciture

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La cicala e la formica, dopo aver visto in diretta alla TV l’incontro “ALL STAR GAME 2014” con l’ausilio dell’antenna satellitare posta in opera da John Spaider, nell’attesa di riavere il tablet dal Bombo aggiornato, hanno pensato bene di usufruire della “ANISOPTERA AIRLINE” della libellula Kemir per raggiungere Santa Monica in California. Qui sotto i raggi cocenti del sole e le limpide acque, potranno trarre beneficio alla loro salute per il prossimo inverno del gelido Montana.

Ora però nell’attesa di leggere le storie di Kelli, ho pensato di scrivere per voi un fatto che coinvolge realtà e fantasia.

Sono seduto alla mia scrivania e davanti in un piccolo contenitore è posta una palla da baseball che è il ricordo dell’ultimo strike da me chiamato molti anni fa.

Quanti ricordi mi tornano alla mente in trentacinque anni dedicati al baseball!

Ho letto, rovistando nei più oscuri meandri di vecchie biblioteche ed emeroteche, una leggenda sulla creazione della palla da baseball.

Si dice che Manitu’, il Grande Spirito dei Pellerossa, per far divertire i piccoli Redskins, con una manciata di argilla, stringendola nel proprio pugno, abbia creato una piccola palla e con le sue dita impresso 108 segni che poi l’uomo con altro materiale trasformò in cuciture creando così definitivamente la magica ball.

La mia curiosità si è concentrata sul numero (108) delle cuciture e perché il Grande Spirito le aveva impresse nell’argilla. Ebbene ho scoperto che il numero 108 è un numero magico e vi elenco dei fatti reali che lo coinvolgono.

State a sentire.

108 è il numero sacro di diverse religioni come “l’Iduismo, Buddhismo, Sikhismo o Giainismo

108 è il numero di grani del Mala, il rosario indiano e del Aksamala Buddista’

Le divinità Induiste hanno 108 nomi. Recitare questi nomi spesso contando i 108 grani del Mala è considerato sacro ed è spesso ripetuto durante le cerimonie religiose.

Nello Srimad Bhàgavatam, Krishna è descritto mentre balla con 108 Gopi (pastorelle) nella città di Vrindavana per poi sposare 16.108 mogli nella città di Dwarka.

Nello Shivaismo, Shiva Nataraja è raffigurato mentre esegue la sua danza cosmica in 108karana (pose)

108 è il numero dei peccati nel Buddhismo tibetano

108 è il numero delle stelle considerate sacre nell’astrologia cinese

In Giappone alla fine dell’anno una campana è suonata 108 volte per salutare il nuovo anno. Ciascun rintocco rappresenta una delle 108 tentazioni materiali cui una persona deve resistere per raggiungere il Nirvana.

108 è il numero dell’ Al-Kawthar più corto tra i Sura del Corano.

Perciò un avviso ai lanciatori: trattate bene la vostra palla perché è come un oggetto sacro; non inumidirla con la vostra saliva (tra l’altro se fatto in pedana è un fallo che l’arbitro potrebbe chiamarvi) e quando la sfregate tra le mani pensate al Grande Spirito.

Ora sento squillare il mio cellulare. E’ un messaggio di Jenni che mi fa sapere che si tratterranno sino ai primi di settembre.

Pertanto cari amici vi saluto e a risentirci.

TERZABASE

http://www.baseballontheroad.com/2014/07/19/baseballs-e-i-segreti-delle-108-cuciture/

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 IL GIOCO DEL BASEBALL:
Il baseball viene giocato su un campo a forma di quarto di cerchio, suddiviso in territorio buono e in territorio foul. Nel territorio buono sono poste, su un quadrato di mt. 27,43 di lato, le “basi”: i cuscini di 1^ 2^ e 3^ base ed un pentagono di gomma detto “casa base” o “piatto”. A mt. 18,44 dalla casa base, sulla diagonale della 2^ base, è posta la pedana del lanciatore.
Una partita si compone, normalmente, di 9 riprese o “innings”. Ogni ripresa è suddivisa in due fasi, “battuta” o attacco e “difesa”. Una ripresa termina quando una squadra si è alternata sia alla battuta sia alla difesa. Una fase ha termine quando tre giocatori dell’attacco vengono eliminati.
Ogni squadra è formata da 9 giocatori più le riserve che assumono, quando la squadra è in difesa, le posizioni di: lanciatore, ricevitore, prima base, seconda base, terza base, interbase, esterno sinistro, esterno centro ed esterno destro.
Solo la squadra che è alla battuta può segnare punti ed i suoi giocatori si presentano alla battuta uno per volta, secondo un ordine prestabilito, assumendo il nome di “battitori”.
Il battitore deve tentare di battere le palline lanciategli (dal lanciatore) che attraversano “l’area dello strike” o “area di battuta”, cioè quallo spazio sopra la casa base compreso tra la linea delle ginocchia e la linea delle ascelle. Se le lascia passare o tenta di batterle senza riuscirsi, l’arbitro gli chiamerà uno strike. Dopo tre strike il battitore è eliminato.
Sarà pure eliminato se la pallina da lui battuta verrà presa al volo o se verrà tirata da un difensore in 1^ base prima che lo stesso battitore raggiunga tale traguardo.
Se la pallina lanciatagli non attraversa l’area dello strike, l’arbitro chiamerà un ball a suo favore; dopo 4 ball il battitore acquisisce di diritto la prima base.
Riassumendo, compito del lanciatore è di ottenere o con tre strike o concedendo delle battute pessime, l’eliminazione dell’avversario. Compito del battitore è raggiungere salvo la prima base, o con una buona battuta o con una base per ball.
Il battitore, non appena batte la pallina, o non appena guadagna la 1^ base per ball, diventa “corridore” e da questo momento costituisce, per la squadra in difesa, il principale pericolo, poichè egli può segnare un punto. Infatti, approffitando o di una battuta di qualche suo compagno di squadra, o degli errori dei difensori, o “rubando” le basi successive, tenterà di raggiungere (dopo aver toccato tutte le basi nell’ordine), il piatto di casa base dove segnerà un punto.
La difesa può eliminare un corridore se riesce a toccarlo, mentre egli non è a contatto con una base, con la mano che tiene saldamente la pallina, oppure eliminandolo facendo arrivare la pallina al difensore a contatto con la base verso cui stà dirigendosi detto corridore, quando quest’ultimo è costretto ad andarci per liberare la base su cui si trova (gioco forzato).
Se un battitore colpisce la pallina in maniera da mandarla al di là della recinzione esterna del campo corrispondente al territorio buono, ottiene un “fuori campo”; nel qual caso a diritto a compiere l’intero giro delle basi conquistando egli un punto più gli eventuali punti dei compagni che si trovavano sulle basi (non potendo la difesa recuperare la pallina per tentare di eliminarli).
Vince la squadra che segna più punti in nove riprese.
Nel Baseball non esiste il pareggio. Se dopo nove riprese il punteggio è in parità si continua ad oltranza, fino a quando non si termina un inning completo con una delle due squadre in vantaggio.
A parte le partite delle squadre giovanili, nel Baseball non esiste limite di tempo. Mediamente una partita dura dalle due alle tre ore, arrivando anche alle quattro ore e mezzo.
Pezzo sintetizzato da Giustiziere della Notte in uno scambio di commenti con TERZABASE su : ariafritta.it

Giovanni Delneri 

Nato il 9 Settembre 1930 conosce una ragazza di nome Imelde su una pista da sci, se ne innamora e la sposa. Dopo qualche anno nasce l’unico figlio Andrea che si è sposato con Lucia. La loro unione porta a Giovanni la grande gioia del nipote Alessandro.

Giovanni è una persona speciale, coltiva molti hobby quali dipingere, ceramica, bricolage, filatelia, ma ciò che più ama è il baseball e la storia.

Giovanni, visto che sei un appassionato di baseball hai anche una squadra del cuore in MLB? <Si, adoro i Braves e il mio sogno è assistere ad una partita ad Atlanta.
Grande Giovanni! magari assieme a Baseball On The Road, organizziamo una squadra di ragazzi il prossimo anno! sai che bello, tutti con l’ascia dei Braves in mano!>Giovanni è un appassionato di Ennio Morricone, ma apprezza molto la buona canzone italiana. <Si Adriano Celentano e Lucio Dalla che purtroppo ci ha appena lasciati.>Il suo piatto preferito da buon milanese è il risotto, quello giallo allo zafferano naturalmente!
Entriamo però nelle sue passioni più nascoste:
Giovanni e la lettura? per te è importante nella vita? <Per me è stata fondamentale. Amo i libri scientifici, la storia americana, la storia medioevale e la storia delle religioni.> Caspita, sei una persona impegnata! <Sono queste le letture che mi appassionano.> Quindi possiamo dire che il tuo cuore è nel baseball, nella storia e nella letteratura? <Direi di si, passioni che ho condiviso con mia moglie e che mi ha supportato sia quando ero un “diavolo nero” (Black Devils) sia quando ho iniziato ad arbitrare andando su e giù per l’Italia.>
Giovanni, cosa ne pensi del sito “Baseball On The Road? <ottima impostazione del giornale, diciamo a ordine sparso, che alternando vari argomenti, rende la consultazione piacevole. Però ho notato che c’è carenza di commenti e il commento è importante, se c’è vuol dire partecipazione. Comunque complimenti state facendo un buon lavoro!>
Quando hai scoperto il piacere di scrivere?  <Quando sono andato in pensione.>Lui è Giovanni Delneri, ma per Baseball On The Road è TERZABASE.
Grazie Giovanni per le tue favole e i tuoi racconti che ci hai regalato.
From: baseballontheroad.com

Sport nel mondo N.1 Baseball

Non è noioso nè lento, affatto! E’ veloce, sorprendente ed ha un fascino meraviglioso! Sapevate che le cuciture in una pallina sono 108, esattamente quanti i grandi del rosario?
In Italia si gioca moltissimo, per quanto non se ne sappia molto, fu importato dai soldati americani, nel dopoguerra, che, giocando per passatempo, trasmisero prima ai bambini italiani (in cui erano le basi americane) e poi ai giovani che pian piano impararono questo meraviglioso sport.
Città come Nettuno, Rimini, Grosseto, Caserta, Parma diventarono pian piano squadre affermate in cui si giocava e si gioca dell’ottimo baseball. Tutt’ora il campionato italiano è da Serie A (Major League) e moltissimie sono le squadre minori giovanili e di “pulcini” che indossano le stesse casacche delle squadre di major cittadine. http://www.fibs.it/it-it/home.aspx


Jason Grilli passa agli Angels


Sergio Romo rimosso dal ruolo di closer dei Giants


Johnny Damon vuole tornare in MLB

I Love Baseball!


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