Archivi del mese: agosto 2014

REAL TIME IL 24 AGOSTO LANCIA UNA ENNESIMA TRASMISSIONE: IL MESSAGGIO? I NANI CON I NANI. IO VOGLIO E LAVORO PER L’INTEGRAZIONE, LE SCUOLE DIFFERENZIALI IN ITALIA LE ABBIAMO TOLTE DAL 1968, NON CI SERVONO PROGRAMMI PER LOBOTOMIZZARE IL PUBBLICO

La mia amica educatrice e psicologa operante alla Fondazione IL Sole di Grosseto, dott.sa Irene Scamporrino mi dice:

“Ecco, ieri ho scoperto che esiste una trasmissione che parla di due persone sposate ed ovviamente affette entrambe da nanismo (già, come potrebbe un nano sposare un non nano?!), che non possono avere figli e decidono di adottare un bambino e….: indovinate da quale patologia è affetto il bambino? Così la loro famiglia di “nani” sarà finalmente al completo. Susate il sarcasmo e la brutalità ma questa NON è integrazione e questa trasmissione non può essere costruttiva!!!!!!!!”

ED IO CONDIVIDO PERFETTAMENTE CON LEI! E’ UNA TRASMISSIONE “PERICOLOSA” SOLO BEN COSTITUIITA,  BEN FATTA, PER FARE SCATTARE IL BUONISMO IN CHI LE GUARDA, QUALCHE RIBREZZINO E RINGRAZIARE DIO DI ESSERE “NORMALI”, I COMMENTI  DOPO MI SEMBRA DI SENTIRILI:

“AH, MA COME FARANNO IN QUESTE CONDIZIONI? COME FARANNO BASSI COSI?”

E CON QUESTE CAPPERATE SVERNANO LA GIORNATA E REALTIME FA ODIENS.

REAL TIME : llNostroPiccoloGrandeAmore alle 23:00 24 Agosto 

Il giorno che Jen e Bill stavano aspettando da mesi è finalmente arrivato, e incontreranno il piccolo William per la prima volta! Non perdete #IlNostroPiccoloGrandeAmore alle 23:00!

“NON E’ UNA COPPIA BELLISSIMA? “QUALCUNO COMMENTA TRA I POST SU REALTIME FACEBOOK, NO RAGAZZI NON E’ UNA COPPIA BELLISSIMA E LA  TRASMISSIONE SAREBBE DA DENUNCIA!!!

COSA TRASMETTONO COME INSEGNAMENTO? QUALE CULTURA DIFFONDONO? I NANI CON I NANI, I ROSSI CON ROSSI, GLI ZOPPI CON GLI ZOPPI?  MA VIA!!!

VOI VORRESTE QUESTO PER VOI STESSI? ATTENZIONE TUTTI SIAMO POTENZIALMENTE DISABILI, SE VI SUCCEDESSE QUALCOSA, VOLESTE UN COMPAGNO/COMPAGNA CON LA VOSTRA STESSA PATOLOGIA? 

PERSONE PAGATE PER FARE CIRCO E FAR CIRCOLARE BUONISMO TAROCCATO. NO, IO MI DISSOCIO E CONTESTO!!!

IO VOGLIO E LAVORO PER L’INTEGRAZIONE, LE SCUOLE DIFFERENZIALI IN ITALIA LE ABBIAMO TOLTE DAL 1968, NON CI SERVONO PROGRAMMI PER LOBOTOMIZZARE IL PUBBLICO E RICOSTRUIRE FESTE PER BIMBI NANI CON INVITATI NANI (ALTRA TRASMISSIONE DI REAL TIME) O L’AGENZIA DI INCONTRI CHE FA INCONTRARE I DISABILI CON I DISABILI: DOVE STANNO LE ASSISTENTI SOCIALI PER SEGUIRE GLI INCONTRI?

ODIENS, SOLDI, SFRUTTAMENTO PER STRUMENTALIZZAZIONE DELLE PERSONE CON  DISABILITA’ STORIE CHE FANNO SOLO DEL MALE ALLA CULTURA E AL GRANDE IMPEGNO DI MOLTE PERSONE ABILI O MENO, E  INFLUENZA NEGATIVA CONTRO L’INTEGRAZIONE ALLA QUALE OGNI ASSOCIAZIONE MONDIALE LAVORA DA ANNI.

REAL TIME, NON MI PIACE IL LAVORO CHE FAI SULLA DISABILITA’, ANZI MI FA RIBREZZO!

(C) LORELLA RONCONI

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I PUBBLICITARI? O NON HANNO PIU’ IDEE O LE AZIENDE ITALIANE STANNO FUMANDOSI ROBA PESA: NON SAREI MEGLIO IO DI ROSITA?

“So Good!” – “What else?”   ” Immagina, puoi?” 

” Vedi Rosita, ora ti spiego”

Queste le “grandi” battute dei “grandi” testimonial pagati a GRANDI tintinnii milionari, non avevamo altro in Italia che far venire dei bambocci attempati incapaci di  pronunciare  parole in italiano?

Non sarei piu’ italiana io? Chiederei moooolto meno e darebbero una grande mano alla disabilita’.  

Secondo voi, questi geni del mercato pensano che in Italia i 5 Mln di diversamente abili (dati Ocse 2014) da moltiplicare per tre se si considerano i familiari: figli, genitori, fratelli, nonni, ecc,  non sono consumatori?

Oppure pensano che noi faremmo ribrezzo in uno spot? Allontaneremmo il “cliente” normodotato, ma, normo? O solo dotato? Di cosa in  poi di differente dalle persone con diversa abilita rispetto al consumo?

Le pubblicità possono mandare un prodotto ed un consumatore in perfetto “amore” —> fidelizzazione oppure agli antipodi; secondo me fanno onco  quelle dove ingaggiano attori stranieri per pubblicizzare un prodotto italiano e poi li doppiano! Li pagano, e pure parecchio, due battute in italiano studiale!

Insisto nel dire che  ci sarebbero tantissime  persone diversamente abili che potrebbero rappresentare un bel target di consumatori e anche tutti se si considera un disabile consumatore al pari di qualsiasi altra persona (diritto di ugualianza),  non è che se  ho  un attore figo e famoso a pubblicizzarmi il tonno mi faranno cambiare idea sulle stragi di tonni e le vendite saliranno alle stelle.

Tanto se  il prodotto è buono lo compro anche con la foto della nonna in bikini, ma magari parla italiano. Adesso che ho visto quello spot orrendo ho cambiato marca di tonno e pure i miei genitori.  Ecco come le pubblicità diventano controproducenti.

Hanno idee confuse secondo me sti’ “markettingari” italiani, ovviamente anche le aziende ci danno dentro di “#fantasiazero”:  mettono frasi filosofiche sul senso della vita e poi pubblicizzano una macchina.  Qualcuno mi spiega il senso della vita con una macchina che costa una cifra?

Roba da pazzi! #fantasiazero ed insisto e domando: MA PERCHE’ IO NO?

 

(c) Lorella Ronconi


SE VIAGGIARE PUO’ DIVENTARE UNA ESIBIZIONE DA CIRCO: IN DUE ANNI NULLA E’ CAMBIATO

E’ DI DUE ANNI FA L’ARTICOLO DI MASSIMILIANO ULIVIERI SU ILFATTOQUOTIDIANO, MA ANCORA ATTUALISSIMO:  PURTROPPO QUASI NIENTE E’ CAMBIATO  IN ITALIA.

VE LO RIPROPONGO PER FARVI CONOSCERE COSA SIGNIFICA PER NOI DIVERSAMENTE ABILI AVERE IL CORAGGIO DI “ESSERE ESIBIZIONI DA CIRCO” PUR DI SALIRE IN TRENO, A VOI LA VOGLIA DI SCOPRIRLO LEGGENDO L’ARTICOLO.

“….Un “carrozzato” non ha facoltà di scelta.”

Massimiliano Ulivieri

Se viaggiare può diventare un’esibizione da circo

di Max Ulivieri | 11 ottobre 2012

Somiglia un po’ al van per trasportare i cavalli. Solo che in questo caso è cabriolet ed in realtà non trasporta quadrupedi ma bipedi su ruote. Conoscete questo mezzo arcaico di trasporto? Di sicuro chi deve viaggiare su sedia a rotelle, lo conosce. E dove li porta i disabili? Appurato che non li porta a pascolare o gareggiare, l’utilità di questo mezzo è di farli salire sul treno. A questo serve il carretto-van: superare i gradini del vagone e far entrare il disabile con ruote al posto attrezzato. Ecco cosa accade ogni volta che un disabile in carrozzina vuol prendere il treno, soprattutto quelli ad alta velocità, che non hanno i pianali ribassati.

«Il fine giustifica i mezzi». Direbbe qualcuno. In effetti senza questo rudimentale mezzo, il disabile si “attaccherebbe” al tram. Anzi, neanche lì potrebbe salire. Il risultato però non è solo il buon fine ma anche la dignità con cui lo si raggiunge il treno-disabili.

Quando ti caricano sul carretto e vedi intorno tutti che ti guardano con curiosità, per altro legittima, considerata la scena, vorresti realmente poter essere un destriero purosangue, almeno potresti godere degli sguardi d’ammirazione e quel mezzo lo considereresti adatto per un animale, se pure bellissimo. Ma essendo tu un essere umano, la sensazione che percepisci in quel momento è tutt’altro che di fierezza. Vorresti che quel mezzo fosse chiuso da tutti i lati, così da entrare furtivo ed al riparo da sguardi indiscreti che osservano la scena come si osserverebbe un’esibizione da circo.

Una volta salito sul treno, questo divario tra esseri umani, dovrebbe terminare. Ma non è così. Intanto, se sei disabile, scordati di partire in comitive di disabili, anche perché ne basterebbero tre per creare problemi: sull’intero treno ci sono solo due posti per carrozzine. Dicono per questioni di sicurezza. Certo. Se ci fossero dieci persone in carrozzina, prima di farli scendere tutti con quel “carretto”, si farebbe notte. Partendo da questo presupposto, la regola potrebbe anche avere un senso. Solo che in Italia si parte spesso da presupposti sbagliati. L’entrata del treno dovrebbe essere semplice e veloce per tutti, come l’uscita.

Vuoi fare il manager e goderti il vagone business? Non ci puoi andare. Vuoi il silenzio intorno a te nello scompartimento relax? Non ci puoi andare. Sì, perché di vagoni accessibili ce n’è solo uno e quello accoglie un solo disabile.

Un “carrozzato” non ha facoltà di scelta. E con l’aereo come va? Lì non c’è il carretto ma il furgone-sollevatore. Quello che in estate rischi di morirci dal caldo e in inverno dal freddo.

Quando poi, con calma (molta calma), riesci a entrare nel velivolo, ti spostano su di una sedia stretta in modo da passare tra i sedili stretti. Ecco, con i passeggeri già seduti, la tua passerella con sfilata fino al tuo sedile, in genere nel mezzo. Sì perché davanti non puoi stare, anche qui per questioni di sicurezza. Metti che tutti scappino all’uscita, tu, immobile sul sedile, saresti d’impiccio.

Maliziosamente si potrebbe pensare che il disabile sia la vittima sacrificale: posizionato negli angoli dei mezzi di trasporto, l’ultimo a uscire in caso di pericolo. Del resto in emergenza si dice «…prima le donne e i bambini….». E poi?

Una ragazza disabile mi ha raccontato di un viaggio in Finlandia. Dovendosi spostare in varie città, ha telefonato alla stazione: «Vorrei prenotare un treno…» Risposta: «in che senso? Vuole un treno tutto per lei?» e la ragazza «…Ma no! Ho bisogno dell’assistenza per salire, sono disabile». Replica: «Guardi che non c’è bisogno d’assistenza, tutte le porte dei treni sono al livello del marciapiede, può entrarci da sola».

Viva la semplicità.

Max Ulivieri. Vieni a trovarmi anche sul mio sito www.diversamenteagibile.it

 

UN GRAZIE DI QUESTO ARTICOLO A MASSIMILIANO ULIVIERI DAL SUO BLOG  SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT 

(c) Lorella Ronconi


QUANDO PENSI DI ESSERE NEL FONDO PIU’ NERO…

ARRIVA LA SPERANZA

collagee

“…Quando la tua giornata è talmente buia e piena di lacrime, quando il tempo è grigio e minaccia pioggia, quando i dolori ti mordono ogni centimetro di ossa, quando non sai piu’ gestire la rabbia, quando i problemi ed i pensieri sono piu’ pesanti di una zavorra piena di sassi, quando anche il sole si nasconde per non scaldarti il cuore…
ed hai implorato ed urlato mille volte contro il Cielo,
Ecco che la Provvidenza, ha molta piu’ fantasia di te,
ti pensa, ti coccola, ti stupisce e ti manda degli angeli a portarti tutti i colori della Gioia ♥”

(C) Lorella Ronconi


CENTAURI VINCE LA PRIMA EDIZIONE DE “L’ASTA DELLA POESIA” EVENTO CULTURALE DI MAGLIANO IN TOSCANA

Vincitrice della prima edizione de: “L’Asta della Poesia” organizzato dal Comune di Magliano in Toscana, premiazione il 19 Agosto 2014.

Centauri

Eccoci noi Centauri,

senza meta

a metà,

tra cielo e terra:

metà uomini,

metà carrozzella.

Corpi divisi,

immobili, che ruotano per le strade della vita:

asfalti sconnessi dove le ruote sobbalzano,

tra buche e sguardi pietosi.

Per i Centauri non c’è posto nei pensieri:

porte strette, scale infinite,

mura invalicabili,

coscienze negate.

 centauri immagini

Il tuo cuore è lassù, oltre quella rampa…

vorrei arrivarti!

Vorrei amarti!

Ma raggiungerti non mi è possibile,

Il tuo cuore è ostacolo inaccessibile,

barriera insormontabile.

I Centauri fanno strani sogni la notte,

quando il dolore li corteggia

non temono la sofferenza.

Il loro corpo,

acciaio infuocato,  straziato dai colpi,

si piega docile cercando nuova forma

Eccoci noi Centauri:

corpi fragili,

bruchi che muoiono,

sperando,

una farfalla, che si alza

e vola…!

(c) Lorella Ronconi


LA VERA LIBERTA’ STA NELL’ESSERE NON NELL’AVERE

Vivere da donna libera anche se prigioniera.

La vera libertà sta nell’essere non nell’avere.

#Iosonorara

#Iosonorara

Chi passa e mi guarda fa bene: penso che sia migliore la voglia di capire piuttosto che l’indifferenza.
 #Iosonorara #iononmivergogno

(c) Lorella Ronconi


“DOPO DI NOI” A CASA PROPRIA: FINANZIATE I PROGETTI! LA STORIA DI GINO: “E’ UN PERCORSO AD OSTACOLI”

Massimiliano Frascino: “Ecco senza troppi fronzoli le umiliazioni che moltissimi disabili gravi devono sopportare. In Toscana le cose vanno molto meglio grazie alla decisione della Regione di erogare contributi per la “VITA INDIPENDENTE”, ma troppa strada bisogna ancora percorrere perché autonomia e dignità delle persone con disabilità non risultino enunciazioni di principio. Per questo è nata la Fondazione Il Sole.”

Dopo di noi a casa propria. La storia di Gino: “E’ un percorso a ostacoli”

Il racconto di un uomo disabile, che dopo la morte dei genitori ha scelto di rimanere a casa propria. “Ma il comune mi passa tre ore a settimana di assistenza e devo pagarmi una badante: 9 mila euro l’anno. Unica alternativa è il ricovero, ma io non voglio”

"Dopo di Noi"

10 agosto 2014

Da www.redattoresociale.it

ROMA – Il “dopo di noi” in casa propria? Una sfida piena di ostacoli. Non si arrende, però, Gino Cappellini, 48 anni, siciliano, malato di Sma, una grave patologia degenerativa che colpisce i muscoli. “Nonostante tutto e con tutti gli impedimenti che comporta la mia malattia, dopo la morte dei miei genitori ho deciso di continuare a vivere, o meglio sopravvivere, a casa mia”, racconta alla redazione del portale Inail SuperAbile, con il desiderio di dare testimonianza di quello che considera un proprio diritto e che sta diventando una vera e propria battaglia.

“La mia malattia mi impedisce di svolgere qualsiasi azione quotidiana, per cui devo farmi supportare da una badante, pagata da me, e da mio fratello. Mio padre è morto da vent’anni, mia madre cinque anni fa: da quel momento le mie tribolazioni sono decisamente aumentate”. Difficoltà economiche, innanzitutto, visto che l’assistenza di cui Gino ha bisogno costa cara: “Tra la mia pensione e la reversibilità di mia mamma, arrivo a 15 mila euro l’anno: 9 mila se ne vanno per la badante. Ma non ho scelta, perché il comune mi passa solo 3 ore di assistenza a settimana! Ho provato a chiedere all’amministrazione di erogarmi un contributo per l’assistenza, ma non c’è stato niente da fare. E’ finita che mi sono indebitato per pagare un servizio che dovrebbe essere garantito per legge dello Stato. Invece, nessuna forma di assistenza diretta o indiretta mi viene fornita dal comune: la regione – mi dicono – non ha destinato i fondi necessari: tutto è stato investito solo nelle Rsa e le altre strutture. In definitiva, l’unica possibilità che mi offrono è il ricovero”.

A questa eventualità, però, Gino per ora non intende arrendersi. “Mi sono rivolto a un’associazione che mi rappresentasse e difendesse il mio diritto di restare a casa mia, supportato dalla necessaria assistenza. Ora stiamo valutando l’ipotesti di avviare azioni legali contro l’amministrazione comunale. Ma io ho scelto di vivere a casa mia, curato dalle persone che io stesso scelgo: il mio futuro voglio che sia così. Però non riesco a essere ottimista, vedo mille ostacoli sul mio percorso: chi dovrebbe tutelarmi e aiutarmi a viver e una vita dignitosa e fatta di scelte, in realtà sta cercando d’impormi, coercitivamente e senza possibilità di scelta, un modo di vivere che non condivido e che non mi piace”. L’attenzione politica che in questo momento, anche nelle aule parlamentari, si sta rivolgendo al “Dopo di noi”, potrebbe offrire nuove risposte e nuove risorse in questa direzione: è quello che Gino e tanti come lui si aspettano da tempo. (cl)

© Copyright Redattore Sociale


GROSSETO: TIRO CON L’ARCO INTEGRATO, IL PRIMO IMPIANTO IN CUI SIA “ABILI” CHE “DISABILI” POSSONO GAREGGIARE E/O ALLENARSI ASSIEME

A Grosseto ecco una  struttura realizzata dal Comune,  in collaborazione con la “Compagnia maremmana arcieri”, un impianto sportivo per la pratica del tiro con l’arco, che si arricchisce di una percorso dedicato ai diversabili.

Percorso di tiro con l'arco accessibile a Grosseto

Uno dei rari impianti in Italia, se non l’unico, totalmente accessibile per atleti disabili. Un impianto che consente a tutte le persone che desiderano praticare questa disciplina, anche in carrozzina, di farlo in piena autonomia, potendo gestire senza aiuto alcuno la verifica dei punteggi o il recupero delle frecce.

“L’impianto fu realizzato alla fine degli anni settanta e non prevedeva strutture per l’abbattimento delle barriere architettoniche nel campo di tiro all’aperto – spiegano il sindaco Emilio Bonifazi e il vice sindaco e assessore allo Sport, Paolo Borghi -; con questo intervento abbiamo voluto dare la possibilità a tutti di accedere a questa disciplina sportiva, senza alcun tipo di impedimento. Grazie a questa opera, il campo di tiro con l’arco di Grosseto è l’unico in Toscana e uno dei pochi se non l’unico anche in Italia a essersi dotato di un percorso per arcieri disabili.  Cosa questa che ci rende orgogliosi perché è la testimonianza del connubio perfetto tra la pratica sportiva e la solidarietà, dello stretto legame che esiste tra l’attività fisica e il senso civico e sociale”.
La struttura, che ha un percorso lungo 104,95 metri ha un costo di circa 16 mila euro ed è stata realizzata in cemento armato idrorepellente è corredata delle necessarie racchette di ritorno, verifica e recupero delle frecce, protetto da un’apposita verniciatura antiusura e idrorepellente oltre che dotata di impianto elettrico.
da www.ilgiunco.net

SIAMO CIÒ CHE COMUNICHIAMO? NON FACCIAMOCI CONFONDERE LE IDEE.

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Cosa può venire in mente da questa immagine?
Il mare, la classe, la femminilità, la bellezza?

Questi oggetti potrebbero appartenere ad un uomo, ad una donna, o essere dimenticati li, da un ladro magari extracomunitario.
Quella persona sarà grassa, zitella o gay? Sarà un uomo burlone o un bambino redazione?
Attenzione a ciò che vediamo, attenzione al giudizio, allo scontato, al luogo comune.
Il nostro sociale è fatto di immagini e di comunicazione ma non facciamoci confondere le idee.
(c) Lorella Ronconi


SIAMO CIÒ CHE COMUNICHIAMO

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Cosa può venire in mente da questa immagine?
Il mare, la classe, la femminilità, la bellezza?

Questi oggetti potrebbero appartenere ad un uomo, ad una donna, o essere dimenticati li, da un ladro magari extracomunitario.
Quella persona sarà grassa, zitella o gay? Sarà un uomo burlone o un bambino redazione?
Attenzione a ciò che vediamo, attenzione al giudizio, allo scontato, al luogo comune.
Il nostro sociale è fatto di immagini e di comunicazione ma non facciamoci confondere le idee.
(c) Lorella Ronconi


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