Archivi del mese: settembre 2014

RICONOSCERSI AL MUSEO: 10 IDEE PER UN APPROCCIO COMUNE

Wow! Finalmente un blog sull’accessibilità! Grazie infinite ragazzi!!!

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JOSEPHINE MYRTLE CORBIN, LA DONNA CHE NONOSTANTE FOSSE NATA CON 4 GAMBE RIUSCI’ A COMBATTERE E SUPERARE LE BARRIERE CULTURALI VINCENDOLE. SI SPOSO’ A 19 ANNI ED EBBE 5 FIGLI

Josephine Myrtle Corbin: la donna nata con quattro gambe

Josephine Myrtle Corbin: la donna nata con quattro gambeLa natura può essere molto crudele. A volte sembra prendersi beffa delle sue creature, e le condanna a vivere una vita irreale. Alcuni si lasciano abbattere, e per loro è la fine, mentre altri affrontano la situazione, “combattono” e riescono a prendersi la loro rivincita. Josephine Myrtle Corbin, passata alla storia come “la donna con 4 gambe” si colloca nel secondo gruppo.


Nata a Clabourne, in Texas nel 1868,
la donna crebbe con due paia di gambe. All’esterno un paio, di grandezza normale, e un altro interno, decisamente più piccolo. In pratica la donna era dotata di due bacini e due corpi separati dalla vita in giù.Nonostante questo grave handicap, Josephine si sposò all’età di 19 anni con un dottore ed ebbe 5 figli, 4 femmine ed un maschio. Si dice che tre di questi fossero nati da una vagina e due dall’altra.

Ognuna delle due gambe più grandi era accoppiata con una più piccola interna. Poteva muovere le gambe interne, ma erano troppo deboli per camminare. Questa donna, così “particolare”,morì nel 1927, all’età di 59 anni. La nascita di una coppia di gemelli siamesi è un’eventualità molto rara. L’evento è causato da una tardiva divisione dell’embrione e se ne conta una ogni 120 mila. Tali gemelli sono esclusivamente monozigoti e, a seconda delle parti in cui sono uniti e degli organi che hanno in comune, vengono suddivisi secondo diverse tipologie.

Ancora più raro è il caso del cosiddetto “gemello parassita”, in cui uno dei due embrioni si forma all’interno dell’altro o non completamente. Un gemello, in pratica, prende il sopravvento e “assorbe” l’altro. Ma il caso di Josephine è ancora più complesso: esso fu il risultato di una forma ancora più rara nel regno del gemellaggio, noto come Dipygus, che le diede due corpi completi dalla vita in giù.

La donna ha lavorato per P.T.Barum e il Ringling Brothers Circus, poiché durante l’epoca vittoriana le persone deformi non erano discriminate. Loro stesse si mettevano in mostra nei più grossi circhi dell’epoca, come appunto il Ringling Brod and Barnum and Boley circus, ricercando popolarità. In un certo senso, era una fortuna che vi fossero queste occasioni di “dare spettacolo” attraverso la propria deformità, altrimenti, persone incapaci di camminare o svolgere le più normali attività quotidiane,sarebbero sicuramente morte di stenti.

Nell’800 e nella prima metà del 900, nei circhi andavano di moda i cosiddetti “freaks”, ovvero uomini con varie deformità che si esibivano come fenomeni da baraccone e diventavano delle vere e proprie celebrità del loro tempo. Phineas Taylor Barnum (1810-1891) fu uno dei più grandi impresari del XIX secolo.

Egli presentava molti fenomeni e molte stranezze della natura. Le folle erano attirate da uomini nani, donne barbute o corpulente, uomini mostruosamente grandi o uomini scheletrici e, soprattutto, fratelli siamesi. Nel 1871 Barnum creò The Greatest Show on Earth, ovvero Il più grande spettacolo al mondo, con cui fece il giro del pianeta. Charles Eisenmann, fu uno dei primi fotografi di culto che la società abbia mai conosciuto.

Ebbe l’idea di vestire queste “celebrità” di tutto punto e metterle davanti al suo obiettivo. Le fotografie venivano poi vendute come cartoline collezionabili dando lustro al fotografo quanto ai protagonisti. Un po’ come facevamo noi da piccoli con le figurine Panini: “io ti do l’uomo elefante e tu, in cambio, mi dai la donna che cammina sulle mani”.

Solo che questi non erano calciatori oppure cartoni animati, bensì uomini e donne ripresi nei minimi particolari, in tutta la loro drammaticità. Ed Eisenmann, fra gli altri, ritrasse anche Josephine. Oggi, la rara patologia della “donna con 4 gambe”, in certi casi, potrebbe essere operabile.

Nella nostra società le imperfezioni non vanno mostrate, anzi, si tengono nascoste sempre e comunque. Regna purtroppo una grande diffidenza nei confronti di tutto ciò che non si conosce e si presenta ai nostri occhi come “diverso”. Una cosa positiva è che non ci si abbandona più al fato ed alla rassegnazione, bensì la medicina e la chirurgia cercano di offrire soluzioni adeguate e definitive. Che in alcuni casi permettono anche di salvare delle vite.

Storie incredibili, quelle che abbiamo narrato. Episodi che ci ricordano quanto la vita possa essere dura e la speranza “irrevocabile”. Individui che nonostante tutto hanno deciso di vivere e che sono riusciti a trovare una loro dimensione.

Written by Cristina Biolcati

Tratto da oubliettemagazine.com


LA SESSUALITA’ DELLE PERSONE CON NANISMO E’ UN TABU’ ALL’INTERNO DI UN TABU’ – UN VELO DI GRANDE SILENZIO PREVALE SU QUESTA DIVERSA ABILITA’ PIU’ DI OGNI ALTRA

Il manuale del sesso per le persone con nanismo scritto dalla dottoressa

Marylou Naccarato che è una vera pioniera in questo campo.

Immagine: Il manuale del sesso per le persone con nanismo

La sessualità delle persone con nanismo è un tabù all’interno di un tabù. Un velo di silenzio prevale su questa disabilità più di ogni altro . A pochi specialisti internazionali hanno rotto il silenzio. Uno di questi è il dottor Marylou Naccarato , un sessuologo americano che ha scritto un manuale di sesso per quelli con la condizione.

Dr Naccarato, che ha anche una rara forma di nanismo, è un vero pioniere nel campo . Lei è stato coinvolto quasi per caso. Infatti, mentre stava guardando un programma televisivo sulla sessualità e la disabilità, ha deciso di cambiare carriera, dal suo lavoro presso l’Agenzia delle Entrate per diventare un medico qualificato.

Con l’obiettivo di rendere il sesso meno doloroso e più piacevole per quelli con nanismo, il leader dei Little People of America comunitario ha scritto una guida con 17 posizioni ideali. Le gamme manuali dettagliati da una sezione sulle igiene personale, per i preliminari più stimolante tecniche, così come importanti modi per evitare le infezioni, il vocabolario perfetto per un rapporto sessuale e migliori modi di costruire fiducia in se stessi in se stessi e il proprio corpo.

La guida fornisce anche consigli su giocattoli del sesso specializzati in vendita on-line per (auto) erotismo e dolore minimizzando nei fianchi e schiena, che è comune per le persone affette da questa disabilità . Alcune delle idee più originali includono il banco Amore , che il dottor Naccarato ha brevettato. E ‘molto basso, letto in stile giapponese, adatto per una varietà di usi, come esercizi ginnici o per momenti di intimità con un partner. Successivo all’orizzonte per il medico intraprendente è un documentario sulla sessualità delle persone con nanismo, che è in cantiere per il 2015.

Tratto da:  west-info.eu    Traduzione dal Browser

http://www.west-info.eu/the-sex-manual-for-people-with-dwarfism/


UN BRACCIO CHE SI MUOVE CON LA “FORZA DEL PENSIERO” ED UN INNOVATIVO BASTONE PER I NON VEDENTI AL MAKE FAIRE A ROMA: QUANDO LA TECNOLOGIA E LA CREATIVITA’ RENDONO MIGLIORE LA QUALITA’ DELLA VITA DELLE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI

A Roma 2° Edizione del Maker Faire, dal 3 al 5 Ottobre in mostra,  assieme ad altre 500 invenzioni,  ci saranno anche due progetti pensati e realizzati per abbattere le alcune difficolta’ alle persone diversamente abili:

 “The Brain arm”, un braccio robotico realizzato con una stampante 3D che si muove con la “forza del pensiero”

“My Way”, un innovativo bastone per non vedenti.


      TMNEWS

17 scuole selezionate nell’evento di MIUR e MakerFaire

Roma, 20 set. (TMNews) – “The Brain arm”, un braccio robotico realizzato con una stampante 3D che si muove con la “forza del pensiero”; “My Way”, un innovativo bastone per non vedenti; “Ricordati di me”, il seggiolino salvabimbi collegato all’auto e al cellulare che permette di evitare “qualsiasi dimenticanza”. Sono questi alcuni dei progetti delle scuole che hanno vinto la selezione della Call4School organizzata in collaborazione con il MIUR per la seconda edizione della MakerFaire – The European Edition. “C’è un luogo dove formazione e progettualità si incontrano in maniera naturale, dove la lotta alla dispersione scolastica è più efficace, dove si costruisce il futuro lavorativo dei nostri ragazzi e quello produttivo della nostra economia. Sono i laboratori che caratterizzano in particolare, ma non solo, i nostri Istituti Tecnici e Professionali”, ha spiegato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini.

I progetti saranno in mostra insieme ad oltre 500 invenzioni provenienti da tutto il mondo dal 3 al 5 ottobre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, che per l’occasione si trasformerà nel più grande villaggio mai realizzato dedicato all’innovazione, alla creatività e al digital manifacturing, grazie allo spettacolare evento promosso dalla Camera di Commercio di Roma, organizzato da Asset-Camera e curato da Riccardo Luna e Massimo Banzi.

Diciassette gli istituti superiori selezionati dalla giuria: l’I.P.S.I.A. “Galilei” di Castelfranco – l’I.T.T. “Galileo Ferraris” di Verona – l’I.I.S. “Belluzzi-Fioravanti” di Bologna – l’I.T.S. “Meccatronico” di Vicenza – l’I.I.S. “Enrico Fermi” di Bibbiena – l’ Istituto Superiore “Carlo Anti” di Villafranca di Verona – l’I.I.S. “Petrucci-Ferraris- Maresca” di Catanzaro – l’I.I.S. “Tito Sarrocchi” di Siena – il Liceo di Scienze Applicate “Rainerum” di Bolzano – il Liceo Scientifico Statale “Enrico Fermi” di Padova – l’I.T.T.B. Pascale di Cesena – l’I.I.S. “Enrico Mattei” di Recanati – l’I.T.I.-L.S. “Francesco Giordani” di Caserta – l’I.I.S. “Rosatelli” di Rieti – l’I.T.S.T. “Primo Levi” di Quartu San’Elena – l’I.I.S. “Augusto Righi” di Cassino – l’I.I.S. “Alberto Castigliano” di Asti.

Articolo da tmnews.it:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/braccio-robotico-seggiolino-smart-i-vincitori-del-call4school-PN_20140920_00045.shtml

 


IN ITALIA UN VOCABOLARIO ONLINE PER LA LINGUA INTERNAZIONALE DEI SEGNI: APPRENDIMENTO E INTEGRAZIONE

Apprendiamo  le lingue dei segni di tutto il mondo.  Finalmente è anche in lingua italiana e disponibile online nel nostro paese, il dizionario di lingue dei segni più grande al mondo. Con oltre 200.000 segni in video è anche in apps per cellulari smartphone Android, Iphone e Ipad.

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Impariamo anche noi la lingua dei segni americana, ceca, inglese, indiana, estone, francese, tedesca, austriaco, islandese, italiana, giapponese, lettone, lituana, polacca, portoghese, brasiliana, rumena, russa, spagnola, svedese e turca.

Abbattiamo le barriere architettoniche sensoriali che ci dividono dal “mondo del silenzio” delle persone non udenti.

 

Da Enable.me: “Affonda le radici nel 2008 il primo videodizionario online della lingua dei segni. Da allora Spread the sign ha coinvolto sempre più Paesi e altrettanti vocaboli. Arrivato di recente in Italia, lo strumento accoglie più di 24 lingue dei segni diverse da tutto il mondo e oltre 100mila lemmi, un supporto gratuito fruibile non solo attraverso il computer ma anche da tablet e smarthphone. Spread the sign prende il via grazie al progetto internazionale “Leonardo da Vinci” legato al trasferimento tecnologico, ed è supportato dalla Commissione Europea tramite l’ufficio per il Programma internazionale svedese di educazione e formazione. Con l’aiuto del team italiano composto da esperti linguisti delDipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ed il contributo del team di sordi madrelingua LIS è stata inserita la lingua dei segni italiana.

linguaggio_segni-770x470Il video – vocabolario contiene oltre 200mila filmati con segni di parole, frasi e numeri, ed è un supporto davvero intuitivo: basta digitare la parola sulla tastiera e avviare la ricerca, compariranno a quel punto le bandiere delle 24 lingue disponibili per la traduzione e basterà scegliere la lingua che interessa per ottenere la traduzione. Spread the sign permetterà in sintesi agli stranieri che giungono in visita presso il nostro Paese di capire la lingua, e ai madrelingua LIS di usufruire di una nuova opportunità di apprendimento. Il progetto inoltre assume enorme valore nell’ambito della necessità di riconoscimento della LIS in quanto lingua di minoranza per il contributo che offre alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. 

Articolo da Henable.me

Photo credits: arquitecturaaccesible.wordpress.com/

 

 

 

(c) Lorella Ronconi


BUONA NOTTE ANCHE A COLORO CHE RISTRUTTURANO ESERCIZI PUBBLICI E CONTINUANO A DISATTENDERE LEGGE E BUON SENSO

Buona notte a tutti quelli che, pur avendo le condizioni per ristrutturare un esercizio pubblico a norma di legge 13/ 89 e 104/92, per renderlo accessibile, non lo fanno.

Vi auguro un buon week end : noi disabili non verremo nei vostri locali, vi fa sentire meglio forse?
   

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A VOLTE QUALCOSA DI PICCOLO PUO’ FAR CAMBIARE IL CORSO DELLE COSE

A VOLTE QUALCOSA DI PICCOLO PUO’ FAR CAMBIARE IL CORSO DELLE COSE:

qualcosa di piccolo

“Mi ha sempre colpito pensare che qualcosa di molto piccolo, come non dire la parola giusta o non fare il gesto opportuno, può far prendere alle nostre esistenze una strada diversa. E’ una cosa che accade innumerevoli volte, ma ce ne accorgiamo appena. Succede anche a noi di tenere scrupolosamente dentro parole, frasi e sensazioni, nei nostri progetti, nella vita di tutti i giorni, nelle scelte fatte o rimandate, per non fare male agli altri. Ma non pensiamo mai che questo potrà cambiare il corso delle cose.” – Ian McEwan.

 

 

 

#JeRoule

(c) Lorella Ronconi


10 -14 SETTEMBRE 2014: “INVICTUS GAMES”, I GIOCHI PARALIMPICI A LONDRA. LA NAZIONALE ITALIANA RICEVUTA DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

L’Italia pronta per gli “Invictus Games” a Londra

la squadra italiana ricevuta dal Presidente della Repubblica

 

Giorni decisivi per la prima edizione  degli “Invictus Games”, i giochi paralimpici militari organizzati dalla Royal Foundation voluta dal Principe Harry d’Inghilterra e dai Duchi di Cambridge in collaborazione con il Ministero della Difesa Britanicco, che si terranno dal 10 al 14 settembre prossimo a Londra. Anche l’Italia non mancherà a questo importante appuntamento, grazie anche all’impegno del Ministero della Difesa che ha firmato un protocollo d’intesa con il Comitato Italiano Paralimpico e che da sempre crede all’importanza del binomio tra sport e disabilità., per facilitare la pratica sportiva a tutti i militari rimasti feriti in servizio.

La squadra italiana partecipante ai giochi è stata ricevuta lunedì scorso dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, che ha consegnato al capitano e alfiere della squadra, il Ten. Colonnello Gianfranco Paglia, la bandiera italiana. Al ricevimento della bandiera il Colonnello Paglia, già medaglia d’oro al valor militare, ha dichiarato: “gli Invictus Games rappresentano una nuova sfida e un nuovo modo per continuare a servire il Paese.

“Abbiamo dimostrato il massimo impegno sempre in tutte le occasioni in cui come soldati siamo stati chiamati ad intervenire e continueremo a farlo anche a Londra, sebbene in maniera diversa, per portare avanti una battaglia di impegno civile e sociale –  afferma Gianfranco Paglia – come sempre, prima ancora del risultato, quello che conta è la determinazione e volontà di dare tutto il possibile facendo il proprio dovere di uomini, soldati ed atleti”.

L’Italia sarà insieme ad altri quattordici paesi agli Invictus Games, che vedranno oltre 400 atleti provenienti da Afghanistan, Stati Uniti, Francia e Nuova Zelanda per citarne alcuni, sfidarsi in nove discipline paralimpiche:  atletica, basket in carrozzina, ciclismo, sollevamento pesi, canottaggio coperto, tiro con l’arco, nuoto, pallavolo da seduti e rugby in carrozzina, presso il Queen Elisabeth Olympic Park  e il Lee Valey Athletics Centre.

La squadra italiana in partenza per Londra oltre che dal colonnello Gianfranco Paglia sarà composta dal tenente colonnello Alessandro Albamonte, tenente colonnello Roberto Punzo, maggiore Pasquale Barriera, tenente colonnello Fabio Tomasulo, maresciallo Bonaventura Bove, maresciallo Giovanni Dati, caporale maggiore scelto Moreno Marchetti, caporale maggiore scelto Monica Contrafatto, caporale maggiore scelto Andrea Tomasello, primo caporale maggiore Domenico Russo e l’ appuntato Loreto Di Loreto. Una grande prova di sport e impegno, che tiene alti i colori nazionali all’estero come nel paese grazie a uomini e donne che non si sono arresi e che lottano ogni giorno per una vita a misura di tutti.

Articolo di Daniele Del Casino

Tratto da www.notizienazionali.net

 

 

 

 

 

(c) Lorella Ronconi


INDIFFERENZA E VERGOGNA: IN THAILANDIA 4.000 BAMBINI PROFUGHI RINCHIUSI IN PRIGIONE E 375.000 RISCHIANO LA STESSA FINE: INCREDIBILE INDIFFERENZA DEL MONDO “OCCIDENTALE”

Fuggono da Birmania, Pakistan, Sri Lanka, Siria, Cambogia, Laos. Secondo le convenzioni internazionali, si tratta di rifugiati. Per il governo, invece, sono criminali e per questo vengono sbattuti in prigione. Ecco la sorte dei 375.000 bambini emigrati in Thailandia, a cui i “grandi” hanno negato la luna.

 

di Alessandra Contigiani

THAILAND-MYANMAR-POLITICS-REFUGEE

«Abbiamo lasciato il Pakistan perchè avevamo paura di finire in prigione. Ma nell’IDC in Thailandia, siamo rimasti due anni… Non abbiamo visto la luna per due anni». Ali A., rifugiato pakistano, prigioniero thailandese, bambino.

Si chiamano Immigration Detention Centers (Idc). Sono le prigioni in cui vengono rinchiusi migliaia di bambini ed adulti in Thailandia, con la “colpa” di aver desiderato un futuro migliore, lontano da guerre, povertà, fame, regimi dittatoriali. La Thailandia, infatti, non ha firmato la Convenzione dei Rifugiati del 1951 nè il relativo Protocollo del 1967. Pertanto, in questo Paese, essere migranti sprovvisti di visto è un reato che si sconta con la galera, indipendentemente dall’età. In barba alla giurisprudenza internazionale. E, soprattutto, in barba alla tutela dei diritti dei minori stabilita dalla relativa Convenzione Internazionale, a cui la Thailandia ha aderito.

Sono infatti ben trecentosettantacinquemila i bambini emigrati in questa nazione che, ad oggi, rischiano di essere arrestati. Come quei quattromila bimbi che ogni anno vengono rinchiusi in celle sovraffollate, luride, senza sufficiente cibo o cure. E’ questo il quadro drammatico riportatoci da Human Rights Watch attraverso il suo recente rapporto “Two Years with No Moon: Immigration Detention of Children in Thailand”.

Gli arresti avvengono ovunque: nei luoghi di lavoro, al mercato, per strada, spesso in seguito a veri e propri raid della polizia. Qualche bambino a volte si salva vestendo l’uniforme scolastica, in virtù dell’”Education for all”, la politica educativa thailandese stilata nel 2005 che stabilisce il diritto all’educazione per tutti, migranti compresi. Le reclusioni sono effettuate a tempo indeterminato e senza che i familiari ricevano alcun tipo d’informazione da parte delle autorità. Inoltre, non esistono meccanismi giudiziari affidabili a cui possano appellarsi per ottenere la propria libertà o quella dei loro cari. Trattasi, a tutti gli effetti, di detenzioni minorili arbitrarie.

Come se non bastasse, per poter uscire di prigione, bisogna anticipare le spese di rimpatrio. Cioè, i detenuti devono reperire sufficienti risorse economiche perchè il governo thailandese, che li trattiene illegalmente, li rispedisca nei luoghi da dove sono fuggiti e dove rischiano la vita. Nel caso di reclusione dell’intero nucleo familiare, potrebbero trascorrere anni prima di tornare in libertà. La stessa polizia spesso richiede denaro in cambio del rilascio: cifre che vanno dai duecento agli ottomila baht (sei-duecentocinquanta dollari).

THAILAND-CHINA-TURKEY-REFUGEE

I traumi psicologici che segnano questi bambini sono particolarmente violenti. Si tratta di minori spesso fuggiti da conflitti ed indigenza che, invece di trovare pace e serenità, vengono arrestati e sbattuti in squallide carceri. Dove i soprusi da parte delle guardie e degli altri detenuti sono purtroppo all’ordine del giorno.

Particolarmente gravosa è la situazione dei bambini detenuti nell’Idc di Bangkok: immaginate cosa significhi vivere in una cella così affollata da non riuscire a sdraiarsi neppure per dormire, infestata dai ratti, dove vengono stipate molte più delle ottanta persone previste, con un’unica latrina funzionante. Nel 2013, nell’Idc della provincia di Phang Nga, famosa per la sua baia paradisiaca, vennero arrestati centinaia di rifugiati politici di etnia Rohingya fuggiti dalla Birmania. Circa trecento persone, tra cui minori non accompagnati, vennero rinchiusi in due celle dalla capienza di quindici uomini. Otto morirono a causa di malattie provocate dalle pessime condizioni igieniche e dall’iperaffollamento.

Prima del golpe militare avvenuto a maggio, il governo aveva mosso qualche progresso in termine di regolarizzazione della posizione dei lavoratori migranti; in seguito al colpo di stato, la notizia di un ulteriore inasprimento del trattamento rivolto a rifugiati e immigrati ha letteralmente scatenato l’esodo di duecentoquarantaseimila migranti cambogiani, tra l’8 e il 25 giugno scorsi. Il National Council for Peace and Order thailandese, dal canto suo, ha negato l’esistenza di misure restrittive riguardanti l’immigrazione, annunciando la creazione di permessi temporanei di lavoro da rinnovare eventualmente dopo sessanta giorni.

La maggiorparte dei rifugiati che vivono in Thailandia proviene dalla Birmania: si tratta di almeno settantottomila persone, di cui più di trentaquattromila bambini, secondo l’Unhcr, anche se l’ong The Border Consortium parla di oltre centodiciassettemila individui. Chi di loro vive nei campi profughi, dipende totalmente dalla agenzie internazionali; chi invece vuole ricostruire autonomamente il proprio futuro avventurandosi per la Thailandia in cerca di lavoro, rischia di essere arrestato, detenuto e rimpatriato. Lo stesso Unhcr ha dei poteri d’azione molto limitati: può rilasciare dei “Asylum Seeker Certificates”, una sorta di salvacondotta  per i migranti rifugiati (ma non a birmani, nord coreani e hmong del Laos) che però non sempre vengono riconosciuti dalle autorità.

Eppure, soluzioni alternative al carcere si potrebbero prendere facilmente in considerazione. L’International Detention Coalition, un’associazione di oltre duecentocinquanta ong che lavorano in cinquanta nazioni per proteggere i diritti dei migranti detenuti, a tal fine ha realizzato una proposta atta a scongiurare la reclusione dei bambini, “There are Alternatives: A Handbook for Preventing Unnecessary Immigration Detention”. Ci auguriamo che il nuovo governo ne prenda atto. E che i bimbi imprigionati nelle carceri thailandesi possano presto tornare a vedere la luna brillare in alto nel cielo.

Pubblicato in Mondo perduto

SIAMO IMPASTATATI DI LUCA E OMBRA

Anche noi ci riconosciamo, impastati di luce e di ombra, di vuoto e pieno, di silenzio e di sospiri, grida e gioia: ognuno di noi come le galassie, siamo formati di atomi di vita.
Gli esseri umani vengono dall’infinito e appartengono all’universo, possiamo scegliere se vivere con,  in e per “gli ingredienti” di cui siamo fatti e comunicarlo agli altri o chiudersi nei propri castelli bui… 
La felicità non abitera’ li.
Lorella Ronconi

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© Lorella Ronconi #JeRoule


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