Archivi del mese: gennaio 2015

AKTION T4, IL NOME DEL PROGETTO NAZISTA DI ELIMINAZIONE DI DISABILI E MALATI MENTALI. IO VOGLIO RICORDARE, NON SOLO NEL GIORNO DELLA MEMORIA, SEMPRE.

L’olocausto dimenticato: 300 mila persone con disabilita’ sterminate in una sorta di mostruosa prova della Shoaw

Questa sconvolgente atrocita’ ebbe inizio prima dei campi di concentramento e terminò addirittura dopo la liberazione.Nel “biennio 1940 – 41” con la realizzazione del progetto T4 e successivamente con l’operazione segreta 14 f 13 il regime nazista eliminò circa 300 mila disabili. Una storia che pochi conoscono e che invece merita di fare parte della memoria collettiva, proprio a partire da chi, come me, è persona con disabilità.

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Le uccisioni, gli esperimenti, le sofferenze inflitte ai malati mentali non furono opera delle SS e di fanatici nazisti, ma di illustri psichiatri che avevano portato la psichiatria tedesca ai vertici mondiali prodigandosi per migliorare le condizioni dei manicomi e dei malati e fu opera di medici di famiglia, di direttori di ospedali, di infermieri che si trasformarono in aguzzini dei loro pazienti.

Partendo dai questi angoscianti fatti storici, si è aperta a Trento il 27 gennaio (fino al 3 febbraio) nella Sala della Tromba, la mostra  ‘Perché non avvenga mai più ricordiamo’, realizzata dalla Anffas Trentino Onlus che mette al centro il tema dell’eugenetica, della scienza, dell’etica e delle politiche del potere. Nelle motivazioni che portarono prima alla sterilizzazione forzata, poi direttamente all’uccisione dei disabili, si trova, nei documenti di quegli anni, l’assurda giustificazione a tale aberrazione: il Governo di Hitler poté concepire un simile piano perché quelle idee poggiavano su basi scientifiche, politiche e culturali diffuse all’epoca in Paesi civilissimi.

Nello sterminio dei disabili due episodi coinvolgono l’Italia. Il primo riguarda la deportazione di pazienti ebrei ricoverati negli ospedali psichiatrici di San Servolo e San Clemente a Venezia. Il secondo riguarda l’ospedale psichiatrico di Pergine Valsugana. Nel lungo e prezioso lavoro di ricerca condotta dal prof. Michael Von Cranach negli archivi dell’ospedale psichiatrico di Kaufbeuren, sono state ritrovate delle lettere che erano state gelosamente custodite da un dipendente fino alla sua morte. Esse costituiscono un’agghiacciante testimonianza di esperimenti medici fatti su alcuni bambini che facevano parte di un gruppo di 400 pazienti italiani di madrelingua tedesca che, per un accordo tra i due governi, dall’ospedale psichiatrico di Pergine furono mandati in Germania dove morirono nei centri di uccisione del programma di eutanasia. Alcuni finirono nell’ospedale psichiatrico di Kaufbeuren dove era direttore il dott. Faltlhauser. A lui si rivolse il diretto di un istituto di cura pediatrico, il dott.

    Hensel, per chiedere il permesso di provare un nuovo vaccino di sua invenzione contro la tubercolosi su un gruppo dei suoi piccoli pazienti. Alla fine di novembre del 1942 ne furono vaccinati 11. Il carteggio tra i due medici analizza meticolosamente le reazioni di queste cavie. Nessuna sopravvisse. (ANSA).

La foto proposta fa parte invece di un’altra mostra, a Roma,  dal titolo “In Memoriam” curata dall’Agenzia per la Vita Indipendente (AVI – Roma) e frutto di una lunga e laboriosa ricerca effettuata dal prof. Michael Von Cranach, direttore dell’Istituto psichiatrico di Kaufbeuren presso gli Archivi della Clinica da lui diretta. Le immagini testimoniano le atrocità nei confronti delle persone con disabilità durante il nazismo attraverso documenti riguardanti singoli casi che ben fanno emergere la tragedia vissuta da migliaia di famiglie.

Da © Copyright ANSA.IT e da © affaritaliani.it

 


JE ROULE ARRIVA A LAS VEGAS E DIVENTA “I ROLE ALONG” GRAZIE ALLA RETE: CHI DICE CHE I SOCIAL SONO INUTILI?

PER LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI SONO QUASI COME “AVERE LE GAMBE”, INTERNET, LE SUE PIATTAFORME PERMETTONO A NOI DIVERSAMENTE ABILI DI “MUOVERSI”, INCONTRARE, CONFRONTARSI, CRESCERE, FARSI CONOSCERE: ANDARE VERSO I SOGNI PIU’ AMBITI.

Proprio grazie ai social ho incontrato delle  persone con il mio stesso cognome, dall’empatia per merito di ciò è nata una traduzione in inglese del mio primo libro di poesie: “Je roule”.

Le mie liriche ed i miei versi a Las Vegas, incredibile emozione inaspettata!

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Dal Febbraio 2013 il volume è stato sapientemente tradotto in inglese da Alice Harlow Ronconi,  in U.S.A.,  in una versione lussuosa, con immagini di grafici e fotografi di grande prestigio (Massimo Ronconi, Pitrice Stanford, Silva Rossignoli), afferma Alice la professionale traduttrice,  presentando la poesia principale:

” I would love to share with you the translated poetry. Her name is Lorella Ronconi and she has overcome some incredible obstacles (healthwise) and is a published poet in Italy. Her published book is titled “Je Roule” which is French for “I Roll” which, I believe, is a play on how she “rolls along” with life and literally “rolls” in her wheelchair. “

“The English version ‘was a labor of love of two people who admire the countless quality’ of Lorella, that version tries to capture and maintain the integrity ‘of the original work of Lorella”

Here is the “Je Roule” translation:

Je roule

I roll along, I slip, I pirouette
among frenetic feet
I can’t find my footprints
on the warmth of the sand
only the tracks of my wheels
two lines deepened by the weight of my suffering.
Gratuitous suffering
suffering that slips away slowly
like my life
crumbles drop after drop
within the tube of the drip.
I wait and wait
I look for my footprints
I don’t find them
I roll along

Je roule.

Two lines on the gray asphalt
marking the winter.
I wait outside the store windows
I can’t enter, I wait outside.
Stairs are between me and the people
doors too narrow
barriers that tear away my freedom.
Unexplored worlds
on the other side of those ramps
life scurries
between vanity and rushed legs
between dreams that shatter my soul
and impossible caresses
I lost my footprints
but I roll along
yes
in a world made of steps

Je roule

(c) Lorella Ronconi (Translation by Alice Harlow)

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Alice, Massimo e Lorella con i loro familiari nel loro incontro il 28 Dicembre 2014
“I roll along”, la versione inglese di “Je Roule” con una nuova particolare forma e contenuto. Il volume infatti è realizzato con immagini d’autore che accompagnano le traduzioni delle liriche di “Je Roule”, la produzione e distribuzione sono realizzate da Alice e Massimo Ronconi con la seguente dicitura in calce:  “La versione in inglese e’ stata un lavoro di amore di due individui che ammirano le innumerevoli qualita’ di Lorella, detta versione tenta di catturare e mantenere l’integrita’ del lavoro originale di Lorella” .
Le immagini sono state realizzate appositamente e donate da Pitrice Sanford, Silva Rossignoli e Massimo Ronconi.

DI PICCOLE COSE E’ LASTRICATA LA STRADA CHE PORTA AL PARADISO

La bellezza della vita: “Di piccole cose è lastricata la strada che porta al paradiso.”

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Piccole cose”

La bellezza del mondo,
della vita,
è nascosta dietro piccole cose,
quasi impercettibili all’occhio umano,
soprattutto quando questo è troppo preso dagli accadimenti,
dal proprio futuro
oppure troppo, dal proprio passato.
Chi mai noterebbe una formica su un fiore, in mezzo ad un prato fiorito?
L’occhio attento,
l’occhio che non vuole perdere nemmeno un momento
di questa fantastica avventura dal nome vita.
La felicità risiede nelle piccole cose che ci circondano,
che già sono in mezzo a noi
e che si materializzeranno quando lasceremo correre gli accadimenti e impareremo a vivere,
apprezzando anche il canto degli uccelli che ci svegliano al mattino.”

Stephen Littleword

Da Les Petites Folies

Copyright © 2015 Les Petites Folies by Di Giovine Jennifer. All rights reserved

▶Foto del web


MEDICO DI VICENZA INVENTA UNA INCUBATRICE UNICA AL MONDO PER SALVARE I BAMBINI

Il medico vicentino che ha inventato una macchina per salvare i bambini

Claudio Ronco e «Carpediem», il suo apparecchio in miniatura per la dialisi dei neonati La missione La scelta di rinunciare al brevetto: «Mica l’abbiamo costruita per fare soldi»

di Gian Antonio Stella

 Da Corriere.it

Lisa è una bambina nata due volte. La prima volta, alla fine di agosto del 2013, a causa d’un parto complicato, aveva una gravissima insufficienza renale. Così grave che pareva irrimediabilmente perduta. Il destino di 90 su cento dei piccoli nati con quei problemi. Come potevano salvarla se non esistevano macchinari per la dialisi dove tutto fosse in miniatura e le multinazionali non erano interessate a metterci soldi per costruirli? La seconda volta, Lisa è nata negli ultimi giorni dell’estate. Quando finalmente chiese il latte. Dopo tre settimane di speranze, angosce, spaventi, notti insonni dei genitori, dei medici, degli infermieri.

La prima neonata al mondo

Da grande potrà raccontarla come un’avventura di cui non ricorderà nulla. Tranne quello che le spiegheranno i genitori. E cioè che è stata la prima neonata al mondo salvata da una macchina costruita apposta per lei e i bambini venuti dopo di lei (il 18 per cento dei «prematuri») all’ospedale «San Bortolo» di Vicenza da un medico che, dopo aver lavorato in America e fatto esperienza in mezzo mondo, è riuscito a metter su una squadra che tiene insieme scienziati di varie discipline.
Si chiama Claudio Ronco, ha diretto il laboratorio del Beth Israel Medical Center di New York, ha pubblicato i suoi lavori sulle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta, è finito nel 2014 al primo posto nella classifica dei più importanti scienziati del rene stilata dalla John Hopkins University , insegna in vari atenei italiani, americani e cinesi ed è appena uscito con un libro (Colla editore), in cui racconta la sua «Storia di una bambina, di un medico e di una macchina».

«Carpediem, un miracolo della tecnologia»

Si intitola, il libro, col nome proprio di quella macchina, «Carpediem». In linguaggio scientifico: Cardio-Renal Pediatric Dialysis Emergency Machine . In latino, come ricordano i lettori di Orazio, «ruba un giorno» al futuro. E con quello spirito partì la battaglia intorno alla culla di Lisa: l’obiettivo era di rubare un giorno e poi un altro e un altro ancora alla cattiva sorte che pareva non lasciare scampo.
Scrive nella prefazione Umberto Veronesi: «Carpediem è un miracolo della tecnologia e della fusione di più discipline scientifiche allo scopo di realizzare il rene artificiale perfetto per i bambini neonati. Qualcosa che non c’era, qualcosa di cui vi era necessità, qualcosa che, per fare eco ai colleghi americani, cambierà il modo di fare medicina nei pazienti neonati con problemi renali».
Il tutto grazie a un metodo: «Claudio ha realizzato quello che per anni è stato anche il mio sogno di medico», spiega il grande oncologo che nel 2000 fu anche ministro della Sanità, «e cioè mettere assieme in un’unica struttura l’assistenza, la didattica e la ricerca. L’assistenza dei pazienti con una buona dose di umanità affiancata alla forte vocazione tecnologica della disciplina nefrologica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://www.corriere.it/cronache/15_gennaio_23/medico-vicentino-che-ha-inventato-macchina-salvare-bambini-52a44d9e-a2d0-11e4-9709-8a33da129a5e.shtml

TI HO CHIAMATO NELLA NOTTE

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Mi hai sfiorato nel sonno

eri passo lieve

eri cerchio

eri abbraccio di amato.

 

Eri nuvola soffice

che si culla sul sole.

 

Nel cuore di un sogno

ti ho chiamato

ed ho svegliato il buio.

 

© Lorella Ronconi

Photo by ©PHOTOBYMAS  di Massimo Ronconi

 

 


GIANLUCA FLAMMIA INAUGURA “MADE IN STORY”: METTIAMOCI LA PANCIA, IL BUON MARKETING CHE RISPETTA LE DIFFERENZE E CHE FINALMENTE SI LIBERA DALL’AZIENDALESE

Imperfetto è assai bello, perchè differente. Chi dice che la perfezione vale di più? Finalmente lavorare per fare marketing guardando da differente prospettiva, finalmente una spruzzata di varichina per togliere l’ammuffito “aziendalese” e un esperto in marketing e comunicazione che rompe lo stereotipo e racconta l’azienda con uno “storytelling” che ci piace anche a noi diversamente abili. 

Dai Gianluca Flammia, continua così! ^_^ 

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 < METTIAMOCI LA PANCIA  
Dimenticarsi il linguaggio “aziendalese”.
Dare voce al viscerale.
Perché aprire un’azienda? Leggilo nel fumetto.

Non è più questione di metterci la faccia.

E’ arrivato il momento di dare voce alla pancia, raccontare il sogno, i valori, le aspirazioni alla base del progetto imprenditoriale.

Tratteniamo per un attimo il fiato e urliamo cosa abbiamo dentro. “Mettiamoci la pancia” . Gianluca Flammia > 

www.madeinstory.com

 

(c) Lorella Ronconi


ATROCITA’: BAMBINI DISABILI ELIMINATI DALLA KOREA DEL NORD, TOLTI DALLE FAMIGLIE SE NON UCCISI PERCHE’ UMILIANO IL REGIME!

INCREDIBILE, ASSURDO, CHIEDIAMO L’AIUTO DELLA RETE PER DIFFONDERE QUESTA TRAGEDIA IN ATTO VERSO LE PERSONE DISABILI, BAMBINI DISABILI STRAPPATI VIA ALLE MADRI, PORTATI VIA, COSTRETTI A SUBIRE ESPERIMENTI CHIMICI, SOFFERENZE INCREDIBILI, QUANDO NON UCCISI.

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Lo testimonia Ji Seong-ho, un ragazzo di 32 anni, scappato dalla Korea del Nord dopo l’amputazione di una gamba. Ji Seogn-ho racconta che il regime si offre di comprare i bambini disabili alle famiglie spiegando che è per il loro bene, le famiglie che si rifiutano vengono minacciate, i bambini una volta acquistati vengono usati per esperimenti chimici se non uccisi: “Le autorità mi dicevano che in quanto disabile urtavo la dignità della Corea del Nord e umiliavo l’ex dittatore Kim Jong-il. Mi dicevano che le persone come me dovevano morire. È orribile: durante la carestia degli anni Novanta, ai disabili non veniva più dato cibo perché non essendo capaci di lavorare, non erano ritenuti elementi produttivi della società. L’80 per cento di loro è morto di fame. Il regime ci considera inutili e questo è il messaggio che fa passare nella società”.

Questa è una vergogna e chiedo l’aiuto di ognuno di voi per far conoscere questa grande carneficina di persone disabili è una tragedia che fa sanguinare ogni societa’ civile, degli innocenti sacrificati perchè la loro disabilità URTA LA DIGNITA’ DELLA KOREA DEL NORD!

La Corea del Nord elimina i disabili: umiliano il regime

da Redazione www.articolotre.com– La Corea del Nord non è un Paese per disabili.

La propaganda di regime diffonde “Non esistono persone con disabilità sotto il governo dei Kim”, diversità in un totalitarismo è una colpa ed è per questo che i bambini disabili vengono sottratti alle madri e portati via, costretti a soffrire pene indescrivibili, quando non vengono uccisi.

E’ la testimonianza resa da Ji Seong-ho, 32 anni, scappato dal Paese dopo l’amputazione della gamba sinistra sopra il ginocchio e della mano sinistra al polso in seguito a un incidente. Ji, come riporta il Telegraph, racconta che cosa succede alle persone con disabilità

in Corea del Nord e le sue parole combaciano con precedenti testimonianze di altri disertori: “Il regime vuole fare le cose “legalmente”. O li porta via dopo il parto oppure si offre di comprare i disabili ai genitori, affermando che si prenderanno cura di loro. Chi rifiuta, viene minacciato. Una volta acquistati, i bambini vengono uccisi o usati per esperimenti con armi chimiche. La stessa sorte tocca agli adulti”.

Ji ricorda quello che ha subito dopo aver ricevuto le amputazioni: “Le autorità mi dicevano che in quanto disabile urtavo la dignità della Corea del Nord e umiliavo l’ex dittatore Kim Jong-il. Mi dicevano che le persone come me dovevano morire. È orribile: durante la carestia degli anni Novanta, ai disabili non veniva più dato cibo perché non essendo capaci di lavorare, non erano ritenuti elementi produttivi della società. L’80 per cento di loro è morto di fame. Il regime ci considera inutili e questo è il messaggio che fa passare nella società”.


Dai un’occhiata, bellissimo bkog

http://scoutee.tumblr.com


E MI INCHINAI INCONTRANDO QUEL PAPAVERO NEL MIO CAMMINO

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Una nuova giornata trascorsa, mille emozioni, tanti colori, oggetti, immagini, ricordi, profumi passati, cassetti svuotati  e riempirti di idee nuove. Progetti proposti e propositi accalcati negli angoli, da anni, e te… Mia attesa di attese  primavere, se casa non come quei  porti rincorsi alla sera e mai rifugi per me,  e mi chinai piangendo, davanti a quel papavero che ancora incontrerò per caso. © Lorella Ronconi


Poema a La Agonía

Un Pedacito de Cuba

No era mía…
La dejaron padres pobres en su cesta a mi puerta un día. Se quejaba con un llanto puro y entre sollozos mi nombre ella gemía
… un gemido de dolor que cualquier alma partiría.

De su cuna pasó a niña
y de niña bruja despechada
y de bruja despechada convirtiose en Mi Agonía.

Pero no era mía
yo solo abrí la puerta y alli estaba como regalo macabro de la vida.

A mis hombros la llevaba. Y mientras a más lugares la llevaba más sentía que moría. Y mientras más moría más mía la creían.

Yo trataba pero en el esfuerzo perecía …
….por cada rosa que ella secaba me tocaban 10 espinas
…. por cada paso que ella escalaba era un metro que me hundía.

Yo me ahogaba y ella relucía
…ella era la que hablaba cuando yo me le escondía
…el mundo me miraba y…

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