SAN VALENTINO 2015 : IL CUORE INVISIBILE

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L’amore e l’affettività sono componenti vitali

anche per coloro che,

per colpa di stereotipi o tabù,

non “hanno voce in merito”

La “Convenzione Onu Sulle Persone Diversamente Abili” del 2006 (ratificata dallo Stato italiano nel 2009) sancisce: “… il riconoscimento formale al ruolo fondamentale della famiglia –  nell’ art. 23 – purché questa non vada a danno delle stesse persone con disabilità: “Gli Stati parte assicureranno che le leggi nazionali, gli usi e le tradizioni relativi al matrimonio, alla famiglia e alle relazioni personali non discriminino le persone con disabilità”.
 Facciamo esercizi nuovi:  allarghiamo le nostre limitate potenzialità e andiamo con lo sguardo verso  persone  invisibili, come le donne, che secondo i retaggi culturali e gli  stereotipi sono gli angeli senza sesso, le creature eternamente bambine, che quando osano  chiedere (o sognare) amore, si devono “frenare”, perchè “poco serie” o inadatte ad un uomo,  per via delle loro incapacità di stargli accanto tanto quanto “una donna normale”.
Tante persone, del mio passato mi hanno detto:  “Tu non potrai mai  essere come una donna normale per un uomo, non ti illudere!”. Qualcuna di loro  si sarà mai chiesta:  “Chi è (e cosa fa) una donna normale”?
Vorrei sollevare la questione sulla “condizione” della donna diversamente abile – anche se  non vorrei che mi si passasse come femminista – perché non lo  sono, né femminista né maschilista, credo tantissimo nelle pari opportunità, di tutti e per tutti, eppure ci sono delle figure “invisibili” ai nostri cospetti, persone che invisibilmente vivono nel nostro “ecosistema sociale”, tra queste le donne diversamente abili.
La maggior parte delle persone quando si trova di fronte ad una donna diversamente abile vede solo il suo handicap: più evidenti sono i segni dell’handicap,  più il suo “essere femminile” sembra scomparire.   Non esiste, nell’immaginario collettivo, che una donna disabile possa piacere, possa  suscitare desiderio sessuale e possa, di conseguenza, avere rapporti sessuali, relazioni sentimentali o essere madre.
Esempi concreti potrebbero far meglio comprendere il disagio che si prova di fronte allo stupore del Ginecologo quando una donna disabile gli  chiede consigli sui metodi contraccettivi, oppure  lo sguardo incredulo di molte  commessi  davanti a clienti disabili che acquistano biancheria intima sexy e/o prodotti di bellezza per il corpo o per il viso.
La  gente comune, che non si capacita di fronte a scambi di tenerezza da parte di una coppia di cui uno dei due partner è disabile:  mai una volta che si prenda in considerazione, di primo acchito, l’ idea che i due siano amanti,  non passa mai per la testa,  per il nostro “stereotipo/barriera”,  che i due  sono sempre parenti,  o disabile-volontario/a,  o disabile-assistente  personale:  al massimo quello “sano” sta circuendo il povero/a disabile.
Da tempo le barriere invece che assottigliarsi aumentano e,  più si parla di “veline” più ci si allontana dal suo concetto di “bellezza” intesa come interezza, totalità di ciò che siamo in ogni nostra dimensione.
 
Non è scritto da nessuna legge che ci siano dei parametri per cui una persona è BELLA per cui “accessibile”  ad avere  un’amore, una famiglia, un parter, una sua vita sessuale.
Sembra che tutto sia dettato dai parametri della famiglia di una nota Azienda di pasta. La famiglia perfetta: lei bionda, magra, giovane, bella, lui castano, magro, giovane e bello e due bambini, idem come sopra: il disabile non è contemplato.
Oggi per quanto incredibile, ci sono 5 milioni di persone diversamente abili in Italia (dati Ocse 2014) e la maggior parte di essi NON VIVE LA PROPRIA SESSUALITA’ a causa di tabù, luoghi comuni, retaggi culturali imposti proprio dalla “cattiva amministrazione della cultura“!!!
 
 
Forse nessuno sa che un giovane disabile viene ancora “sedato” con il bromuro? 
Le famiglie nella disperazione (pechè magari il figlio è più nervoso in alcuni periodi)
portano il loro ragazzo dal medico di famiglia …e segna il bromuro…
che azzera le pulsioni del ragazzo: violentando la sua sessualità… !!!
In altre famiglie invece è la madre che esplica la sessualità del figlio al figlio: RIUSCIAMO AD IMMAGINARE IL DOLORE DI QUELLA DONNA? MADRE/AMANTE per il figlio e quanti sensi di colpa? Una TRAGEDIA CHE SI CONSUMA IN UNA FAMIGLIA senza poterne parlare con nessuno!
 
Ed una persona con capacità di intendere e di volere…seppur in una carrozzella?
La maggior parte delle persone quando si trova di fronte ad una donna diversamente abile vede
solo il suo handicap: non riesce ad andare oltre le “protesi”,  più evidenti sono i segni dell’handicap, più il suo “essere femminile” sembra scomparire, non esiste, nell’immaginario collettivo, che una donna disabile possa piacere, possa  suscitare desiderio sessuale e possa, di conseguenza, avere rapporti sessuali, relazioni sentimentali, essere madre.
Io sostengo che una donna in carrozzella è solo una donna seduta.
Io credo che dobbiamo tutti – ancora – parlandone, cercar di spazzare via i cattivi tabù, le cattive tradizioni che incatenano e negano l’affettività e il nostro sguardo verso le persone diversamente abili.
Da una vita vivo questa condizione  ma so che  parlandone,  impegnandomi  in  tal senso,  posso sentirmi donna vera, donna che non  si nasconde dietro  alla propria difficoltà, donna che cerca, anche se in piccolo a migliorare la qualita’ della vita delle donne del futuro che sta dietro arrivando.
 
Io credo che dobbiamo tutti, poco a poco, cercar di cambiare il nostro sguardo interiore ed aiutare, nei modi che possiamo, gli altri, sollecitare le istituzioni  a promuovere questi diritti,  a  migliorare il nostro sguardo verso le persone,  le donne, diversamente abili: basta con le silenti “violenze” alla loro sessualità, alla loro affettività.
Ecco, io cerco di sensibilizzare le opinioni a riguardo e … cerco anche qualcuno che mi aiuti  a fare altrettanto .

 

 

(C) Cav. Lorella Ronconi
www.lorellaronconi.it
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Informazioni su Lorella Ronconi

Freeway on my wheelchair, social branding influencer, content marketing management, poetessa per amore della mia vita. "Ruoto, scivolo, piroetto tra vanità e gambe frettolose, non trovo le mie orme, ma io ruoto, si, in un mondo fatto di passi . Je Roule #JeRouleAvecToi, #ionomivergogno, #iosonorara "Dopo tanta sofferenza provocatami dall’ignoranza delle persone riguardo la mia diversa abilità, dopo tanto sentirmi “mostro” e nascondermi all’altro, ecco che mi guardo allo specchio e mi sento Sirena. Se nella mia precedente raccolta di poesie (Je Roule, E.T.S., Pisa 2008) “ruotavo”, riferendomi al mio vivere in carrozzella e ripiegandomi sulla mia condizione, adesso promuovo me stessa accettandomi con grande amore, con nuova forza e rinnovata autostima. Ho cambiato pelle, ora “guizzo”: ora sono una Sirena. Entità leggendaria, metà donna e metà fantastica frequentatrice delle più remote profondità del mare, la Sirena nuota e si muove in energica sintonia con il suo mondo; osserva, accucciata sulla roccia, le navi e i marinai e comprende che non potrà mai correre sulla terra ferma tra quei “piedi guerrigli”, né essi potranno mai nuotare negli abissi profondi degli oceani. “Tra voi e me c’è una distanza incolmabile”, sembra dire la Sirena, guardando lontano; la tristezza può impadronirsi di lei ma il tuffo guizzante la rinvigorisce, le rinnova le forze, la fa risentire combattiva, “guerriglia”. Lei, la Sirena, ed io, Lorella, crediamo fermamente nell’uguaglianza dei diritti e nella grande, magnifica ricchezza delle differenti abilità. L’unicità e l’irripetibilità di ciascuno di noi ci fa naturalmente guadagnare il diritto di essere parimenti accettati nella nostra normalità”. Cav. Lorella Ronconi www.lorellaronconi.it @lorellaronconi https://www.facebook.com/lorellaronconietor?ref=hl Vedi tutti gli articoli di Lorella Ronconi

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