Archivi del mese: maggio 2015

ILEANA ARGENTIN: “ASSISTENZA DISABILI, IL DIRITTO NEL SESSO”

Posted by Ileana Argentin

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Assistenza disabili , il diritto nel sesso, per cosa battersi
Una volta si tendeva a tenere nascosto l’handicap di un familiare o di una persona cara. Oggi è un pò diverso: li si mostra, e ci si mostra con loro, sollecitando considerazione, assistenza, welfare, la soddisfazione di bisogni primari e non solo. A maggior ragione in un periodo di tagli selvaggi soprattutto allo stato sociale, con carenze sempre più gravi, non ultima quella degli insegnanti di sostegno nelle scuole, e servizi demandati al volontariato, laico ma specialmente religioso. Ma un periodo, pure, nel quale si parla con crescente frequenza di diritti fondamentali, costituzionali, messi a rischio da comportamenti e da scelte dei nostri governanti, e quindi a maggior ragione da salvaguardare e valorizzare. Principi per cui vale la pena battersi.

Tutto giusto, tutto sacrosanto. La protezione, l’assistenza disabili ed il resto. Tutto tranne il sesso, però. Di quello sembra che in apparenza loro non abbiano alcun desiderio e nemmeno bisogno. Di quello non si parla e tantomeno si interrogano loro, i disabili, i “portatori” di questa istanza ineludibile (per chiunque). Anzi, accade piuttosto di frequente, al contrario, che giustifichiamo una moglie o un marito che avendo il coniuge disabile cerchino sesso altrove, pur assicurando alla persona cara tutto l’aiuto e tutta la solidarietà di questo mondo.

Assistenza disabili , il diritto nel sesso, soggetto e non oggetto
Il nodo è che non si riesce tuttora a fare a meno, o meglio non si rinuncia a considerare il portatore di handicap esclusivo “oggetto” di aiuto e anche di pietà, invece che “soggetto” portatore di diritti. I diritti a cui ognuno di noi ha diritto. Anche e soprattutto quello di fare sesso. A volte perchè si pensa che non siano belli da vedere: corpi imperfetti, deformi, mancanti di qualcosa, espressioni del viso non usuali, pensieri devianti, perfino desideri inconsueti. Altre volte perchè si ritiene che in presenza di una malattia, di una limitata capacità di iniziativa e di movimento, muoiano la bellezza e anche la pulsione.

Come se il sesso fosse fatto solo di acrobazie da kamasutra, come se non esistessero le carezze, innumerevoli forme e gradi di intensità del contatto fisico: per fortuna nell’eros non ci sono, o non dovrebbero esserci, limiti all’ispirazione e all’inventiva. Che non farebbe male, tra parentesi, nemmeno ai “normodotati”.

Che l’argomento resti al più limitato alle discussioni degli specialisti, fra gli “addetti ai lavori”. L’importante è che non si veda, che non si mostri. Al solito: proprio come per gli omosessuali, i transessuali, i “diversi” in genere. Ancora più importante, e peggio ancora, è che il diritto al sesso non si rivendichi pubblicamente. C’entrerà anche la preponderante presenza della Chiesa cattolica, qui in Italia, oltre a quella cura ossessiva del corpo nella quale in tanti cercano una sorta di “immortalità”? Un fatto è che all’estero questo problema è stato posto e qualche soluzione di assistenza disabili si è pure escogitata.

Assistenza disabili , il diritto nel sesso, espressività sessuale
Il disabile è persona e come tale non deve essere represso nelle sue pulsioni sessuali, semmai aiutato e corroborato nella sua espressività sessuale. Se non abbiamo pregiudizi verso di essi, e se abbiamo imparato a guardare nel disabile come ad una persona normale, con una ricchezza interiore, ma anche se abbiamo imparato a tollerarla nei suoi bisogni elementari, allora potremmo parlare serenamente della loro sessualità e delle loro pulsioni.

Il problema della sessualità del disabile non risiede nella autonomia della persona con handicap ma nella mancata accettazione del soggetto “normodotato” che è maldisposto verso la persona diversamente abile. Non si concede al disabile il raggiungimento della massima autonomia possibile, ma anzi, questi viene vissuto come persona “dipendente”, non dotata di sentimento e di affettività mature. Occorre, invece, riconoscere la necessità di restituire al paziente ampi spazi di autodeterminazione, ma tuttavia viene applicato con estrema difficoltà all’ambito sessuologico.

Quando infatti all’interno di un progetto educativo di assistenza disabili, diventa necessario affrontare il tema della sessualità, si tende solitamente a sostituire il principio della massima autonomia possibile con quello della minima autonomia indispensabile. Inoltre si tende sempre a reprimere anzichè ad amplificare le pulsioni sessuali nell’handicap. Ciò ovviamente è in antitesi con le linee guida internazionali che prevedono per ogni disabile la reintegrazione sociale, l’elaborazione di sè e l’insegnamento delle abilità e competenze, per accedere ad una autonomia più ampia possibile.

Assistenza disabili , il diritto nel sesso, l’atteggiamento
Parliamo di assistenza disabili dove l’atteggiamento comune riguardo la sessualità dei disabili è dominato da irrazionalità, pregiudizi e paure proiettate su coloro i quali si prestano ad incrementare il loro vissuto e le loro fantasie attraverso la sessualità. Nella nostra società prevale un duplice atteggiamento che oscilla tra la negazione della sessualità del disabile e una considerazione di essa come perversa e abnorme. Altro errore che si fa è considerare il disabile come un eterno bambino o, peggio, come dotato di una sessualità immaginata come disinibita, deformata come se si trattasse di un disabile psichico. Al contrario si tollerano, o peggio, si accettano tacitamente comportamenti aberranti dei cosiddetti individui abili, come l’amore sadomaso, il feticismo, ed altre manifestazioni devianti come il voyerismo, o peggio la pedofilia!

Invece, una persona su di una carrozzella, può avere il desiderio di amare e di essere amata normalmente, come persona, accettata per quello che è, e che può dare, senza ansia di prestazioni o altro. Ma guai a quelle persone che amano questi soggetti più sfortunati di un amore mercenario, per raggirarli. Altre volte l’amore è fatto di carezze, di dolcezza e di finezze, non necessariamente deve essere una “ginnastica” come fanno le persone abili, che in realtà comunicano solo potenza virile e sesso freddo. Spesso bisogna avere pazienza e disporsi in modo che il compagno riesca ad amarci, tutto questo rende sublime l’amplesso amoroso con una persona disabile.

L’handicap, qualunque esso sia, non potrà mai impedirci di amare l’altra persona. L’importante è elaborare il proprio schema corporeo e rendere accettabile all’altro anche i nostri handicap, che spesso diventano come i nostri distintivi. Nell’assistenza disabili, la verità è che quando si parla di disabili si pensa che il vero handicap sono i diritti. Non solo i loro, quelli di tutti. Quei diritti spesso negati qui in Italia e per i quali non soltanto vale la pena, ma è sempre più urgente battersi per contribuire a cambiare davvero l’andazzo delle cose.

Tratto da http://www.abilitychannel.tv/7775/blog-sex/assistenza-disabili-il-diritto-nel-sesso/

 

 

 


IL CALDO SOTTO LA TUA PELLE


QUANTO BELLA E’… LA TUA TAGLIA DA SIRENA

Sofia Righetti, una bellissima “sirena” spiega con grande maestria e classe alle persone quanto e come sia la vita di una donna diversamente abile, il suo video decisamente da guardare  ed ascoltare con attenzione: una lezione di vita per tutti.

Bellissimo scoprire che non sono l’unica ad accostare con convinzione  l’immagine sensuale e misteriosa di una sirena a quello di una donna diversamente abile! 🙂

Sofia Righetti: “La disabilità è una caratteristica fisica. Diventa svantaggio quando non c’è l’ambiente adatto ad accoglierla.”

 

 


GUARDARE SE STESSI E SCOPRIRE CHE NON SIAMO COME LA NOSTRA MENTE AVEVA CREDUTO, IL CAMBIAMENTO INIZIA QUANDO SCOPRIAMO TUTTO CIO’

“È nel momento in cui mi accetto così come sono che io divengo capace di cambiare”.  Carl Rogers

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IL CALDO SOTTO LA TUA PELLE

“… Quell’attimo di tutto, parte di un sogno, frammento di voluttà, tuo inconscio che diviene reale, come battito del mio bramar di te…” © Lorella Ronconi

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STUPRO LINGUISTICO

Massimo Trento

Massimo Trento

“Ho visto una signorina di colore…” Di che colore, di grazia? Eh già, perché un bambino nella sua spiazzante innocenza, chiederebbe esattamente questo. E allora giù con la spiegazione idiota: ma no, quando si parla di una persona di colore, si intende di colore nero! Dalla pentola alla brace…come fossimo dal carrozziere: di colore nero, rosso, giallo o grigio cromo. Questa è una intenzionale follia linguistica contro cui almeno gli accademici dovrebbero scagliarsi, e invece niente. Chi vive nell’Africa nera o da essa ha avuto origine pur essendo stato deportato in tutto il mondo, è un “negro” e va rispettato come tale, poiché l’aggettivo di origine latina come pure il suo sostantivo negritudine,connotano la forte identità culturale delle popolazioni dell’Africa nera. Non il lemma, ma l’uso che ne fai, ti identifica come uomo o mezza tacca. Quando poi la gente si deve rivolgere a persone cieche come me…

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SIAMO ARTEFICI DELLA NOSTRA VITA, ABBIAMO LA RESPONSABILITA’ DI RENDERLA MERAVIGLIOSA

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Buongiorno a tutti, non disperdiamo troppe lacrime, siamo gli artefici della nostra vita. Ecco una fantastica foto  che ben illustra la forza e la voglia di vivere, questa immagine trovata nel web, viene dal Sud America, ci da un bel consiglio:

“Abbiamo solo una vita e noi stessi abbiamo la responsabilità di renderla meravigliosa!”

Buon Primo Maggio! 


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