Archivi del mese: gennaio 2017

AMO GLI ANIMALI, SONO UNA DI LORO 

​Perché amo gli animali?
Perché io sono uno di loro

Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,

il panico del cervo che scappa,

sono il tuo oceano grande

e sono il più piccolo degli insetti.

E conosco tutte le tue creature:

sono perfette

in questo amore che corre sulla terra

per arrivare a te.

Alda Merini


IL MARE ANNEGA I MIEI PENSIERI ANSIOSI E LI PURIFICA

Quando i miei pensieri sono ansiosi,
inquieti e cattivi,
vado in riva al mare…

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…e il mare li annega e li manda via
con i suoi grandi suoni larghi,
li purifica con il suo rumore,
e impone un ritmo
su tutto ciò che in me
è disorientato e confuso.

Rainer Maria Rilke

Foto di Monica Iacopini – Spiaggia di Principina a Mare (Gr)


RAPPORTO ONU: “IN ITALIA DISABILI TORTURATI”

Il rapporto delle Nazioni Unite: «Esperimenti medici su di loro senza consenso» 

Di Andrea Ossino: “A ogni «preoccupazione» corrisponde una «raccomandazione» che il Belpaese dovrebbe adottare entro 12 mesi. Dalla discriminazione fino alla povertà, passando per gli esperimenti medici, il ruolo dei familiari caregiver, la tendenza a reistituzionalizzare, la mancanza di misure specifiche per sostenere le famiglie e gli scarsi finanziamenti dedicati all’assistenza sanitaria.

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L’organizzazione intergovernativa sottolinea diversi «aspetti critici», mostrandosi «preoccupata – si legge al primo punto – per l’esistenza di molteplici definizioni di disabilità in tutti i settori e nelle regioni, il che porta ad una disparità di accesso al sostegno e ai servizi». Secondo l’Onu l’Italia peccherebbe anche nel non confrontarsi con le associazioni che si occupano di disabilità. Inoltre «non vi è alcuna sistematica integrazione delle donne e delle ragazze con disabilità nelle iniziative per la parità di genere, così come in quelle riguardanti la condizione di disabilità». E ancora: «il quadro politico per affrontare la povertà infantile dei minori disabili è inadeguato». Un capitolo a sé riguarda la «Libertà da tortura o trattamenti crudeli, inumani e degradanti». Già, perché secondo l’Onu avvengono «esperimenti medici su persone con disabilità, effettuati senza il loro libero e informato consenso». «Un cerotto per il mal d’auto era stato prescritto per problemi di scialorrea, di iper salivazione – spiega Chiara, familiare caregiver – Il dottore aveva provato a utilizzare l’effetto collaterale della secchezza delle fauci come una cura. Ho rischiato di uccidere mio figlio perché lo stavo avvelenando senza saperlo. I parenti delle persone non autosufficienti sono così disperati che accetterebbero qualsiasi cosa».

Poi vi è l’altro lato della medaglia, quello delle cure per il dolore che non vengono finanziate dal Servizio sanitario nazionale: «Quindi se la persona è povera soffre» spiega Chiara. E ancora «il Comitato è preoccupato per il fatto che i bambini sono sottoposti a interventi chirurgici irreversibili di variazione intersessuale e ad altri trattamenti medici senza il loro libero e informato consenso». Un discorso importante riguarda la preoccupazione espressa «per l’inaccessibilità del sistema giudiziario» e «perché la legge penale dello Stato consente di dichiarare le persone con disabilità intellettive o psicosociali non idonee a ricorrere in giudizio», permettendo altresì di sottoporle «per un tempo indefinito, a misure di sicurezza che le privano forzatamente della libertà». Nel capitolo relativo la «libertà e sicurezza della persona», si va dalle perplessità inerenti «le misure restrittive a carico delle persone socialmente pericolose, comprese le persone che sono ritenute pericolose per sé e per gli altri», fino a quelle relative al «trattamento dei detenuti con disabilità». Un capitolo è dedicato alla comunicazione: dal mancato «ri- conoscimento ufficiale del linguaggio dei segni fino al suo limitato utilizzo nelle trasmissioni televisive», passando per lo «scarso riconoscimento del Braille», per l’assenza di interpreti nella scuola pubblica e per la mancata ratifica del «Trattato di Marrakech per facilitare l’accesso ai testi pubblicati alle persone cieche». E poi ancora vengono elencate le difficoltà per i disabili nell’adozione, nel partecipare ai bandi pubblici, per avere il diritto di voto («l’articolo 48 della Costituzione che limita il diritto di voto sulla base di “incapacità civile” non è coerente con la Convenzione»), per gli alti tassi di disoccupazione e per il trattamento riservato ai migranti con disabilità. Insomma, per l’Onu l’Italia non è un paese a misura di disabili.

Da ILTEMPO.it


LIBERO, COME L’AZZURRO NEL CIELO

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Come l’azzurro nel cielo

Libero come l’azzurro che si staglia nel cielo.
Libero come un soffio di fiato nel gelo.
Libero come un pensiero in gabbia prigioniero .
Libero come un sogno che ti avvolge leggero.

 

Lorella Ronconi

www.lorellaronconi.it Foto di Angelo AzziOasi del WWF Laguna di Orbetello


NON ACCETTO AUGURI DI “BUONA BEFANA”

Anche questo anno gli auguri di “buona Befana”. Anche questo anno non li accetto e mi sento offesa. 

Io befana lo sono e non me ne vergogno. Ho ironia per ogni momento della vita, anche in sala operatoria, ma non condivido degli auguri di chi mi da della Befana” il 6 gennaio, li ritengo molto tristi e offensivi.
auguri-befana-2015-frasi-facebook-email-cartolineCome ex Commissario Commissione Pari Opportunità Provincia di Grosseto ho fatto con le miei colleghi un duro lavoro per abbattere stereotipi, tabù, luoghi comuni, mandare degli auguri di Befana ad una donna è dispregiativo, con qualsiasi ironia ci si voglia ricamare sopra. Riflettiamo, sotto il buonumore c’è una offesa.
Ci sono addirittura siti web dedicati per scaricare gli auguri piu’ “simpatici” o “porno”… ma dai! Il web non pensiamo che ci aiuti se non sappiamo usare la nostra testa da soli.
Il 6 si festeggia l’Epifania= Manifestazione di Gesù ai Magi, la Befana, nella tradizione volgare, è una vecchina, grinzosa, con abiti stracciati, un fazzoletto annodato sotto il mento, scarpe vecchie che gira su una scopa a portare dolci o carbone a chi è stato buono o cattivo durante l’anno passato.
Nel linguaggio comune dare della “Befana” ad una donna non è un bel complimento, i giornalisti ben lo sanno. 
Consideriamo il 25 novembre, giornata nazionale contro la violenza sulle donne, l’8 marzo, la donna in queste date si “celebra” come persona per i suoi diritti, contro gli stereotipi di genere, le violenze, la dignità, il lavoro, il cammino per la sua disparità e poi? Il 6 gennaio, ci affrettiamo a riempire di messaggi le chat dei social e giù sms e tag ad intasare memorie cellulari. 

Il 6 gennaio è la festa della Befana è una festa per i bambini, l’Epifania del Signore ai Magi, e noi donne? Ci divertiamo ad inviarci auguri copia e incolla per darci delle befane, non li accetto, offendono l’impegno contro le violenze.

Rispondo agli auguri con: “Che la Bellezza, prima o poi riesca a manifestarsi anche in te!”

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Quando ci si avvicina al giorno dell’Epifania, ecco che arrivano i messaggi di “auguri” di “buona befana”. Sbucano da tutti i social e varie chat, gli “auguri” di amici/amiche conoscenti anonimi, messaggi in tutti i formati, immagini, frasi, audio, copia e incolla, ovviamente da inoltrare almeno a 10 amiche (le catene non avranno mai fine?). Tutto questo a me fa arrabbiare, non lo trovo giusto , mette anche un grande senso di tristezza. Mi direte che in me c’è una punta di stizzosa insistenza, forse sarò esagerata? Certamente, ma trovo che farci gli auguri di buona befana, soprattutto tra noi donne, è un tradimento intellettuale, uno stereotipo che va contromano a tutte le nostre azioni sul rispetto, sul valore della donna. Un augurio “retaggio” culturale di cui non ci rendiamo conto, un messaggio negativo travestito da “tanto  per ridere”.

No, no, no, io non ci sto. Non mi capaciterò mai di questa squallida “tradizione” che si viralizza via social . Mi dicono: “E vabbè, dai, è un modo per scherzare tra noi, prendila con ironia”.

Dire ad ad una donna befana, non è fare ironia; abbiamo fatto molta strada, partecipiamo a movimenti, comitati, flash mob, scriviamo frasi sui social per essere ancora più vicine/i alle donne, soprattutto a quelle maltrattate e poi ci perdiamo con la befana? Le scarpette rosse hanno un simbolo  serio, non possiamo offenderci tra noi se vogliamo il rispetto dagli altri.

Come!?!!? Per scherzare? Ed oltretutto tra donne ci diamo della befana in modo aziendale come gli auguri di Natale? Lo trovate ironico? Un po’ di ironia? Sulle donne? Perché guardate, dire befana equivale a dire a dire che è brutta, vecchia, senza denti, racchia, cenciosa, antipatica, insopportabile e via via.

È vero che nella tradizione la vecchina è benefica perché porta i doni ed esiste una leggenda medievale che identifica in una vecchina quella che dette informazioni ai magi  su dove trovare Gesù, ma è anche vero che la storia della vecchia canuta e rattrappita è assai più antica ed è legata a riti propiziatori romani per i raccolti a venire e alla fine dell’inverno.
In alcune regioni d’Italia il fantoccio della vecchia viene tuttora bruciato, come nei falò del panevin di Oderzo o Brusa la Vecia diffuso nel trevigiano. Molto suggestivo , ma il senso è proprio quello di bruciare il vecchio e, conseguentemente – secondo il pensiero collettivo – brutto, per andare incontro al nuovo, al giovane e bello. Insomma la primavera.

E sicuramente chi dà della befana a una donna non lo dice perché quella donna è buona e distribuisce doni, ma lo fa nel senso primario e letterale del termine che è SEMPRE , in ogni sostantivo, quello che salta agli occhi e non quello che si percepisce del carattere. E agli occhi salta ciò che è fisico, ciò che è reale. Cioè la bruttezza, la vecchiaia. Se qualcuno si riferisce alla moglie o alla compagna di un amico definendola una befana, non lo fa certo per dire che la signora è tanto brava e buona, ma perché è brutta, perché di concia e si veste male. Insomma è una persona di cui si può ridere e questo è altamente offensivo. Non ci permetteremo  mai di dirlo a nessuno durante l’anno, invece… il 6 gennaio, infamiamoci pure, ma dentro una barzelletta, è meno evidente l’offesa.

Ma la befana è una festa per bambini, lo abbiamo dimenticato?

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Eppure per il 6 gennaio ci dimentichiamo il punto focale, siamo donne, persone, siamo quelle che vorremmo essere rispettate, non maltrattate, mai più scarpette rosse. Vorrei domandare a tutte noi: dicendoci : “Prepara la scopa che domattina ti aspetto”, dove sono finiti tutti i nostri discorsi, convegni sul corpo delle donne, sul rispetto alla persona, sull’ugualianza di genere, le nostre commissioni per le pari opportunità contro tutti i tabù di genere ? Dove sono finite le nostre marce per l’8 marzo ? Il 25 novembre? Ed eccoci, siamo a celebrare l’Epifania del Signore con “messaggini catene” per dare della befana alle nostre amicizie: “Invialo agli altri, se tornerà indietro anche a me, ne sarò felice” , roba incredibile!

PENSIAMOCI. Noi donne siamo persone meravigliose, con tutte le nostre difficoltà, amiamoci, rispettiamoci, facciamoci delle carezze. Siamo fate, mai befane. Cominciamo a non darci delle befane, interrompiamo questa orrenda catena contro noi stesse, anche da questo piccolo, piccolo gesto passa la nostra battaglia del 25 novembre.

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L’essere donna non significa essere Befana. Vogliamoci bene, diamoci  delle supereroine!

Scusatemi, perdonatemi, ma non lo accetto……ed ogni anno lo ripeterò.

Che la Bellezza, prima o poi riesca a manifestarsi anche in te!

Buona festa dell’Epifania a tutti!

Dal vocabolario Garzanti. “befana” pl. -e

1. personaggio fantastico raffigurato come una vecchia brutta ma benefica che porta doni ai bambini la notte dell’Epifania |credere (ancora) alla befana, (fig.) essere ingenuo come un bimbo

2. (fam.) (anche con iniziale maiuscola) la festa dell’Epifania: sono in ferie fino alla Befana | i regali fatti alla festa dell’Epifania: fare, ricevere la befana
3. donna brutta e vecchia o, anche, antipatica, insopportabile accr. befanona, befanone (m.), pegg. befanaccia
Etimologia: ← lat. epiphanĭa(m); cfr. epifania.
Dal vocabolario Treccani: “befana s. f. [lat. *epiphanĭa per epiphanīa: v. epifania]. – 
1. Nome pop. dell’Epifania: la festa della b. (o, con iniziale maiuscola, della B.); per la b. (o la Bandremo a sciarele vacanze durano fino alla b. (o alla B); è tradizione, a ricordo dei re Magi, fare in quel giorno regali ai bambini (e, in tempi recenti, anche agli adulti): i bambini aspettavano con impazienza la b.; la zia le aveva promesso una bambola per la befana; per la befana il marito le ha fatto trovare un anello
2. a.Personificazione dell’Epifania: la vecchia, bruttissima ma benefica, che di notte, scendendo per la cappa del camino, lascia nelle scarpe, o più spesso nelle calze, dei bambini buoni, doni e dolciumi (ai cattivi, pezzi di carbone). b. fig. Donna brutta: s’è sposato quella b. (molto raro il masch. befano, uomo brutto). 

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Scusatemi, perdonatemi, ma non lo accetto…. Ogni anno lo ripeterò.

“TU NON SEI UNA BEFANA VERA!”: I BIMBI DELLA MATERNA SMASCHERANO LE STREGHE DI HALLOWEEN SUI SOCIAL

  • Non bisogna confondere la Befana con le streghe di Halloween. Una Befana vera non ha il cappello a punta, come spesso appare su molti siti, blog, e persino in alcune pubblicità televisive.

    Due maestre di una scuola d’infanzia della provincia di Grosseto, Tindara Rasi e Maria Emma Ristori, assieme ai loro alunni, dai 3 ai 5 anni, hanno sviluppato una ricerca del tutto unica: scoprire dalle immagini pubblicate sui social sulla “Befana” quale è vera e quale è falsa. I bambini sono stati fantastici ed in poco tempo, grazie alle maestre che hanno fatto un percorso di studio didattico dedicato, hanno saputo riconoscere la vera dalla falsa (strega di tradizione Halloweeniana). Il lavoro delle maestre non si è fermato, e Tindara,  nel raccontarmi il loro percorso afferma: ” Su alcuni siti scolastici abbiamo fatto delle rettifiche e sono state accettate!
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    Uno dei bambini notò che la Befana era…una strega di Halloween – continua l’insegnante – mentre insieme  guardavamo le immagini della Befana. I bimbi infatti cercavano di individuare quelle corrette e quelle “sbagliate” in base alle “caratteristiche” della Befana vera che avevamo studiato, cioè: la calza, la gonnona lunga, il fazzolettone e non il cappello a punta, le scarpe normali e non scarpe a punta da strega. Loro si guardavano le immagini, e dicevano se si trattava di quella giusta o quella sbagliata in base a ciò che ne avevamo ricavato dalle letture fatte in classe su questa vecchina, dopo qualche settimana, a gennaio, erano diventati bravissimi ad individuare quelle “corrette” e scartare quelle “sbagliate”. 

    Navigando in rete, si riscontrano continuamente degli errori di effigie relative a questo conosciutissimo personaggio popolare, ma ad adulti, bambini e insegnanti, così come a chiunque si occupa di eventi sociali relativi al giorno dell’Epifania o di creare grafiche nuove della sua figura, l’invito è quello di avere sempre l’accortezza di veicolare l’immagine corretta della Befana, tenendo conto delle sue effettive caratteristiche, e cernendo il resto. 

     “La Befana è un… TIPO”, ecco tutta la storia di questa singolare progetto didattico.

    Nella scuola d’infanzia di Montieri (Gr), nel 2016, è stata promossa e portata avanti una ricerca sulla diffusone di immagini della Befana nei social. In particolare, evidenziando come spesso l’effigie della Befana sia travisata e “miscelata” ad altro, gli alunni, bambini di età variabile tra i tre e i cinque anni di una sezione eterogenea, hanno studiato, con la supervisione delle insegnanti Tindara Rasi e Maria Emma Ristori, il “tipo” riguardante la “vera” Befana, cioè le sue caratteristiche specifiche fisiche e accessorie. Gli alunni hanno avuto modo di visionare diversi disegni sul computer in dotazione nella sezione e sulla L.I.M. stampando poi solo quelli effettivamente rispecchianti una Befana e cestinando gli altri, riconosciuti come “falsati”.

    Ma quali sono le caratteristiche specifiche dunque di questo personaggio della tradizione italiana? Non bisogna confondere la Befana con le streghe, di matrice prettamente Halloweeniana. Una Befana vera, infatti, non ha il cappello a punta, come spesso appare su molti siti, blog, e persino in alcune pubblicità televisive. Ha una scopa, usata spesso per appoggiarsi o per volare brevemente. Talvolta può servirsi anche di un bastone al posto della scopa di saggina, e questo perchè non si tratta di una bella donna, giovane e accattivante, ma, al contrario, di una vecchina rattrappita dagli acciacchi dell’età e dal freddo, con pochi denti e il volto grinzoso. Per ripararsi adeguatamente usa infatti gonnoni lunghi, lisi e spesso rattoppati in maniera allegra; usa inoltre calzettoni pesanti antifreddo e scarpe comode, ma non stivali alla guascone molto più adatti alle streghe delle fiabe. Sulle spalle ha sempre uno scialle di lana pesante e colorata e non un mantello svolazzante come capita di trovare in alcune immagini nella rete. Inoltre usa esclusivamente un fazzolettone annodato sotto il mento e non il cappello a punta da streghina. Altro frequente errore di “immagine” della Befana è quello relativo al sacco dei doni: in realtà la vera Befana porta i suoi regali o il suo carbone in calzettoni enormi o al massimo nelle gerle, dipende dalla territorialità e dalla tradizione del luogo dove si festeggia.  In qualche modo la Befana richiama la tradizione religiosa di Santa Lucia, che dispensava doni ai bambini prima di lei, come faceva San Nicola prima dell’avvento di Babbo Natale. Non è cattiva, è solo scocciata con gli adulti e scorbutica con chi non le aggrada perchè tenta di fare il furbo; ma con i bambini si mostra indulgente e comprensiva, una nonnina piena di attenzioni e dolcetti.

    Gli alunni hanno dunque studiato gli elementi “tipo” di questa anziana signora tramite l’uso del computer e in breve tempo sono stati in grado di selezionare sulla rete, con la supervisione delle insegnanti, le immagini corrette di lei e non quelle commistionate dalla sovrapposizione alle streghe di Halloween. Hanno inoltre avuto modo di entrare in contatto con storie tradizionali italiane, come quelle della “Freccia azzurra” di Gianni Rodari, e hanno scoperto che un luogo famoso dove si nasconde spesso questo personaggio popolare è Urbania, dove si celebra la sua festa nazionale


GIORNATA PER LA PACE: LA GUERRA SCOPPIA, LA PACE FIORISCE

1 Gennaio 2017, 50° Giornata mondiale per la Pace.

“Vinci l’indifferenza, conquista la pace; la guerra scoppia, la pace fiorisce!”

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“Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico
canto;
e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d’aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;
e sia pace sopra l’oscuro ferro di Brooklin, al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono rivolto ai convolvoli,
pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario, pace per il boliviano segreto come pietra
nel fondo di uno stagno, pace perché tu possa sposarti;
e sia pace per tutte le segherie del Bio-Bio,
per il cuore lacerato della Spagna,
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio ed i suoi amori,
pace per la farina, pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
per tutte le terre e le acque.
Ed ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno alla Patagonia, dove
il vento fa vibrare le stalle
e spruzza ghiaccio
l’oceano. Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane, i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato, il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.” Pablo Neruda


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