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BASEBALL E INTEGRAZIONE, 500 BAMBINI COLORANO LO STADIO A GROSSETO

La carica dei 500 colora lo stadio di baseball di Grosseto Torneo 4 Basi, festa grande con i bimbi targata Bsc Grosseto 1952

From ilgiunco.net: “Allo Jannella una vera festa del baseball giovanile che ha visto la partecipazione di 500 ragazzi delle scuole elementari accompagnati dai loro insegnanti Baseball Bsc festa allo Jannellae dai familiari. Il prato è stato trasformato in un tripudio di colori da tutti questi ragazzi entusiasti , suddivisi in 39 squadre in rappresentanza delle relative classi di cinque scuole elementari del di Grosseto (via Anco Marzio, via Einaudi , viale Giotto, via Montebianco e Roselle).

 

“Un ringraziamento particolare – scrive la società – ad Olga Ciaramella, rappresentante dell’amministrazione provinciale di Grosseto in qualità di delegato al sociale alle politiche giovanili e sport, che ha aperto la manifestazione, portando il saluto del sindaco Vivarelli Colonna. La manifestazione si è potuta svolgere grazie alla disponibilità dei dirigenti scolastici, del corpo insegnante e del Provveditorato di Grosseto che ringraziamo per aver dato l’opportunità a questi ragazzi di giocare allo Jannella, gentilmente concesso dalla società Jolly Roger Grosseto. Nella mattinata hanno dato contributo con la loro presenza, della quale siamo onorati – prosegue il Bsc – Alessandro Cappuccini , in rappresentanza della Fibs, Silvia Maraffon, per il  comitato regionale Toscano Fibs, Vladimiro Capecchi, per il comitato provinciale Fibs, Daniele Giannini, delegato provinciale del Coni, Cinzia Machetti, dirigente scolastico ed ex consigliere federale, Stefano Pannini, come rappresentante dell’assessorato allo Sport del Comune di Grosseto. Un ringraziamento particolare a Lorella Ronconi supertifosa del baseball e da sempre amica dei nostri tecnici “.


ANCHE QUANDO LA PERSONA CHE CI HA AMATO NON C’È PIÙ 

“Essere stati amati profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c’è più. È  una cosa che ti resta dentro, nella pelle…❤” 

J.k. Rowling


5 MAGGIO 2017, GIORNATA EUROPEA PER LA VITA INDIPENDENTE

Il 5 maggio 2017 si celebra la Giornata Europea per la Vita Indipendente istituita dall’Onu in favore delle persone con disabilità. La Vita Indipendente, è un movimento, una filosofia di vita che nasce a Berkeley nel 1972, della prima Agenzia per la Vita Indipendente iniziarono anche i tentativi di autodeterminazione e partecipazione alle comuni attività sociali, affermandosi, così, uno dei principi fondamentali del movimento, che prevede siano gli stessi disabili a decidere ed operare per abbattere le barriere che li separano dalla vita civile e migliorare i servizi a loro dedicati.

«La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» (Lev Tolstoj)

“Vita indipendente”, come stabilisce la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, si riferisce all’assistenza autogestita, anche in forma autodeterminata, tramite un progetto personalizzato e un budget destinato direttamente alla persona disabile per l’assunzione di assistenti personali liberamente scelti e formati.

Un’opportunità per parlare, promuovere, progettare, costruire, rivendicare il riconoscimento dei diritti umani per tutti e a sensibilizzare sulla Vita Indipendente; uno strumento per la diffusione delle nostre idee in tutta Europa, consentendoci di far sentire la nostra voce.
Tramonto a Principina a Mare

You only have a few chances to make your dreams come true, what are you going to do today to make you closer? Never give up. (c) Lorella Ronconi

Vita Indipendente è una filosofia e un movimento internazionale che promuove la autodeterminazione delle persone con disabilità, il rispetto a sé stessi e le pari opportunità e che, attraverso il superamento della semplice logica dell’assistenzialismo e dell’istituzionalizzazione, mira alla piena inclusione nella società e nella collettività.
Breve storia del movimento
Il movimento è nato negli anni sessanta all’Università di Berkeley (California) ad opera di Ed Roberts e di alcuni suoi compagni, tutti gravemente disabili, e per questo alloggiati all’interno dell’infermeria del campus. Sebbene i contatti con l’università fossero quotidiani, tuttavia la loro vita sociale era limitata, come anche la possibilità di accedere fisicamente ai locali della stessa. Fu così che Roberts cominciò a maturare l’idea che per i disabili fosse necessario gestire la propria vita al di fuori dei luoghi di cura, e ciò lo spinse ad elaborare un progetto insieme all’università riservato agli studenti disabili.
Con la costituzione, a Berkeley nel 1972, della prima Agenzia per la Vita Indipendente iniziarono anche i tentativi di autodeterminazione e partecipazione alle comuni attività sociali, affermandosi, così, uno dei principi fondamentali del movimento, che prevede siano gli stessi disabili a decidere ed operare per abbattere le barriere che li separano dalla vita civile e migliorare i servizi a loro dedicati.
Attualmente in America ci sono circa 400 agenzie, e il movimento è diffuso in tutto il mondo, operando in modo da far riconoscere e garantire la Vita Indipendente come diritto umano e civile, e per combattere la discriminazione verso i disabili. In Europa opera l’associazione internazionale Europe Network for Indipendent Living, fondata nel 1989 a Strasburgo dal dottor Adolf Ratzka.
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Dalla filosofia ai servizi
La autodeterminazione è l’elemento indispensabile per creare un progetto di Vita Indipendente.
A proposito di questo il dottor Ratzka nel suo intervento Vita Indipendente: tentativo di una definizione, enil.it.è chiaro:
« Dobbiamo spezzare il monopolio dei professionisti non disabili che parlano a nome nostro, definire i nostri problemi e suggerire le soluzioni per le nostre necessità. »
Vita Indipendente parte dell’idea che siano i disabili stessi i migliori conoscitori delle proprie difficoltà, e pertanto essi stessi devono cercare le soluzioni organizzative migliori per loro, divenendo così, da oggetto passivo di politiche assistenzialiste, soggetto attivo, con gli stessi diritti ed obblighi delle persone non disabili. Per questo il movimento si oppone a qualsiasi forma d’internamento negli istituti, anche i più moderni ed accoglienti, ma che alla fine portano all’esclusione sociale. In definitiva viene contestata l’idea che il disabile sia un malato da ospedalizzare, riducendo i suoi bisogni a delle semplici necessità assistenza sanitaria.
Nello stesso intervento scrive:
« “Vita Indipendente” non significa che non abbiamo bisogno di nessuno,…[ma]… che noi vogliamo esercitare il medesimo controllo e fare le medesime scelte nella vita di tutti i giorni che i nostri fratelli e sorelle non disabili, vicini ed amici danno per scontati. Noi vogliamo crescere nelle nostre famiglie, andare nelle scuole della nostra zona, usare lo stesso bus, fare lavori che siano in linea con la nostra educazione e le nostre capacità. Di più, proprio come tutti, noi abbiamo bisogno di farci carico della nostra vita, pensare e parlare per noi. »
È evidente, quindi, come la filosofia della Vita Indipendente vada al di là della semplice “de-istituzionalizzazione”, intesa come scelta di vivere nel proprio domicilio e utilizzare i servizi dedicati alla collettività invece che in residenzialità “protette”, piccole o grandi che siano, mirando alla piena integrazione attraverso l’abbattimento di barriere, sia architettoniche (che praticamente impediscono la mobilità) che culturali.
Gli “strumenti” per ottenere ciò sono essenzialmente due: l’assistente personale e le agenzie di Vita Indipendente.
L’assistente personale
  • L’Assistente Personale è una nuova figura professionale nettamente distinta dall’assistente domiciliare, ed espressamente preparata sui principi di Vita Indipendente.
    Innanzi tutto tra assistente ed assistito si configura un normale rapporto d’impiego, secondariamente è il disabile, e non l’assistente o un intermediario, che decide il servizio, concordando direttamente con l’assistente mansioni, orari, modalità, tipo di contratto e retribuzioni. Ovviamente non si esclude che l’assistente personale possa anche essere una persona di propria fiducia: amico, familiare, parente.
    Nella legislazione italiana tale figura non è specificatamente prevista. Tuttavia, in applicazione della legge 104/92, sono previste diverse forme d’intervento e di aiuto alla persona, ed alcune regioni contemplano anche la realizzazione di progetti di Vita Indipendente.
Le Agenzie di Vita Indipendente
  • Le Agenzie di Vita Indipendente, definite anche Centri di Vita Indipendente, sono agenzie di servizi di assistenza legale, fiscale o di altro genere, gestite esclusivamente o principalmente da personale disabile per fornire servizi a persone disabili.
    Inoltre queste agenzie operano in collaborazione con gli enti governativi locali per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed il miglioramento delle infrastrutture esistenti, per la promozione di leggi, per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della disabilità.
Si tratta, quindi, di una nuova forma di assistenza (che si definisce, propriamente, assistenza personale autogestita), ovviamente diversa dall’assistenza domiciliare (in quanto questa è piuttosto un servizio infermieristico che consegue il duplice scopo di evitare la congestione degli ospedali e limitare la sovrapposizione di mansioni e in quanto è spesso concepita come assistenza all’interno del domicilio e senza la possibilità di essere fornita in luoghi diversi), ma anche dalle forme di assistenza dei servizi sociali, in quanto non è più l’ente a dare unilateralmente assistenza, ma questo diviene un servizio offerto su richiesta del disabile stesso e nei termini da lui/lei definiti.
Questi, unitamente ad un’équipe multidisciplinare presente nell’ambito socio-assistenziale, elaborerà un proprio progetto di vita, in base al quale si stabiliscono le modalità di assistenza e la retribuzione oraria.
Attuazione pratica del modello autogestionale
Le leggi
I principi legislativi negli Stati Uniti d’America
In trent’anni di lotta si sono conseguiti importanti risultati in America, con la promulgazione di una serie di provvedimenti legislativi federali ispirati alla legge sui diritti civili: Architectural Barriers Act del 1968 sulle barriere architettoniche, Urban Mass Transit Act del 1970 per l’adeguamento dei mezzi pubblici, Rehabilitation Act del 1973 che proibisce qualsiasi discriminazione nei servizi pubblici, le due leggi del 1975 sull’educazione e la protezione dei diritti civili, sono solo alcune delle leggi principali.
L’ultima legge fondamentale dello Stato è denominata Americans with Disabilities Act, promulgata da George H.W. Bush nel 1991, che recepisce a pieno i principi del Rehabilitation Act.
La diffusione del movimento in Europa
In quanto all’Europa i suoi primi interventi risalgono alla fine degli anni settanta, con la creazione di progetti pilota per l’integrazione lavorativa dei disabili. Altri interventi si sono succeduti dopo il 1991, anno dedicato dall’ONU alle persone disabili, con strategie d’intervento per aree geografiche.
Vi sono precise direttive dell’Unione Europea rivolte alla disabilità. L’articolo 26 della Carta dei Diritti nell’Unione europea (direttiva 2000/C 364/01) sancisce chiaramente che
« L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia,
l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità. »
mentre nella Dichiarazione di Madrid del marzo 2002 si parla esplicitamente di Vita Indipendente come strumento per conseguire una piena eguaglianza sociale. Entrambi, poi, recepiscono appieno quando dichiarato nell’art. 15 della Carta Sociale Europea, in cui si dichiara che i disabili hanno diritto alla piena integrazione sociale.
Per conseguire tale obiettivo il Piano d’Azione sulla Disabilità 2004 – 2010 (COM(2003) 650) opta per una strategia complessiva:
  • Favorire l’occupabilità
  • Favorire l’accesso ai servizi
  • Favorire le cure e l’assistenza personale.
e la relazione COM(2005) 604 sullo stesso Piano d’Azione sottolinea come i disabili possano esercitare la stessa autonomia di scelta delle persone non disabili. Le politiche per la Vita Indipendente dipendono anche dall’accesso ad una vasta gamma di servizi: trasporto, informazione e formazione, tempo libero.
Per quanto riguarda specificatamente la Vita Indipendente, sono quattro i documenti internazionali [1]:
  • La risoluzione di Strasburgo (1989)
  • La risoluzione di Berlino (1992)
  • La dichiarazione di Strasburgo (2003) sull’assistenza personale
  • La dichiarazione di Tanerife (2003) contro la discriminazione
Essi delineano l’intero impianto teorico – pratico della Vita Indipendente (soprattutto i primi due documenti), dichiarandone inoltre il carattere pratico e non meramente filosofico.[2]

La situazione in Italia

Attualmente manca una legge a livello nazionale, in il più recente provvedimento legislativo in tal senso, ovvero la legge 328/2000, eccessivamente legata all’assetto centralistico dello Stato, sembra sia stata in larga parte vanificata con la modificazione in senso federalista del Titolo V della Costituzione (anche è ancora aperta la discussione sui limiti di efficacia giuridica della legge è ancora aperta). Così l’unica norma di riferimento attualmente in vigore resta la Legge quadro 104/1992, che tuttavia appare inadeguata allo scopo, anche perché le finalità della legge sono molto diverse da quelli della Vita Indipendente.

In conseguenza di ciò vi è una situazione disomogenea tra le regioni: mentre nel nord-est, come in Veneto, vi sono linee d’intervento ampiamente consolidate (nel Friuli-Venezia Giulia, regione a statuto speciale, è anche partita una sperimentazione per mini alloggi con servizi), in altre regioni questa realtà si va faticosamente affermando: in Piemonte, Toscana ed in Lazio si stanno promuovendo progetti di Vita Indipendente attraverso le associazioni regionali, in Abruzzo vi è una proposta di legge, mentre le Marche sembra abbiano recepito il principio della Vita Indipendente.
Altre regioni ancora sembrano muoversi in maniera molto diversa: l’Emilia-Romagna ha indetto l’assegno di cura e previsto l’erogazione, per lo più gratuita, di servizi assistenziali, mentre le regioni meridionali preferiscono erogare i servizi a livello comunale, accordandosi con cooperative sociali ed altri enti non lucrativi.

Tuttavia non mancano norme nazionali che intervengono sui singoli aspetti. Innanzi tutto con la legge 162/1998 [3] che, modificando parzialmente la 104/1992, ampliandone gli effetti, dichiara esplicitamente che la legge mira

« a programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità, di cui all’articolo 3, comma 3, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all’articolo 9, all’istituzione di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli articoli 8, comma 1, lettera i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di assistenza nell’ambito di programmi previamente concordati; »
(art.1, lettera c-ter)

Poi vi sono altri interventi legislativi, come la legge n.68 del 12 marzo 1999, che, affrontando il tema del diritto al lavoro, prevedono meccanismi di assunzione obbligatoria, oppure la legge n. 13 del 1989, recante in calce il titolo: “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.”
È ovvio che queste leggi, pur finalizzate in settori diversi da quello assistenziale, pongono indirettamente il problema della de – istituzionalizzazione, in quanto un lavoratore è soggetto attivo (sebbene con dei limiti oggettivi) che non ha alcun bisogno di internamento in istituto.

Tutto ciò è in applicazione all’art.3 della Costituzione italiana che vieta ogni discriminazione anche in base alla condizione personale. È infatti sull’onda di questa tradizione che sono state emanate moltissime leggi a favore dei disabili.
Tuttavia spesso l’assistenza viene demandata alle famiglie, e i servizi rivolti alla disabilità sono insufficienti. Infatti non va dimenticato che all’atto pratico la Vita Indipendente è una terza via, in quanto la gestione dell’assistenza viene demandata al disabile che in tal modo diventa un vero e proprio datore di lavoro (da qui anche l’espressione di Assistenza personale autogestita). Inoltre la modificazione del Titolo V della Costituzione è recente, e non è ancora possibile prevedere totalmente gli effetti sulle leggi rivolte alla disabilità (a cominciare dalla stessa 162/1998).

Note

  1. ^ Reperibili sul sito dell’ AVI Toscana
  2. ^ <<Noi vogliamo che la Vita indipendente sia più di un mero concetto teorico. A tal fine abbiamo bisogno di sostenerci reciprocamente e di imparare l’uno dall’altro, organizzarci e lavorare per arrivare avere la protezione giuridica dei nostri diritti civili ed umani con il supporto Dei servizi di Assistenza Personale>>.
    (Dichiarazione di Strasburgo sull’assistenza personale)
  3. ^ Norma fondamentale, in quanto si cita esplicitamente la Vita Indipendente, intendendo questa espressione non come un mero principio etico – morale, ma proprio come movimento autonomo.

Fonte Wikipedia


ACCESSIBILITA’, IN ITALIA LEGGI E LINEE GUIDA DALLA CAMERA. SONO OTTEMPERATE?

NEL 2008  DAL MINISTERO LE LINEE GUIDA PER ACCESSIBILITA’ NEI LUOGHI DI INTERESSE CULTURALE, UNO SFORZO IMPORTANTE, EPPURE ANCORA NON ESISTE IL CONCETTO DI AUTONOMIA, NON ESISTE PERO’ NEMMENO LA VOGLIA DI CONTROLLARE E SANZIONARE.

A distanza di quasi 10 anni, nonostante le normative, gli indirizzi, le convenzioni, le linee guida (anche nei luoghi Barriere architettoniche, il punto sulla normativa vigente e l’attività parlamentare, dal sito del Ministero stesso si legge che siamo ancora a punto fermo, date un’occhiata qui:

“Si segnala, inoltre, che una Commissione di studio, istituita presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, negli anni scorsi, aveva predisposto una relazione e aveva lavorato alla predisposizione di un nuovo regolamento al fine di superare le sovrapposizioni esistenti tra i regolamenti vigenti, aggiornarne i contenuti all’evoluzione tecnica, rendere omogenee le disposizioni tra edifici e spazi pubblici e privati.  Tale regolamento non è mai stato emanato.”

Il 21 aprile 2016 il Ministero per i beni e le attività culturali creò una pagina all’interno del sito della Camera in cui si fa il riassunto delle normative, indirizzi, linee guida sull’abbattimento di barriere architettoniche nonchè sulla loro definizione. Ma credo che siamo sempre a “capo pillonzi”, come si dice in Maremma.
Per onore di verità riporto la pagina della Camera in cui si possono trovare le normative e scaricare le leggi in materia di abbattimento di barriere architettoniche, comprese le linee guida per i luoghi di interesse ambientale, culturale, archeologico.

La normativa vigente

La normativa nazionale prevede una serie di disposizioni di rango primario, al fine di favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico. Tali disposizioni hanno demandato la disciplina di attuazione a norme di rango secondario, che attualmente regolano anche con una serie di prescrizioni tecniche la materia dell’abbattimento delle barriere architettoniche.

Relativamente alle disposizioni di rango primario si ricordano in particolare gli artt. da 77 ad 82 del D.P.R. 380/2001 (T.U. in materia edilizia), volti a favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e privati aperti al pubblico. Nei citati articoli sono confluiti, in particolare, gli artt. da 1 a 3, 6 e 8 della L. 13/1989 (che ha dettato disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) e l’art. 24 della L. 104/1992 (che ha disposto in materia di opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico).

Per quel che ci interessa da vicino, il suddetto provvedimento ha provveduto ad unificare in un solo testo le disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, pubblici e aperti al pubblico: infatti, nella parte II (normativa tecnica per l’edilizia) al capo III di tale testo, vi sono due sezioni, di cui la prima era dedicata agli interventi nel settore “privato” e la seconda a quelli del settore “pubblico”; più nel dettaglio, gli articoli della prima sezione (artt. 77- 81) si limitano, in buona sostanza, a riportare le disposizioni già contenute nella legge n. 13/1989, salvo alcuni coordinamenti ed aggiornamenti necessari, mentre l’art. 82 da solo costituiva la seconda sezione, riproducendo l’art. 24 della legge quadro n. 104/19992, con i dovuti adattamenti normativi.

Si deve ricordare inoltre che la citata legge n. 13 del 1989, nel dettare “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, ha disciplinato, agli articoli 4 e 5, anche il caso in cui i relativi interventi riguardino i beni sottoposti a disposizioni di tutela per il loro valore paesaggistico o per l’esistenza di un vincolo di natura storico ed artistico.

La definizione normativa di barriere architettoniche è contenuta nell’articolo 1, comma 2, del D.P.R. 503/1996, che definisce le “barriere architettoniche”come:

a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;

b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti;

c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

Per quanto riguarda gli edifici, gli spazi e i servizi pubblici la disciplina vigente (contenuta nel D.P.R. 503/1996) prevede determinati requisiti per la costruzione degli edifici e l’accessibilità agli spazi. In particolare, i requisiti e le caratteristiche riguardano: i parcheggi, l’arredo urbano, la costruzione di scale e rampe, gli attraversamenti pedonali e i semafori, nonché i marciapiedi. Specifiche disposizioni sono, altresì, previste per la definizione di spazi riservati e la fruizione dei servizi di pubblica utilità (treni, stazioni, servizi di navigazione, ecc…).

Con specifico riferimento agli edifici scolastici le caratteristiche e i requisiti necessari per l’eliminazione delle barriere architettoniche devono interessare non solamente le strutture interne ed esterne, ma anche l’arredamento, i sussidi e le attrezzature necessarie per assicurare lo svolgimento delle attività didattiche, che devono avere caratteristiche particolari per ogni caso di invalidità (banchi, sedie, macchine da scrivere, materiale Braille, spogliatoi, ecc..); specifiche previsioni vengono dettate per edifici a più piani non dotati di ascensori, che devono necessariamente disporre di aule al pianterreno raggiungibili mediante un percorso continuo orizzontale o raccordato con rampe (art. 23 del D.P.R. 503/96).

Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inagibili (art. 82, comma 6, del T.U. in materia edilizia di cui al D.P.R. 380/2001).

Anche per gli edifici privati sono previste norme per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche (legge 13/1989 e relativo regolamento di attuazione approvato con D.M. 14 giugno 1989, n. 236; tale decreto è richiamato anche nelle prescrizioni tecniche riguardanti gli edifici pubblici).

I comuni devono adeguare i propri regolamenti edilizi alla normativa vigente precedentemente richiamata.

Allo scopo di promuovere l’abbattimento delle barriere architettoniche, la maggior parte delle regioni ha stanziato risorse nel quadro di specifiche leggi regionali, nel cui campo di applicazione rientrano – oltre agli edifici di uso residenziale abitativo realizzati da soggetti pubblici e privati, agli spazi urbani ed alle infrastrutture di trasporto pubblico – anche gli edifici e locali destinati ad attività produttive e commerciali di qualunque tipo (industriale, agricolo, artigianale, nonché ad attività commerciali e del settore terziario). A livello regionale, inoltre, sono state adottate disposizioni che, in taluni casi, rinviano ai provvedimenti precedentemente citati.

Si segnala, inoltre, che una Commissione di studio, istituita presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, negli anni scorsi, aveva predisposto una relazione e aveva lavorato alla predisposizione di un nuovo regolamento al fine di superare le sovrapposizioni esistenti tra i regolamenti vigenti, aggiornarne i contenuti all’evoluzione tecnica, rendere omogenee le disposizioni tra edifici e spazi pubblici e privati. Tale regolamento non è mai stato emanato.

Si ricorda anche che il Ministero per i beni e le attività culturali ha messo a punto le Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 114 del 16 maggio 2008. Nel medesimo documento è disponibile una rassegna delle principali disposizioni normative in materia di barriere architettoniche.

L’attività parlamentare

E’ in corso di esame presso l’VIII Commissione (Ambiente) della Camera dei deputati una proposta di legge volta a coordinare la disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche (A.C. 1013 abbinata con A.C. 1577).

Un’analisi della citata proposta di legge è contenuta nel dossier n. 67/0.

Documenti e risorse web

La relazione della Corte dei conti n. 10/2014 intitolata “La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l’eliminazione delle barriere architettoniche” (24 settembre 2014)

Le barriere architettoniche nel condominio

A. Celeste, Alzata irragionevolmente l’asticella per … il superamento delle barriere architettoniche, in “Immobili e proprietà” n. 7/2013

Le barriere architettoniche nelle scuole (dati statistici)

ISTAT, L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali (16 dicembre 2013)

Agevolazioni fiscali per l’eliminazione delle barriere architettoniche

Agenzia delle entrate, Detrazione per le spese di eliminazione delle barriere architettoniche

Servizio Studi della Camera dei deputati

La documentazione dei servizi e degli uffici della Camera è destinata alle esigenze di documentazione interna per l’attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.
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MATERNITY BLUES, IL BLUES DELLA MATERNITA’

Educare, dal latino “e-ducere”, tirare fuori, condurre. Non è semplice tirare fuori il meglio di una persona. Condurre/aiutare un figlio a sviluppare le sue potenzialità e a diventare indipendente vuol dire adoperarsi per far emergere la sua personalità, il suo meglio. Fondamentale ricordare che non deve essere mai per il nostro ^_= Ma, come? Impariamo da questa simpatica filastrocca.

C’era una mamma, una madre madrona,

la mano a saetta, la voce che tuona.
Più che un bambino voleva un soldato
Ma poi crebbe un hippie tutto arruffato.

C’era una mamma, un po’ mamma e un po’ chioccia,
di libertà ne lasciava una goccia,
le nacque una bimba paracadutista
adesso è una stuntman professionista.

C’era una mamma vegana e pittrice,
viveva di tofu col figlio, felice.
“quanti bei posti dipingerai?”
Ma invece il suo Adolfo guidò il Terzo Reich.

Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.

C’era una mamma, femminista di razza,
mutande bruciate e tette giù in piazza,
ma ebbe una figlia, un clone di barbie
che va da Intimissimi e spende i miliardi.

C’era una mamma ingessata e ingegnera
sinapsi a quadretti, compita ed austera,
ma il figlio non legge ogni giorno i listini
compila gli oroscopi, descrive destini.

C’era una mamma Bocca di Rosa,
si dice puttana, io dico sciantosa,
il figlio giurò per la castità,
un frate trappista, in povertà.

C’era una mamma, una santa, una suora,
conosce l’amore, ma il piacere lo ignora,
crebbe un bambino, un chierichetto,
fa il pornoattore, un artista del letto.

Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.

Filastrocca della mamma imperfetta.
La mamma perfetta un figlio lo accetta.

Enrica Tesio
Maternity blues ovvero il blues della maternità.


MPS: TI ASPETTIAMO. SMS OFFENSIVO

Banca Monte dei Paschi di Siena  ha chiuso la filiale accessibile e ha trasferito i miei pochi risparmi in una sede impossibile, inaccessibile. Oltre il danno l’sms: “Gentile Cliente, ti aspettiamo nella Filiale di GROSSETO AG. 8. Info e assistenza: numero verde 800 030505”.
Quel “ti aspettiamo”, mi suona un po’ come una presa in giro, e scommetto che me lo faranno pure pagare. Mi sento offesa, impotente, sola, arrabbiata e oltretutto salassata del denaro che la banca mi sta prendendo per gestire un conto a cui non posso andare.
#dirittinonprivilegi #accessobancomat #iomisentosola #senzabarriere

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GROSSETO, BANCOMAT IRRANGIUNGIBILE PER DISABILI, E I MIEI RISPARMI?

Scoppia il caso, ma non troppo, mi rendo conto che abbiamo doveri ma non diritti, fa davvero male, chiedo aiuto al web.

Mps chiude una sede (a norma) trasferendo i correntisti in una filiale in un palazzo storico inaccessibile, in zona ZTL della città, con un bancomat impossibile e l’entrata “garantita” da piattaforma elevatrice mal funzionante. Purtroppo tra i correntisti ci sono io, disabile  con i miei risparmi.
Mi sento sola in questa battaglia, il sostenere le spese di gestione e conto ma non avere la possibilità di usufruire dei miei soldi è un sopruso. Esiste una sentenza di Cassazione Civile, la n.18762 del 2016,  in cui la Corte ha dato ragione a un disabile fiorentino impossibilitato ad accedere al bancomat del suo istituto di credito perché non a norma. Perchè? Perchè non posso accedere ai miei risparmi? Perchè gli istituti non si sono regolarizzati? Perchè tanta indifferenza?  Mi fa davvero arrabbiare, chiedo aiuto al web!

La paladina dei diritti Lorella Ronconi protesta: lo sportello di Mps a cui è stata dirottata è inaccessibile a chi è in carrozzina di Sara Landi

Il 17 marzo (oggi) chiude l’agenzia 3 della banca Monte dei Paschi di via Santorre di Santarosa, a Grosseto. Tutti i suoi correntisti e clienti vengono trasferiti all’agenzia 8 di via Manin in centro storico. Tra loro c’è anche Lorella Ronconi, paladina grossetana delle battaglie per i diritti delle persone diversamente abili, condizione che vive in prima persona essendo costretta da tanti anni sulla sedia a rotelle.

“Lo spostamento alla sede di via Manin lo vivo come un incubo e una privazione dei miei diritti – si sfoga Lorella accanto alla sua avvocata, Elisabetta Calabria – Nell’agenzia di via Santorre di Santarosa che è vicino a casa c’è un bancomat a norma per i disabili e posso prelevare in autonomia oltre a poter entrare e fare delle normali operazioni bancarie. Tutto ciò in via Manin mi sarà precluso perché per arrivare al bancomat ci sono due scalini mentre l’agenzia è accessibile per un disabile solo con un montascale o dalla porta di emergenza, quindi non in autonomia”.

collage banche

Lorella Ronconi si è rivolta all’avvocata Calabria perché non si rassegna a vedere negati i propri diritti. “Voglio precisare – dice Lorella – che ho trovato piena sensibilità e disponibilità a venirmi incontro da parte dei dipendenti e delle direttrici delle due agenzie interessate. La mia non è un’azione contro di loro ma affinché la banca si faccia carico di questa situazione. Del resto il problema dei bancomat non a norma esiste nella maggioranza delle banche”.

“Ho scritto una lettera alla banca Mps – dice l’avvocata Elisabetta Calabria – per far presente il disagio e la discriminazione patiti da Lorella. Informalmente abbiamo già avuto un riscontro (una telefonata dalla direttrice dell’agenzia di via Manin) ma attendiamo un impegno formale: intanto per il mantenimento dello sportello bancomat che si trova su via Tito Speri e poi per rendere accessibile la sede di via Manin. È una questione di civiltà che riguarda tutti, disabili ma anche persone con ridotta mobilità, dagli anziani alle mamme con la carrozzina”.

Ronconi e Calabria mostrano insieme una sentenza storica emessa dalla Cassazione lo scorso anno. “Parliamo della sentenza 18762 del 2016 – dice Calabria – in cui la Cassazione ha dato ragione a un disabile fiorentino impossibilitato ad accedere al bancomat del suo istituto di credito perché non a norma. Si riconosce in modo netto che non solo i disabili ma anche le persone con ridotta mobilità devono poter accedere in autonomia al bancomat”.

In seguito al caso sollevato da Lorella Ronconi interviene il direttore territoriale mercato Mps di Grosseto Marco Sargentoni. “La chiusura dell’agenzia 3 di via Santorre di Santarosa – sottolinea in una nota Sargentoni – rientra in un piano di razionalizzazione della banca Mps che riguarda tutto il territorio nazionale. In relazione al bancomat Mps farà tutto quello che è nelle sue possibilità per garantirne il mantenimento e venire

così incontro alle esigenze di tutti i clienti. In città, inoltre, sono attive filiali che non presentano barriere architettoniche e dalle quali è possibile prelevare contante. Tutti i colleghi stanno lavorando per garantire la continuità operativa e minimizzare i disagi per la clientela”.

 

From Il Tirreno, Grosseto

La norma di riferimento è sempre la celeberrima legge n.13 del 1989 (“Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”), ai sensi della quale anche le banche sono tenute a rendere fruibili i propri uffici e i servizi connessi alle persone portatrici di handicap.

Per di più, tale obbligo è rafforzato dall’articolo 24 della legge 104 del 1992, per cui tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico devono essere prive di barriere architettoniche.

Ed è chiaro che, in questo contesto, rientrano, come detto, anche gli sportelli Bancomat e nel corso degli anni sono state persino diffuse delle linee guida ( la fonte: Superabile.it ) per progettarli “a misura di disabile”.

In estrema sintesi, sarebbe necessario che la tastiere (con pulsanti grandi per essere leggibili anche dagli ipovedenti) e lo schermo siano posti a un’altezza tale che permetta ai disabili di poterne usufruire (ovvero tra i 90 e i 120 centimetri), e che il bancomat consenta un approccio frontale in modo tale da garantire l’accostamento della sedia a rotelle (senza dimenticare la regolarità della strada che conduce allo sportello, per cui è essenziale, ad esempio, la presenza dello scivolo).

bancomat

In tal senso l’Unione Europea si è mossa con il progetto APSIS4all , lanciato nel 2011 con lo scopo di rendere i servizi pubblici accessibili per tutti: tra i suoi obiettivi, per restare nell’ambito dei bancomat, l’installazione in Spagna di oltre 1300 sportelli, a partire dall’anno scorso, dotati di avatar con interazioni nella lingua dei segni per i non udenti, nonché schermate di testo ad alto contrasto e pulsanti più grandi e ben visibili.

Fonte: lavocedeltrentino


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