Archivi categoria: Diritti Civili

E POI CI SONO I CURIOSI

“Scusi? Lei…si, lei. Mi sta fissando, mi conosce? No!? Allora cosa ha da guardare, vuole una mia foto ? Così se la mette in borsa e potrà farlo quanto vuole! “

Spesso le persone mi guardano, in 56 anni mi sono (quasi) abituata a certi sguardi. Da bambina erano molto dolorosi, sentivo gli occhi  delle persone che cadevano sulla mia pelle, sulla faccia, sul corpo, sguardi appiccicosi, umidi, come chewing gum usato e poi spiaccicato addosso. Quegli sguardi sembrava non poterli più togliere neanche lavandosi . La notte piangevo  ripensandoci credendo di essere sbagliata: un mostro da nascondere in casa.

La vera sostanza della mia vita sono stati i miei genitori, i miei amici, grandi motori di forza, mi hanno difesa, sostenuta; mi hanno aiutato a capire, con consapevolezza, la mia bellezza.
Con la maturità dei 30 anni ho cominciato a guardarmi meglio allo specchio, osservando i particolari di tutto il mio corpo: li trovavo normali, veri particolari di donna e non mostro.

Se ne vedono di donne e di uomini passare al mare e, volendo essere guardoni, si può affermare che non tutti sono grandi specialità, anzi alcuni potrebbero anche evitare di guardare me e cominciare a guardare se stessi.
↪ Uomini donne ragazzi non vergognatevi del vostro corpo, non vergognatevi di esistere né di essere, abbiate il coraggio di voler vivere che, ve lo dico, è il coraggio più difficile: amare se stessi, accettare se stessi.
Non mettersi il costume,  rinunciare alla spiaggia, non farsi fotografie: sono vere violenze a noi stessi, sono offese al nostro corpo. Fondamentale difendere la nostra dignità a testa alta.

➡ L’altro giorno è passata una signora più volte, accanto al mio ombrellone, ogni volta mi guardava con gli occhi  di stupore, dall’alto al basso, rallentando per guardarmi meglio. Alla terza volta le ho detto (con voce alta):  “Signora? Ha visto bene? No, perché se non ha visto bene, le do’ un santino mio, così lo mette in borsa e mi può guardare a comodo!”
lei silenziosa, ha abbassato lo sguardo è andata avanti senza dire nulla, e che cavolo! Sono così orgogliosa di me!


IL 1968, L’ITALIA, GROSSETO ED BIMBA ‘ANORMALE’ IN UNA SCUOLA NORMALE.

“LEI VA CONTRO OGNI BUONSENSO” DISSE UN “CAPOCCIONE” ALLA MADRE INTESTARDITA, “SE NE PENTIRÀ!”

I maestri elementari sono veri eroi!

#riflessionidalletto. In un momento estremamente difficile e triste, un ri-incontro magico, uno dei due maestri delle elementari, Francesco Prunai 😱🌹🙂.

QUANTI ANNI FA? Nel 1968 la mia prima 1⃣° elementare, nel 1973 la 5°, per cui… Ne ho 56, quanti sono? #CAPITE?! Io ho fatto la prima elementare nell’anno domini in cui il movimento del ’68 fece eco in Italia 🇮🇹!!! Fui la prima bimba ‘piccina’ ad essere inserita a #Grosseto, in una scuola normale, che mi volle ed in una classe “sperimentale normale” (si diceva così) composta solo da #femmine ♀, con la mia maestra Pezzi che mi accettò (❤️ la mia fata ) con grande responsabilità e coraggio.

➡️ GRAZIE A MIA MAMMA PER IL GRAN BATTERSI PER IL MIO INSERIMENTO ‘IN UNA CLASSE NORMALE’.

NEL 1968 ESSERE IN PRIMA ELEMENTARE CONTRO OGNI BUON SENSO

Mia #mamma Andreina pianse, bussó porte e camminò chilometri a piedi per uffici, le dettero della sciagurata e incapace di crescermi. Girò per tutte le scuole elementari ‘normali’ della città ma non volevano responsabilità i direttori. Infine la svolta, in via Brigate Partigiane, il SI con la maestra Maria Elena Pezzi che accettò con gioia, ed ebbi il primo giorno di elementari anche io. Queste cose non le ho sapute che da grande, nessun insegnante o persona mi ha mai fatto sentire fuori luogo o #straniera.

➡️ Grazie alla MIA maestra PEZZI che mi accettò e il maestro PRUNAI. Lavoravano in step e mai hanno dubitato sulla scelta fatta.

Queste cose non le ho sapute che da grande, nessun insegnante dell’epoca mi aveva mai fatto sentire fuori luogo o #straniera. L’#Italia è stato uno dei primi stati in Europa a superare le scuole “differenziali”; sino alla prima metà degli anni Sessanta i disabili nel nostro paese venivano educati negli “Istituti speciali”, come nel resto d’Europa e del mondo. In un modo veramente straordinario l’ondata sessantottina s’abbatté anche sulle nostre scuole speciali, tacciandole di rappresentare un sistema chiuso, senza un libro uguale per tutti, accusandole di essere un vero e proprio ghetto.

Fu’ così che il 30 marzo 1971, con l’approvazione della legge n. 118, si stabilì per legge che anche gli #alunni #disabili dovessero adempiere l’obbligo scolastico nelle scuole comuni, ad eccezione di quelli più gravi. Naturale e scontata conseguenza della ventata rivoluzionaria fu la chiusura degli Istituti speciali, disposta con la Legge 360 dell’11 Maggio del 1976, cui seguì l’anno dopo la legge 517 che introdusse in Italia il principio dell’inclusione per tutti gli alunni disabili della scuola elementare e media dai 6 ai 14 anni. Infine, la sentenza della #Consulta n. 215/87 sancì il riconoscimento del pieno ed incondizionato diritto allo studio per tutti gli alunni/studenti con disabilità, anche in condizioni di gravità, nelle scuole secondarie superiori. A Grosseto, in quel fatidico 1968 furono create due classi sperimentali e i due maestri si trovarono uniti ‘del movimento sessantottino in insegnamento #instep. Il maestro Prunai aveva tutti i #maschi ♂, la Pezzi le bimbe. Che eccellenze, ecco dei #VERIEROI🎖️Insieme mi crebbero senza paura, con rispetto, dolcezza, fermezza ma grande dedicazione, come una figlia (tutti eravamo figli), insegnando anche agli altri bambini il #valore della #differenza.

GRAZIE MAESTRI 🙏 ! A nome di tutti quei bimbi che hanno avuto l’#opportunità di crescere in condizioni di #uguaglianza. La nostra #scuolamigliore 🏫 è fatta anche da tutti i maestri elementari così dediti, indomiti verso l’insegnamento di quella #cultura (che non è diventare famosi, avere titoli per sé stessi) impastata di #amore, #educazione e interesse per bene di ogni bambino che hanno sotto le ali.

Grazie maestro Prunai, grazie maestra Pezzi, ❤️ mi avete regalato tanta vita 🌱 capacità e… normalità. Dopo i miei genitori e nonni, siete le mie radici 🌱 🌈!

#6febbraio2019 #movimento1968 #elementari #disabilità #senzabarriere #illussodelladifferenza

© Lorella Ronconi 2019


AUGURI A NOI, DONNE.

🌹Auguri a noi, donne violentate, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… Dicono che sia per amore o ignoranza 🤷‍♂️ prepotenza o corruzione, non lo sappiamo noi il perché, ma conosciamo bene la i boia della nostra sofferenza. Donne rosa pink , blu, fucsia e non solo. Donne azzurre come il cielo, come il figlio che avrebbero voluto, curato, sognato, o perduto, amato dal loro pancione avventizio.
🌹Alle donne nere come le notti, buie, ad aspettare, speranze viaggianti, su stazioni in arrivo/partenze, “plin-plon 🎶 …l’aereo in arrivo da…”.
🌹Auguri alle donne arancio tramonto del futuro che at-tende un altro giorno: domani sarà migliore?
🌹Auguri alle donne che respirano nel giallo delle luci al neon, schiave e padrone di vite non scelte.
🌹Auguri a quelle che guardano oltre il soffitto che non hanno più, ma non era il soffritto?
🌹Auguri alle donne dei soffitti crollati, dei soffitti da costruire con amori passati, in arrivo, alle donne, piaganti di rosso d’amore.
🌹 Auguri a noi donne “a rotelle”, in movimento agitato, determinato, seppur con i bastoni bianchi o con un foglietto ed una penna, per essere comprese.
🌹Auguri alle donne che non si rassegnano, come me, violentata invisibile dalla violenza che non conosce di esserlo. Eppure fa male. Le mie cicatrici capite solo da sorelle (e fratelli) con container colmi di segni da mostrare, a testa alta. Noi sopravvissuti e portatori di non violenza che è color arcobaleno, come la pace che non smetterò mai di cercare! 🌈

© Lorella Ronconi

❤️🧡💛💚💙💜🖤💝

#giornatainternazionalecontrolaviolenzaalledonne, #noicisiamo, #vocealsilenzio #25novembre

#senzabarriere


CARICHI SOSPESI IN EQUILIBRIO

#riflessionidalletto. Guardare oltre la finestra e immaginare che il tempo non sia mai passato; il melograno sta mettendo ancora le foglie 🍃, il tempo non è passato, i ricordi sono quelli di pochi anni fa. Il sole, la luce, la pioggia, il vento sono gli stessi, come le primavere sulla mia fronte: sono tutte in fila, tutte attese, tutte sudate; conquistate con tanta forza, con le unghie, con la folle tenacia di chi si arrampica a mani nude strisciando verso l’alto, contro la gravità.
Guardo fuori dalla finestra, sono beata adesso. Osservo il signor Mel con le sue piccole foglioline rosse e la sua prorompente voglia di essere ancora in fiore 🌺, mi sembra lo stesso di ogni anno, niente è cambiato. Le stesse foglie, forse allora son la stessa anche io? Ancora giovane, ancora uguale?Viaggio con il pensiero e il peso delle primavere, quasi… si cancella per un po’, dentro son sempre la bambina spensierata che cantava alle albe. Dimentico gli anni fino a quando non torno a guardarmi allo specchio, davanti a me si aprono i cassetti della mia esistenza: bagagli impegnativi, voci e colori, suoni e profumi con la stessa presente intensità: mistero!
Comincio a immaginare cosa provano le persone anziane… sono dei carichi sospesi un equilibrio tra il loro meraviglioso passato e il futuro incerto breve che rimane. 💬🍃☔🌱🎈🌺

© Lorella Ronconi 

Foto Fabiola Allegri

#LorellaRonconi #SirenaGuerriglia #senzabarriere #setedisapere #determined

Acquista le mie opere, clicca su:  http://lorellaronconi.it/poesie/pubblicazioni/


8 MARZO, C’E’ BISOGNO DI SILENZIO, DONNE ANCORA AI MARGINI

Come l’azzurro del cielo

Una riflessione, un momento di silenzio, una poesia, solo una senza troppi merletti. Qualche riga per parlare di prigionia, di violenza, per sognare la libertà.

Ci sono prigionie che sanno di guerra, prigionie che sanno di grate oltre il quale scorrono le vite e fioriscono le giornate. Ci sono prigionie invisibili, silenti, senza grate, senza condanna:  prigionie che sanno di indifferenza, di porte strette, di corpi che da soli non possono muoversi.

Lorella_ronconi_ottobre_2017.jpeg

Violenze inevidenti: donne che sono ancora ai margini, se non proprio estraniate dalla vita sociale. Io stessa violentata dalle barriere fisiche e culturali: io che ogni giorno vado avanti, io che non mollo: ma quante ve ne sono, come me, che però non hanno la fortuna di poter essere sfacciate, di poter parlare?

Ci unisco una poesia, una sola, senza troppi balli e canzoni, perché vorrei si potesse riflettere più spesso sulle donne disabili. È una poesia per cantare la libertà, la speranza, il sogno futuro che ci rende belle.

Noi donne ci vestiamo di sogni: ci basta poco per essere forti: una speranza che ci prenda per mano.

COME L’AZZURRO NEL CIELO
Libero, come l'azzurro che si staglia nel cielo.
Libero, come un soffio di fiato nel gelo.
Libero, come un pensiero in gabbia prigioniero.
Libero, come un sogno che ti avvolge leggero.

Questa mia riflessione si unisce al silenzio di molte persone in questi giorni.

Sono rimasta molto toccata, profondamente rattristata dalle violenze perpetrate sulle donne in Italia: violenze che ancora non si interrompono.

Guerre e donne che fuggono piangendo con i figli, le loro case distrutte. Donne senza lavoro: un lavoro in cui tutti sperano, che serve a costruire un futuro per la loro vita.

Donne che vengono tradite: non si calmano mai i cuori malati di chi aveva promesso loro l’amore. Ancora violenza, ancora omicidi sulle donne.

Due bambine, due piccole donne uccise e ancora lacrime di donne bambine morte per l’onore di dare la vita per la bandiera. Non mi viene da cantare, non c’è nulla da festeggiare.

Donne disabili, invisibili, violentate dall’indifferenza degli operatori, degli ambulatori, dei consultori: donne che vivono nell’indifferenza del mondo.

Il loro genere non è “donna”, è “poverina”.  Non c’è dignità per le donne disabili.

Violenza è stereotipo, è luogo comune, è retaggio culturale: è “lei da qui non entra”, è “mi dispiace non è previsto per lei”.

20170130_163324w

C’è bisogno di silenzio per riflettere, non di troppa poesia. Non c’è da cantare, ma da lavorare. 

Da operare perché non ci siano più lacrime e sofferenze, ma i sorrisi dei bambini e il buon senso. Operare per il rispetto e i diritti di tutti. Donne ed uomini.

C’è bisogno di silenzio, per riflettere su quanta violenza e quante vittime ci siano: vittime della violenza visibile e della violenza invisibile. Abbracciamo la pace e facciamo qualcosa di per noi vittime di violenza, vittime del lavoro, vittime dell’omofobia, vittime dell’indifferenza.

 Nonostante e comunque: buon 8 marzo.

 © Lorella Ronconi


AIUTATEMI AD ABBATTERE LE BARRIERE CULTURALI

27459693_794923774036065_5765423059367925441_n

Stanca, ma felice  di vivere. Sicuramente per colpa dell’ottusità, della cultura, della mancanza di buon senso; per questo inarrestabile “scianguinìo” della civiltà, rimango, rimaniamo ancora persone a metà.

Ringrazio tutte le persone che mi hanno scritto e ringrazio tutte quelle che non rimarranno indifferenti, le persone che non sono come quelle “tanto non mi riguarda”.

Ringrazio le persone che vorranno essere artefici del cambiamento di marcia, le persone che non vogliono più ignorare ma abbattere le barriere della cultura, le persone che vorranno darmi un aiuto in tal senso.

Abbattere le barriere della cultura significa anche cambiare modo di pensare, di progettare, di costruire e formare. Per un etica che riconosce nelle persone diversamente abili l’ <essere> persona, sotto tutti i punti di vista. Per una dottrina, un comportamento che ritorni all’imparare, conoscere, apprendere INSIEME, gli uni dagli altri.

Facciamolo non diciamolo e basta.
#senzabarriere #setedisapere #insiemeperimparare #emarginazione #discriminazione #disabilità
www.lorellaronconi.it


GLI AUGURI  “DI BEFANA” OFFENDONO LE DONNE 

Il 6 gennaio è la festa della Befana è una festa per i bambini, l’Epifania del Signore ai Magi, e noi donne? Ci divertiamo ad inviarci auguri copia e incolla per darci delle befane, non li accetto, offendono l’impegno contro le violenze.

Rispondo agli auguri con: “Che la Bellezza, prima o poi riesca a manifestarsi anche in te!”

.facebook_1515157262158.jpg527840738.jpg

Quando ci si avvicina al giorno dell’Epifania, ecco che arrivano i messaggi di “auguri” di “buona befana”. Sbucano da tutti i social e varie chat, gli “auguri” di amici/amiche conoscenti anonimi, messaggi in tutti i formati, immagini, frasi, audio, copia e incolla, ovviamente da inoltrare almeno a 10 amiche (le catene non avranno mai fine?). Tutto questo a me fa arrabbiare, non lo trovo giusto , mette anche un grande senso di tristezza. Mi direte che in me c’è una punta di stizzosa insistenza, forse sarò esagerata? Certamente, ma trovo che farci gli auguri di buona befana, soprattutto tra noi donne, è un tradimento intellettuale, uno stereotipo che va contromano a tutte le nostre azioni sul rispetto, sul valore della donna. Un augurio “retaggio” culturale di cui non ci rendiamo conto, un messaggio negativo travestito da “tanto  per ridere”.

No, no, no, io non ci sto. Non mi capaciterò mai di questa squallida “tradizione” che si viralizza via social . Mi dicono: “E vabbè, dai, è un modo per scherzare tra noi, prendila con ironia”.

Dire ad ad una donna befana, non è fare ironia; abbiamo fatto molta strada, partecipiamo a movimenti, comitati, flash mob, scriviamo frasi sui social per essere ancora più vicine/i alle donne, soprattutto a quelle maltrattate e poi ci perdiamo con la befana? Le scarpette rosse hanno un simbolo  serio, non possiamo offenderci tra noi se vogliamo il rispetto dagli altri.

Come!?!!? Per scherzare? Ed oltretutto tra donne ci diamo della befana in modo aziendale come gli auguri di Natale? Lo trovate ironico? Un po’ di ironia? Sulle donne? Perché guardate, dire befana equivale a dire a dire che è brutta, vecchia, senza denti, racchia, cenciosa, antipatica, insopportabile e via via.

È vero che nella tradizione la vecchina è benefica perché porta i doni ed esiste una leggenda medievale che identifica in una vecchina quella che dette informazioni ai magi  su dove trovare Gesù, ma è anche vero che la storia della vecchia canuta e rattrappita è assai più antica ed è legata a riti propiziatori romani per i raccolti a venire e alla fine dell’inverno.
In alcune regioni d’Italia il fantoccio della vecchia viene tuttora bruciato, come nei falò del panevin di Oderzo o Brusa la Vecia diffuso nel trevigiano. Molto suggestivo , ma il senso è proprio quello di bruciare il vecchio e, conseguentemente – secondo il pensiero collettivo – brutto, per andare incontro al nuovo, al giovane e bello. Insomma la primavera.

E sicuramente chi dà della befana a una donna non lo dice perché quella donna è buona e distribuisce doni, ma lo fa nel senso primario e letterale del termine che è SEMPRE , in ogni sostantivo, quello che salta agli occhi e non quello che si percepisce del carattere. E agli occhi salta ciò che è fisico, ciò che è reale. Cioè la bruttezza, la vecchiaia. Se qualcuno si riferisce alla moglie o alla compagna di un amico definendola una befana, non lo fa certo per dire che la signora è tanto brava e buona, ma perché è brutta, perché di concia e si veste male. Insomma è una persona di cui si può ridere e questo è altamente offensivo. Non ci permetteremo  mai di dirlo a nessuno durante l’anno, invece… il 6 gennaio, infamiamoci pure, ma dentro una barzelletta, è meno evidente l’offesa.

Ma la befana è una festa per bambini, lo abbiamo dimenticato?

 31319406003_ab2dd0c6f0_b

Eppure per il 6 gennaio ci dimentichiamo il punto focale, siamo donne, persone, siamo quelle che vorremmo essere rispettate, non maltrattate, mai più scarpette rosse. Vorrei domandare a tutte noi: dicendoci : “Prepara la scopa che domattina ti aspetto”, dove sono finiti tutti i nostri discorsi, convegni sul corpo delle donne, sul rispetto alla persona, sull’ugualianza di genere, le nostre commissioni per le pari opportunità contro tutti i tabù di genere ? Dove sono finite le nostre marce per l’8 marzo ? Il 25 novembre? Ed eccoci, siamo a celebrare l’Epifania del Signore con “messaggini catene” per dare della befana alle nostre amicizie: “Invialo agli altri, se tornerà indietro anche a me, ne sarò felice” , roba incredibile!

PENSIAMOCI. Noi donne siamo persone meravigliose, con tutte le nostre difficoltà, amiamoci, rispettiamoci, facciamoci delle carezze. Siamo fate, mai befane. Cominciamo a non darci delle befane, interrompiamo questa orrenda catena contro noi stesse, anche da questo piccolo, piccolo gesto passa la nostra battaglia del 25 novembre.

religion-1907067_960_720

L’essere donna non significa essere Befana. Vogliamoci bene, diamoci  delle supereroine!

Scusatemi, perdonatemi, ma non lo accetto……ed ogni anno lo ripeterò.

Che la Bellezza, prima o poi riesca a manifestarsi anche in te!

Buona festa dell’Epifania a tutti!

Dal vocabolario Garzanti. “befana” pl. -e
1. personaggio fantastico raffigurato come una vecchia brutta ma benefica che porta doni ai bambini la notte dell’Epifania |credere (ancora) alla befana, (fig.) essere ingenuo come un bimbo
2. (fam.) (anche con iniziale maiuscola) la festa dell’Epifania: sono in ferie fino alla Befana | i regali fatti alla festa dell’Epifania: fare, ricevere la befana
3. donna brutta e vecchia o, anche, antipatica, insopportabile accr. befanona, befanone (m.), pegg. befanaccia
Etimologia: ← lat. epiphanĭa(m); cfr. epifania.
Dal vocabolario Treccani: “befana s. f. [lat. *epiphanĭa per epiphanīa: v. epifania]. – 
1. Nome pop. dell’Epifania: la festa della b. (o, con iniziale maiuscola, della B.); per la b. (o la Bandremo a sciarele vacanze durano fino alla b. (o alla B); è tradizione, a ricordo dei re Magi, fare in quel giorno regali ai bambini (e, in tempi recenti, anche agli adulti): i bambini aspettavano con impazienza la b.; la zia le aveva promesso una bambola per la befana; per la befana il marito le ha fatto trovare un anello
2. a.Personificazione dell’Epifania: la vecchia, bruttissima ma benefica, che di notte, scendendo per la cappa del camino, lascia nelle scarpe, o più spesso nelle calze, dei bambini buoni, doni e dolciumi (ai cattivi, pezzi di carbone). b. fig. Donna brutta: s’è sposato quella b. (molto raro il masch. befano, uomo brutto). 

the-three-magi-160632_960_720


IL SANTONE DISABILE

Non solo il 3 dicembre è “persone con disabilità”, si dovrebbe fare memoria, spiegare, formare, abbattere barriere e stereotipi, fare, essere ed avere cultura per dare cultura al futuro. Un articolo di Andreina Natoli, una riflessione in merito alle persone con disabilità, “accessibile”, senza barriere, bellissimo, speciale per me.

Questo articolo nasce dall’esperienza di una grande amicizia, quella di Andreina e me, Lorella Ronconi. Andreina scrive il suo carissimo, dolce, appello per Lorella, ma il suo scritto è l’appello che vorrei fosse fatto per tutte le persone diversamente abili che nel 2017 devono ancora dimostrare con fatiche enormi, le loro capacità, le loro qualità, le loro abilità, le loro professionalità per essere considerati quasi come persone e non pupazzini di peluches.  E’ una violenza gratuita dover essere costretti a dimostrare di essere persone, come dover scalare l’Everest ogni momento. Vi assicuro, non sono la malattia, il dolore, la disperazione socio sanitaria, la poca economia nelle nostre tasche a farci sentire sbagliati, stupidi, è l’ignoranza totale verso le nostre capacità, la  consapevolezza che in molti (non tutti per fortuna) di essere considerati “eterni cucciolini incapaci”, per cui non calcolati nella vita quotidiana. “Esserini” degni solo di “ini”: bacini, coccolini, pietosismini. Sono una donna diretta, che sa essere sincera, ve lo dico: adoro i cuoricini ma al momento giusto e se me li merito. Grazie per questo testo, grazie ad Andreina Natoli che mi ha innalzato, che ci ha innalzato da il sottoterra in cui talvolta viviamo, non per condizione, ma per cultura.

Lorella_Ronconi_e_Andreina_natoli.jpg

Il Santone disabile

di Andreina Natoli

Lorella Ronconi. Mia compagna di scuola delle superiori, mia grandissima amica, inseparabili dall’età di 16 anni fino ai 21, cioè fino a quando mi sono sposata e trasferita nelle Marche. Divise fisicamente ormai da ben 34 anni, sempre vicine con il cuore, lo spirito, le idee, tuttora capaci di comprenderci anche potendoci vedere solamente per  un giorno all’anno. Lorella Ronconi: disabile. Perché do questa informazione, che per me sarebbe  superflua? Perché la disabilità ci spaventa. La maggior parte delle persone, magari inconsciamente, non sa come rapportarsi con un disabile, soprattutto se la persona in questione ha un cervello ed una capacità di empatia che è superiore alla media. Nell’ansia di far vedere che non si hanno pregiudizi, si tende a trattare il disabile come un individuo “fragile”, incapace di affrontare  le difficoltà della vita come le persone cosiddette “normali”.  Si tende a idealizzarlo, vedendolo come un’entità staccata dal reale, che vive di spiritualità, non preda di sentimenti ed emozioni legati alla carne come tutti noi. Allo stesso tempo, dato che il disabile fisico è una persona molto equilibrata, intelligente, comunicativa e saggia, lo si rende destinatario di confidenze intime. Si riversano su di lui i  problemi, le pene d’amore, di lavoro, il mal di vivere, certi di poter sempre ricevere un po’ di conforto. In una sola parola: lo si IDEALIZZA. Perciò, quando l’idealizzato non sopporta più di essere considerato come un Santone, quello che ha le soluzioni per ogni nostro problema, e cerca di comunicare il proprio disagio, di far capire che anche lui ama, soffre, ha problemi fisici, economici, problemi pratici ed organizzativi legati alla sua disabilità …. noi non lo capiamo. In quel momento la lingua italiana diventa per noi incomprensibile, perché non concepiamo che il nostro Santone disabile possa avere gli stessi nostri problemi e soprattutto che in quel momento non sia disponibile a lasciarci sfogare e ad accollarsi tutte le nostre emozioni negative.

Una lunga premessa, necessaria per commentare un post che Lorella, il nostro “Santone disabile”, ha pubblicato qualche giorno fa su Facebook. Testuali parole: “Tutti guadagnano con le loro professionalità. Io cosa vinco con la mia?”  A me è sembrato subito chiaro che avesse esternato un grande disagio, il fatto cioè che pur avendo un curriculum di tutto rispetto (visibile nella sua pagina web http://www.lorellaronconi.it)  – diplomi di grafica pubblicitaria, corsi di specializzazione in informatica,  comunicazione, Master in social media marketing, editor grafico, video cartaceo ed impaginazione ecc. – la sua professionalità, quando utilizzata,  non venga remunerata. Facile da capire, mi pare. E invece no! Si sono scatenati i soliti commenti, che ho già letto in altre occasioni nei suoi post, nei quali si afferma che avrebbe guadagnato amore, stima, ammirazione, amicizia, soddisfazione morale, gratificazioni per la sua bellissima anima e via dicendo. E così, il processo di Santificazione è quasi concluso!!!!

Adesso, io mi chiedo: ma se Lorella non fosse una disabile, le risposte sarebbero state le stesse  oppure si sarebbe scatenata un’indignazione generale al pensiero di una lavoratrice sotto pagata e sfruttata? I disabili sono per caso esentati dal pagamento delle bollette, delle tasse, non devono pagare la spesa al supermercato, hanno personale che li aiuta nelle faccende domestiche o di ausilio alla loro persona che non pretende di essere pagato per il lavoro che svolge in quanto “avrà un posto riservato in Paradiso”? La risposta è NO. Chiunque altro, con le stesse competenze di Lorella, avrebbe un ottimo lavoro, ben retribuito e soddisfacente, idoneo a garantire una vita PIU’ che decorosa, come è giusto che sia. Invece, la Santa Lorella viene retribuita con la spiritualità, perché lei vive d’aria naturalmente, non si può abbassare a maneggiare il vile denaro. Ed i suoi presunti amici e sostenitori, invece di gridare allo scandalo, sorridono ammirando l’aureola dorata che vedono brillare sopra la sua testa.

Signori miei, il lavoro, a qualunque titolo prestato e da chiunque, disabile o meno, VA retribuito. Anni ed anni di lotte sindacali, di conquiste sociali, non vi dicono niente? La Costituzione italiana, artt. 1, 2, 3 e 4, i suoi principi fondamentali, non vi dicono niente? Vi consiglio caldamente di leggerli. Lorella non è solamente una poetessa,  una persona che lotta in prima linea per i diritti dei disabili, l’ideatrice della campagna #SOLOUNMINUTO (che ha assunto un grande rilievo anche attraverso la visibilità ottenuta nei TG Nazionali); Lorella è principalmente una PERSONA come me, come voi. Non giudicatela per la sua disabilità ma per la sua intelligenza, tenacia, ironia. Non chiedetele di lavorare gratis. Lo fareste mai con un Professionista che possa vantare un curriculum simile al suo? Non credo. E che sia una PROFESSIONISTA DELLA COMUNICAZIONE E DEL WEB è sotto gli occhi di tutti: lo slogan  #SOLOUNMINUTO in pochissimo tempo ha fatto il giro del mondo ed ha coinvolto persone in tantissimi paesi, in Italia ed all’estero, che si sono immediatamente attivate per evidenziare i comportamenti scorretti ed asociali di automobilisti e non solo.

Se vi ritenete davvero degli amici, se volete sostenere Lorella perché è una tosta, lavoratrice, competente, professionale, arguta, capace e motivata, allora è giunto il momento di cambiare atteggiamento. Di rapportarsi con lei alla pari, di considerarla persona normale perché lo è. Di abbandonare il pietismo, l’odor di Santità, il confessionale. Di capire che il vile denaro non serve solamente a noi ma anche e soprattutto a lei. Di capire che se il tempo è prezioso, il suo lo è ancora di più e non  va’ sfruttato ma valorizzato attraverso la giusta remunerazione. E forse allora e solo allora, la disabilità non ci farà più paura ma sarà un aspetto della normalità.

andreina-laura_Natoli_Lorella_ronconi.jpgAndreina Natoli è nata a Camerino (MC) il 17 luglio  1962. Ad ottobre dello stesso anno, la sua famiglia si trasferisce a Grosseto. Frequenta l’ITC “V. Fossombroni” , dove, nella mitica classe 3^ D,  conosce Lorella Ronconi. Le due compagne diventano inseparabili fino a quando, nel settembre 1983,  Andreina Natoli si sposa e torna a vivere a Camerino (MC). Amante degli animali in genere, e di cani e gatti in particolare. Lavora come assistente amministrativo presso l’IPSIA “Don E. Pocognoni” di Matelica (MC), presso la segreteria alunni  con i quali, a causa del suo carattere forte,  la sua capacità di interagire e la sua attitudine al dialogo ed all’ascolto dei loro problemi, ha un ottimo rapporto. Il 9 aprile 2015 consegue il Diploma di Laurea in Scienze dei Servizi Giuridici presso l’Università degli Studi di Camerino (MC), riuscendo, malgrado il lavoro, la famiglia ed impegni vari, a laurearsi in corso. Attualmente è iscritta sempre presso la stessa Università, al 5^ anno del corso di Laurea Magistrale di Giurisprudenza e conta di laurearsi entro il 2018. Il regalo più bello ricevuto nel giorno della sua Laurea è per lei senz’altro lo splendido mazzo di 13 rose rosse a gambo lungo, fattole recapitare in ufficio dai suoi “ragazzi” della classe 5^ Manutenzione ed Assistenza Tecnica della sede di Matelica. Anche se lontana, continua a tenersi in contatto con Lorella Ronconi, da lei considerata la sua migliore amica.

COME IL 3 DICEMBRE, IL MIO 25° ANNIVERSARIO PER LA DISABILITA’

Forse è una città disabile la mia, forse vivo ancora in un’Italia disabile?

3 DICEMBRE 2017 – Come la giornata del 3 dicembre, istituita nel 1992, celebro i miei 25 anni di impegno civile per la disabilità, contro le barriere culturali e architettoniche, cominciai da #Grosseto, come iscritta  al mitico Comitato Provinciale per l’Accesso.

Il tema in questo 25° Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità è: “Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti”, un vero e proprio manifesto di concretezza, che invita tutti – i Governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato – a lavorare come “squadra”, per far sì che i princìpi della Convenzione ONU vengano realmente attuati, giorno dopo giorno.

Un percorso in cui le persone con disabilità devono essere al tempo stesso beneficiari e protagonisti del cambiamento.

– A più di venticinque anni, ormai, da quella Risoluzione n. 47/3 delle Nazioni Unite che il 14 ottobre 1992 istituì per questa data la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, che nel 1993 – in base a un accordo tra la Commissione Europea e le stesse Nazioni Unite – sarebbe diventata anche Giornata Europea. 

– Nella mia città si “ricorderà” oppure si “celebrerà” questa giornata? Beh, se non fosse, effettivamente ci rimarrei male. Si, sarebbe per me una grande tristezza, come parte integrante di una comunità (associazioni, disabili, famiglie, amici) che opera, ed ha operato al miglioramento, alla cura, all’approccio e alla formazione/informazione verso – e con – le persone con diversa abilità da più di 25 anni. Wow, 25 anni esatti di battaglie e lotte in rete, talvolta solitarie, per rendere più vivibile la mia città, #unavita!

Beneficiari e allo stesso tempo protagonisti del cambiamento: forse è questo è degno di maggiore attenzione, tra gli altri princìpi, naturalmente del tutto validi anche in questo nuovo 3 Dicembre. Non ci siamo ancora riusciti, la mia città è tutt’ora inaccessibile per moltissimi aspetti, inaccessibile per vivere una vita “normale”. Forse è ancora una città disabile la mia, forse è ancora un’Italia disabile la mia.

Barriere strumentali, culturali, castelli arroccati con il ponte levatoio innalzato; interessi economici e marketing turistico/sociale lasciato in fondo al cassetto: ottusismi che non riescono ad accettare il diritto al cambiamento dell’uguaglianza dell’autonomia di ogni persona, fino in fondo, a partire dal proprio sé.

Non celebrare e non ricordare le diverse abilità, soprattutto da parte delle istituzioni è come sentirsi o già integrati, arrivati a meta, per cui già in assenza di bisogno… Oppure completamente trasparenti, invisibili, soli.

#GiornataInternazionalePersoneconDisabilità #senzabarriere #sosdisabilità #ionomivergogno #IosonoRARA #ConvenzioneOnuPersoneDisabili

© Lorella Ronconi – 2017 – All rights reserved

 

 


ALLE DONNE CHE STANNO OPERANDO AFFINCHÉ LE DONNE E GLI UOMINI DIVENTINO MIGLIORI 

#riflessionidalletto, eccomi in versione notturna, I’m 🔝, il cervello viaggia. Miliardi di pensieri, prima di dormire, la sera. Nella calma, nella solitudine del mio letto símil ospedale 🏩, una marea frusciante di pensieri 💭 cavalca la mia testa; nelle stanze della mente mi volteggiano, invadenti, coloratissimi, psichedelici pensieri:↪ paure, ansie, idee, da finire, da fare, sensi di colpa, dubbi 💢 . Appuntamenti, impegni, persone, genitori, medicine, desideri, dolori. 

E i soldi e il lavoro? Come fare? Dove trovare le cure e le soluzioni? Quale sarà mio futuro? 

Penso alle #donne 🚺 in questa giornata particolare. 

Cosa pensano, le donne prima di dormire?  Ci saranno donne sveglie adesso a fare slalom tra ansie, problemi, soluzioni? Le immagino con le loro piccole grandi sofferenze quotidiane: donne che stanno andando al lavoro, altre che tornano a casa, in aereo ✈ a fissare le luci dell’aeroporto che si avvicina. Donne che si struggono in dolce attesa e donne che aspettano un lavoro, donne in fila per una tazza di riso. 

E ancora, donne in un angolo buio per dare ‘gioie’ d’amore ed altre che stanno fingendo un amore che è evaporato da molto tempo. Donne in acquerello, scolorite dal tempo, in attesa del sorriso di quel figlio che non chiama mai. Donne che promettono di non farlo mai più. Le donne… 😢 Quante donne in questo momento sono tra le violenze? Nelle guerre? Sono schiave di dipendenze, incatenate alle sale giochi… O tra braccia carnefici? 😢😢😢 Sento il loro camminare, il loro pensare e il mio:  sono una donna 👩, avremo mai pari opportunità? Dedicato alle donne, alle donne invisibili, alle donne diversamente abili, come me, alle donne sole, alle donne che cercano di camminare a testa alta alle donne che desiderano un mondo migliore e muoiono tra le braccia di chi avevano amato. Alle donne che stanno operando per le donne e gli uomini, affinché diventino migliori.

#GiornataControLaViolenzaSullaDonna #senzabarriere #setedisapere #determined #SirenaGuerriglia #iosonosmart #JeRouleAvecToi


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: