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SONO UNA PERSONA ALTERNATIVA 

Io sono diversa, per fortuna 🍀, altrimenti, non mi sarei riconosciuta in mezzo a tanta gente tutta uguale.

Oggi mi sento di dire che sono veramente felice di essere una donna diversa, una tipa alternativa di pensiero ma anche di fatto ✅ : ⌚3 ore sdraiata 😷, completamente orizzontale, ⌚ 3 ore in carrozzella, non è facile, capperola 😣 Sono orgogliosa di me. Si, io sono alternativa, non sono convenzionale, non mi adeguo alla cattiveria, sono diversa perché non mi voglio appiccicare il pensiero già confezionato dagli altri. Please, “no sold out”. 💹 Si, sono ALTERNATIVA , DIVERSA  perché voglio pensare con la mia testa. Sono diversa perché non rinnego la mia dignità, né vendo il mio pensiero 💭 al miglior offerente 💲. Sono diversa perché non ho mai digerito il grasso epulone e voglio passare per la cruna di un ago. Sono diversa perché sono alta 1 metro e 25, perché la mia malattia non esiste. Io sono diversa, per fortuna 🍀, altrimenti, non mi sarei riconosciuta in mezzo a tanta gente tutta uguale. 😱😂🙅🙆🙇  

Voglio dedicare al piccolo grande Davide questa mia riflessione perché mi ha ispirata,  grazie Davide! 

#iosonoalternativa #iosonodiversa #iononmivergogno #Iosonorara #senzabarriere #determined  

www.lorellaronconi.it

@lorellaronconi 


ANCHE QUANDO LA PERSONA CHE CI HA AMATO NON C’È PIÙ 

“Essere stati amati profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c’è più. È  una cosa che ti resta dentro, nella pelle…❤” 

J.k. Rowling


5 MAGGIO 2017, GIORNATA EUROPEA PER LA VITA INDIPENDENTE

Il 5 maggio 2017 si celebra la Giornata Europea per la Vita Indipendente istituita dall’Onu in favore delle persone con disabilità. La Vita Indipendente, è un movimento, una filosofia di vita che nasce a Berkeley nel 1972, della prima Agenzia per la Vita Indipendente iniziarono anche i tentativi di autodeterminazione e partecipazione alle comuni attività sociali, affermandosi, così, uno dei principi fondamentali del movimento, che prevede siano gli stessi disabili a decidere ed operare per abbattere le barriere che li separano dalla vita civile e migliorare i servizi a loro dedicati.

«La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» (Lev Tolstoj)

“Vita indipendente”, come stabilisce la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, si riferisce all’assistenza autogestita, anche in forma autodeterminata, tramite un progetto personalizzato e un budget destinato direttamente alla persona disabile per l’assunzione di assistenti personali liberamente scelti e formati.

Un’opportunità per parlare, promuovere, progettare, costruire, rivendicare il riconoscimento dei diritti umani per tutti e a sensibilizzare sulla Vita Indipendente; uno strumento per la diffusione delle nostre idee in tutta Europa, consentendoci di far sentire la nostra voce.
Tramonto a Principina a Mare

You only have a few chances to make your dreams come true, what are you going to do today to make you closer? Never give up. (c) Lorella Ronconi

Vita Indipendente è una filosofia e un movimento internazionale che promuove la autodeterminazione delle persone con disabilità, il rispetto a sé stessi e le pari opportunità e che, attraverso il superamento della semplice logica dell’assistenzialismo e dell’istituzionalizzazione, mira alla piena inclusione nella società e nella collettività.
Breve storia del movimento
Il movimento è nato negli anni sessanta all’Università di Berkeley (California) ad opera di Ed Roberts e di alcuni suoi compagni, tutti gravemente disabili, e per questo alloggiati all’interno dell’infermeria del campus. Sebbene i contatti con l’università fossero quotidiani, tuttavia la loro vita sociale era limitata, come anche la possibilità di accedere fisicamente ai locali della stessa. Fu così che Roberts cominciò a maturare l’idea che per i disabili fosse necessario gestire la propria vita al di fuori dei luoghi di cura, e ciò lo spinse ad elaborare un progetto insieme all’università riservato agli studenti disabili.
Con la costituzione, a Berkeley nel 1972, della prima Agenzia per la Vita Indipendente iniziarono anche i tentativi di autodeterminazione e partecipazione alle comuni attività sociali, affermandosi, così, uno dei principi fondamentali del movimento, che prevede siano gli stessi disabili a decidere ed operare per abbattere le barriere che li separano dalla vita civile e migliorare i servizi a loro dedicati.
Attualmente in America ci sono circa 400 agenzie, e il movimento è diffuso in tutto il mondo, operando in modo da far riconoscere e garantire la Vita Indipendente come diritto umano e civile, e per combattere la discriminazione verso i disabili. In Europa opera l’associazione internazionale Europe Network for Indipendent Living, fondata nel 1989 a Strasburgo dal dottor Adolf Ratzka.
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Dalla filosofia ai servizi
La autodeterminazione è l’elemento indispensabile per creare un progetto di Vita Indipendente.
A proposito di questo il dottor Ratzka nel suo intervento Vita Indipendente: tentativo di una definizione, enil.it.è chiaro:
« Dobbiamo spezzare il monopolio dei professionisti non disabili che parlano a nome nostro, definire i nostri problemi e suggerire le soluzioni per le nostre necessità. »
Vita Indipendente parte dell’idea che siano i disabili stessi i migliori conoscitori delle proprie difficoltà, e pertanto essi stessi devono cercare le soluzioni organizzative migliori per loro, divenendo così, da oggetto passivo di politiche assistenzialiste, soggetto attivo, con gli stessi diritti ed obblighi delle persone non disabili. Per questo il movimento si oppone a qualsiasi forma d’internamento negli istituti, anche i più moderni ed accoglienti, ma che alla fine portano all’esclusione sociale. In definitiva viene contestata l’idea che il disabile sia un malato da ospedalizzare, riducendo i suoi bisogni a delle semplici necessità assistenza sanitaria.
Nello stesso intervento scrive:
« “Vita Indipendente” non significa che non abbiamo bisogno di nessuno,…[ma]… che noi vogliamo esercitare il medesimo controllo e fare le medesime scelte nella vita di tutti i giorni che i nostri fratelli e sorelle non disabili, vicini ed amici danno per scontati. Noi vogliamo crescere nelle nostre famiglie, andare nelle scuole della nostra zona, usare lo stesso bus, fare lavori che siano in linea con la nostra educazione e le nostre capacità. Di più, proprio come tutti, noi abbiamo bisogno di farci carico della nostra vita, pensare e parlare per noi. »
È evidente, quindi, come la filosofia della Vita Indipendente vada al di là della semplice “de-istituzionalizzazione”, intesa come scelta di vivere nel proprio domicilio e utilizzare i servizi dedicati alla collettività invece che in residenzialità “protette”, piccole o grandi che siano, mirando alla piena integrazione attraverso l’abbattimento di barriere, sia architettoniche (che praticamente impediscono la mobilità) che culturali.
Gli “strumenti” per ottenere ciò sono essenzialmente due: l’assistente personale e le agenzie di Vita Indipendente.
L’assistente personale
  • L’Assistente Personale è una nuova figura professionale nettamente distinta dall’assistente domiciliare, ed espressamente preparata sui principi di Vita Indipendente.
    Innanzi tutto tra assistente ed assistito si configura un normale rapporto d’impiego, secondariamente è il disabile, e non l’assistente o un intermediario, che decide il servizio, concordando direttamente con l’assistente mansioni, orari, modalità, tipo di contratto e retribuzioni. Ovviamente non si esclude che l’assistente personale possa anche essere una persona di propria fiducia: amico, familiare, parente.
    Nella legislazione italiana tale figura non è specificatamente prevista. Tuttavia, in applicazione della legge 104/92, sono previste diverse forme d’intervento e di aiuto alla persona, ed alcune regioni contemplano anche la realizzazione di progetti di Vita Indipendente.
Le Agenzie di Vita Indipendente
  • Le Agenzie di Vita Indipendente, definite anche Centri di Vita Indipendente, sono agenzie di servizi di assistenza legale, fiscale o di altro genere, gestite esclusivamente o principalmente da personale disabile per fornire servizi a persone disabili.
    Inoltre queste agenzie operano in collaborazione con gli enti governativi locali per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed il miglioramento delle infrastrutture esistenti, per la promozione di leggi, per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema della disabilità.
Si tratta, quindi, di una nuova forma di assistenza (che si definisce, propriamente, assistenza personale autogestita), ovviamente diversa dall’assistenza domiciliare (in quanto questa è piuttosto un servizio infermieristico che consegue il duplice scopo di evitare la congestione degli ospedali e limitare la sovrapposizione di mansioni e in quanto è spesso concepita come assistenza all’interno del domicilio e senza la possibilità di essere fornita in luoghi diversi), ma anche dalle forme di assistenza dei servizi sociali, in quanto non è più l’ente a dare unilateralmente assistenza, ma questo diviene un servizio offerto su richiesta del disabile stesso e nei termini da lui/lei definiti.
Questi, unitamente ad un’équipe multidisciplinare presente nell’ambito socio-assistenziale, elaborerà un proprio progetto di vita, in base al quale si stabiliscono le modalità di assistenza e la retribuzione oraria.
Attuazione pratica del modello autogestionale
Le leggi
I principi legislativi negli Stati Uniti d’America
In trent’anni di lotta si sono conseguiti importanti risultati in America, con la promulgazione di una serie di provvedimenti legislativi federali ispirati alla legge sui diritti civili: Architectural Barriers Act del 1968 sulle barriere architettoniche, Urban Mass Transit Act del 1970 per l’adeguamento dei mezzi pubblici, Rehabilitation Act del 1973 che proibisce qualsiasi discriminazione nei servizi pubblici, le due leggi del 1975 sull’educazione e la protezione dei diritti civili, sono solo alcune delle leggi principali.
L’ultima legge fondamentale dello Stato è denominata Americans with Disabilities Act, promulgata da George H.W. Bush nel 1991, che recepisce a pieno i principi del Rehabilitation Act.
La diffusione del movimento in Europa
In quanto all’Europa i suoi primi interventi risalgono alla fine degli anni settanta, con la creazione di progetti pilota per l’integrazione lavorativa dei disabili. Altri interventi si sono succeduti dopo il 1991, anno dedicato dall’ONU alle persone disabili, con strategie d’intervento per aree geografiche.
Vi sono precise direttive dell’Unione Europea rivolte alla disabilità. L’articolo 26 della Carta dei Diritti nell’Unione europea (direttiva 2000/C 364/01) sancisce chiaramente che
« L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia,
l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità. »
mentre nella Dichiarazione di Madrid del marzo 2002 si parla esplicitamente di Vita Indipendente come strumento per conseguire una piena eguaglianza sociale. Entrambi, poi, recepiscono appieno quando dichiarato nell’art. 15 della Carta Sociale Europea, in cui si dichiara che i disabili hanno diritto alla piena integrazione sociale.
Per conseguire tale obiettivo il Piano d’Azione sulla Disabilità 2004 – 2010 (COM(2003) 650) opta per una strategia complessiva:
  • Favorire l’occupabilità
  • Favorire l’accesso ai servizi
  • Favorire le cure e l’assistenza personale.
e la relazione COM(2005) 604 sullo stesso Piano d’Azione sottolinea come i disabili possano esercitare la stessa autonomia di scelta delle persone non disabili. Le politiche per la Vita Indipendente dipendono anche dall’accesso ad una vasta gamma di servizi: trasporto, informazione e formazione, tempo libero.
Per quanto riguarda specificatamente la Vita Indipendente, sono quattro i documenti internazionali [1]:
  • La risoluzione di Strasburgo (1989)
  • La risoluzione di Berlino (1992)
  • La dichiarazione di Strasburgo (2003) sull’assistenza personale
  • La dichiarazione di Tanerife (2003) contro la discriminazione
Essi delineano l’intero impianto teorico – pratico della Vita Indipendente (soprattutto i primi due documenti), dichiarandone inoltre il carattere pratico e non meramente filosofico.[2]

La situazione in Italia

Attualmente manca una legge a livello nazionale, in il più recente provvedimento legislativo in tal senso, ovvero la legge 328/2000, eccessivamente legata all’assetto centralistico dello Stato, sembra sia stata in larga parte vanificata con la modificazione in senso federalista del Titolo V della Costituzione (anche è ancora aperta la discussione sui limiti di efficacia giuridica della legge è ancora aperta). Così l’unica norma di riferimento attualmente in vigore resta la Legge quadro 104/1992, che tuttavia appare inadeguata allo scopo, anche perché le finalità della legge sono molto diverse da quelli della Vita Indipendente.

In conseguenza di ciò vi è una situazione disomogenea tra le regioni: mentre nel nord-est, come in Veneto, vi sono linee d’intervento ampiamente consolidate (nel Friuli-Venezia Giulia, regione a statuto speciale, è anche partita una sperimentazione per mini alloggi con servizi), in altre regioni questa realtà si va faticosamente affermando: in Piemonte, Toscana ed in Lazio si stanno promuovendo progetti di Vita Indipendente attraverso le associazioni regionali, in Abruzzo vi è una proposta di legge, mentre le Marche sembra abbiano recepito il principio della Vita Indipendente.
Altre regioni ancora sembrano muoversi in maniera molto diversa: l’Emilia-Romagna ha indetto l’assegno di cura e previsto l’erogazione, per lo più gratuita, di servizi assistenziali, mentre le regioni meridionali preferiscono erogare i servizi a livello comunale, accordandosi con cooperative sociali ed altri enti non lucrativi.

Tuttavia non mancano norme nazionali che intervengono sui singoli aspetti. Innanzi tutto con la legge 162/1998 [3] che, modificando parzialmente la 104/1992, ampliandone gli effetti, dichiara esplicitamente che la legge mira

« a programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità, di cui all’articolo 3, comma 3, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all’articolo 9, all’istituzione di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli articoli 8, comma 1, lettera i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di assistenza nell’ambito di programmi previamente concordati; »
(art.1, lettera c-ter)

Poi vi sono altri interventi legislativi, come la legge n.68 del 12 marzo 1999, che, affrontando il tema del diritto al lavoro, prevedono meccanismi di assunzione obbligatoria, oppure la legge n. 13 del 1989, recante in calce il titolo: “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.”
È ovvio che queste leggi, pur finalizzate in settori diversi da quello assistenziale, pongono indirettamente il problema della de – istituzionalizzazione, in quanto un lavoratore è soggetto attivo (sebbene con dei limiti oggettivi) che non ha alcun bisogno di internamento in istituto.

Tutto ciò è in applicazione all’art.3 della Costituzione italiana che vieta ogni discriminazione anche in base alla condizione personale. È infatti sull’onda di questa tradizione che sono state emanate moltissime leggi a favore dei disabili.
Tuttavia spesso l’assistenza viene demandata alle famiglie, e i servizi rivolti alla disabilità sono insufficienti. Infatti non va dimenticato che all’atto pratico la Vita Indipendente è una terza via, in quanto la gestione dell’assistenza viene demandata al disabile che in tal modo diventa un vero e proprio datore di lavoro (da qui anche l’espressione di Assistenza personale autogestita). Inoltre la modificazione del Titolo V della Costituzione è recente, e non è ancora possibile prevedere totalmente gli effetti sulle leggi rivolte alla disabilità (a cominciare dalla stessa 162/1998).

Note

  1. ^ Reperibili sul sito dell’ AVI Toscana
  2. ^ <<Noi vogliamo che la Vita indipendente sia più di un mero concetto teorico. A tal fine abbiamo bisogno di sostenerci reciprocamente e di imparare l’uno dall’altro, organizzarci e lavorare per arrivare avere la protezione giuridica dei nostri diritti civili ed umani con il supporto Dei servizi di Assistenza Personale>>.
    (Dichiarazione di Strasburgo sull’assistenza personale)
  3. ^ Norma fondamentale, in quanto si cita esplicitamente la Vita Indipendente, intendendo questa espressione non come un mero principio etico – morale, ma proprio come movimento autonomo.

Fonte Wikipedia


VENNERO A PRENDERE ME, E NON C’ERA RIMASTO NESSUNO A PROTESTARE

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. (Cit. fonte controversa *)

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<< When they came for the Jews 
and the blacks,
I turned away
When they came for the writers 
and the thinkers and the radicals 
and the protestors,
I turned away
When they came for the gays, 
and the minorities, and the utopians, 
and the dancers,
I turned away
And when they came for me, 
I turned around and around, 
and there was nobody left...»

 

<< Quando vennero per gli ebrei 
e i neri, 
distolsi gli occhi.
Quando vennero per gli scrittori 
e i pensatori e i radicali 
e i dimostranti, 
distolsi gli occhi.
Quando vennero per gli omosessuali, 
per le minoranze, gli utopisti, 
i ballerini, 
distolsi gli occhi
E poi quando vennero per me 
mi voltai e mi guardai intorno, 
non era rimasto più nessuno...»
 
(Hue and Cry, Yellow Triangle)
  • Nei paesi di lingua spagnola la poesia – già propagandata ampiamente da attivisti sociali negli Stati Uniti almeno dagli anni sessanta in sostegno dei diritti civili e in opposizione alla Guerra del Vietnam – è stata spesso erroneamente attribuita a Bertolt Brecht sin dagli anni settanta. Ma il drammaturgo ne cambiò solo la parte iniziale. Brecht iniziava con il passaggio sui rom: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano»[senza fonte]. E prosegue con gli ebrei, gli omosessuali e i comunisti. Il finale, laconico, recita: «Un giorno vennero a prendere me e non c’era nessuno a protestare». I versi originari di Martin Niemöller dicevano invece: «Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa»[1].

  • Altre ricerche hanno fatto risalire la poesia a discorsi tenuti da Niemöller nel 1946.In ogni caso, il testo della poesia rimane controverso: ci sono molte varianti, che si differenziano sia per le persone citate (comunisti, socialisti, ebrei, cattolici, testimoni di Geova, malati incurabili etc), sia per l’ordine in cui sono citate. Come afferma Richard John Neuhaus nel numero di novembre 2001 del suo diario online First Things, quando nel 1971 gli fu chiesta la corretta versione da riportare, Niemöller disse che non era molto sicuro di aver detto le famose parole ma, se la gente insisteva nel citarlo, lui avrebbe preferito questa versione che parla di comunisti, socialdemocratici, sindacalisti, me.

Fonte: Wikipedia


IMPASTATA DI RIFLESSI

“Non smettere di cercare i colori di te stessa, sei impastata con i riflessi più belli della vita.

Sorridi a te. Sei una persona, regina del mondo. Le sofferenze non potranno mai tarpare le tue ali, se tu non lo permetterai.”

L.R.


SEI UNA NOTTE DI STELLE CHE STUZZICA IL CUORE   

E il mio cuore mi sussurra parole di coraggio e speranza. Ti amo amore mai avuto. Ti amo sogno mai esaudito. Sei la terra che mai canminero’? O il cuscino che attende i miei sogni? Sei Amore…. Non deludermi ancora.  

SUD AMERICA

Sei una notte di stelle 
che stuzzica il cuore. 

Immagine languida

sognata 

inventata. 


Una notte che ben conosce

il giorno passato 

che prepara il cuscino

per quello sperato.


Una notte che invoca

il profumo di mare

e col suo lieve tepore 

è ruffiana d’amore.


Lorella Ronconi  (Sirena Guerriglia) 


IF « AND – WHICH IS MORE- YOU’LL BE A MAN, MY SON!»

Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;

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If you can dream—and not make dreams your master;
If you can think—and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And—which is more—you’ll be a Man, my son!

 » (Rudyard Kipling, If)

 If – Ascolta l’audio qui

Reading of the poem If-, by Rudyard Kipling – 1895

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Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

 » (Rudyard Kipling, Se)

– {{Information |Description=Reading of the poem If-, by Rudyard Kliping |Source=Own work by uploader |Date=Feb 9, 2009 |Author=Luis.imperator |Permission=public domain |other_versions= }} [[Category:Rudyard Klipin –

 

 

 


PERCHE’ I PIEDI DEI BAMBINI MORTI NON CRESCONO

#ionondimentico

giorno-della-memoria

 

 

 

 

 

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.

C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald.

Più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald.
Servivano a far coperte per i soldati.
Non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas.

C’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald.
Erano di un bimbo di tre anni,
forse di tre anni e mezzo.
Chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni,
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare,
si sa come piangono i bambini.

Anche i suoi piedini
li possiamo immaginare.
Scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald,
quasi nuove,
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole…

Joyce Lussu

Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, coniugata Belluigi e poi Lussu, più nota come Joyce Lussu(Firenze, 8 maggio 1912 – Roma, 4 novembre 1998). E’ stata una partigiana, scrittrice, traduttrice e poetessa italiana, medaglia d’argento al valor militare


AMO GLI ANIMALI, SONO UNA DI LORO 

​Perché amo gli animali?
Perché io sono uno di loro

Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,

il panico del cervo che scappa,

sono il tuo oceano grande

e sono il più piccolo degli insetti.

E conosco tutte le tue creature:

sono perfette

in questo amore che corre sulla terra

per arrivare a te.

Alda Merini


IL MARE ANNEGA I MIEI PENSIERI ANSIOSI E LI PURIFICA

Quando i miei pensieri sono ansiosi,
inquieti e cattivi,
vado in riva al mare…

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…e il mare li annega e li manda via
con i suoi grandi suoni larghi,
li purifica con il suo rumore,
e impone un ritmo
su tutto ciò che in me
è disorientato e confuso.

Rainer Maria Rilke

Foto di Monica Iacopini – Spiaggia di Principina a Mare (Gr)


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