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E’ REATO PENALE PARCHEGGIARE IN STALLO PER DISABILI

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LA CASSAZIONE FINALMENTE SANCISCE FACENDO UN GRANDE REGALO PASQUALE A TUTTI I DIVERSAMENTE ABILI ITALIANI

Parcheggia nel posto dei disabili, condannato per violenza privata

Per la prima volta la Corte di Cassazione riconosce il reato penale. La vittoria di una donna palermitana dopo otto anni di processo

From Repubblica.it – di MARIA ELENA VINCENZIROMA. Aveva lasciato la sua macchina parcheggiata in un posto riservato ai disabili per circa 16 ore. Adesso, a distanza di otto anni, è stato condannato in via definitiva a quattro mesi di carcere. L’accusa? Violenza privata. Parcheggiare nello spazio per i portatori di handicap è un reato penale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla vicenda di due cittadini palermitani. Lui, Mario Milano, l’automobilista irrispettoso di 63 anni; lei, la donna che lo ha querelato, Giuseppina, una disabile di 49 anni, che aveva un parcheggio sotto casa assegnato nominalmente. Non era un posto disabili generico, era proprio il suo, con il suo numero di targa.

La vicenda, sulla quale la quinta sezione penale della Suprema Corte ha messo la parola fine, era iniziata nel maggio del 2009. Una mattina la donna, rientrando a casa con un’amica, aveva trovato il suo posto occupato. Erano circa le 10.30. Giuseppina era stanca — ha problemi fisici gravi — non vedeva l’ora di riposare un po’. Peccato che il posto riservato alla sua auto fosse occupato. È iniziata così la trafila che i disabili conoscono fin troppo bene: diverse chiamate alla polizia municipale che, però, non poteva intervenire perché, questa la risposta che le fu data, «tutti gli agenti erano impegnati in una riunione con il comandante».
Passano ore. La donna, ormai fisicamente provata, va dai carabinieri di zona. Nemmeno loro possono fare granché se non inoltrare la richiesta ai vigili. Insomma una giornata nera che si conclude solo alle 2.30 del mattino, quando la macchina viene finalmente caricata sul carroattrezzi e portata via.

Giuseppina se la prende. Quel disinteresse offende lei, la sua malattia e la civiltà. E così decide di querelare il proprietario della macchina. Chissà che magari la sua esperienza non possa servire da lezione.

È l’inizio di un lunghissimo iter processuale. L’uomo prova a difendersi dicendo che la macchina era sì intestata a lui, ma che in quei giorni la stava utilizzando suo figlio. La sua versione però non convince i magistrati: non c’è prova che l’auto sia stata parcheggiata nel posto di Giuseppina da suo figlio o da sua nuora. In primo grado, il 63enne viene condannato a quattro mesi dal giudice monocratico di Palermo. Sentenza che viene confermata in appello.

Milano non si arrende e decide di ricorrere per Cassazione. Anche a piazza Cavour ribadisce le stesse giustificazioni: non può essere condannato perché non è stato lui a parcheggiare lì. Niente da fare. Gli ermellini confermano: 4 mesi per violenza privata.

È la prima volta che accade. E la sentenza è destinata a fare scuola e, magari, a insegnare qualcosa ai cittadini: perché da oggi, parcheggiare sulle strisce gialle riservate nominalmente a un disabile non è più solo un’infrazione del Codice della strada, dalla quale si esce con una multa (per quanto salata). Ma può costare una condanna penale per violenza privata con tanto di risarcimento alla parte offesa. In questo caso 5mila euro più tutte le spese processuali.

Repubblica.it

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A CHI SORRIDE ANCORA, NONOSTANTE TUTTO…

A chi è felice, a chi è triste, a chi si sente solo, a chi combatte e non si arrende mai, a chi sta aspettando fuori da una sala operatoria, a chi sta lavorando ed è lontano da casa, a chi sta viaggiando, a chi è libero e a chi è relegato da rabbia e guerra.
A chi ancora sorride nonostante tutto, a chi crede in un domani migliore, a chi sogna, a chi sta dormendo in una casa vuota, a chi la casa non l’ha più.

A chi ama, a chi è stato tradito, a chi sogna un amore, a chi vorrebbe avere vicino la persona che ama e non può, a chi c’è sempre stato, a chi ci sarà.
A voi, a me, bollicine! ^_^  E che 2017 sia, buon anno amici miei!

Lorella Ronconi

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Ti auguro di affrontare sfide e vincerle,

di sfidare il dolore e superarlo il prima possibile,
di gioire delle cose belle e farne la tua forza,
ma sopra ogni cosa,
ti auguro un amore sincero accanto a te
che sappia comprenderti e guardarti negli occhi con amore
per cio’ che sei.
Stephen Littleword

CLAODIN DO GIABBE, IL POETA CHE DIPINGEVA IN VERNACOLO LA SUA SAVONA

Se ami il mare, la poesia, la forza, la bontà, il prossimo, la cultura della tua terra amerai poesie di Mario Scaglia, in arte, Claodin do Giabbe. Questo singolare poeta di Savona, fu scrittore vernacolare appassionato della cultura, delle tradizioni savonesi e liguri.
E’ stato un grande uomo prima di tutto ed artista osservatore, intelligente narratore, della sua gente. Sono affascinata dall’amore, dalla struggente passione che egli aveva per ogni particolare di Savona; Mario Scaglia/Claodin, sapeva dipingere nei suoi versi (talvolta con fermezza, talvolta con tremulanti abbracci, talvolta con ironici rimproveri) colori e sfumature con sonorità del tutto unici.
A 10 anni dalla sua morte (Savona, 19 marzo 1931 – 27 luglio 2006) è onore e gioia pubblicare alcune sue poesie assieme alla storia della sua vita testimoniata da Francesco Scaglia, suo figlio.

Claodin Dö Giabbe – A Mae Taera
E schêuggi, e mâ e çe,
e gente drûa, silenziösa e dûa,
e barche, e rei,
e pâmati, e tremagi,
e câ gianche,
e erbi d’ouiva,
e vento,
che da levante
e da ponente infûria,
ö mae Ligûria!

Scaglia Mario – La Mia Terra
E scogli, e mare, e cielo,
e gente rude, silenziosa e dura,
e barche, e reti,
e palamiti e tramagli,
e case bianche,
ed alberi d’olivo,
e vento,
che da levante
e da ponente infuria,
o mia Liguria!

Francesco Scaglia: “Se non fosse che chi me l’ha chiesto è una amica a cui non sono capace di dire di no probabilmente non l’avrei fatto. Perche’ scrivere del proprio padre, Mario, in maniera obiettiva è come essere obiettivi quando si parla di se stessi, praticamente impossibile.

Non puoi parlare di lui senza ricordare quando ti portava a fare il giro in vespa, in strade ancora da completare, o a prendere la spuma alla bocciofila, o quando andavi con lui nel suo lettone e cominciava ad intristirti con i suoi discorsi sull’essere il bastone della sua vecchiaia, o quando portava il cocomero – l’anguria – a casa ed era festa come avesse portato i dolci più buoni del mondo.

Eravamo una famiglia modesta  e mio padre aveva un sacco di difetti. Il più grosso era quello che per tirare avanti la baracca, oltre alle otto ore dell’officina  del gas andava a servire a tavola al ristorante di Corso Colombo. Così mio padre non lo vedevo molto spesso, e quando lo vedevo passava il tempo tra raccolte di francobolli, libri di fantascienza e storia egizia, letture di storia e dialetto ligure e a scrivere in una lingua strana simile all’italiano ma con segni e  punteggiature che non mi erano mai state insegnate a scuola.

Eravamo poveri perchè la guerra a mio padre aveva tolto quasi tutto, anche il suo di padre, massacrato di botte dalle ronde fasciste mentre tornava la sera a casa dalla sua latteria dove, a detta della gente che li ha conosciuti, “veniva fatto il più buon gelato di Savona”, e finito nella lista delle ronde perchè aveva partecipato agli scioperi del ’29. Così rimane solo con la madre, all’età di dodici anni, nel bel mezzo di una guerra che sembrava non dovesse finire mai, gli studi scolastici ancora da inventare, una gelateria dove la mamma continua a svolgere l’attività in via Boselli, nel centro della città.  

Alla fine arriva la liberazione, finisce la guerra e la famiglia prova a riprendersi. Mario è un ragazzo che i fatti della guerra hanno cresciuto troppo in fretta e lo dimostrerà il suo carattere ribelle. Frequenta il Ginnasio presso il Collegio dei Padri Scolopi a Carcare con profondo interesse.  Nonostante gli ottimi voti in tutte le materie, un giorno in uno scambio di opinioni  troppo schietto con il suo insegnante Padre Cazzullo decide di chiudere il discorso tirandogli contro il calamaio: è già un segnale di  un carattere focoso e istintivo che gli creerà spesso problemi nelle varie fasi della sua vita. Rimandato a settembre in tutte le materie con sette in condotta, non  si presenterà agli esami di riparazione anche perchè nel frattempo la madre decide di cedere l’attività in latteria, ma la sera prima della firma dell’atto i locali vengono svuotati di ogni materiale, compresi i bellissimi e costosissimi lampadari di Murano, dagli stessi sedicenti compratori che fuggono lasciando i muri vuoti ed, ovviamente, l’atto d’acquisto in bianco.

Mario  interrompe gli studi  e si mette in cerca di lavoro, ma non ha molta fortuna: lavori precari, promesse non mantenute, speranze che diventano presto  illusioni e fallimenti lo portano  sempre più a tradurre la rabbia e i sogni su fogli di carta e nascono i suoi primi versi. Ma la vita comunque continua, trova un posto fisso all’officina del gas, incontra sua moglie Giuseppina, la sposa e dopo un anno nasce  mia sorella Daniela.

Siamo nel 1957. Tra lavoro e famiglia ogni tanto trova il tempo per scrivere le sue poesie: timidamente inizia a leggere i suoi scritti ad amici e parenti, che lo incoraggiano a proseguire nella scrittura dei suoi versi, sia  in italiano sia  in dialetto savonese, che poco alla volta diventa la sua vera lingua poetica. Il 1964 è un anno fondamentale, anno di grandi emozioni contrastanti…tutto in un freddo gennaio…la vita, la mia nascita, e la morte, la perdita definitiva della madre, dopo solo una settimana dall’arrivo tanto atteso del maschietto di famiglia.  Il Natale del 1963 (la nonna era caduta quella notte andando a Messa, e non si era più ripresa) diventa l’ultimo Natale, e  il momento dei ricordi di bambino che si infrangono nel mondo degli adulti, e si ritrova a scrivere frasi come “O madre, o madre, sono solo. In cielo sei andata…” (Natale de vei, Natale d’ancheu” – scritta nel 1973), “..è stato l’ultimo giorno di Natale che hai passato con  noi e al ventitrè te ne sei andata via…” (“Natali de vei – Regordo o 1963” scritta nel 1980). Mario lavora sodo ma ha già scritto alcune delle sue poesie più belle in dialetto savonese: O mae ma, breve scorcio di mar ligure nella sonorità dei termini dialettali marinareschi, A mae taera, un acquarello in versi che si sviluppa con pennellate di luce su angoli della liguria. Entra come socio nell’associazione culturale “A campanassa”,   partecipa  ad alcune rassegne di poesia e si classifica terzo assoluto nel 1975 al premio “Laurus” di Stresa,  negli stessi anni ottiene riconoscimenti e piazzamenti d’onore anche nelle gare di poesia organizzate dalla “A Campanassa”, associazione che pero’ lascerà per un’altro dei suoi diverbi focosi.

La svolta pero’ avviene a fine 1976. Un amico, per caso lo invita a duettare in diretta ai microfoni di Radio Savona Sound: leggono poesie di autori savonesi celebri e anche qualche sua poesia utilizzando il nome d’arte Claodin do Giabbe.  L’esordio è un trionfo e i ragazzi di Radio Savona Sound confermano ai due uno spazio domenicale dalle 11 alle 13. Alla seconda puntata Claodin aspetta invano che arrivi l’amico Lu, che nel frattempo si è ammalato, e trasmette da solo ma  grazie a Lu il fortunato programma ha inizio e continuerà ad andare in onda fino alla fine degli anni ’90, quando Claodin  ormai in pensione, indebolito da problemi sempre più seri di salute si ritira in casa a passare i suoi ultimi anni, continuando però a scrivere nel suo amato vernacolo. 

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«Con ti, se ne va n’epoca, forse ciû povia de quella che vivemmo […]
l’epoca che se ti parlâvi in dialetto te capivan »
(Mario Scaglia, A-a vegia çiminea, 1975)

Nel torrido calore deI 27 luglio del 2006, decide di raggiungere la “fioria cianua” di una sua poesia per godere un po’ del fresco e della pace eterna di quei luoghi.

Nei due decenni a partire dal 1976 Mario-Claodin si prodiga in miriadi di attività: la sua trasmissione si amplia, oltre alla domenica dove l’appuntamento fisso è con “l’antologia di Claodin” si aprono due inserti serali il martedi e il giovedi sera, e tutte le mattine alle otto allo scalpicciare di una carrozza la sua voce raccontava i fatti della giornata agli ascoltatori di Radio Savona Sound con “l’almanacco del giorno“. E’  vulcanico, organizza serate presso i luoghi di ritrovo più popolari come le società di mutuo soccorso, le parrocchie, le associazioni no profit e culturali, organizza giochi radiofonici, indice gare di poesia, pubblica libri ed almanacchi, scrive periodicamente sul quotidiano “Il secolo XIX” un editoriale dove, in dialetto savonese, riporta alla luce luoghi e modi di dire, personaggi di Savona e semplici cittadini di un tempo, macchiette di quartiere ormai scomparse ma rimaste vive nella mente delle persone. In tutto questo continua fino al momento del pensionamento il suo lavoro all’officina del gas e tutta l’attività viene svolta in modo gratuito, per passione, per l’amore del suo dialetto e della sua terra, coprendo i costi che vengono sostenuti per la stampa dei libri suoi e delle antologie dialettali o del disco inciso con la collaborazione artistica di Ivano Nicolini grazie ad alcune sponsorizzazioni locali, che pero’ talvolta compensava con percentuali dello stipendio non essendo sufficienti a raggiungere il budget necessario.

Nella realizzazione di questo forse involontario progetto locale Claodin riesce a risvegliare un sentimento di amore verso la cultura popolare nella gente, svolgendo al contempo in questo un’operazione di socializzazione che fino a quei tempi era praticamente sconosciuta, richiamando intorno a se’ gente comune, poeti, artisti, musicisti, cantanti, squadre di canto popolari, corali alpine… Socializzazione che era effetto delle radio locali che aprivano a gruppi sempre più ampi di persone le possibilità di confronto e di una libertà che a trent’anni dalla fine della guerra iniziava a fasri maggior spazio in mezzo ad un’ancora assillante censura e modalità di gestione della cultura chiusa secondo canoni restrittivi e moralistici.

L’uso del dialetto gli permette di superare alcuni dei limiti imposti, dove nell’essere voce del popolo gli è concesso di esprimere mugugni e sentimenti che altrimenti non possono trovare sfogo. Nel fare questo, il suo costante riferimento è Beppin Da Cà, Giuseppe Cava, e nell’eterna diatriba relativa all’utilizzo di una grafia ligure lui sposa il modo di scrivere il dialetto che era dei genovesi di fine ‘800 e di Giuseppe Cava. Utilizzerà sempre questa grafia fino all’ultimo, pur dicendo che per lui “non è importante come lo si scrive, ma scriverlo e ancor di più parlarlo”. Ma posso assicurarvi che lui lo ha parlato ed ancor più lo ha scritto… e come potevo a questo punto, trovandomi con migliaia di “scartoffie” scritte a mano o a macchina, piene di personaggi, di modi di dire, di parole disuete, in una lingua quasi arcaica, con poesie così struggenti… come potevo ignorare tutto questo? “

www.claodin.it

Claodin Dö Giabbe – Ö Mae Mâ
S’arsa, s’arröbatta, se rinfranze,
cöre lesto sciû, verso da spiaggia
e za de nêuvo ö törna a spûmezzâ,
arsandöse e abbassandose,
ö mae mâ.

Oua l’é verde, grossö, tömöltöso,
s’infranze in sce l’aenn-a con violensa,
se sente sordo o sêu romörezzâ
lazû in sce-i schêuggi,
ö mae mâ.

Oua o l’é limpido e azzûrro,
con fresche brixe che gh’increspan l’aegöa,
de remme ûn lento, lento sciabordâ,
e veie gianche filanti a l’orizzönte
ö mae mâ.

E gemme argentee, fregogge d’ûniverso,
e a lûnna a se respegia sbarassinn-a
mentre o gh’é e barche che van a-a lampâ
bonn-a pesca figgiêu
in sce-ö mae mâ.

Scaglia Mario – Il mio mare

S’alza, si inciampa, si infrange,
corre veloce su verso la spiagga
e già di nuovo torna a spumeggiare
alzandosi e abbassandosi
il mio mare.

Ora è verde, grosso, tumultuoso,
si infrange sulla rena con violenza,
si sente sordo il suo rumoreggiare
laggiù sugli scogli,
il mio mare.

Ora è limpido e azzurro
con fresche brezze che gli increspano l’acqua,
di remi un lento, lento sciabordio,
e vele bianche filanti all’orizzonte
il mio mare.

E gemme argentee, briciole d’universo,
e la luna si rispecchia sbarazzina
mentre le barche vanno alla lampara
buona pesca, figlioli,
sul mio mare.

Claödin dö Giabbe – A-o vegio flautista

De votte, passandö da Via Piave,
sentö ûn scigöelâ che o me reciamma,
in te l’ostaia lì da-a ferrövia,
ûn pöstö a-a bönn-a, cöscì,
senza preteise,
ûn föndegö de Sann-a
de quelli de ‘na votta.

Ti trêuvi facce
che pôan scörpie in tö legnö,
de gente senza tempo, quaexi antiga.

O gh’è ö pittö, o vegio caafattö,
gh’è l’ortolan, o bottâ,
gh’è ö vegiö penscionou
che ö l’ha sciûsciou bottigge
pe’ ‘na vitta,
gh’è ‘na lavea,
che a se ne sciorbe ûn quartö,
gh’è ö massacan, ö spegassin,
ö pescou, ö battilamma, ö savattin,
gh’è quaexi tûtta a stoia
de Sann-a de ‘na votta,
de facce e gente
che poan quaexi fantasmi,
e ‘n sêunno döçe
se sente in söttöföndö
l’è ûn flauto
che lento ö se fâ stradda
tra ö fûmmö de sigâri,
tra l’aodö dö vin,
sön vegie aiette, sön vegie melodie
sciortie da ûn flaöto doçe
sciûsciae da ûn vegio
che ormai ö l’è fêua dö tempo

Mario Scaglia  – Al vecchio flautista

A volte, passando da via Piave,
sento un fischiettio che mi richiama
nell’osteria li dalla ferrovia
un posto alla buona, cosi’,
senza pretese,
un fondaco di Savona
di quelli di una volta.

Ci trovi facce
che sembrano scolpite nel legno
di gente senza tempo, quasi antica.

C’e’ il pittore, il vecchio calafato,
c’e’ l’ortolano, il bottaio,
c’e’ il vecchio pensionato
che ha soffiato bottiglie
per una vita
c’è una lavandaia
che se ne beve un quarto,
c’e’ il muratore, l’imbianchino,
il pescatore, il fabbro, il ciabattino,
c’e’ quasi tutta la storia
della Savona di una volta
di facce e gente
che sembrano quasi fantasmi,
e un suono dolce
si sente in sottofondo
è un flauto
che lento si fa stradda
tra il fumo dei sigari,
tra l’odore del vino,
sono vecchie ariette, sono vecchie melodie
uscite da un flauto dolce
soffiate da un vecchio
che ormai è fuori dal tempo.

 


NON OFFENDERTI SE OGGI NON SONO COSI’ “BUONA” COME IL MARKETING VORREBBE, IL NATALE PER ME NON SI ESPRIME CON LE EMOTICONS, IO VORREI DIRE BUON NATALE DOMANI E DOPO E DOPO ANCORA

Non credo nel “natalismo”, nel periodo materialistico che ci bombarda di alberi, lucine, panettoni che fan rima con “buoni”. Non farmi gli auguri oggi se per tutto l’anno non ci sono stata, non fare gli auguri oggi se non hai capito che a Natale, Dio si fa uomo per stare con gli uomini tutta la vita.

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Non offenderti se oggi non sono così buona come il marketing vorrebbe, il Natale per me non si esprime con le emoticons, non riempie i social di questo giorno peggio della spam, no tag, no inoltra, io vorrei dire “buon Natale!” domani, e dopo, e dopo ancora, buon Natale a te che corri a cercare l’ultimo pacchetto e non sai ancora a chi lo darai, buon Natale a te che le feste le usi per lavorare, buon Natale a te che parli di amore e poi critichi i tuoi compagni di classe, buon Natale a te che fai fatica ad abbracciare la tua bambina disabile, buon Natale a te che cerchi una casa per i tuoi figli, buon Natale a te che hai riempito la casa di figli e non accogli i loro cuori. Buon Natale da domani a tutti quelli che vivono nella povertà, agli ammalati, agli anziani, alle persone sole, a chi non ha luci nell’anima, Gesu’ nasce, nel buio, nel silenzio, nella povertà più grande, nella sofferenza il Bene si incarna.

Buona Nascita Amore!


UNA FICTION ITALIANA CON UN PERSONAGGIO IN CARROZZELLA: FORSE IN ITALIA SI STA SBLOCCANDO IL TREND DEI BRAVI E INTELLIGENTI SOLO SE “BIPEDI”?

Da Febbraio 2015 la nuova serie italiana del Commissario Rex, in onda su Rai 2, inserisce lo psicologo dello staff del commissariato come persona in carrozzella, strano ma vero: la Rai nel 2015 si adegua all’Europa e inserisce una figura disabile in una fiction. Fantastico, allora non siamo così reietti e brutti  da tenere  chiusi in casa! 

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MASSIMO REALE (L’ATTORE CHE INTERPRETA IL RUOLO DELLO PSICOLOGO): REX ERA INCURIOSITO DALLA SEDIA A ROTELLE.

Dal Blog di thecityblogger
il blog di Valeria di nome e Carola di cognome

Voi che avete buona memoria (o una certa età) lo ricorderete sicuramente nel ruolo diGiampiero Montini in Classe di Ferro. Ebbene si, ho fatto una chiacchierata proprio con lui,Massimo Reale, che in queste settimane è in onda il lunedì sera su Rai Due con Rex 7, nel ruolo dello psicologo criminale Carlo Papini. Ovviamente non gli ho detto che, essendo troppo “piccola”, non mi ricordavo di lui in Classe di Ferro

Passiamo a Rex 7, in quest’ultimo periodo quante volte ti hanno chiesto com’è stato interpretare la parte di un disabile?

(ride, ndr) Me lo hanno chiesto molto, ma devo dire che lo capisco. Confrontarsi con la disabilità è una cosa complessa per un attore. Devi sperimentare una dimensione completamente diversa dalla tua. Bisogna immaginare anche come il personaggio vive la sua disabilità.

La prima scena che hai girato sulla sedia a rotelle?

Dovevo entrare nel laboratorio della scientifica e c’era Rex che era molto incuriosito dalle ruote della mia sedie a rotelle. Allora a un certo punto si è avvicinato e mi ha dato un piccolo morso sul polpaccio perché non capiva bene se ero un uomo con le ruote o qualche altra cosa.
E’ stato molto divertente

Hai una formazione teatrale, sono più snob gli autori di teatro verso la tv o il contrario.

(ride. ndr) Gli attori non sono snob è che in Italia teatro e tv sono due mondi separati. In America per esempio c’è Kevin Spacey che fa il film da oscar e poi la serie tv. Credo che l’attore debba fare tutto. Io ho fatto la commedia, la tragedia greca, il musical. Gli attori di teatro delle vecchie generazioni forse si sentivano più al centro di un progetto culturale e vedevano la televisione come una forma di intrattenimento. Oggi è una distinzione non giusta, io distinguo tra chi sa recitare e chi no.

In Rex 7 hai recitato con Francesco Arca, un certo snobismo nei sui confronti invece lo hai percepito?

Francesco, come tutti noi,ha il suo vissuto e deve farci i conti. Lui viene da un certo tipo di esperienze e le persone che scrivono e commentano le riportano. Io però vorrei prendere attore per attore e vedere da dove provengono. Leggo quello che si scrive su Francesco, ma personalmente posso dire di aver trovato una persona seria che fa il suo lavoro con grande abnegazione, umiltà e con tanta voglia di imparare e migliorarsi.

Domanda da donna… ci saranno svolte sentimentali in Rex?

Papini ha questo amore per Annamaria Fiori (Alessia Barela) che però lo respinge per colpa di un tradimento avvenuto in passato. Quello che succede poi lo decidono gli sceneggiatori.

Quanto ha influito la regia di Manetti Bros nel farti accettare la parte di Papini in Rex?

Recitare è il mio lavoro, quindi nessuno mi ha dovuto convincere. I Manetti Bros poi sono una grande risorsa creativa per qualsiasi prodotto vadano a realizzare. Sono due macchine immaginative con grande capacità di coinvolgere e suggestionare. Per me è stato un piacere e un onore, ma anche una grande opportunità di apprendimento.


JE ROULE ARRIVA A LAS VEGAS E DIVENTA “I ROLE ALONG” GRAZIE ALLA RETE: CHI DICE CHE I SOCIAL SONO INUTILI?

PER LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI SONO QUASI COME “AVERE LE GAMBE”, INTERNET, LE SUE PIATTAFORME PERMETTONO A NOI DIVERSAMENTE ABILI DI “MUOVERSI”, INCONTRARE, CONFRONTARSI, CRESCERE, FARSI CONOSCERE: ANDARE VERSO I SOGNI PIU’ AMBITI.

Proprio grazie ai social ho incontrato delle  persone con il mio stesso cognome, dall’empatia per merito di ciò è nata una traduzione in inglese del mio primo libro di poesie: “Je roule”.

Le mie liriche ed i miei versi a Las Vegas, incredibile emozione inaspettata!

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Dal Febbraio 2013 il volume è stato sapientemente tradotto in inglese da Alice Harlow Ronconi,  in U.S.A.,  in una versione lussuosa, con immagini di grafici e fotografi di grande prestigio (Massimo Ronconi, Pitrice Stanford, Silva Rossignoli), afferma Alice la professionale traduttrice,  presentando la poesia principale:

” I would love to share with you the translated poetry. Her name is Lorella Ronconi and she has overcome some incredible obstacles (healthwise) and is a published poet in Italy. Her published book is titled “Je Roule” which is French for “I Roll” which, I believe, is a play on how she “rolls along” with life and literally “rolls” in her wheelchair. “

“The English version ‘was a labor of love of two people who admire the countless quality’ of Lorella, that version tries to capture and maintain the integrity ‘of the original work of Lorella”

Here is the “Je Roule” translation:

Je roule

I roll along, I slip, I pirouette
among frenetic feet
I can’t find my footprints
on the warmth of the sand
only the tracks of my wheels
two lines deepened by the weight of my suffering.
Gratuitous suffering
suffering that slips away slowly
like my life
crumbles drop after drop
within the tube of the drip.
I wait and wait
I look for my footprints
I don’t find them
I roll along

Je roule.

Two lines on the gray asphalt
marking the winter.
I wait outside the store windows
I can’t enter, I wait outside.
Stairs are between me and the people
doors too narrow
barriers that tear away my freedom.
Unexplored worlds
on the other side of those ramps
life scurries
between vanity and rushed legs
between dreams that shatter my soul
and impossible caresses
I lost my footprints
but I roll along
yes
in a world made of steps

Je roule

(c) Lorella Ronconi (Translation by Alice Harlow)

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Alice, Massimo e Lorella con i loro familiari nel loro incontro il 28 Dicembre 2014
“I roll along”, la versione inglese di “Je Roule” con una nuova particolare forma e contenuto. Il volume infatti è realizzato con immagini d’autore che accompagnano le traduzioni delle liriche di “Je Roule”, la produzione e distribuzione sono realizzate da Alice e Massimo Ronconi con la seguente dicitura in calce:  “La versione in inglese e’ stata un lavoro di amore di due individui che ammirano le innumerevoli qualita’ di Lorella, detta versione tenta di catturare e mantenere l’integrita’ del lavoro originale di Lorella” .
Le immagini sono state realizzate appositamente e donate da Pitrice Sanford, Silva Rossignoli e Massimo Ronconi.

REALIZZATO IN ITALIA UN GIOIELLO PER IL BASEBALL: “ITALIAN DOUGHNUT ® L.C.D.B.” DALLA LAVORAZIONE DI SAPIENTI ORAFI VICENTINI LA CONGIUNZIONE D’AMORE TRA IL BASEBALL E CHI DESIDERA IL PIACERE DI UN SEGNO D’AMORE

L’anello che unisce l’amore

tra il diamante

e una mazza da baseball.

– Baseball… Play Ball –

Le squadre fanno il saluto al pubblico, rientrano nel dugout, si battono “il cinque” mentre il primo battitore si accinge ad entrare in gioco: tutto si concentra in quel cerchio disegnato al di fuori delle righe.

Il primo battitore si prepara ad affrontare quello che sarà l’avversario lanciatore. Entra nel cerchio, si piega e prende tra le mani un piccolo oggetto tra la polvere rossa, la sua mente a pensare quale sarà il lancio da battere,  come gesto istintivo prende  quell’oggetto a forma di grande anello di acciaio e lo infila nella mazza,  come fosse una tradizione  e  inizia a rotearlo con la mazza per il riscaldamento. Cos’è quel piccolo oggetto? Il “Dougnout” è una “ciambella”, tradotto in modo letterale, di acciaio che si infila alla mazza per aumentare il suo peso per migliorare il riscaldamento del braccio e la sua prestazione prima di andare in battuta.

From: Roberto Cabalisti 

robycaba28@alice.it 

Il DOUGHNUT: L’ANELLO CHE SPOSA IL DIAMANTE CON IL SUO PUBBLICO

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La Fede Nuziale in un Matrimonio immaginario 

Una parte insignificante agli occhi dello spettacolo, integrante nel pensiero del battitore, forse magia l’anello di congiunzione tra attesa e gioco. Noi lo abbiamo preso, pulito dalla polvere che lo copriva, lucidato, valorizzato, inciso e preparato in un’immagine vera, rendendolo gioiello. e dedicato allo sport al quale appartiene.

L’ “Italian Doughnut”©®

Doughnut
Il primo “Anello” che racchiude in se la tradizione italiana del “Baseball” e quella della alta oreficeria italiana,  è un  gioiello prezioso che ogni amante del Battiecorri, e non, potrà avere con se come simbolo dell’Amore per questo gioco e della unicita’ di un oggetto di raro valore.

Laconfraternita Del  Battiecorri

 Di ©® Roberto Cabalisti & Emiliano Freddolini

Questo marchio nasce dalla collaborazione tra la stella del baseball italiano Roberto Cabalisti ed Emiliano Freddolini, ragazzo giovane con la passione dell’informatica e dell’oreficeria . Il logo vuole riportare la mente al paese padre del Baseball. All’interno si può notare un guantone, una pallina e una mazza che forma un infinito (\infty) a significare un’eterna passione. 

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  • Anello in Argento massiccio 925 Argentato e Rodiato Oro Bianco
  • Cucitura pallina baseball smalto colore Rosso
  • LCDB smalto colore Nero
  • Doppia Stellina in Oro Giallo 18 Kt con Zirconi
  • Immagine interna stilizzata di Roberto Cabalisti al lancio, numero 28  
  • PER  ACQUISTARE L’ANELLO O CHIEDERE INFORMAZIONI CLICCATE SUL SEGUENTE LINK OPPURE SCRIVETE A: robycaba28@alice.it 

http://www.ebay.it/itm/Anello-Baseball-Doughnut-in-Argento-925-Rodiato-Oro-Bianco-con-Stelline-Oro-18kt/141369197648?_trksid=p2047675.c100011.m1850&_trkparms=aid%3D222007%26algo

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LAVORAZIONE MADE IN ITALY

Per creare questo anello lavorano 4 aziende diverse!

 Roberto Cabalisti

Roberto Cabalisti grande atleta e grandissimo lanciatore del baseball italiano  con i suoi 5 titoli italiani, 1 Coppa dei Campioni nel 1989, 167 vittorie (3° posto in Italia). Oltre 2200 inning lanciati – E’ stato eletto personaggio sportivo del secolo, assieme a Roberto Baggio e Paolo Rossi.

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Vicentino di nascita, Cabalisti ha iniziato la sua carriera nel capoluogo berico con le società San Paolo, ABS Vicenza e Valbruna Acciai, arrivando fino alla Serie A2. Il suo esordio nella massima serie lo ha fatto nel 1984 a Trieste. Quindi passa prima a Verona e poi a San Marino, fino a trasferirsi nel 1989 al Rimini Baseball, di cui diventerà un simbolo grazie ai 20 campionati trascorsi in neroarancio e grazie ai numerosi successi ottenuti con il sodalizio romagnolo. Ha chiuso la carriera in IBL a 50 anni compiuti, con il triennio ai North East Knights di Godo, in provincia di Ravenna.

È il lanciatore con il maggior numero di partite giocate (543) nel campionato italiano di baseball. È al secondo posto nella classifica delle salvezze in carriera (62), dietro a Ilo Bartolucci con 63, e al terzo posto per vittorie (167).

Cabalisti ha debuttato in Nazionale nel 1987, in occasione di Cuba-Italia 4-1 valevole per la Coppa intercontinentale. In totale ha collezionato 49 presenze in azzurro.

 

 

 

By (C) Lorella Ronconi #JeRoule


I SOGNI SONO DEI BELLISSIMI DISEGNI COLORATI NEL CIELO DELLA SPERANZA

“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”

 Nelson Mandela

 

Adoro questa affermazione di Nelson Mandela. Cerco ogni volta di stamparmela in testa, non mi arrendo nel sognare, non mi voglio arrendere nello smettere di credere che i miei sogni un giorno si possano avverare, devo vincere la paura di non avere più nulla da sognare.

Nelson Mandela

Nelson Mandela

Non smettiamo mai di sognare senza la forza dei sogni l’uomo non eleva la sua anima da terra, rimane ancorato a terra, schiavo del “materiale”, vuoto, arido assolutamente distaccato, ormai, dal bambino che fu:  irrimediabilmente grigio e senza speranza, si, perchè i sogni sono dei bellissimi disegni colorati nel cielo della Speranza.

(c) Lorella Ronconi #JeRuoule

 

C’è chi sogna di dominare il mondo e chi dedica tutta la vita alla creazione di una spada. E se c’è un sogno a cui sacrificare tutti se stessi, c’è anche un sogno simile a una tempesta che spazza via migliaia di altri sogni. Non c’entra la classe, né lo status, e neppure l’età. Per quanto siano irrealizzabili, la gente ama i sogni. Il sogno ci dà forza e ci tormenta, ci fa vivere e ci uccide. E anche se ci abbandona, le sue ceneri rimangono sempre in fondo al cuore… fino alla morte. Se si nasce uomini, si dovrebbe desiderare una simile vita. Una vita da martiri spesa in nome di un dio chiamato “sogno”. (Berserk)

 

 

 

 


QUANDO SUONA UN CELLULARE AD UN DISABILE NON CI SI ALLONTANA PER RISPETTO ALLA SUA PRIVACY: CI AVETE MAI PENSATO?

Per le persone con diversa abilità PRIVACY ZERO.

Modi ed abitudini da cambiare: RIFLETTIAMOCI SU

Lorella Ronconi

Quando suona un cellulare normalmente la persona si alza e si allontana per parlare in tutta privacy con il suo interlocutore telefonico.

Quando suona un cellulare ad una persona disabile invece?

Come mai le persone che gli sono accanto difficilmente capiscono che devono alzare e/o allontanarsi per rispetto? 

 
Modi ed abitudini da cambiare: RIFLETTIAMOCI SU.

(C) Lorella Ronconi


Sport nel mondo N.1 Baseball

Non è noioso nè lento, affatto! E’ veloce, sorprendente ed ha un fascino meraviglioso! Sapevate che le cuciture in una pallina sono 108, esattamente quanti i grandi del rosario?
In Italia si gioca moltissimo, per quanto non se ne sappia molto, fu importato dai soldati americani, nel dopoguerra, che, giocando per passatempo, trasmisero prima ai bambini italiani (in cui erano le basi americane) e poi ai giovani che pian piano impararono questo meraviglioso sport.
Città come Nettuno, Rimini, Grosseto, Caserta, Parma diventarono pian piano squadre affermate in cui si giocava e si gioca dell’ottimo baseball. Tutt’ora il campionato italiano è da Serie A (Major League) e moltissimie sono le squadre minori giovanili e di “pulcini” che indossano le stesse casacche delle squadre di major cittadine. http://www.fibs.it/it-it/home.aspx


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