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GIOVANNI PAOLO II MI DONO’ GRAZIA PER RESISTERE ALLE SOFFERENZE CHE AVREI VISSUTO

I testimoni non devono tacere ciò che hanno visto, sentito, toccato.

Il 7 aprile 2005 pochi giorni dopo la morte di Giovanni Paolo II, in occasione di una messa dedicata a lui in cattedrale, a Grosseto, mi fu chiesto di fare una testimonianza a voce di quel mio incontro, purtroppo quel giorno non potetti partecipare dato che la mia malattia si era aggravata tal punto da non poter nemmeno uscire di casa. Dal mio letto  dettai una lettera alla mia amica Lucia e lei stessa mi donò le sue gambe, per andare in duomo e leggerla davanti a tutti.

Oggi alla vigilia della santificazione del Papa, posso con grande forza testimoniare che Giovanni Paolo II ha segnato e “seguito” il cammino con tante grazie anche dopo la sua morte. «Ho sconfitto la morte anche grazie alla fede che egli mi ha riacceso e, come lui, nei suoi ultimi momenti, ho imparato che per merito dei giovani ho avuto “gambe” ed esisto, anche solo semplicemente da una stanza chiusa, dalla mia camera, nel mio letto.

La sua eredità nella mia missione di vita. Adesso ho 52 anni, e il mio amore per la vita, è la Misericordia che lui mi ha trasmesso per mezzo di Gesù, con Gesù e per Gesù.

I testimoni non devono tacere ciò che hanno visto, sentito, toccato. Nemmeno io posso farlo.

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Papa Giovanni Paolo II a Grosseto. © Photo BF

Di seguito la lettera che feci scrivere in occasione della sua morte e leggere nella mia cattedrale, a Grosseto, il 7 Aprile 2005:

TESTIMONIANZA 7 APRILE 2005

IL MIO INCONTRO CON GIOVANNI PAOLO II

Il mio incontro con il Papa è stato nell’ottantanove come giovane tra i malati e non mi piacque molto essere tra i malati.

Fu l’ incontro” con una persona che incarnava Cristo e per me fu stravolgente…

Ero stata da sempre innamorata di Cristo ma quel Papa, quell’uomo alto, con gli occhi azzurri, mi guardava imponente e tenero era di fronte a me, con uno sguardo dolce si fermo’ fece il segno della croce sulla fronte di tutti i disabili e  a me  riservo’  una benedizione dall’alto, una croce  al di sopra della mia testa: quel gesto fatto a me,  era completamente differente da quelli fatti alle altre persone disabili allineate al mio fianco.

Pensai: <<Oh mamma: che significato avrà? Cosa vorrà dirmi?>>. Chiaramente lui non era consapevole che da quell’ incontro sarebbe nata dentro di me una “piccola Chiesa”…

 

Gli anni che seguirono furono gli anni della “sofferenza”: mi operai, diventai gravemente disabile e salii su quella carrozzella che tanto mi spaventava.

 

La mia quotidianità venne stravolta: l’intervento chirurgico, la paralisi, una malattia degenerativa che tutt’ora mi obbliga  a viver gran parte della giornata a letto.

Da allora ho fatto spesso memoria di quell’incontro che è l’incontro di ogni cristiano con la propria fede: l’essere cattolico significa incontrare una Persona : il cristianesimo è l’incontro con una Persona.

 

Papa Giovanni Paolo II ha detto Amen quando ha scelto di seguire Cristo, ha detto Amen prima di morire… ognuno di noi è chiamato a dire quell’Amen che significa: sia fatta la tua volontà, va bene, accetto, eccomiOgni volta che durante una celebrazione, una preghiera diciamo Amen dobbiamo essere consapevoli che ci rendiamo disponibili alla volontà di Dio: Dio sa come possiamo e quanto possiamo. Cristo è stato l’Amen di Dio; Giovanni Paolo II ha incarnato il Cristo come uomo e come Chiesa. Come avrei voluto essere qui per portare la voce dei miei Giovani, ma le mie condizioni fisiche non me l’hanno permesso.

 

Il Papa ha detto che bisogna guardare ai giovani con entusiasmo e con l’ultima sua frase ha voluto pensare a loro. Ha detto: i giovani saranno le vostre gambe.  Per me, Lorella , lo sono stati: pur non potendo viaggiare più,  sono stati i giovani che mi portano nei loro viaggi, nelle loro speranze, nelle loro vite.

I giovani oggi erano a S. Pietro: mi hanno telefonato e mi hanno cantato l’Emmanuel, l’Inno della GMG del 2000, e stasera avrebbero voluto essere qui.

I giovani sono le mie gambe: questo il loro compito.

Raccogliamo le Verità di Giovanni Paolo II. Che è la Chiesa.

 

Avrei voluto essere qui con tutti voi, assieme per dire al mondo che Papa Giovanni Paolo II è stato davvero un Padre: un padre di inaspettata tenerezza, sfrontato nell’umiltà della Fede, caparbio nell’incarnare la Croce: e così sia, Padre…  Anche io stasera mi sento pane spezzato: lo offro a Dio, perché anche la mia assenza stasera sia Chiesa. 

Lorella Ronconi,  Parrocchia Santissimo Crocifisso- Diocesi di Grosseto

Lorella Ronconi, felice di vivere. 

 

 


DISABILITA’, SI FA PRESTO A DIRE UGUAGLIANZA

A seguito della Tavola rotonda organizzata e realizzata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, ancora delle interessanti riflessioni dalla Consigliera della Regione Toscana, Lucia Matergi, membro della Commissione Regionale Affari Sociali.

Di Lucia Matergi 

Una riflessione su sessualità e disabilità a partire dal convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 marzo

ronconiChe le pari opportunità siano un traguardo difficile e ancora lontano, nonostante le dichiarazioni di principio, è una certezza; che ci siano mondi in cui esse sembrano vere e proprie chimere è altrettanto incontrovertibile. Disabilità e pari dignità, un binomio sul quale vale la pena battersi per arrivare a qualche risultato concreto, che dia risposte apprezzabili da un universo in movimento, ricco di proposte di varia natura, come varie sono le condizioni della tante persone definite disabili, un’etichetta contenitore di stati diversi, spesso difficili da conciliare nelle esigenze e nei bisogni.

Così, accanto a una corrente sempre più impetuosa fatta di politica urlata, di managerismo rampante, di populismo ricattatorio, si profila uno stile alternativo di stare nella società, quello di chi esprime fiducia nelle conquiste democratiche del nostro paese, a cominciare dalla costituzione repubblicana. Che parla di uguaglianza tra i cittadini, e di pari opportunità. E siccome i cittadini e le cittadine sono persone, per loro parità non significa solo garanzia di pane e tetto sulla testa, ma anche di relazioni umane, dunque di amicizia, affettività, amore.

Una società che si è impegnata per assicurare alle persone disabili una vita dignitosa, e in Toscana questo è avvenuto e avviene, basti pensare al grande progetto per la Vita Indipendente, può oggi iniziare ad affrontare un tema ulteriore, complesso e solo apparentemente secondario, in realtà essenziale per chi si trova in condizioni di svantaggio fisico o mentale: il tema dell’affettività e della sessualità.

Come affrontare la questione? Come rispondere con strumenti giusti a una ricerca che appartenendo alla sfera intima della persona, oltre che alla sua dimensione civile, pretende risposte non standardizzabili, ma rispettose delle inclinazioni individuali?

Il percorso è complesso già negli enunciati, ma credo che essenziale sia l’educazione all’affettività e alla sessualità, per chiarire le vie soggettive, per fugare le oscurità in cui il tema si è dibattuto finora, per trovare soluzioni o almeno strade percorribili.

Il metodo ineludibile è quello dell’integrazione, sempre utile per dare risposte articolate, in questo caso unica possibilità per non sbagliare taglio e direzione: i mondi della sanità e del sociale, con le loro specifiche professionalità, devono confrontarsi con l’associazionismo, da cui attingere conoscenze e proposte. Efficace, questo confronto, se basato su una parità di ruolo che deve giovarsi da parte dei primi sulla disponibilità vera ad ascoltare e sul coraggio di investire su una nuova frontiera; da parte delle associazioni, sulla rinuncia ai troppi distinguo e a un particolarismo che rischia di immobilizzare per sempre.

A Grosseto ci sono le risorse buone, a partire dalle associazioni delle persone disabili, dalle quali viene il suggerimento a partire, e da alcuni professionisti già attivi nel settore, come la giovane psicologa Eleonora Motta. L’Asl e la Regione ci stanno, come pure il Parlamento, nella persona della combattiva onorevole Ileana Argentin, responsabile PD nazionale diritti dei disabili.

Al lavoro, dunque, perché da fare ce n’è tanto.

Lucia Matergi 

Consigliera Regione Toscana – Membro Commissione Affari Sociali


PESCARA, DISABILI SENZA BUS – Padre disperato minaccia di gettarsi dalla torre

Disabili senza bus Un padre minaccia: “Mi getto dalla torre”

Proteste per la sospensione del trasporto al Paolo VI La Fondazione: deve essere il Comune a garantire il servizio

di Vito de Luca

PESCARA. «Se non riprende il servizio di accompagnamento dei disabili, da parte della Fondazione Paolo VI, io salgo sul torrione del Comune e mi butto giù».

È disperato, Paolo Masciulli Ferri, il papà di un giovane di 28 anni autistico, dopo la decisione da parte della Fondazione Paolo VI di sospendere, dallo scorso 7 aprile, il servizio dei pullman che prelevava, in determinati punti di raccolta, i disabili iscritti al centro di riabilitazione, che a Pescara ha tre sedi: quella di via Pesaro, di viale Papa Giovanni XXIII e infine quella di via Tavo, il Tabor, frequentato dal figlio di Paolo Masciulli.

È una storia straziante, quella di Masciulli, di cui si è voluta far carico la Fials, la Federazione italiana autonomie locali e sanità, con il segretario provinciale, Gabriele Pasqualone, che ieri ha indetto una conferenza stampa sull’argomento.

«Prima, noi abitavamo a Montesilvano», racconta Masciulli, il quale oltre al giovane disabile ha altri due figli «e il Comune, con un suo servizio, provvedeva al trasporto di mio figlio. Ma tutto questo è durato fino alla morte di mia moglie, avvenuta qualche anno fa. Poiché mio figlio, legatissimo alla madre, ha voluto che ci trasferissimo vicini al cimitero dove ora è sepolta, in quello di via Colle di Mezzo, a Pescara».

E anche all’inizio di questo primo periodo seguito al trasloco, la situazione non cambia. «Dal 2011 al 2013», dice Masciulli, «il servizio di trasporto è stato garantito dalla Fondazione Paolo VI, dalla quale mio figlio veniva accompagnato nel centro di via Tavo. Il tutto però fino al 7 aprile scorso, quando la Fondazione ha deciso di sospendere l’accompagnamento». Di qui, la «navetta» di Masciulli tra municipio e Fondazione. «Uno mi ha mandata dall’altra e viceversa. Senza trovare una soluzione». Il fatto è, spiega Masciulli (il quale ha dovuto lasciare il lavoro che svolgeva prima, proprio per essere più vicino al ragazzo ) che per lui sarebbe impossibile accompagnare il figlio autonomamente: «Per portarlo al centro di riabilitazione, dovrei prendere due autobus. Ma non è tanto questo il punto. Va detto che mio figlio, che è alto un metro e novantadue, con un peso di 133 chili, sui mezzi pubblici disturba i viaggiatori».

«Non riesco a trattenerlo», sottolinea, «e per la mole che ha, nessuno riesce a fermarlo».

Insomma, per Masciulli, portare il figlio in via Tavo sarebbe una missione impossibile. «Ora la mia», sbotta il papà, «non è più una vita, a queste condizioni. E se nessuno mi darà ascolto, mi butterò giù dal torrione del Comune».

Un appello alla soluzione del caso è stato lanciato anche da Pasqualone. «Abbiamo chiesto un incontro col prefetto», spiega il sindacalista. «Ma non abbiamo avuta risposta. Lo stesso è accaduto con la Fondazione Paolo VI. Quella di Masciulli è una vicenda vergognosa».

Nel giro di qualche ora è poi arrivata anche la replica della Fondazione Paolo VI. «Il servizio che abbiamo svolto finora», fanno sapere dalla direzione, «è stato un qualcosa in più, di non dovuto da parte nostra. Ora, in virtù di una nostra riorganizzazione interna», hanno spiegato, «abbiamo interrotto il servizio. Ma di questo, come è disposto dalla legge, se ne dovrebbe fare carico il Comune».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: ilcentro.geolocal.it Pescara

http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2014/04/12/news/disabili-senza-bus-un-padre-minaccia-mi-getto-dalla-torre-1.9037119


DA GROSSETO LE RIFLESSIONI SUL DIRITTO ALL’AMORE PER LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI IN PARLAMENTO CON UNA RISOLUZIONE DELL’ONOREVOLE ILEANA ARGENTIN

“ALL YOU NEED IS LOVE: DIRITTO ALL’AMORE”: le riflessioni della tavola rotonda della Commissione Pari Opportunitè di Grosseto arrivano in Parlamento

L’On. Ileana Argentin presenta alla Camera una risoluzione sulla sessualità delle persone disabili

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GROSSETO, 11 Aprile 2014 

“Apprendiamo con piacere – commenta Reana de Simone, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto – la decisione dell’On. Argentin di presentare, alla Camera dei Deputati, una risoluzione sulla dimensione sessuale ed affettiva delle persone disabili. Abbiamo ricevuto apprezzamenti da molte realtà differenti, il successo dell’iniziativa “ALL YOU NEED IS LOVE: DIRITTO ALL’AMORE” ci rende fieri, siamo felici di aver sollevato un velo su un argomento così delicato ed importante. Per questo ci auspichiamo che questo sia soltanto l’inizio un percorso più ampio e condiviso possibile verso il riconoscimento delle pari ooportunità, anche nella sfera sessuale, delle persone disabili”.

 

L’On. Ileana Argentin è stata ospite, lo scorso 21 marzo, della tavola rotonda promossa dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto dedicata alla dimensione sentimentale, emotiva e sessuale delle persone disabili.

 

“Un’iniziativa partecipata – continua Reana de Simone – e molto interessante che ha affrontato il tema della sessualità delle persone disabili dal punto di vista scientifico con l’intervento della dott.ssa Eleonora Motta, ma anche da quello emotivo e realistico di chi la questione la conosce da molto vicino con gli interventi dell’On. Argentin, di Rosanna Guerri, Lorella Ronconi e Luciana Pericci”.
La tavola rotonda si inserisce nel più ampio progetto “Noi non siamo indifferenti”, promosso dalla Commissione Pari  Opportunità provinciale e dalla Provincia di Grosseto, che ha preso il via in occasione della Festa della Toscana a dicembre con la mostra fotografica “La nuda bellezza” di Marco Tisi che descrive in ventitre foto la quotidianità dei ragazzi che frequentano il centro diurno per disabili Il Girasole di Grosseto.
Online fino al 30 aprile sulla pagina facebook della Commissione Pari Oppurtunità provinciale (www.facebook.com/commissionepogrosseto) anche l’originale contest fotografico “Noi non siamo indifferenti” rivolto agli studenti delle scuole superiori della provincia che potranno raccontare in uno scatto cos’è per loro le diversità. Si tratta dell’iniziativa di chiusura del progetto, il contest resterà online fino al 30 aprile e la foto vincitrice sarà decretata dal numero di mi piace ricevuti e dal giudizio di una commissione appositamente istituita.

Da GrossetoOggi.net http://www.grossetooggi.net/notizie/attualita/7102/–all-you-need-is-love-diritto-damore-le-riflessioni-della-tavola-rotonda-della-commissione-po-arrivano-in-parlamento

Di seguito il testo della risoluzione dell’On. Ileana Argentin

Alla luce di quanto emerso durante il convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 Marzo, e in conseguenza di centinaia di sollecitazioni da famiglie e disabili su questo argomento, ho presentato alla Camera dei Deputati questa risoluzione che garantisce il diritto alle pari opportunità, anche nella sfera sessuale, alle persone con handicap grave.

– Risoluzione – 

La XII Commissione

premesso che:

fino ad alcuni decenni fa il discorso relativo alla sessualità nei soggetti portatori di handicap veniva considerato tabù e la loro dimensione sessuale veniva negata;

in particolare, le strategie adottate si risolvevano in interventi di tipo fisico (uso di psicofarmaci, legamento delle tube, ovariectomia per le donne ed evirazione per gli uomini), psicologico (punizioni, minacce, rinforzo di condotte sostitutive o compensatorie) o psicosociale (isolamento, impedimento di contatti con persone dell’altro sesso). Queste soluzioni si sono rivelate fallimentari per il fatto di trascurare la promozione del benessere degli individui e di misconoscere il diritto umano fondamentale anche della persona disabile di poter esprimere i propri bisogni psicosessuali;

ciò è sempre avvenuto perché si riesce ad accettare con difficoltà che una persona in situazione di handicap possa manifestare bisogni sessuali analoghi a quelli di una persona normodotata. Il disagio nell’accogliere la dimensione sessuale e la sua espressione nella persona disabile può essere imputato alla biologizzazione della sessualità, ossia alla tendenza a considerarla come mera realtà naturale/organica scarsamente o per nulla correlata a fattori affettivi, relazionali, sociali, ecc.;

l’esistenza e la manifestazione da parte degli individui disabili di bisogni, desideri e condotte psicosessuali, contrariamente a quanto avveniva in passato, non possono più essere negate o ignorate, ma esigono pieno rispetto e impegno per una possibile la realizzazione;

tali manifestazioni sessuali si esprimono nelle diverse tappe evolutive, in accordo con il grado e il livello di integrazione personale, di sviluppo cognitivo e fisico, di competenza relazionale e di adattamento e autonomia sociale;

la possibilità di manifestare e vivere i bisogni e i desideri sessuali, in accordo con il proprio grado di coscienza e capacità, sia un diritto umano fondamentale, che non deve essere ignorato ma rispettato e reso possibile. Ciò in particolare per le persone che, a causa delle loro difficoltà, necessitano dell’aiuto degli altri per realizzare la propria psicosessualità;

le affermazioni precedenti introducono il discorso relativo all’importanza e alle responsabilità che gli educatori hanno nel favorire la realizzazione del diritto dei disabili di esprimere e vivere la dimensione psicosessuale, al pari delle altre sfere della personalità e sempre secondo le proprie possibilità e in funzione del proprio benessere e la necessità di una preparazione adeguata per rispondere alle esigenze di educazione sessuale dei soggetti disabili:

impegna il Governo

a formulare linee guida in ambito psicoassistenziale al fine di riconoscere e coadiuvare le persone con disabilità nella gestione della loro sessualità;

a valutare l’opportunità di sperimentare d’intesa con le regioni, sulla base delle esperienze già avviate nei paesi del nord Europa, forme di assistenza sessuale per i disabili.

 

Ileana Argentin

 

 


“VITA INDIPENDENTE”: Giovanni, studia medicina e vive da solo.

Dal 2013 anche la Regione Puglia, come la Regione Toscana nel 2009, ha dato il via al progetto che RENDE l’autonomia alle persone diversamente abili.

Da: http://invisibili.corriere.it/

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di Rosa Maria * mamma e pediatra

Guardo i miei tre ragazzi e dico grazie a loro. Il più’grande per tanto tempo ha sofferto e forse pensato che quel fratello speciale “era  figlio unico” perché allontanava per troppo tempo i genitori. Così a quarant’anni ho sfidato ancora la vita ed è nato l’ultimo figlio, una nuova  condivisione di esperienze ed emozioni.

Quando è nato il secondo dei miei figli, le coordinate della mia vita sono cambiate. Le  reazioni iniziali, emotive, sono state le stesse che vivono  tutti coloro  che  si immergono nel mondo dell’handicap.  Il rifiuto, la rabbia, la paura, il dolore. Poi cerchi di capire, accetti e inizi una grande avventura umana. La tenerezza e l’amore riescono a placare  ogni dubbio, così è stato per me e la mia famiglia. Tanti  i viaggi della  speranza in centri adeguati per poter elaborare un progetto riabilitativo  per Giovanni, gli interventi chirurgici, i test  di apprendimento. Ho  iniziato a studiare quei capitoli che mi sembravano lontani durante il corso  di laurea, mi sono confrontata con specialisti del settore e tecniche  riabilitative riconosciute e non. Avevo fame di sapere come poterlo aiutare.

Giovanni era ipotonico,  poco reattivo ma il suo sguardo era intenso. Sentivo il suo contatto cognitivo. Ha iniziato a parlare verso i  quattro  anni e poi non ha smesso più. Una logorrea sul mondo, troppe le cose da  esprimere!

Gli abbiamo proposto di tutto, fisioterapia, psicomotricità, nuoto,  logoterapia, ippoterapia, tutto per sperimentare i movimenti. In una visita  di controllo a Bologna mi  dissero che non avrebbe mai camminato da solo, una diagnosi funzionale negativa, gravata dal fatto che dove abitavamo non c’erano  molte possibilità riabilitative.

L’aiuto lo abbiamo spesso inventato noi. Quanti anni sdraiati sul pavimento accanto a lui per rotolare e ridere, strisciare, quanta fatica  gattonare. Imparare a vedere l’orizzonte da un altro punto di vista: il suo.

I viaggi vissuti con sedia  a rotelle e… fantasia, sempre ostinati davanti  agli ostacoli fisici e mentali. E’ stato il primo bambino  ad avere il sostegno nella scuola materna nel paese dove viviamo. Il primo protocollo Asl per il  riconoscimento della 104. Tante  battaglie per  avviare centri di  riabilitazione pubblici, per incoraggiare i genitori a riunirsi nelle  associazioni, per non restare isolati.  Fino  a  sedici anni  Giovanni ha  usato la sedia a rotelle, poi da solo, aggrappandosi alla sua distonia,ha  deciso di camminare, contratto,  madido di sudore, barcollante, ma in piedi.

La disabilità di mio figlio ha determinato  e segnato  anche il mio stile  lavorativo. L’ascolto, l’empatia  che  cerco  di  dare ai bambini che seguo  e che mi hanno  sempre  regalato   una gioia  esistenziale. Abbiamo molto  da  imparare dai bambini e la nostra società lo sta dimenticando.

Mio figlio è iscritto al terzo anno di medicina  a Foggia. Da alcuni mesi vive da solo, in una stanza  adattata per i disabili nella casa dello studente. Per due anni ha fatto il pendolare, usando i mezzi pubblici: sveglia alle 5.30 e rientro nel tardo pomeriggio accompagnato dal padre.

Scarsa la socializzazione con i coetanei. Poi abbiamo deciso di sperimentare  l’autonomia, viene aiutato al mattino da una signora, guida un’auto con comandi adeguati a lui e ha molti amici. Giovanni è stato inserito in un  progetto di “vita indipendente” della regione Puglia. Lo guardo in silenzio e vedo  davanti a me un uomo che conosce la sofferenza, ma non si arrende.

Sono ancora qui, con in mano tante rughe, e con la voglia di gettare sempre semi di speranza. La vita è così.

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http://invisibili.corriere.it/2014/04/07/dopo-di-noi-giovanni-che-studia-medicina-e-vive-da-solo/#more-2780

Progetto Vita Indipendente Regione Puglia:

http://www.sistema.puglia.it/portal/page/portal/SolidarietaSociale/PROVI

 

Progetto Vita Indipendente Regione Toscana:

http://www.regione.toscana.it/-/punto-insieme-attivazione-del-servizio-di-vita-indipendente-per-persone-disabili-con-gravita

La Giunta Regionale della Toscana, con Delibera n. 1166 del 14 dicembre 2009, ha avviato una “fase pilota” , della durata di un anno, per il finanziamento di progetti di “vita indipendente” presentati dalle persone con disabilità motoria residenti in Toscana, di ètà superiore ai diciotto anni.

Progetti simili anche in Lombardia e in Veneto

 


GIOVEDI SANTO: PAPA FRANCESCO SCEGLIE DI LAVARE I PIEDI A DODICI RAGAZZI DISABILI

Dopo l’incontro dello scorso anno con i detenuti del carcere minorile di Casal di Marmo, quest’anno il Papa celebrerà il rito della lavanda dei piedi insieme ai ragazzi della Fondazione Don Carlo Gnocchi- Centro Santa Maria della Provvidenza.

di  | 8 aprile 2014

Da ILFATTOQUOTIDIANO.IT
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Giovedì santo, il 17 aprile prossimo, Papa Francesco laverà i piedi a dodici disabili. Già l’anno scorso, nella stessa occasione, Bergoglio, dopo appena quindici giorni dall’elezione al pontificato, aveva sorpreso il mondo intero facendo annullare la solenne celebrazione della Messa dell’ultima cena nella cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano, per andare a lavare i piedi adodici giovani detenuti, tra cui due ragazze una delle quali musulmana, nel carcere minorile di Casal del Marmo.
 

Quest’anno Francesco ha deciso di rivivere l’ultima cena di Gesù insieme con i disabili della “Fondazione Don Carlo Gnocchi – Centro Santa Maria della Provvidenza”, nella zonaCasalotti-Boccea di Roma. “È mio dovere – disse un anno fa il Papa ai giovani detenuti di Casal del Marmo – come prete e come vescovo essere al vostro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo. Amo questo e amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato”.

Papa Francesco, per il giovedì santo laverà i piedi a dodici disabili

Papa Francesco durante una messa.

Da arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio sceglieva sempre le “periferie esistenziali” per rivivere i momenti fondamentali della nascita del cristianesimo: l’istituzione dell’Eucaristia, la lavanda dei piedi, il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, l’arresto, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù. Divenuto Papa, Bergoglio non cambia il suo stile e le sue abitudini di mettere gli ultimi al centro della sua predicazione e della sua vita. Non si tratta di una scelta di marketing ecclesiale, come qualcuno ha più volte ipotizzato, per far dimenticare i peccati della Chiesa, dalla pedofilia al riciclaggio del denaro sporco, e soprattutto per voltare pagina dopo la vicendaVatileaks. E non si tratta nemmeno di un “Papa comunista”, come da qualcuno è stato recentemente ribattezzato Francesco che ha risposto semplicemente: “Il mio non è comunismo ma Vangelo”. Francesco quindi il prossimo giovedì santo abbraccerà i disabili che lui chiama “il mio passaporto per il paradiso”, come fa del resto in ogni udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro e durante le sue visite pastorali in Italia e nel mondo.

Twitter @FrancescoGrana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/08/papa-francesco-per-il-giovedi-santo-lavera-i-piedi-a-dodici-disabili/943950/


Un “Arrivo” al quale non speravo “Traguardare”. Lo “Start” per un “Cammino Nuovo”

26 MAGGIO 2012: UN GRAN GALA’ DI BENEFICIENZA PER LA FONDAZIONE IL SOLE

Lorella Ronconi, membro del Cda della Fondazione, festeggia il proprio compleanno con un gesto di grande generosità.

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https://www.youtube.com/watch?v=r5x5ohPkIWo

Nel maggio del 2002, con la festa per i suoi 40 anni, Lorella Ronconi raccolse un milione e 800mila lire da destinare all’allora Comitato promotore per la Fondazione Il Sole. Sabato sera, in occasione della festa che insieme a molti amici sta organizzando per i suoi 50 anni, si è data invece l’obiettivo di dare una mano alla cooperativa sociale“Raggi di Sole”, filiazione dell’omonima Fondazione, che entro la prossima estate aprirà un negozio per la produzione e vendita di pasta fresca nel quale lavoreranno ragazzi con disabilità.

 

Alla grande festa – il “Dolce Vita’s Galà”, che si tenutasi Sabato 26 maggio al centro sociale della Fondazione – sono state invitate quasi 200 persone, fra le quali ci sono in veste di amici la campionessa di motocross Silvia Giannetti, il sindaco Emilio Bonifazi e la consigliera regionale Lucia Matergi.

 

«Con la generosità e l’entusiasmo che la contraddistinguono – spiega Massimiliano Frascino, presidente della Fondazione Il Sole – Lorella ha chiesto agli amici che parteciperanno alla sua festa di rinunciare a fargli il regalo e di destinare i soldi che avrebbero speso a sostenere la cooperativa sociale che abbiamo costituito a febbraio. Considerata l’amicizia che mi lega a lei, di Lorella potrei dire tantissime cose. Nel ringraziarla ne dico una sola che spero le faccia piacere: è una di quelle persone la cui gioia di vivere e curiosità per le cose del mondo contagiano gli altri, aiutandoli a superare i propri problemi. Lorella è un punto di riferimento per tantissime persone semplicemente per l’esempio che dà quotidianamente non fermandosi mai, nonostante le grandi difficoltà con cui è costretta a convivere».

«Nonostante la disabilità con la quale convivo da quando sono nata – dice Lorella Ronconi – sono convinta di avere avuto una bella vita, intensa e con tanti motivi di soddisfazione. Per questo vale la pena festeggiate il traguardo dei 50 anni, che oltretutto non era scontato, insieme ai tanti amici che ho la fortuna di avere».

Un ringraziamento particolare alle persone che hanno organizzato la festa e alle aziende che con il loro contributo hanno consentito di coprire i costi di organizzazione.

Stefania GiansantiLucia Matrisciano, Iacopo Virgili, Elisabetta Calabria, Margaret Calabria, Barbara Bugelli, Milena Burattelli, Laura Roghi, Anna Rosa Ruggiero, Davide Monaci, ZinaIda  Tepordei, Donatella Bigozzi, Marco FavilliSamule Bracciali, Gianni Benassi, Mauro Falconi, Silvia Giannetti, Alex Becci, Falconi Mario. Jandelli Oreficerie – Milano; Alimentaria 2001 Cash ad Carry di Panconi Giuseppe – Grosseto; Azienda Agricola Maremma Alta – Massa Marittima; Mirella Scampoli di Verdi Francesca – Grosseto; Conad – Centro Commerciale Aurelia Antica; Eden Park Hotel – Marina di Grosseto; Centro Ufficio di Santucci Antonio – Grosseto; .Agenzia Kalimero – Grosseto.Lo

 

Lorella Ronconi, membro del Cda della Fondazione, festeggia il proprio compleanno con un gesto di grande generosità

Nel maggio del 2002, con la festa per i suoi 40 anni, Lorella Ronconi raccolse un milione e 800mila lire da destinare all’allora Comitato promotore per la Fondazione Il Sole. Sabato sera, in occasione della festa che insieme a molti amici sta organizzando per i suoi 50 anni, si è data invece l’obiettivo di dare una mano alla cooperativa sociale “Raggi di Sole”, filiazione dell’omonima Fondazione, che entro la prossima estate aprirà un negozio per la produzione e vendita di pasta fresca nel quale lavoreranno ragazzi con disabilità.

Alla grande festa — il “Dolce Vita’s Galà”, che si terrà sabato 26 maggio al centro sociale della Fondazione — sono state invitate quasi 200 persone, fra le quali ci sono in veste di amici la campionessa di motocross Silvia Giannetti, il sindaco Emilio Bonifazi e la consigliera regionale Lucia Matergi.

«Con la generosità e l’entusiasmo che la contraddistinguono — spiega Massimiliano Frascino, presidente della Fondazione Il Sole — Lorella ha chiesto agli amici che parteciperanno alla sua festa di rinunciare a fargli il regalo e di destinare i soldi che avrebbero speso a sostenere la cooperativa sociale che abbiamo costituito a febbraio. Considerata l’amicizia che mi lega a lei, di Lorella potrei dire tantissime cose. Nel ringraziarla ne dico una sola che spero le faccia piacere: è una di quelle persone la cui gioia di vivere e curiosità per le cose del mondo contagiano gli altri, aiutandoli a superare i propri problemi. Lorella è un punto di riferimento per tantissime persone semplicemente per l’esempio che dà quotidianamente non fermandosi mai, nonostante le grandi difficoltà con cui è costretta a convivere».

«Nonostante la disabilità con la quale convivo da quando sono nata — dice Lorella Ronconi — sono convinta di avere avuto una bella vita, intensa e con tanti motivi di soddisfazione. Per questo vale la pena festeggiate il traguardo dei 50 anni, che oltretutto non era scontato, insieme ai tanti amici che ho la fortuna di avere».

Un ringraziamento particolare alle persone che hanno organizzato la festa e alle aziende che con il loro contributo hanno consentito di coprire i costi di organizzazione.

Stefania Giansanti, Lucia Matrisciano, Iacopo Virgili, Elisabetta Calabria, Margaret Calabria, Barbara Bugelli, Milena Burattelli, Laura Roghi, Anna Rosa Ruggiero, Davide Monaci, ZinaIda Tepordei, Donatella Bigozzi, Marco Favilli, Samule Bracciali, Gianni Benassi, Mauro Falconi, Silvia Giannetti, Alex Becci, Falconi Mario. Jandelli Oreficerie — Milano; Alimentaria 2001 Cash ad Carry di Panconi Giuseppe — Grosseto; Azienda Agricola Maremma Alta — Massa Marittima; Mirella Scampoli di Verdi Francesca — Grosseto; Conad – Centro Commerciale Aurelia Antica; Eden Park Hotel — Marina di Grosseto; Centro Ufficio di Santucci Antonio — Grosseto; .Agenzia Kalimero — Grosseto.

 

“E’ proprio la foto più bella questa……ma dove siamo? A Cannes? Las Vegas…o Parigi? Mi sento una Cenerentola trasformata in Lady Lory dai miei topolini dolci ♥ che si sono trasformati in “braccia” e “gambe”, per me. Per giorni ad addobbare, ritagliare, cucinare, infioccare il sogno e farlo diventare Castello incantato per me, Principessa per una sera!!!

E raccolti più di 2500 euro per il progetto della Fondazione Il Sole!”

 

http://www.fondazioneilsole.it/index.php?option=com_content&view=article&id=87:solidarieta-lorella-ronconi-compie-50-anni-rinuncia-ai-regali-e-chiede-agli-amici-di-sostenere-la-coop-sociale-qraggi-di-soleqq&catid=1:home&Itemid=1


L’84% DELLE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI IN ETA’ LAVORATIVA E’ DISOCCUPATO: la Commissione U.E. valuta procedura di infrazione

Da La Stampa -ECONOMIA – 06/04/2014

Per i disabili italiani trovare lavoro  è una “missione impossibile”

L’84% dei portatori di handicap in età lavorativa è disoccupato. E intanto la Commissione Ue valuta una nuova procedura di infrazione contro l’Italia

Il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso

L’84% dei portatori di handicap in età lavorativa non ha un impiego e i disoccupati iscritti alle liste di collocamento obbligatorio sono 750 mila, secondo dati 2013 del ministero del Welfare. Ecco che Lorenzo Torto, un ragazzo di 26 anni sulla sedia a rotelle è tornato per seconda volta a Bruxelles – la prima un anno fa – per chiedere alla Commissione europea com’è possibile che, in Italia, il lavoro è una missione (quasi) impossibile per i disabili. 

Questa situazione ha portato la Commissione a valutare se aprire una nuova procedura di infrazione contro l’Italia, che ha già subito una bocciatura sul diritto al lavoro dei disabili nel luglio scorso. 

Dalla prima petizione di Torto alla Commissione europea, il 20 marzo 2013, infatti, sono successe molte cose. La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver imposto «a tutti i datori di lavoro l’adozione di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili» come previsto dalla normativa comunitaria. Inoltre il governo Letta ha rifinanziato il fondo per l’occupazione dei portatori di handicap per 10 milioni di euro nel 2013 e 20 milioni nel 2014. 

Ma secondo Torto «nella vita quotidiana di tante persone che soffrono non è cambiato niente» e anche la Commissione Europea ha chiesto chiarimenti all’esecutivo su come viene attuata la normativa. «La Commissione ha comunicato che è ancora in corso la procedura di osservazione del nostro Paese per verificare l’efficacia della legge 93/2013 nel garantire la piena inclusione dei disabili nel mondo del lavoro», afferma la presidente della Commissione petizioni dell’Unione Europea, Erminia Mazzoni (Ppe). «Preso atto dell’immobilismo italiano denunciato da Lorenzo Torto, ho invitato il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a dare seguito con urgenza alle disposizioni della Corte», aggiunge l’europarlamentare. 

Il governo ancora non ha assegnato la delega alla disabilità, ma il sottosegretario al Lavoro Franca Biondelli garantisce «la forte attenzione e la piena disponibilità» dell’esecutivo su queste tematiche. La legge italiana è «unanimemente riconosciuta tra le più avanzate nell’ambito della non discriminazione, ma è anche tra le maggiormente inapplicate», osserva il sottosegretario. 

E anche la recessione influisce in modo pesante perché le aziende in crisi possono sospendere gli obblighi di assunzione dei disabili previsti dalla legge 68/99. «In questo modo si calcola che circa il 25% dei posti previsti per i disabili rimane non assegnato, tanto nel settore pubblico quanto nel privato», conclude Biondelli. E così il disagio aumenta, come registra la responsabile della politiche per la disabilità della Cgil, Nina Daita, che racconta: «ormai quasi quotidianamente mi arrivano lettere e telefonate di disabili disperati per la ricerca di lavoro, la solitudine e la paura per il futuro». 

Da La Stampa -ECONOMIA – 06/04/2014

http://www.lastampa.it/2014/04/06/economia/per-i-disabili-italiani-trovare-lavoro-una-missione-impossibile-RpP1Er1Di7ZqlYcaFIqIKI/pagina.html


ECCO “UPSEE”, L’IMBRAGATURA PER FAR CAMMINARE I BAMBINI DISABILI: L’idea è della madre di un bambino affetto da paralisi cerebrale.

Oggi quell’imbragatura rudimentale inventata anni fa diventa un’alternativa alla sedia a rotelle

di Giovanna Maria Fagnani

http://www.corriere.it/salute/disabilita/14_aprile_02/ecco-upsee-l-imbragatura-far-camminare-bambini-disabili-664d7fea-ba6f-11e3-9050-e3afdc8ffa42.shtml

Una speranza

«Vorrei che upsee fosse usato in tutto il mondo, per dare ai nostri bambini un’infanzia migliore» spiega Debby. Charlotte, Bethany e Daniel hanno tra i 3 e i 6 anni e sono stati i primi bambini a testare l’imbragatura. «Quando ho saputo che aspettavo due gemelle, nei miei sogni le vedevo camminare mano nella mano. E invece non hanno mai potuto farlo» spiega la madre di Charlotte, che adesso, invece, può camminare con le gambe di papà Cameron accanto a sua sorella e farsi abbracciare. Daniel, invece, soffre di un grave ritardo mentale e non riesce a camminare e a parlare. «Upsee ci ha dato delle opportunità come famiglia, che non abbiamo mai avuto – spiega sua madre Claire Smyth – Ha potuto giocare a pallone in giardino, con i vicini». Nella voce della madre di Bethany, Louise Watson, c’è anche una speranza in più: «Da quando usiamo l’imbragatura, nostra figlia Bethany, che ha 3 anni, ha cominciato a cercare di muovere qualche passo lei stessa». Per la festa della mamma, la compagnia Firefly ha scelto questo slogan «Essere madre di un bimbo disabile vuol dire avere il più grande potenziale di cambiare la vita umana». Debby di sicuro è una di queste mamme.

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Uno scatto fatto con il cuore da Corrado Dessì. Con il cuore il mio: “Grazie!”

“Il mondo è pieno di gente che si crede importante e si autocelebra in continuazione, per fortuna ci sono anche persone grandi che, silenziosamente, rendono speciale il mondo.”

Corrado Dessi


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