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AL VIA LE PARALIMPIADI DI RIO 2016, LA CARICA DEI 101 ATLETI ITALIANI

Spero tanto che ci sia più attenzione per i 4000 atleti, 23 sport, 528 titoli ecco i numeri delle paralimpiadi che partono oggi dal Maracanà di Rio: ben 101 arrivano dall’Italia. Oggi sfileranno per la cerimonia di apertura, lo stadio sarà tutto esaurito. Li chiamano disabili, ma le loro abilità sono indiscutibili. Campioni veri, con problemi veri, differenti, ma che voglia di vivere ne hanno da vendere. Protagonisti dal 7 al 18 settembre. 

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Paralimpiadi 2016, orari e dove si vede in tv la cerimonia di apertura

Lo show in diretta su Rai2 dalle 23.15. 

La carica dei 101 azzurri che sfileranno per la cerimonia di apertura: Alex Zanardi, Martina Caironi e Beatrice Vio. Ma ci sono anche altri straordinari atleti e pazzesche storie di vita.

Tornano i riflettori su Rio de Janeiro, pronta a ospitare le Paraolimpiadi 2016. La cerimonia di aperturadei Giochi per gli atleti disabili (edizione numero 15) è da oggi, mercoledì 7 settembre a partire dalle 17.30 locali (22.30 in Italia): uno show di 3 ore con duemila performer brasiliani reduci da 6 mesi di prove. In collegamento con lo stadio Maracanà, che già ha ospitato lo svavillante spettacolo iniziale delle Olimpiadi, c’è Rai2 che trasmette in diretta la cerimonia dalle 23.15. Le gare di atletica in programma invece allo stadio Olimpico inizieranno il giorno dopo, 8 settembre, per concludersi il 18 settembre con la maratona.

Ad affrontarsi in 23 dicipline (new entry canoa e triathlon) saranno oltre 4300 atleti disabili da 176 paesi. Gli italiani in gara sono 101. Le aspettative azzurre sono tutte per Alex Zanardi, l’asso dell’automobilismo, rinato dopo l’incidente del 2001 grazie anche all’handbike. Oro a Londra, Alex ci riprova. “Sono più vecchio e troverò avversari più giovani, ma mi piacerebbe riascoltare l’Inno di Mameli”.

C’è poi Beatrice Maria Vio, Bebe per tutti, che ha perso le braccia a undici anni per una violenta forma di meningite. Con il fioretto in mano, ha conquistato titoli mondiali. Ora è a Rio per la consacrazione definitiva.Francesca Porcellato, classe 1970, in sedia a rotelle dopo un tragico indicidente a 18 mesi di età, è la speranza del ciclismo femminile. Campionessa del mondo su strada, nella crono e nella gara in linea di H3, la ‘Rossa Volante’ è inarrestabile. L’equitazione punta su Ferdinando Acerbi.Acerbi aveva già partecipato ai Giochi prima di un incidente in subacquea. Torna in sella a Rio da atleta paralimpico. Infine l’atletica con due punte di diamante: Giusy Versace, vincitrice nel 2014 a Ballando con le Stelle, al suo debutto olimpico nei 100, 200 e 400 metri e la naturalmente lei, Martina Caironi, la portabandiera azzurra che a Londra ha conquistato l’oro nei 100.

da: quotidiano.net


IL BASEBALL? NEL SUO STADIO, TRA TIFOSI E GIOCATORI, HO IMPARATO LA VERA INTEGRAZIONE

“Negli spalti, tra i tifosi di baseball, per i tifosi, per i giocatori, per i manager, ero Lorella e basta. Non c’erano offese al mio corpo ma solo tifo, abbracci e generosità: il baseball anno dopo anno, mi ha insegnato a non vergognarmi e mi ha seguito, sempre, permettendomi di essere me stessa, donna intera.”

Il “Grazie al baseball e al softball” di Lorella Ronconi

Tratto dal sito della Federazione Italiana Baseball e Softball

Nata nel 1962 a Grosseto, dal 1991 vive in carrozzella. Ma non ha rinunciato a una vita attiva e dal 2006 è Cavaliere della Repubblica. La sua lettera ci commuove e ci rende orgogliosi di far parte di questo mondo

 

Lorella Ronconi è nata a Grosseto nel 1962. E’ affetta da una gravissima malattia genetica ossea: la pseudoacondroplasia poliepifisaria. Dal 1991, dopo un’ischemia midollare, vive parte della sua giornata a letto, parte in carrozzella. Ma ha una vita comunque molto attiva e dal 2006 è Cavaliere della Repubblica. Ci ha indirizzato questa bellissima lettera, che volentieri pubblichiamo.

collage_baseballLEGGI LA BIOGRAFIA di LORELLA

“A distanza di tanti anni, ora che sono grande, diciamo, comunque più coraggiosa e forte, vorrei dire olanciare il mio GRAZIE al baseball e al softball, per tutto quello che mi hanno permesso di essere. Sono una donna di 53anni, affetta da una rara e gravissima malattia progressiva alle ossa che mi costringe a passare gran parte della mia giornata a letto con poche ore d’ariavissute in carrozzella. Ormai non posso più viaggiare né utilizzare mezzi di trasporto, a causa di 2 barre nella colonna vertebrale e uno scatafascio di ossa rotte che si infiammano con molta facilità.
Non viaggio più, ma ho una vita movimentata grazie alla mia voglia di comunicare, grazie a internet e ai miei molteplici impegni: sono tra i membri fondatori di una associazione Onlus (Fondazione il Sole) che si occupa del dopo di noi per le persone diversamente abili, sono stata Commissario della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, blogger,content manager e lavoro allo sportello info-handicap dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) del Comune di Grosseto. In un certo senso, però, continuo a viaggiare e lo faccio attraverso le poesie che scrivo, nelle quali raccolgo emozioni belle di vita, per dare emozioni belle di vita, in un mondo in cui esse sembrano inutili. Perché senza le emozioni belle, l’essere umano perde la sua umanità.

Tutta la mia esistenza è stata legata alla sofferenza, alla disabilità, all’ignoranza umana che spesso mi ha fatto sentire trasparente, se non inutile. Ho avuto però la fortuna di conoscere un mondo diverso, oltre a a quello condiviso con la mia famiglia e gli amici, un mondo in cui crescere senza discriminazionioffese, un grande mondo: lo stadio di baseball.
Il baseball mi fece innamorare nell’adolescenza, quando fui per caso invitata da un’amica ad assistere a una partita. A quei tempi camminavo ancora un pochino, ma essendo piccola e già in difficoltà con le ossa, mi muovevo con una minuscola biciclettina rosa. Ero emozionata e vergognosa di andare allo stadio e salire sulle gradinate portandomi dietro la biciclettina, quel primo giorno, non conoscendo per nulla quello sport. Fu un amore immediato, un coup de foudre: i giocatori visti dall’alto sembravano piccoli soldatini,principi che andavano a conquistare il castello e correndo segnavano il punto con grande gioia e calore dei tifosi. Una scacchiera strana, quel pentagono storto, ma un piacere per gli occhi stare a guardare il bel verde brillante che circondava la terra rossa. L’odore di erba tagliata era come una carezza per i miei sensi. Il rumore del guantone quando riceveva il lancio mi faceva da richiamo, come lo stesso rumore della mazza quando toccava la pallina. E sì, questi erano i rumori più belli e furono i suoni di vita, i miei suoni vitali per ogni mia stagione che cominciava: l’arrivo della primavera e del caldo placava i dolori alle mie ossa e i primi rumori del baseball in allenamento mi ricordavano che presto sarei entrata dentro lo stadio a seguire le partite, e sarei stata normale. Normale, che grande parola! Ora è una parola ovvia per me, ma l’ho imparata tra le tribune: lì ogni volta non ero la Lorellina piccina (sono alta un metro e venti), poverina, guarda come è concia, ma ero una tifosa, una come tanti, una persona intera; normale, appunto. Tra gli spalti, tra i tifosi di baseball, per i tifosi, per i giocatori, per i manager, ero Lorella e basta. Non c’erano offese al mio corpo ma solo tifo, abbracci e generosità: il baseball anno dopo anno, mi ha insegnato a non vergognarmi e mi ha seguito, sempre, permettendomi di essere me stessa, donna intera.

Nel dicembre 2014, alla presentazione della ristampa del mio primo libro di poesie, sono stati mieitestimonial dei grandi amici che rappresentano la mia vita: l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, il critico cinematografico e letterario Fabio Canessa e il grande lanciatore del mio amato sport Roberto Cabalisti. Questo a dimostrare e ufficialmente a dire a tutti che è merito di un grande sport, dei suoi tifosi ma anche dei suoi giocatori, che Lorella Ronconi è arrivata ad essere quello che è. Quel giorno emozionante, davanti ad una platea di intellettuali, parenti, amici, c’erano anche i volti di molti grandi: Vic Luciani, Lucio Tirri, Beppe Massellucci… A proposito di Beppe Massellucci, il mitico #44, vorrei aprire una parentesi anche sull’etica che questo sport trasmette a chi lo gioca: forse è un caso, non so, ma quanti sanno che la mia vita, soprattutto dopo la grande operazione alla colonna vertebrale, è stata coloratadall’affetto silenzioso di tanti giocatori di baseball? Molti altri giocatori sono rimasti in contatto con diverse persone diversamente abili, nonostante gli anni passati. Per discrezione non faccio i nomi, ma posso parlare di coloro che mi hanno regalato cure di affetto e sostegno nei vari momenti della mia vita, in umiltà e senza scalpori mediatici. Beppe Massellucci (adesso lo posso dire) mi donò la divisa, il famoso #44 con il quale vinse lo scudetto a Rimini. Scelse me e mi trasformò in Regina, un dono e un ricordo che ancora mi fanno emozionare. Mi fermò un giorno e mi disse che avrebbe avuto piacere di regalare la sua divisa a me, poiché da sempre mi aveva vista presente alle partite con la mia biciclettina per ore ed ore senza mai abbandonare lo stadio, e che avrebbe voluto lasciare lo sport agonistico sapendo che la sua divisa l’avevo io. Quel gesto mi fece sentire la più famosa delle famose, alta un metro e novanta!

Sì, Giuseppe Massellucci mi aveva incoronata Regina dello stadio e io, comprendendo la suariservatezza, non l’ho mai raccontato prima di adesso: sapevo che era un gesto che non voleva essere spettacolarizzato o strumentalizzato.
Stefano Cappuccini, infermiere, in uno dei miei tanti ricoveri, un mattino di Natale mi fece trovare a sorpresa accanto al letto la sua mazza da baseball firmata. Fu il regalo dei regali, tra flebo e dolori capii che il baseball era sempre accanto a me….non mi avrebbe mai lasciata.
Roberto Cabalisti, che da molto tempo mi affianca aiutandomi, rincuorandomi, incoraggiandomi, facendomi compagnia con le sue telefonate.
Beppe Carelli, che mi aiuta a distanza, con la sua grande capacità informatica, sempre pronto a rispondere ai miei problemi telematici.
Francesco Casolari, Lucio Tirri, Vic Luciani, Claudio Sabatini, Gabriele Ermini…tanti sono i nomi di giocatori e tecnici che continuano a sostenermi nella vita. Sì, qualcuno dice che il baseball rende eterni bambini…. forse, ma anche grandi persone di cuore e coraggio, perché non ne fanno uso mediatico, ma solo cura e passione. Questo gioco ha incontrato la mia vita, col baseball ho avuto la fortuna di trovare uno spazio nel quale la mia esistenza era completamente considerata nella suainterezza. Ancora oggi mi sento a casa in quel luogo dove l’erba è tagliata di fresco, la terra rossa e il pentagono sono un tutt’uno con i suoi Cavalieri.

Grazie al baseball italiano, grazie al baseball, grazie ancora a quei tifosi che mi hanno incoraggiata, a tutti quei giocatori che mi hanno donato sorrisi e ancora silenziosamente mi stanno vicino con tanto rispetto. Il baseball, una grande filosofia di vita, un grande sport in cui esistere, che tutti noi appassionati possiamo adoperarci per non cancellarlo dalla storia e farlo fiorire ancora di più nel futuro, per le future vite.  Lorella Ronconi”    

Da F.I.B.S: http://www.fibs.it/it/news/nazionali-baseball/38344-il-grazie-al-baseball-e-al-softball-di-lorella-ronconi.html


GIOIA INFINITA! PUBBLICATA DAL CORRIERE DELLO SPORT LA MIA STORIA CON IL BASEBALL SCRITTA PER F.I.B.S.

Con grande sorpresa, dopo la pubblicazione sul sito FIBS, è stato riportato in altre riviste tecniche ed anche dal Corriere dello Sport: wow!

Mesi fa presa da improvvisa determinazione e gratitudine verso il baseball italiano, telefonai al Presidente nazionale della Federazione Italiana Baseball e Softball, Riccardo Fraccari per dire “grazie” ad uno sport che amo tantissimo.

Mi emozionai e mi si incrino’ la voce durante la chiacchierata generosa offertami dal Presidente e, giunti ai saluti, mi chiese di scriverla e raccontare la mia particolare “storia con il baseball”, la mia testimonianza di vita con uno sport che mi ha accettata come tifosa e mai discriminata, uno sport poco conosciuto in Italia, ma assai “avanti” per quello che riguarda l’integrazione sociale.

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La lettera di Lorella Ronconi, affetta da una gravissima malattia genetica ossea

ROMA – Lorella Ronconi è nata a Grosseto nel 1962. E’ affetta da una gravissima malattia genetica ossea: la pseudoacondroplasia poliepifisaria. Dal 1991, dopo un’ischemia midollare, vive parte della sua giornata a letto, parte in carrozzella. Ma ha una vita comunque molto attiva e dal 2006 è Cavaliere della Repubblica. Ecco la sua bellissima lettera indirizzata alla Federazione Italiana Baseball Softball, che abbiamo pubblicato sul sito:
 
 
“A distanza di tanti anni, ora che sono grande, diciamo, comunque più coraggiosa e forte, vorrei dire o meglio lanciare il mio GRAZIE al baseball e al softball, per tutto quello che mi hanno permesso di essere. Sono una donna di 53 anni, affetta da una rara e gravissima malattia progressiva alle ossa che mi costringe a passare gran parte della mia giornata a letto con poche ore d’aria vissute in carrozzella. Ormai non posso più viaggiare né utilizzare mezzi di trasporto, a causa di 2 barre nella colonna vertebrale e uno scatafascio di ossa rotte che si infiammano con molta facilità. 
Non viaggio più, ma ho una vita movimentata grazie alla mia voglia di comunicare, grazie a internet e ai miei molteplici impegni: sono tra i membri fondatori di una associazione Onlus (Fondazione il Sole) che si occupa del dopo di noi per le persone diversamente abili, sono stata Commissario della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, blogger, content manager e lavoro allo sportello info-handicap dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) del Comune di Grosseto. In un certo senso, però, continuo a viaggiare e lo faccio attraverso le poesie che scrivo, nelle quali raccolgo emozioni belle di vita, per dare emozioni belle di vita, in un mondo in cui esse sembrano inutili. Perché senza le emozioni belle, l’essere umano perde la sua umanità.
 
Tutta la mia esistenza è stata legata alla sofferenza, alla disabilità, all’ignoranza umana che spesso mi ha fatto sentire trasparente, se non inutile. Ho avuto però la fortuna di conoscere un mondo diverso, oltre a a quello condiviso con la mia famiglia e gli amici, un mondo in cui crescere senza discriminazioni e offese, un grande mondo: lo stadio di baseball. 
Il baseball mi fece innamorare nell’adolescenza, quando fui per caso invitata da un’amica ad assistere a una partita. A quei tempi camminavo ancora un pochino, ma essendo piccola e già in difficoltà con le ossa, mi muovevo con una minuscola biciclettina rosa. Ero emozionata e vergognosa di andare allo stadio e salire sulle gradinate portandomi dietro la biciclettina, quel primo giorno, non conoscendo per nulla quello sport. Fu un amore immediato, un coup de foudre: i giocatori visti dall’alto sembravano piccoli soldatini, principi che andavano a conquistare il castello e correndo segnavano il punto con grande gioia e calore dei tifosi. Una scacchiera strana, quel pentagono storto, ma un piacere per gli occhi stare a guardare il bel verde brillante che circondava la terra rossa. L’odore di erba tagliata era come una carezza per i miei sensi. Il rumore del guantone quando riceveva il lancio mi faceva da richiamo, come lo stesso rumore della mazza quando toccava la pallina. E sì, questi erano i rumori più belli e furono i suoni di vita, i miei suoni vitali per ogni mia stagione che cominciava: l’arrivo della primavera e del caldo placava i dolori alle mie ossa e i primi rumori del baseball in allenamento mi ricordavano che presto sarei entrata dentro lo stadio a seguire le partite, e sarei stata normale. Normale, che grande parola! Ora è una parola ovvia per me, ma l’ho imparata tra le tribune: lì ogni volta non ero la Lorellina piccina (sono alta un metro e venti), poverina, guarda come è concia, ma ero una tifosa, una come tanti, una persona intera; normale, appunto. Tra gli spalti, tra i tifosi di baseball, per i tifosi, per i giocatori, per i manager, ero Lorella e basta. Non c’erano offese al mio corpo ma solo tifo, abbracci e generosità: il baseball anno dopo anno, mi ha insegnato a non vergognarmi e mi ha seguito, sempre, permettendomi di essere me stessa, donna intera.
 
Nel dicembre 2014, alla presentazione della ristampa del mio primo libro di poesie, sono stati miei testimonial dei grandi amici che rappresentano la mia vita: l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, il critico cinematografico e letterario Fabio Canessa e il grande lanciatore del mio amato sport Roberto Cabalisti. Questo a dimostrare e ufficialmente a dire a tutti che è merito di un grande sport, dei suoi tifosi ma anche dei suoi giocatori, che Lorella Ronconi è arrivata ad essere quello che è. Quel giorno emozionante, davanti ad una platea di intellettuali, parenti, amici, c’erano anche i volti di molti grandi: Vic Luciani, Lucio Tirri, Beppe Massellucci… A proposito di Beppe Massellucci, il mitico #44, vorrei aprire una parentesi anche sull’etica che questo sport trasmette a chi lo gioca: forse è un caso, non so, ma quanti sanno che la mia vita, soprattutto dopo la grande operazione alla colonna vertebrale, è stata colorata dall’affetto silenzioso di tanti giocatori di baseball? Molti altri giocatori sono rimasti in contatto con diverse persone diversamente abili, nonostante gli anni passati. Per discrezione non faccio i nomi, ma posso parlare di coloro che mi hanno regalato cure di affetto e sostegno nei vari momenti della mia vita, in umiltà e senza scalpori mediatici. Beppe Massellucci (adesso lo posso dire) mi donò la divisa, il famoso #44 con il quale vinse lo scudetto a Rimini. Scelse me e mi trasformò in Regina, un dono e un ricordo che ancora mi fanno emozionare. Mi fermò un giorno e mi disse che avrebbe avuto piacere di regalare la sua divisa a me, poiché da sempre mi aveva vista presente alle partite con la mia biciclettina per ore ed ore senza mai abbandonare lo stadio, e che avrebbe voluto lasciare lo sport agonistico sapendo che la sua divisa l’avevo io. Quel gesto mi fece sentire la più famosa delle famose, alta un metro e novanta! 
 
Sì, Giuseppe Massellucci mi aveva incoronata Regina dello stadio e io, comprendendo la sua riservatezza, non l’ho mai raccontato prima di adesso: sapevo che era un gesto che non voleva essere spettacolarizzato o strumentalizzato. 
Stefano Cappuccini, infermiere, in uno dei miei tanti ricoveri, un mattino di Natale mi fece trovare a sorpresa accanto al letto la sua mazza da baseball firmata. Fu il regalo dei regali, tra flebo e dolori capii che il baseball era sempre accanto a me….non mi avrebbe mai lasciata. 
Roberto Cabalisti, che da molto tempo mi affianca aiutandomi, rincuorandomi, incoraggiandomi, facendomi compagnia con le sue telefonate. 
Beppe Carelli, che mi aiuta a distanza, con la sua grande capacità informatica, sempre pronto a rispondere ai miei problemi telematici. 
Francesco Casolari, Lucio Tirri, Vic Luciani, Claudio Sabatini, Ermini…tanti sono i nomi di giocatori e tecnici che continuano a sostenermi nella vita., Sì, qualcuno dice che il baseball rende eterni bambini…. forse, ma anche grandi persone di cuore e coraggio, perché non ne fanno uso mediatico, ma solo cura e passione. Questo gioco ha incontrato la mia vita, col baseball ho avuto la fortuna di trovare uno spazio nel quale la mia esistenza era completamente considerata nella sua interezza. Ancora oggi mi sento a casa in quel luogo dove l’erba è tagliata di fresco, la terra rossa e il pentagono sono un tutt’uno con i suoi Cavalieri.
 
Grazie al baseball italiano, grazie al baseball, grazie ancora a quei tifosi che mi hanno incoraggiata, a tutti quei giocatori che mi hanno donato sorrisi e ancora silenziosamente mi stanno vicino con tanto rispetto. Il baseball, una grande filosofia di vita, un grande sport in cui esistere, che tutti noi appassionati possiamo adoperarci per non cancellarlo dalla storia e farlo fiorire ancora di più nel futuro, per le future vite.”
 

DIRIGENTE SPORTIVO CON SINDROME DI DOWN ALLONTANATO DALLA PANCHINA, DOPO LA PARTITA SQUALIFICATO IL PADRE, ALLENATORE, CHE CHIEDE SPIEGAZIONI AGLI ALBITRI

Ha la sindrome di down allontanato dalla panchina

Espulso per una giornata il padre allenatore. Matteo è la mascotte dell’Orbetello. Il ragazzo è stato tesserato come dirigente della società, poteva stare lì.

Matteo, il secondo da sinistra,...

Matteo, il secondo da sinistra, insieme alla squadra della Pallavolo Orbetello

ORBETELLO (GR).  A volte ci sono situazioni dove la sensibilità e la comprensione dovrebbero essere più importanti di certe norme e regole. Ma l’episodio che ha coinvolto l’allenatore di pallavolo di Orbetello Andrea Bartolini nella gara giocata con la sua squadra sabato scorso a Firenze, va al di là di ogni comprensione possibile.

Bartolini, prima che un allenatore è soprattutto un padre. È il genitore di Matteo, un ragazzo speciale di venti anni, meno fortunato di altri, che l’allenatore lagunare coinvolge sempre di più nella gestione della sua squadra di volley. Matteo è l’idolo dei ragazzi della squadra e lui si considera il loro allenatore. Per questo motivo da quattro anni Matteo segue il padre e la squadra in tutte le gare che gioca sia fuori che in casa. È un bell’esempio, di come lo sport serva come integrazione, soprattutto verso chi lo sport non lo può praticare. Ma a descrivere il tutto il suo dispiacere per l’espisodio che suo malgrado lo ha visto protagonista coach Andrea Bartolini, lo affida a Facebook.
«Chi mi conosce sa che non amo scrivere e alle parole preferisco la palestra e la piscina ma quello che mi è successo sabato sera è una cosa talmente vergognosa che merita di essere condivisa. Alleno squadre di pallavolo da 30 anni e da almeno quattro condivido la panchina con una persona speciale, mio figlio Matteo, il quale si ritiene il vero allenatore della squadra. Per farlo andare in panchina abbiamo chiesto alla federazione una deroga, ci è stato detto di tesserarlo come dirigente (cosa che abbiamo regolarmente fatto) e con questo tesseramento gli arbitri sicuramente non avrebbero fatto nessuna obiezione. Sabato, invece due personaggi hanno deciso che in panchina non poteva starci ed è stato fatto accomodare dietro la stessa insieme al medico e al personale addetto al pronto soccorso. Non vi potete immaginare lo stupore di Matteo che comunque da buon atleta ha accettato questa decisione a dir poco vergognosa. Alla fine della partita da noi persa meritatamente 3/0 mi sono permesso di dire agli arbitri che sicuramente alcune loro decisioni in momenti importanti non sono state a noi favorevoli ma che quello che hanno fatto nei confronti di Matteo meritava di essere raccontato a qualche giornale. Risultato di tutto questo mi trovo squalificato per una giornata (cosa sicuramente poco importante)».Bartolini poi si rivolge direttamente ai due direttori di gara. «Sicuramente diventerete dei bravissimi arbitri ma la vostra sensibilità nei confronti di chi ha qualche problema è pari a zero e questa cosa non si compra e non s’impara o ce l’hai o non ce l’hai. Grazie lo stesso anche per Matte».

Quello che però non racconta Bartolini è il brutto momento che ha vissuto Matteo, quando è stato allontanato dalla panchina, attenuato in parte da tutta la squadra che gli si è fatta intorno per consolarlo, ma che avrà bisogno di tempo per poterlo dimenticare. L’allenatore comunque ha deciso di chiudere qui questa brutta pagina di sport. Non ha fatto denuncia alla Federazione italiana volley. Ma l’amarezza è stata davvero tanta.

di Massimo Galletti 

From: www.1sport.it


INCREDIBILMENTE ASSIEME! LORELLA, SIRENA GUERRIGLIA, ROBY IL “BATTIECORRI”, CLAUDIO, LE #CASACCHE E L’ANELLO: MAI SMETTERE DI SOGNARE

10920109_906477499364794_8312392835942252686_oFoto da: Casacche che Passione

Lorella e le sue splendide poesie, Roberto Cabalisti il battiecorri,

l’anello Italian Doughnut # 28,

Claudio e la sua follia per le casacche….. anche questo è Baseball!

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Qualcuno avrebbe mai immaginato che una “Sirena Guerriglia” potesse essere vicina ad un “marinaio” del battiecorri? Poesie e Baseball, qualcuno non riuscira’ ad immaginare quale sia il legame, eppure è solo… pura emozione. La poesia che ognuno da e riceve dall’altro e dona. Tra il baseball e la poesia un altro segno: l’anello, un anello speciale, l’Italian Doughnut che unisce in modo che “la Fine” non sia il Preludio per l’Inizio, l’Infinito che ci accoglie e sostiene.

SIRENA GUERRIGLIA

 

 Sulla roccia

un’onda sboccia

languidante scivola

voluttuosa.

E’ lontano laggiù

l’orizzonte di terra.

Frenetici piedi guerrigli

correnti orologi sudati

indaffarati.

Sbadiglio l’umano che é in me

e guizza il pesce che sono.

 

 

Lorella Ronconi  – 2013 – (c) Sirena Guerriglia

 

 

 

 


ROBERTO CABALISTI: UNO STRIKE PER LA POESIA A GROSSETO IL BASEBALL TESTIMONIAL PER “JE ROULE” ASSIEME A ENRICO LETTA E FABIO CANESSA

Il grande lanciatore italiano recordman ed eletto atleta del secolo, testimonial a Grosseto per le poesie di Lorella Ronconi: “Si tratta di un evento molto importante – ribadisce il mitico “Cabalisti” – al quale sono orgoglioso di partecipare. Ho avuto il piacere di conoscere Lorella tanti anni fa, quando con i Pirati andavamo a giocare a Grosseto e lei si metteva in un angolo a guardare la partita con la sua biciclettina.

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(c) Di Cristiano Cerbara

RIMINI – Quando il baseball e la voglia di combattere contro tutto per vivere si intrecciano in una cosa sola. Roberto Cabalisti, il grande ex capitano e bandiera dei Pirati per venti anni di straordinaria carriera riminese, il prossimo 12 dicembre sarà testimonial a Grosseto della presentazione del libro “Je roule”, nuova edizione della raccolta di versi scritti da Lorella Ronconi, poetessa grossetana (ma anche cavaliere della Repubblica, membro di varie associazioni per l’abbattimento di barriere architettoniche e culturali e fondatore della “Fondazione Il Sole Onlus”) affetta da una rarissima malattia genetica ossea chiamata pseudoacondroplasia emersa, che da anni la costringe in carrozzella.

Metà della raccolta dei fondi per la vendita del libro andrà in beneficienza proprio alla Fondazione Il Sole, all’evento parteciperanno anche l’ex presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta e il critico letterario Fabio Caressa. Cabalisti non sarà solo testimonial ma è anche l’immaginario protagonista dell’ultima poesia di Lorella Ronconi “Centauri”: “Si tratta di un evento molto importante – ribadisce il mitico “Caba” – al quale sono orgoglioso di partecipare. Ho avuto il piacere di conoscere Lorella tanti anni fa, quando con i Pirati andavamo a giocare a Grosseto e lei si metteva in un angolo a guardare la partita con la sua biciclettina, e da quel momento sono diventato il suo lanciatore preferito. Ed è un onore per me essere visto da lei come il guerriero che trionfa con il sorriso”.

“Il centauro è un mito sospeso tra cielo e terra – dice Lorella Ronconi – soprattutto per noi disabili. Ed è grazie al baseball che per la prima volta mi sono sentita integrata, era quello l’unico luogo in cui ero uguale agli altri. Perciò non potevo non chiamare Roberto, che del baseball italiano è l’ambasciatore”. Cabalisti è stato un simbolo per il baseball riminese e azzurro, ma “Hall of fame” a parte, meriterebbe riconoscimenti ben più tangibili. Ecco il perché delle sue parole amare a commento del fatto del giorno (e dell’inverno), ovvero il passaggio di Mario Chiarini a San Marino. Da bandiera a bandiera: “Probabilmente avrebbe potuto farlo anche prima. Spesso ci si ricorda soltanto delle ultime cose ma non di tutte le cose belle fatte in carriera, come tante prese straordinarie in tuffo con cui Mario salvò diverse partite. Se un problema ha avuto negli ultimi anni a Rimini, la colpa è di chi lo ha allenato. Sono certo che a San Marino Chiarini si rigenererà e farà dei danni. Purtroppo la riconoscenza non esiste e io ne so qualcosa”.

La Cronaca del Nuovo Quotidiano www.NQnews.it

Immagine il nuovo quotidiano

http://ww8.virtualnewspaper.it/rimini/books/141203rimini/index.html#/23/


“EHHH… OPLA’ ! ” RISPONDERE E’ VIVERE. IN QUESTO MONDO E’ NECESSARIO IMPEGNARSI, SCHIERARSI PER GLI ALTRI…

…GUAI A CHI SI NASCONDE DICENDO CHE NON HA LE FORZE. BUGIE. LE FORZE LE HANNO TUTTI, NON ESISTE INDIVIDUO SENZA VOLONTA’. 
Lorella Ronconi

Una foto ed un grande commento da Claudio Coppini, che condivido e rilancio volentieri a tutti.   Da una Lorella ammalata da giorni, chiusa in casa, un messaggio a non mollare e a ridonare agli altri il ricevuto bene.

Claudio Coppini:  “Rispondere è Vivere.
In questo mondo è necessario schierarsi.
Chi ha ricevuto tanto non può restare insensibile a chi ha ricevuto tanto meno o nulla. La povertà non è mancanza di risorse ma di fraternità”

ehhhhhh...oplà!

 

 

 

(c) Lorella Ronconi


CONNER E CLYDE, DUE FRATELLI PER CUI IL TRIATHLON E’ SOLO L’INIZIO DI UNA ESPERIENZA DI UN GRANDE LEGAME OLTRE CHE LO “START” PER REALIZZARE TANTI SOGNI PER IL LORO FUTURO ASSIEME

Sports Illustrated cover
http://cerebralpalsy.org/inspiration/relationships/sibling-connection/
Il triathlon unisce tre sport: nuoto, ciclismo e corsa. E ha unito ancora di più questo fortissimo duo!

Conner and
Cayden Long

Triathletes

For Conner and Cayden Long, a children’s triathlon was just the beginning of a bonding experience, not to mention, big dreams for the future – together.

Competing in triathlon

Family photo

 

Riding

Holland 5K with Team Hoyt

Triathletes

Conner Lungo, 9, Cayden, 7, e Cooper, 3, vivono con i genitori, Jeff e Jenny lungo in Casa Bianca, Tenn., Non fanno eccezione. Conner ha un alto livello di energia ed è costantemente alla ricerca di opportunità di giocare con i suoi fratelli, soprattutto Cayden, che ha paralisi cerebrale spastica. Cayden non verbale e limitato in mobilità.

“Siamo una famiglia molto affiatata, e spendiamo un sacco di tempo insieme”, ha detto Jenny. “I ragazzi sono molto vicino a noi e tra di loro, ma potrei dire che Conner ha voluto fare un sacco di cose con Cayden. E Cayden non può semplicemente alzarsi e andare fuori. ”

Ma un’occasione unica si presenterebbe ai fratelli lunghe con il potenziale per essere una esperienza di legame per tutta la vita. Nella primavera del 2011, Conner ha visto un annuncio in Magazine di un genitore di Nashville che pubblicizzato triathlon per bambini ‘, che è essenzialmente una versione ridotta della manifestazione triathlon adulto con corsa, nuoto e ciclismo. Il primo pensiero di Conner era che questo evento sarebbe un’impresa ideale per se stesso, e suo fratello. Qualcosa che sia potuto partecipare, insieme.

“Volevo davvero andare al triathlon, ei miei genitori ha detto ‘sì'”, ha detto Conner, che è in quarta elementare.

E con il turno di quella pagina rivista, squadra lunga Brothers è nato. Jenny si consultò con Mandy Gildersleeve, un allenatore delle giovanili di triathlon dalla Florida, per l’assistenza ad acquisire attrezzature e per una migliore comprensione delle esigenze di gara.

A quel triathlon – Triathlon Nashville Kids – il 5 giugno 2011, Conner tirò suo fratello in una zattera per il nuoto 100-yard. Ha poi biked solo durante la parte collinare di una tre miglia in bicicletta trekking mentre Gildersleeve tirato rimorchio di Cayden a fianco la sua bicicletta, contro il volere di Conner. Dopo l’ultima collina, roulotte di Cayden è stato trasferito al moto di Conner in modo da poter completare i requisiti di tre miglia in bicicletta insieme. Poi Conner spinse passeggino di suo fratello per il restante mezzo miglio run a finire la loro prima gara in un impressionante 43 minuti e 10 secondi.

Jenny ha spiegato, era la prima volta hanno finito nulla, insieme.

“Hanno trovato il loro amore insieme, la loro passione”, ha detto Jenny, descrivendo che i ragazzi hanno completato la gara con un eccitato, ma determinato, l’espressione sul volto di Conner Cayden mentre rideva.”Da quella prima gara hanno legato su un piano diverso e non posso nemmeno spiegare.”

L’evento Nashville è diventato il primo di una serie triathlon e maratone per i fratelli.

“Come abbiamo partecipato più eventi, non ce n’erano – o pochissimi – i bambini con bisogni speciali che stavano prendendo parte”, ha detto Jeff. “Questo è qualcosa che ci piacerebbe vedere il cambiamento – non posso dire quanto questo ha fatto per Conner e Cayden, e la nostra famiglia.”

Children’s athletics bring out brotherly love for Long siblings

The parents of sons that are close in age know what an exhilarating, but exhausting experience two little boys can be. Sons – more so than daughters – seem to thrive with a partner in crime; the number of activities they perform together that can lead to mischief and robust physical activity can be endless, and unpredictable.

Conner Long, 9, Cayden, 7, and Cooper, 3, living with parents, Jeff and Jenny Long in White House, Tenn., are no exception. Conner has a high energy level and is constantly looking for opportunities to play with his brothers, especially Cayden, who has spastic cerebral palsy. Cayden non-verbal and limited in mobility.

“We’re a really close-knit family, and we spend a lot of time together,” said Jenny. “The boys are really close to us and to each other, but I could tell that Conner wanted to do a lot of things with Cayden. And Cayden can’t just get up and go outside.”

But a unique opportunity would present itself to the Long brothers with the potential to be a lifelong bonding experience. In the spring of 2011, Conner saw an ad in a Nashville Parent’s Magazine that advertised a kids’ triathlon, which is essentially a scaled-down version of the adult triathlon event with running, swimming and cycling. Conner’s first thought was that this event would be an ideal undertaking for himself, and his brother. Something they both could participate in, together.

“I really wanted to go to the triathlon, and my parents said ‘Yes’,” said Conner, who is in the fourth grade.

And with the turn of that magazine page, Team Long Brothers was born. Jenny consulted with Mandy Gildersleeve, a youth triathlon coach from Florida, for assistance in acquiring equipment and for a better understanding of race demands.

At that triathlon – the Nashville Kids Triathlon – on June 5, 2011, Conner tugged his brother in a raft for the 100-yard swim. He then biked alone during the hilly portion of a three-mile cycling trek while Gildersleeve pulled Cayden’s trailer alongside her bike, against Conner’s wish. After the last hill, Cayden’s trailer was transferred to Conner’s bike so they could complete the three-mile cycling requirements together. Then Conner pushed his brother’s stroller for the remaining half-mile run to finish their first race in an impressive 43 minutes and 10 seconds.

Jenny explained, it was the first time they finished anything, together.

“They have found their love together, their passion,” said Jenny, describing that the boys completed the race with an excited, but determined, expression on Conner’s face while Cayden was laughing. “Ever since that first race they bonded on a different level and I can’t even explain it.”

The Nashville event became the first of several triathlons and marathons for the brothers.

“As we attended more events, there were none – or very few – children with special needs that were taking part,” said Jeff. “That’s something we’d like to see change – I can’t say how much this has done for Conner and Cayden, and our family.”


In the beginning

It was when Cayden turned about two months old that Jenny felt her new baby wasn’t meeting his developmental milestones in the same way her first born had. She noticed that Cayden’s eyes were crossing and that his head seemed small. After a trip to a pediatrician and a neurologist, the baby underwent a series of tests, and the new parents received a diagnosis: Cayden had cerebral palsy, and microcephaly, a condition that results in a smaller head circumference.

After the diagnosis, Jenny wondered how Cayden’s condition – he is non-verbal yet communicative, and uses a wheelchair yet mobile – would affect her growing family. But amid a laundry list of uncertainties, one aspect that was apparent was that her sons were close. And little by little, Cayden’s condition was treated as a surmountable challenge within the family unit.

“There are some challenges,” she said. “But Cayden is always included; if they go to the roller rink, Cayden rolls along. As much as Conner can go, Cayden will go. They both like to fish with their father. For Cayden, it’s not about the actual fishing – he likes to be outside in a social situation with his father and his brother.”

Cayden is now in the first grade and attends public school. He takes part in special education and mainstreams with other first graders for gym, art, library and recess. In addition, he attends physical, speech and occupation therapies outside of school.

Jenny said Cayden is somewhat mobile, enjoys crawling, and can get in and out of his chair. However, because of weakness in his legs and the amount of assistance he needs, Cayden is more independent at this time when he uses his chair. He is learning sign language.

Cayden’s relationship with Conner has flourished despite differences in ability.

“We’re teaching our children that every child is different,” Jenny said. “We tell him that it’s important to appreciate who a person is on the inside stride.”

That’s how the Long family approaches each day, she added.

“It’s a day-to-day thing. We’re thankful for the day,” she said. “Perspective is about the smile on Cayden’s face.

When my boys tell me that they have nothing to do, I tell them they have a lot to do. It teaches you to be grateful. And at the end of the day, Cayden still has a smile on his face.”


Recognition

“What I like best about it is that we’re together, and I don’t have to do it by myself. Without Cayden it wouldn’t be a team,” said Conner. “I didn’t want Cayden left on the sidelines because it isn’t fair towards him.”

“I don’t know what I would do without Cayden. I just want him to finish,” said Conner who wants everyone to know it is not about winning, but having fun.

In several media interviews about their athletic endeavors, Conner takes the opportunity to create awareness of his brother’s impairment.

“He still has regular feelings like we do and he understands what you say about him,” Conner said when asked about his brother’s physical impairment and inability to verbalize. “When I see him smiling and laughing that means he’s having a good time.”

His love for Cayden extends to his younger brother, as well. Maybe when Cooper is bigger he will join the brothers, Conner added.

Their team spirit and brotherly bond have not gone unnoticed. Last December, Team Long Brothers was awarded the 2012 Sports Illustrated Kids SportsKid of the Year award.

“Each kid has an individual story that on its own maximizes the most out of what sports should be,” said Bob Der, managing editor of Sports Illustrated Kids magazine. The award is given to individuals that achieve in school, make a difference with their athletic success, and use sports as a vehicle to draw attention to an opportunity.


Pushing forward

Since the Nashville Kids Triathlon, Conner and Cayden have participated in over fourteen athletic events, including the New England Kids Triathlon in Cambridge, Mass.; the Holland Elementary 5K in Holland, Mass.; the Kids Triathlon, Inc. in Jacksonville, Fla.; and the 2011 IronKids Alpharetta Triathlon, Alpharetta, Geo.

At the Holland Elementary 5K in May 2012, the Longs had an opportunity to meet Rick and Dick Hoyt, the father-son team that has taken part in athletic events together for more than 30 years. Rick, the son, has spastic quadriplegia with cerebral palsy. The two teams were joined by Team Rossiter Sisters (Briley, 10, and Ainsley, 7) to cross the finish line, together.

“It was really inspiring to us to see that they (Team Hoyt) had been doing this so long,” said Jenny.


Giving back

In addition to raising their young sons, the Longs hope to launch their nonprofit to help remove barriers that children with disabilities often encounter soon.

“We would like to start raising money for children with disabilities to participate in triathlons and marathons,” Jeff said. “At the event in Jacksonville, we met a young girl that was an amputee, but that was it. I want to see involvement, but equipment for children with disabilities is expensive.

“We’d like to provide carts and equipment wherever we go so that everyone can participate,” he said. “We’re by no means rich. When kids with special needs are included, it’s fun, it’s therapeutic, [and] it’s a double win. Families shouldn’t be limited by income.”


The sky’s the limit – literally

Today, Cayden is taking part in other athletic outings with his family. He is enrolled to play modified T-ball for the first time, and he’s taking horseback riding lessons. He also joined his family on a hiking trip; he followed along in a small wagon. He enjoys swimming, and his family is exploring what opportunities are available for modified snow skiing.

For Conner’s part, he enjoys running, watching television, reading, and going to church with his family and friends. He said he can’t wait until the day he can take part in track meets because he genuinely enjoys the running portion of the triathlons he’s taken part in.

The duo has big plans for the future, as well.

“Ten years from now, the perfect place for me and Cayden would be – you know, how people have the American flag on the moon,” Conner said. “We would have a Team Long Brothers flag on the moon.”

Conner said that as long as he chooses to participate in athletic events, he hopes Cayden will join him.

“I can’t wait to do the Ironman with Cayden,” said Conner. “And, I want to do a full marathon – all 26.2 miles.” The IRONMAN World Championship race that Cayden refers is widely considered a premiere endurance race that combines the three toughest endurance races in Hawaii; the 2.4-mile swim, 112-mile bike ride, and 26.2-mile marathon. Befitting to Team Long is the IRONMAN’s well known mantra “ANYTHING IS POSSIBLE.”

 


10 -14 SETTEMBRE 2014: “INVICTUS GAMES”, I GIOCHI PARALIMPICI A LONDRA. LA NAZIONALE ITALIANA RICEVUTA DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

L’Italia pronta per gli “Invictus Games” a Londra

la squadra italiana ricevuta dal Presidente della Repubblica

 

Giorni decisivi per la prima edizione  degli “Invictus Games”, i giochi paralimpici militari organizzati dalla Royal Foundation voluta dal Principe Harry d’Inghilterra e dai Duchi di Cambridge in collaborazione con il Ministero della Difesa Britanicco, che si terranno dal 10 al 14 settembre prossimo a Londra. Anche l’Italia non mancherà a questo importante appuntamento, grazie anche all’impegno del Ministero della Difesa che ha firmato un protocollo d’intesa con il Comitato Italiano Paralimpico e che da sempre crede all’importanza del binomio tra sport e disabilità., per facilitare la pratica sportiva a tutti i militari rimasti feriti in servizio.

La squadra italiana partecipante ai giochi è stata ricevuta lunedì scorso dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, che ha consegnato al capitano e alfiere della squadra, il Ten. Colonnello Gianfranco Paglia, la bandiera italiana. Al ricevimento della bandiera il Colonnello Paglia, già medaglia d’oro al valor militare, ha dichiarato: “gli Invictus Games rappresentano una nuova sfida e un nuovo modo per continuare a servire il Paese.

“Abbiamo dimostrato il massimo impegno sempre in tutte le occasioni in cui come soldati siamo stati chiamati ad intervenire e continueremo a farlo anche a Londra, sebbene in maniera diversa, per portare avanti una battaglia di impegno civile e sociale –  afferma Gianfranco Paglia – come sempre, prima ancora del risultato, quello che conta è la determinazione e volontà di dare tutto il possibile facendo il proprio dovere di uomini, soldati ed atleti”.

L’Italia sarà insieme ad altri quattordici paesi agli Invictus Games, che vedranno oltre 400 atleti provenienti da Afghanistan, Stati Uniti, Francia e Nuova Zelanda per citarne alcuni, sfidarsi in nove discipline paralimpiche:  atletica, basket in carrozzina, ciclismo, sollevamento pesi, canottaggio coperto, tiro con l’arco, nuoto, pallavolo da seduti e rugby in carrozzina, presso il Queen Elisabeth Olympic Park  e il Lee Valey Athletics Centre.

La squadra italiana in partenza per Londra oltre che dal colonnello Gianfranco Paglia sarà composta dal tenente colonnello Alessandro Albamonte, tenente colonnello Roberto Punzo, maggiore Pasquale Barriera, tenente colonnello Fabio Tomasulo, maresciallo Bonaventura Bove, maresciallo Giovanni Dati, caporale maggiore scelto Moreno Marchetti, caporale maggiore scelto Monica Contrafatto, caporale maggiore scelto Andrea Tomasello, primo caporale maggiore Domenico Russo e l’ appuntato Loreto Di Loreto. Una grande prova di sport e impegno, che tiene alti i colori nazionali all’estero come nel paese grazie a uomini e donne che non si sono arresi e che lottano ogni giorno per una vita a misura di tutti.

Articolo di Daniele Del Casino

Tratto da www.notizienazionali.net

 

 

 

 

 

(c) Lorella Ronconi


REALIZZATO IN ITALIA UN GIOIELLO PER IL BASEBALL: “ITALIAN DOUGHNUT ® L.C.D.B.” DALLA LAVORAZIONE DI SAPIENTI ORAFI VICENTINI LA CONGIUNZIONE D’AMORE TRA IL BASEBALL E CHI DESIDERA IL PIACERE DI UN SEGNO D’AMORE

L’anello che unisce l’amore

tra il diamante

e una mazza da baseball.

– Baseball… Play Ball –

Le squadre fanno il saluto al pubblico, rientrano nel dugout, si battono “il cinque” mentre il primo battitore si accinge ad entrare in gioco: tutto si concentra in quel cerchio disegnato al di fuori delle righe.

Il primo battitore si prepara ad affrontare quello che sarà l’avversario lanciatore. Entra nel cerchio, si piega e prende tra le mani un piccolo oggetto tra la polvere rossa, la sua mente a pensare quale sarà il lancio da battere,  come gesto istintivo prende  quell’oggetto a forma di grande anello di acciaio e lo infila nella mazza,  come fosse una tradizione  e  inizia a rotearlo con la mazza per il riscaldamento. Cos’è quel piccolo oggetto? Il “Dougnout” è una “ciambella”, tradotto in modo letterale, di acciaio che si infila alla mazza per aumentare il suo peso per migliorare il riscaldamento del braccio e la sua prestazione prima di andare in battuta.

From: Roberto Cabalisti 

robycaba28@alice.it 

Il DOUGHNUT: L’ANELLO CHE SPOSA IL DIAMANTE CON IL SUO PUBBLICO

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La Fede Nuziale in un Matrimonio immaginario 

Una parte insignificante agli occhi dello spettacolo, integrante nel pensiero del battitore, forse magia l’anello di congiunzione tra attesa e gioco. Noi lo abbiamo preso, pulito dalla polvere che lo copriva, lucidato, valorizzato, inciso e preparato in un’immagine vera, rendendolo gioiello. e dedicato allo sport al quale appartiene.

L’ “Italian Doughnut”©®

Doughnut
Il primo “Anello” che racchiude in se la tradizione italiana del “Baseball” e quella della alta oreficeria italiana,  è un  gioiello prezioso che ogni amante del Battiecorri, e non, potrà avere con se come simbolo dell’Amore per questo gioco e della unicita’ di un oggetto di raro valore.

Laconfraternita Del  Battiecorri

 Di ©® Roberto Cabalisti & Emiliano Freddolini

Questo marchio nasce dalla collaborazione tra la stella del baseball italiano Roberto Cabalisti ed Emiliano Freddolini, ragazzo giovane con la passione dell’informatica e dell’oreficeria . Il logo vuole riportare la mente al paese padre del Baseball. All’interno si può notare un guantone, una pallina e una mazza che forma un infinito (\infty) a significare un’eterna passione. 

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  • Anello in Argento massiccio 925 Argentato e Rodiato Oro Bianco
  • Cucitura pallina baseball smalto colore Rosso
  • LCDB smalto colore Nero
  • Doppia Stellina in Oro Giallo 18 Kt con Zirconi
  • Immagine interna stilizzata di Roberto Cabalisti al lancio, numero 28  
  • PER  ACQUISTARE L’ANELLO O CHIEDERE INFORMAZIONI CLICCATE SUL SEGUENTE LINK OPPURE SCRIVETE A: robycaba28@alice.it 

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LAVORAZIONE MADE IN ITALY

Per creare questo anello lavorano 4 aziende diverse!

 Roberto Cabalisti

Roberto Cabalisti grande atleta e grandissimo lanciatore del baseball italiano  con i suoi 5 titoli italiani, 1 Coppa dei Campioni nel 1989, 167 vittorie (3° posto in Italia). Oltre 2200 inning lanciati – E’ stato eletto personaggio sportivo del secolo, assieme a Roberto Baggio e Paolo Rossi.

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Vicentino di nascita, Cabalisti ha iniziato la sua carriera nel capoluogo berico con le società San Paolo, ABS Vicenza e Valbruna Acciai, arrivando fino alla Serie A2. Il suo esordio nella massima serie lo ha fatto nel 1984 a Trieste. Quindi passa prima a Verona e poi a San Marino, fino a trasferirsi nel 1989 al Rimini Baseball, di cui diventerà un simbolo grazie ai 20 campionati trascorsi in neroarancio e grazie ai numerosi successi ottenuti con il sodalizio romagnolo. Ha chiuso la carriera in IBL a 50 anni compiuti, con il triennio ai North East Knights di Godo, in provincia di Ravenna.

È il lanciatore con il maggior numero di partite giocate (543) nel campionato italiano di baseball. È al secondo posto nella classifica delle salvezze in carriera (62), dietro a Ilo Bartolucci con 63, e al terzo posto per vittorie (167).

Cabalisti ha debuttato in Nazionale nel 1987, in occasione di Cuba-Italia 4-1 valevole per la Coppa intercontinentale. In totale ha collezionato 49 presenze in azzurro.

 

 

 

By (C) Lorella Ronconi #JeRoule


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