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ITALIA, NON VEDENTI DISCRIMINATI, 1000 HOTEL NON ACCETTANO CANI GUIDA PER CIECHI

Sono quasi 1000 gli hotel italiani che non accettano i cani guida per ciechi

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Il presidente della Fish presenta i risultati di un’indagine che certifica come molti alberghi violino le norme di legge che li obbligano ad accogliere questi animali. «Un atto di grave discriminazione. Le strutture sono state segnalate al ministro Franceschini»

Sono almeno un migliaio in Italia gli hotel che rifiutano di accogliere i cani guida per non vedenti. E’ questa la denuncia di Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana Superamento dell’Handicap-Fish, motivata da una verifica effettuata dall’Associazione BlindSight Project su siti particolarmente rilevanti per le prenotazioni alberghiere (venere.com, expedia.it, hotels.com ecc.). Dall’indagine risulta appunto che circa 1.000 strutture alberghiere dichiarano esplicitamente di rifiutare cani con la precisazione “anche cani guida”. E si tratta ovviamente soltanto di alberghi che usufruiscono di questi servizi web; si ignora quanti altri hotel, non presenti su i siti citati, pratichino lo stesso tipo di politica.
“Rifiutare l’accesso ad un cieco con cane guida è come chiedere a me, paraplegico, di lasciare la carrozzina fuori della porta o ad un miope di togliersi gli occhiali per entrare al cinema” dichiara Falabella. “Su questo fatto grave e dilagante Fish ha inviato una segnalazione al Ministro competente, Dario Franceschini, chiedendo un intervento presso le organizzazioni degli albergatori ma suggerendo anche di inasprire le sanzioni che attualmente sono solo pecuniarie. Forse, rischiando la revoca della licenza, qualche albergatore ci ripenserà”.
La Fish sottolinea inoltre come questi comportamenti siano in aperto spregio delle leggi n. 37/1974, n. 376/1988 e n. 60/2006 che stabiliscono che “al privo della vista è riconosciuto altresì il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida” e prevedono sanzioni amministrative per chi le viola. “Al di là della violazione di queste norme, l’atto ha l’aggravante della discriminazione”, aggiunge Vincenzo Falabella. “Calpesta a piè pari i principi della Convezione Onu sui diritti delle persone con disabilità, la loro dignità, il loro accesso a pari opportunità. E getta una ulteriore pessima luce sulla civiltà del nostro Paese anche fuori dai confini nazionali”.
Tratto da www.vita.it

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