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LA DIFFERENTE BELLEZZA CONTINUA A SCALARE LE VETTE: IN ESPOSIZIONE A PALAZZO DE’BARDI A FIRENZE

Fra le opere in esposizione ad “Artigianato è arte” anche la foto La Differente Bellezza, opera di  Monica Iacopini, imprenditrice di Follonica, presidente CNA Impresa Donna Grosseto, fotografa per passione.

Tra le eccellenze di manufatti, sculture, quadri di artigiani e artisti fiorentini e toscani, l’elaborato di Monica che è stata esposta a Parigi assieme ad altre 107, scelte tra oltre 5 milioni di foto.

E’ stata inaugurata sabato 16 aprile al Pio Istituto De’ Bardi in via De’ Michelozzi 2 a Firenze, Artigianato è Arte, mostra di pittura e artigianato organizzata da CNA Pensionati Firenze e allestita grazie al contributo di Renzo del Lungo, Presidente di CNA  Arte Pensionati Firenze. La mostra “Artigianato è Arte” resta aperta fino a lunedì 25 aprile con orario: giorni feriali 15,00 – 18,30; giorni festivi e prefestivi 10,00 – 12,30 e 15,00 – 19,30. In esposizione eccellenze di manufatti, sculture, quadri di artigiani e artisti fiorentini e toscani.

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Fra le opere esposte la foto La Differente Bellezza, opera di  Monica Iacopini, imprenditrice di Follonica, presidente CNA Impresa Donna Grosseto, fotografa per passione. Questa foto è stata esposta al Louvre di Parigi durante il concorso internazionale Fifth Annual Exposure Award e inserita nella “Dreamers Collection”, insieme ad  altre 107 scelte da una giuria tecnica di New York fra milioni di foto provenienti da tutto il mondo.

La Differente Bellezza è una foto  molto suggestiva: in primo piano una sedia a rotelle sulla quale è adagiato un abito da sposa, di fronte a un tramonto sul mare del golfo di Follonica, ripreso dal castello di Scarlino. La foto è stata scattata nel 2014 per il progetto maremmano “Città visibile – la bellezza differente” a cui Monica Iacopini ha partecipato con Elena Biagetti e Francesca Manetti per la sezione “Differenti obiettivi” in collaborazione con Lorella Ronconi.

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Un giorno – ricorda Monica Iacopini – Lorella mi ha chiesto di fotografare la sua sedia a rotelle nei modi più disparati, affinché prendesse vita e attirasse attenzioni positive sull’invisibile bellezza di quel veicolo come mezzo che ci accompagna in diversi luoghi della Maremma. Solo con obiettivi differenti e con differenti obiettivi si può arrivare a vedere una persona resa invisibile dall’indifferenza di preconcetti distorti”.

Commenta Monica: “Sono molto felice che La Differente Bellezza sia ora esposta a Firenze alla mostra “Artigianato è Arte”, la mostra è veramente interessante e ci sono esposti lavori di artigiani di grande valore. Durante l’inaugurazione ho avuto modo di far vedere la foto anche al presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, e spiegargli il progetto sociale che sta dietro ad essa: porre l’attenzione attraverso un messaggio artistico sulla disabilità e sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Io sono solo il mezzo che ha dato ancora più voce a Lorella Ronconi affetta da grave disabilità, poetessa contemporanea riconosciuta a livelli nazionali e internazionali con premi e recensioni, Cavaliere della Repubblica per l’impegno costante e duraturo nel campo del sociale, e che è stata l’ideatrice del progetto fotografico dal quale ho estrapolato la foto La Differente Bellezza, ed inviata al concorso che l’ha fatta arrivare al Louvre”.

Nelle foto  un momento dell’inaugurazione della mostra “Artigianato è Arte” e la foto La Differente Bellezza circondata da un gruppo di imprenditrici toscane 

Articolo da cnatoscana.it

Collezione esposta al Louvre: THE DREAMERS COLLECTION

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QUANDO UNA PROTESI E LA RELATIVA DIVERSA ABILITA’ FANNO PARTE DEL TUTTO E SONO PARTE DI UN FASCINO CHE CREA SENZA SEPARARE

«Viktoria Modesta – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – è innanzitutto una persona, poi, almeno per il momento, è nota come una pop star.

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    Da ARTE E CULTURA
Da ANTONIO GIUSEPPE MALAFARINA
Che sia anche disabile è una parte del tutto, non la parte che definisce il tutto. Con lei siamo nell’era della modernità, quella delle protesi avveniristiche che si accendono di led e che non hai paura di togliere, mostrando il moncherino. Questo è il futuro – che è presente – e che spero diventi presto conclamato» Viktoria Modesta si presenta quale personaggio sospeso fraBetty Boop [celebre personaggio del mondo dell’animazione americana degli anni 1932-1939, N.d.R.] eRachel, la segretaria, replicante, della Tyrell Corporation del noto film Blade Runner. Fra una pin-up dei fumetti, sensuale e un pizzico infantile, e una “donna surreale”, elegantissima quanto capace di grande passione in virtù della sua fragilità esistenziale. Due simboli temporalmente opposti, il primo emblema nostalgico di un’epoca ben definita e l’altro icona di un divenire plausibile quanto irrealizzato. Al centro lei, raffinata e ambiziosa. Convinta di poter cambiare il mondo, non solo quello dell’arte pop, esibendo la sua protesi alla gamba sinistra con la sfrontatezza di For the love of God di Damien Hirst e la naturalezza dell’orologio sul polsino di Gianni Agnelli. Viktoria nasce nel 1987 a Daugavpils, in quella Lettonia che allora era Unione Sovietica e la cui influenza culturale sembra emergere, per antitesi, nel suo spirito volto alla rivisitazione degli schemi, alla creatività e a una certa forma di provocazione, sottile e intelligente. A 12 anni la famiglia si trasferisce a Londra. A 15 anni è modella.
Più tardi si ferrerà in campo musicale e la sua carriera sarà caratterizzata da un’accurata presentazione del suo corpo nell’affermazione delle sue doti canore, pur mostrando una propensione ad essere aperta a qualunque contaminazione artistica e culturale, come dimostrano la sua abilità nella danza e il suo impegno nel campo della disabilità. Vittima di bullismo a scuola, la lascia alle superiori, ma la disabilità non ne è la causa primaria. Ai media inglesi rivela che aveva tutto per essere presa in giro: il tipo di pelle, il nome, il fatto di essere straniera e anche la disabilità. Ma quel difetto alla gamba sinistra ha il suo peso. È così dalla nascita a causa di un parto riuscito male. Una manovra compiuta come non si doveva e l’arto resta offeso. Fra i 6 e i 12 anni si sottopone a quindici interventi per migliorare la situazione, ma l’esito non è confortante. Ancora adolescente, scopre Aimee Mullins, atleta paralimpica statunitense, attrice e modella biamputata che sfila per Alexander McQueen, primo stilista a far sfilare una modella amputata, proprio la bella Aimee. Fiorisce in lei il desiderio di rimuovere la gamba per stare meglio. Insiste e riesce a convincere i medici ad amputare la gamba sinistra, appena sotto il ginocchio. È una nuova vita. Ha 20 anni.
Racconta di essersi sentita subito ringiovanita. Inizia a usare via via diversi tipi di protesi, ma non disdegna di mostrare la gamba amputata e finanche a farsi fotografare nuda in immagini d’autore. La ragazzina ha testa. Non è una “bambola con parti intercambiabili” che prendi e usi come vuoi. Non è la caricatura di se stessa, tanto meno la controfigura di qualcuno. Non insidia Lady Gaga, semplicemente va oltre. Recentemente partecipa alla versione britannica di X Factor e il suo pezzo in rete Prototypericeve in poco tempo milioni di clic, consacrandola come pop star di livello planetario. Nel suo sito si vede il video che si presta a suo manifesto. C’è lei che balla con una protesi appuntita. Movenze in cui la punta del suo corpo compasso lascia tracce nette sull’ostico pavimento. Lei lo incide. Lo spacca. Altrove sfoggia tutta la sua bellezza con classe, davanti ai bimbi, contro le “milizie dell’oscurantismo” che vogliono fermare la rivoluzione che lei ha innescato. E si mostra anche con il corpo nudo, senza protesi, assisa su un letto con lenzuola di seta, “altare di lussuriose avventure”. Il video inizia con un ammonimento: dimenticate quello che pensate della disabilità. Viktoria, che nel filmato indossa una protesi al neon di altissima fattura della The Alternative Limb Project e altre che spaziano da quella appuntita a quella tempestata di strass, nel 2012 ha partecipato alla cerimonia di chiusura dei Giochi Paralimpici di Londra, ma non pensa a sé come a una persona disabile, semmai come ad una persona con problemi di salute, e questo me la rende definitivamente una protagonista. Per chi scrive, infatti, che quotidianamente professa i princìpi dell’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è altro che musica. Finalmente una dimostrazione in carne e ossa di come la disabilità non sia altro che il rapporto fra condizione di salute della persona e ambiente circostante. Viktoria è innanzitutto una persona, poi, almeno per il momento, è nota come una pop star.
Che sia anche disabile è una parte del tutto, non la parte che definisce il tutto. In buona sostanza, Viktoria non guida una rivoluzione, tuttavia la mette in atto. Siamo ancora lontani dai replicanti, meravigliosi agglomerati sintetici di tessuti in luogo di quelli naturali, ma siamo nell’era della modernità, quella delle protesi avveniristiche che si accendono di led, che ti fanno scattare come una pantera lungo la corsia dei cento metri e che non hai paura di toglierle per mostrare il moncherino. È un termine brutto, ma è parte di sé. È il corpo di Viktoria al pari delle parti artificiali. Lo sa e lo vive. Questa è davvero la novità. L’essere se stessi attraverso se stessi.

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Fonte: superando.it


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