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“DOPO DI NOI” A CASA PROPRIA: FINANZIATE I PROGETTI! LA STORIA DI GINO: “E’ UN PERCORSO AD OSTACOLI”

Massimiliano Frascino: “Ecco senza troppi fronzoli le umiliazioni che moltissimi disabili gravi devono sopportare. In Toscana le cose vanno molto meglio grazie alla decisione della Regione di erogare contributi per la “VITA INDIPENDENTE”, ma troppa strada bisogna ancora percorrere perché autonomia e dignità delle persone con disabilità non risultino enunciazioni di principio. Per questo è nata la Fondazione Il Sole.”

Dopo di noi a casa propria. La storia di Gino: “E’ un percorso a ostacoli”

Il racconto di un uomo disabile, che dopo la morte dei genitori ha scelto di rimanere a casa propria. “Ma il comune mi passa tre ore a settimana di assistenza e devo pagarmi una badante: 9 mila euro l’anno. Unica alternativa è il ricovero, ma io non voglio”

"Dopo di Noi"

10 agosto 2014

Da www.redattoresociale.it

ROMA – Il “dopo di noi” in casa propria? Una sfida piena di ostacoli. Non si arrende, però, Gino Cappellini, 48 anni, siciliano, malato di Sma, una grave patologia degenerativa che colpisce i muscoli. “Nonostante tutto e con tutti gli impedimenti che comporta la mia malattia, dopo la morte dei miei genitori ho deciso di continuare a vivere, o meglio sopravvivere, a casa mia”, racconta alla redazione del portale Inail SuperAbile, con il desiderio di dare testimonianza di quello che considera un proprio diritto e che sta diventando una vera e propria battaglia.

“La mia malattia mi impedisce di svolgere qualsiasi azione quotidiana, per cui devo farmi supportare da una badante, pagata da me, e da mio fratello. Mio padre è morto da vent’anni, mia madre cinque anni fa: da quel momento le mie tribolazioni sono decisamente aumentate”. Difficoltà economiche, innanzitutto, visto che l’assistenza di cui Gino ha bisogno costa cara: “Tra la mia pensione e la reversibilità di mia mamma, arrivo a 15 mila euro l’anno: 9 mila se ne vanno per la badante. Ma non ho scelta, perché il comune mi passa solo 3 ore di assistenza a settimana! Ho provato a chiedere all’amministrazione di erogarmi un contributo per l’assistenza, ma non c’è stato niente da fare. E’ finita che mi sono indebitato per pagare un servizio che dovrebbe essere garantito per legge dello Stato. Invece, nessuna forma di assistenza diretta o indiretta mi viene fornita dal comune: la regione – mi dicono – non ha destinato i fondi necessari: tutto è stato investito solo nelle Rsa e le altre strutture. In definitiva, l’unica possibilità che mi offrono è il ricovero”.

A questa eventualità, però, Gino per ora non intende arrendersi. “Mi sono rivolto a un’associazione che mi rappresentasse e difendesse il mio diritto di restare a casa mia, supportato dalla necessaria assistenza. Ora stiamo valutando l’ipotesti di avviare azioni legali contro l’amministrazione comunale. Ma io ho scelto di vivere a casa mia, curato dalle persone che io stesso scelgo: il mio futuro voglio che sia così. Però non riesco a essere ottimista, vedo mille ostacoli sul mio percorso: chi dovrebbe tutelarmi e aiutarmi a viver e una vita dignitosa e fatta di scelte, in realtà sta cercando d’impormi, coercitivamente e senza possibilità di scelta, un modo di vivere che non condivido e che non mi piace”. L’attenzione politica che in questo momento, anche nelle aule parlamentari, si sta rivolgendo al “Dopo di noi”, potrebbe offrire nuove risposte e nuove risorse in questa direzione: è quello che Gino e tanti come lui si aspettano da tempo. (cl)

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