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SONO UNA SIRENA, MI DISPIACE PER VOI 

Sono una sirena. Lo so, non posso farci niente, mi dispiace per chi è costretto a camminare, ma io sono una sirena. 

Nel 1998, un mattino di febbraio, mi sono svegliata e mi sono scoperta Sirena. I’m a mermaid:  canto e incanto con le mie poesie…  –> Guarda nel link le mie produzioni:

http://lorellaronconi.it/poesie/pubblicazioni/ )

I marinai di me hanno paura  hanno paura del mio canto della mia poesia  e si allontanano  quando vi vedono . Io vivo nei profondi abissi dove i tuoi piedi non possono arrivare. Nei miei abissi è molto buio, talvolta freddo, ma ci sono delle creature meravigliose che tu non puoi nemmeno immaginare. Spesso ti guardo, ti osservo da lontano, tu corri, corri, cammini.. ma a volte non sai dove andare, ti perdi nell’insicurezza: forse perché non hai le pinne? Talvolta mi sento diversa, sono triste perché tu non mi guardi e fuggi da me. Posso capire, non conosci il mio mondo. Sai, la felicità è delle persone che amano la loro diversità, io non sono altro che una sirena, canto e incanto, non aver paura di stringere le mie mani.

#LorellaRonconi #SirenaGuerriglia #senzabarriere #donnafemmina

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OGNUNO DI NOI E’ CHIAMATO AD ESSERE FATTIVO

Pur essendo una persona diversamente abile, da oltre 25 anni lavoro ed opero per il superamento delle barriere architettoniche e culturali, non riesco a stare a guardare.

Il mio impegno continuo, la mia grande “battaglia” per il riconoscimento e applicazione delle leggi sui i diritti per persone disabili; per migliorare le normative presenti, cercare  di abbattere retaggi culturali, stereotipi, tabù che rendono noi disabili persone invisibili.

Credo che ogni persona debba impegnarsi, attraverso le proprie specificità, i propri doni, nel miglioramento della qualità del mondo che la circonda, per contribuire a rendere migliore il mondo intero.
Vivere per migliorare l’ambiente, aiutare le persone, salvaguardare i loro diritti, non può ne’ deve essere prerogativa di chi ha il problema, o  di chi è stato eletto a ciò.
Ognuno noi, attraverso le proprie capacità, in modo pacifico e civile, dovrebbe sentirsi chiamato ad essere “fattivo.”

Lorella Ronconi


LORELLA RONCONI, ATTIMI, TRA MERIDIANI E PARALLELI, PRESENTATO A PRINCIPINA A MARE (GR)

 

Martedi 19 Luglio 2016 l’evento nel litorale della Maremma Toscana.
Con Lorella, hanno partecipano all’evento, il critico Fabio Canessa, Paola Salvestroni, Esther Giuggioli, Bruno Crucitti e Alessandro Zanaboni

Un nuovo viaggio della poetessa maremmana, fatto di “attimi” che scorrono immaginari, immaginati, tra i meridiani e i paralleli di un planisfero; il viaggio di una donna che sceglie la poesia come veicolo di comunicazione perché crede che essa, arte povera, sia il mezzo migliore per trasmettere le emozioni belle, le emozioni buone. “Gli uomini senza le emozioni belle”- afferma Lorella – “Perdono la loro umanità” e così lei, nonostante le sue grandi difficoltà, continua a scriverle. Ecco dunque la sua nuovissima raccolta di poesie: Attimi, tra meridiani e paralleli.

    Video della serata.
Dopo la presentazione ufficiale nella sala Pegaso del palazzo Aldobrandeschi il 20 maggio 2016, la nuova raccolta di poesie è stata proposta in un contesto ricco di emozioni: il mare.
Questo volume è il terzo in uscita per pubblicazione, ma il quinto per impegno, infatti sia Je roule che Sirena Guerriglia hanno avuto entrambi una nuova edizione rivisitata in grafica e contenuti.
Fabio Canessa, che ha scritto la prefazione, scrive di Lorella:
“Le sue grida di passione, a volte dolorose a volte gioiose, hanno il potere di squarciare il grigiore abitudinario dei nostri borbottii. La sua piena accettazione della vita, restituita con vitale lucidità, senza abbellirla ipocritamente o aduggiarla con lamentoso vittimismo, ha il potere di scuotere la pusillanime routine delle nostre giornate. Che sono fatte di attimi, da riempire con lo stupore che lo sguardo di Lorella riesce a trasmetterci. L’importante è riempirla di senso, di vita, di immaginazione creativa: un talento di cui Lorella si dimostra maestra esemplare, per il coraggio, il gusto e la curiosità da esploratrice instancabile con i quali sonda tutto quello che avviene fuori e dentro di lei.”Diceva Roman Jakobson che la differenza tra la comunicazione quotidiana e quella poetica è la medesima che c’è tra un vetro trasparente, la cui presenza quasi inavvertita ci permette di vedere nitidamente il panorama esterno e un vetro opaco che ci fa intravedere qualcosa di quello che c’è fuori, ma attraverso l’ottica di una mediazione che ne deforma e ne altera l’immagine.
La poesia di Lorella Ronconi agisce invece come un panno che ripulisce l’opacità del vetro che ci ostacola la visione dello “spettacolo” del “teatro della vita”. Poco importa che il vetro sia quello della finestra accanto al letto di Lorella o quello di casa nostra o del nostro luogo di lavoro: ogni finestra rivela una porzione limitata di mondo. “
Lorella ha vinto tantissimi premi nella sua decennale carriera, molti riconoscimenti, da Recanati a Roma, da Acerra a Cattolica; la sua Je roule è nelle antologie scolastiche di seconda media della Zanichelli – Altra Città, accanto a poesie di famosi poeti contemporanei, come Alda Merini e Pablo Neruda.
Je roule, il volume che prende il titolo dalla poesia più premiata, è stato tradotto anche in U.S.A. con il titolo “I roll along”, ed è stato presentato nella sua nuova edizione da Enrico Letta, Preside della Paris School of International Affairs presso Sciences-Po (PSIA) in Francia ed ex Presidente del Consiglio, e da Roberto Cabalisti, recordman del baseball italiano. Il 14 maggio scorso, una poesia dell’autrice è stata scelta e letta in uno dei reading del Festival Internazionale della Poesia di Milano.
Hanno partecipato:
Fabio Canessa (critico letterario e cinematografico che ha curato la prefazione del libro).
Paola Salvestroni, scrittrice, arrangiatrice di testi teatrali
Bruno Crucitti (noto attore teatrale e televisivo)
Esther Giuggioli, doppiatrice “Accademia Doppiaggio di Roma”
Alessandro Zanaboni, musicista

UNA METAFORA PER ABBATTERE I PRECONCETTI: LE DONNE DISABILI SONO COME SIRENE

Le donne disabili non sono altro che sirene, femmine, creature meravigliose che cantano e incantano, mitologica metafora per esprimere normale differenza e fascino di oggettive femminili personalità. Peccato che i preconcetti siano così colmi di povera, testarda ignoranza.
La grafica e il montaggio di @Maria Vittoria Peccatori per raccontare di una “sirena” che tenta di uscire dal mare per cercare di capire gli umani: “Verso l’orizzonte”.

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“OLTRE L’ORIZZONTE”, SUNSET IN MAREMMA TOSCANA

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“Oltre l’orizzonte la vita che non ho, la vita che non sai ”

© Lorella Ronconi
Da “Attimi. Tra meridiani e paralleli”

 


LORELLA, IL MIO NOME È LORELLA

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È veramente cosa molto difficile, un’impresa memorabile, estremamente dura essere considerate femmine e donne sessuate nelle chat d’incontri, ci avete provato? Quando i maschi si rendono conto che siamo disabili diventano tutti amici pietosi, carini, agnellini angelici in fuga…:'(. Per voi ragazzi ‘in carrozza’ succede la stessa cosa? Mi piacerebbe sapere cosa dicono a voi….


“FABBRICARE, FABBRICARE, FABBRICARE, PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE…”

“Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.”

Dino Campana

(Dino Campana, Opere, Canti Orfici e altri versi e scritti sparsi, ed.TEA)

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«Acqua di mare amaro
Che esali nella notte:
Verso le eterne rotte
Il mio destino prepara
Mare che batti come un cuore stanco
Violentato dalla voglia atroce
Di un Essere insaziato che si strugge…»
(DINO CAMPANA)

Dino Campana (1885-1932) rinchiuso per anni e anni nel manicomio di Castel di Pulci, dove morì nel 1932. Fu talmente bombardato da elettroshock da autodefinirsi “Dino elettrico”. La sua tomba a Badia a Settimo, vicino Firenze. Nella sua lapide la dicitura: Nel cuore antico di questa terra fiorentina che accolse i suoi ultimi giorni, la quiete e il silenzio onorino colui che fu voce di disperati sogni umani .

Visionario, allucinato, pazzo, orfico, vagabondo, mediterraneo, così è stato definito spesso dai critici letterari, anche se nessuna di queste definizioni, perché limitano in un ambito troppo angusto la materia dell’arte, è in grado di illuminare chiaramente la vita e la poesia di questo autore vissuto a cavallo fra i due secoli

Scacciato dal suo paese perchè rituenuto “il pazzo del villaggio”. Un poeta, scrittore di una grandezza incredibile, tanto da diventare fondamentale per la cultura italiana, fu schernito, allontanato, emarginato anche dai “cervelli ben pensanti” dell’epoca, i Futuristi persero addirittura con incuranza il suo manoscritto “Il più lungo giorno” che  Dino Campana aveva dato loro per un giudizio, detto manoscritto fu ritrovato sessant’anni dopo la morte del poeta. Campana fu inoltre abbandonato anche dal suo grande amore, Sibilla Aleramo. Dino Campana è considerato uno dei poeti più vitali del Novecento. 

La vita

Sin dall’adolescenza, Campana manifesta chiari segni di squilibrio mentale e la sua vita divenne un continuo girovagare per manicomi.
A ventuno anni, nel settembre del 1906, venne ricoverato per la prima volta nel manicomio di Imola ricevendo la diagnosi di demenza precoce. La nevrosi della madre, l’incomprensione da parte dei famigliari e dell’angusto ambiente di paese in cui vive (Marradi, nell’appennino tosco-romagnolo), peggioreranno negli anni la situazione: egli viene infatti deriso e trattato come una sorta di demente.
Viaggerà molto, in Europa e in Argentina, facendo i mestieri più diversi per mantenersi: pianista in locali e bordelli, arrotino, poliziotto, pompiere ecc. E’ spesso coinvolto in risse e arrestato per vagabondaggio.
Tra il 1916 e il 1917 ebbe una storia d’amore tormentata e intensa con la scrittrice Sibilla Aleramo, terminata in seguito al temperamento sempre più incoerente e violento del poeta. Nel 1917 fu arrestato a Novara per vagabondaggio, e il 28 gennaio fu internato all’Ospedale psichiatrico “Castel Pulci” dove rimase sino alla morte, nel 1932.
Dal 1926 incominciò a ricevere le visite dello psichiatra Carlo Pariani, che dai suoi discorsi con Campana trarrà il materiale per scrivere in seguito Vita non romanzata di Dino Campana. Durante il suo soggiorno in manicomio Campana ebbe spesso degli sprazzi di lucidità: desiderava uscire  da quel luogo, ma non per riprendere la letteratura, ormai abbandonata (non scriveva più da tempo) ma per poter lavorare e guadagnare. Alla fine del febbraio del 1932 si ferì, probabilmente tentando di scavalcare la recinzione dell’ospedale: pochi giorni dopo morì di setticemia.

LE OPERE

Dino Campana è stato definito dai critici letterari: poeta visionario, allucinato, pazzo, orfico, vagabondo, mediterraneo. Nella sua poesia i valori classici e una grande modernità si compenetrano. La sua poesia è moderna ma tuttavia piena di richiami a D’Annunzio, a Leopardi e ai classici. La sua espressione appare piena ed ermetica: è un flusso continuo di parole, del quale non si riesce a cogliere facilmente il senso. Il suo linguaggio poetico sconvolge l’ordine sintattico in vari modi, anche mescolando lingue diverse. Tuttavia Campana si rivela anche attentissimo conoscitore delle regole che sconvolge e nutre il culto per la perfezione.
La sua controversa collocazione ne ha fatto una figura contornata da un certo mistero, per cui, quando si parla del caso Campana, si tende sempre ad associarlo all’immagine del poeta maledetto.
Dino Campana,  considerato da molti il “poeta visionario” italiano per eccellenza, può esser fatto rientrare, almeno marginalmente, nell’ambito della corrente “vociana” (corrente che ebbe origine dalla rivista La Voce, settimanale e poi quindicinale di letteratura, ma anche di cultura e d’impegno politico, civile e morale, pubblicato a Firenze tra il 1908 e il 1916), di cui, rappresenta l’espressione legata al simbolismo ed all’espressionismo.
Per Campana la poesia è un mezzo per riuscire ad affermare la propria libertà.
Come per la sua vita, vagabonda e anarchica, caratterizzata dalla irrefrenabile smania del viaggio, anche la poetica di Campana ha come tema centrale il viaggio, onirico o reale, inteso come ricerca (o fuga).
Nel 1913 affiderà il manoscritto dei Canti Orfici, la sua maggiore opera, a Soffici e Papini che con negligenza lo smarriranno. Campana lo riscriverà ricostruendolo a memoria e lo pubblicherà l’anno seguente. L’opera verrà accolta favorevolmente dalla critica.
I Canti Orfici sono una straordinaria opera in cui si alternano prosa e versi (un prosimetro, come la Vita Nuova di Dante); vi si coglie una poesia spesso tortuosa, ma anche spontanea e pura, certamente vissuta, legata ad una esistenza irregolare e soprattutto tragica; è un “racconto” di esperienze visionarie denso di immagini, “ “allucinazioni”, suoni e colori. Egli dà al testo poetico un’organizzazione che abolisce la dimensione del tempo sovrapponendo passato e presente. La costruzione del testo appare realizzata con un procedimento che si può definire cinematografico  che permette a Campana di annullare la dimensione cronologica.
La poesia francese dell’Ottocento è una forte componente culturale di Campana e la sua poetica risente spesso del modello degli autori francesi a lui cari: Baudelaire, Verlaine, Rimbaud ecc.
I Canti sono un libro in cui Campana ha raccolto varie esperienze e vi sono riunite le sue composizioni più antiche, come La Notte e La Chimera, fino alle più recenti con una formazione dell’opera per stadi successivi.
Il titolo Canti Orfici allude all’antico orfismo, un movimento mistico-religioso legato al mito di Orfeo. Campana vuole dunque riallacciarsi a forme di scrittura “magica”, come quelle in voga tra gli autori simbolisti, e vuole esprimere il carattere divino e misterioso della poesia, associando le esperienze concrete con le invenzioni dell’inconscio e del sogno.
I Canti Orfici si concludono con alcune parole in inglese in cui Campana rielabora un verso di Withman, da “Song of Myself”, in cui si adombra la morte del poeta protagonista, vista come assassinio di un innocente: “They were all torn and covered with the boy’s blood” (Erano tutti avvolti e coperti col sangue del fanciullo).
Nei deliri di Campana spesso ricorre l’idea del sacrificio violento, del mito cruento, dove il fanciullo, l’innocente viene sacrificato. Dino Campana si sentiva così: anche lui aveva pagato con il disprezzo, la derisione e l’internamento il suo essersi avvicinato troppo all’intima essenza dell’uomo.

CURIOSITÀ: Per chi volesse saperne di più su Dino Campana, un libro di Sebastiano Vassalli, La notte della cometa (Einaudi 1984).
Sull’amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo nel 2002 è stato fatto un film (Un viaggio chiamato amore, di Michele Placido) con Stefano Accorsi e Laura Morante. Il film non mi è piaciuto per niente, anche perché, con tutta la più buona volontà, Stefano Accorsi nei panni di Campana proprio non ci stava.
Anche il regista Roberto Riviello aveva realizzato nel 1997 un film su Dino Campana, Il più lungo giorno, con Gianni Cavina.

Da Parafrasando.it e Diversamente Aff-abile (Gazzetta dello Sport) di Fiamma Satta


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Italiano con le italiane: intervista a Lorella Ronconi – prima parte 

Featured Image -- 2018

Già in altre occasioni vi abbiamo parlato di lei, Lorella Ronconi, donna, poetessa, grande combattente per il riconoscimento dei diritti dei disabili. Questa volta, cogliendo seppure un po’ in ritardo l’occasione dell’uscita della sua seconda raccolta di poesieSirena Guerriglia, abbiamo chiesto a Lorella di rilasciarci un’intervista. La prima parte, la potrete leggere qui, di seguito a Fragile, una delle poesie contenute nella pubblicazione: una piccola richiesta molto intima e delicata di attenzione e amore. La seconda parte, la troverete nel prossimo post.

Fragile

Leggera delicatezza
sprezzante limitatezza
dell’umana caducità:
Fragilità.
Povero, solo, essere
che hai e non sei.

Maneggiare con cura
l’abbracciante creatura
mareggiata dell’amore.

Maneggiare con cura
il fragile di me
che forse
vi appartiene.

© Lorella Ronconi

Lorella, grossetana o, come di sicuro preferisci, maremmana doc, quando sei nata e in quali circostanze?
Nata nel 1962, 26 maggio, San Filippo Neri, il mitico santo nativo di Firenze, diventato sacerdote poi, chiamato da tutti Pippo buono, il santo della Gioia, inventore dell’oratorio, amante dei bambini. Mi sono sempre sentita affascinata da lui e chiedo sempre a Dio il dono della gioia. A volte penso che sia proprio Filippo Neri che mi ha trasmesso questo insegnamento. Mamma e babbo avevano provato in tutti modi ad avere figli, dicevano loro che probabilmente erano sterili: sono nata dopo 7 anni “per caso”, nessuno si è mai spiegato come mai e come mai dopo, nonostante le loro prove, non sono venuti altri bimbi.

Quando hai capito che non eri come gli altri ? Come ti sei sentita?
Ho preso “coscienza di me” intorno ai 5 anni, guardandomi un giorno allo specchio, mi sono vista un po’ bassa e con la testa grossa, qualcuno probabilmente mi aveva offeso con aggettivi sulla mia statura, mi ricordo che fui angosciata dalla mia testa, piena di dubbi, domandai a mamma se ero normale… lei mi rincuorò ed io mi sentii “a norma”.

A scuola, ti sei sempre trovata bene con i tuoi compagni di classe o hai avuto problemi?
Non sono andata all’asilo, dai 18 mesi in poi ho iniziato a girare per ospedali per capire il come e perché della malattia che avevo. A scuola sono stata inserita in una classe “normale”: nel ’68 furono sospese le scuole differenziali per disabili, ma esistevano ancora; mamma si batté per inserirmi in classe con altri bambini “normodotati”e non in collegio per disabili come tutti le dicevano. Fu grande amore, gioco, amicizia, accoglienza, con gli insegnanti e i ragazzi non ho mai avuto sentore di esclusione, anzi, ero spesso il centro, la capobanda di idee e giochi, a parte educazione fisica che non facevo. Rimanendo sola in classe, con mia gioia, potevo fare tutto quello che volevo!
Le superiori furono un trauma: per la formazione culturale, volevo andare all’artistico, ma era ancora privato e con tante scale (ogni scuola superiore aveva le scale…), fui costretta ad andare al commerciale, unica scuola con ascensore. Una tragedia: odiavo i numeri, totalmente; salvata dalle materie umanistiche e dalle lingue straniere, diplomata con grande fatica, mia; davvero i numeri ancora mi mettono in crisi!

Sei circondata da tanti amici che ti vogliono un mondo di bene, e lo sai: pensi che sia un fatto normale o che tutto questo affetto sia anche frutto di un tuo lavoro ai fianchi?
Si, sono davvero “circondata” a livello planetario, nel vero senso della parola, di amici, di persone che mi stimano. Non so perché, forse sono una persona positiva. Devo dire sinceramente che fin da bambina ero positiva, allegra, propositiva, trascinatrice di amici e di amicizie, amo la vita, amo le persone, tanto, a prescindere, credo nel bene, nel senso vero, provo per gli altri un grande bene, a volte penso che vorrei abbracciare tutti, stringere tra le braccia il mondo per dirgli: “Ti ringrazio! Ti voglio bene”. Non sono demente, o grulla, sono anche una testarda e impulsiva, ma credo davvero nella positività dell’altro. Comunque credo di avere avuto anche tanta fortuna, gli amici mi hanno “salvato la vita”, gli amici “motori” di vita per me.

Qual è la cosa più frustrante che devi affrontare quotidianamente?
Quotidianamente, quando si hanno gravi difficoltà motorie, si devono sopportare, anzi accettare molte cose, la mancanza di libertà, il doversi fidare e affidare agli altri, anche nell’intimità, farsi lavare, toccare, vedere, rinunciare a cose tipo: “il telecomando è su quel mobile, non lo posso prendere, non guardo la tv” oppure “Ho voglia di piangere, i fazzoletti non sono a portata di mano, non devo piangere”. La cosa peggiore è la mancanza di privacy, è strano ma le persone non hanno capito ancora che quando una persona in carrozzella, con difficoltà motorie, è al telefono, si devono spostare, allontanare. Se siamo in due ad un tavolo o sotto l’ombrellone o da qualsiasi parte e all’altro suona il telefono, lui /lei si alza e si allontana per parlare con calma, in privato, poi torna. Se suona il telefono a me, rimangono tutti lì attorno, è imbarazzante sentirsi ascoltato, osservato, non c’è privacy, nemmeno per chi mi sta chiamando… In genere preferisco non rispondere piuttosto che far sapere le mie cose. E’ un “vizio” culturale che mi manda in bestia, che non so come far capire al mondo!

Parliamo adesso dei tuoi libri: quando e perché hai cominciato a scrivere poesie? Che significato ha per te esprimere i tuoi sentimenti in questa forma?
Ho cominciato a scrivere poesie perché erano le cose più piccole che potevo fare; mi spiego: prima suonavo il piano, 10 anni… poi ho dovuto interrompere perché le scale, le ottave, mi infiammavano i polsi creandomi tanti dolori. Allora dipingevo anche, ma come il piano i dolori per l’uso dei pennelli ai polsi era tanto. Cominciai a scrivere favole, ma erano troppo lunghe, lo scrivere molto mi infiamma le articolazioni che non ho più, danneggiandomi i tendini, per cui quando un giorno un mio amico mi “costrinse” a partecipare ad un concorso di poesia a Recanati sulla disabilità  e mi “uscirono” Je roule e Centauri in un’ora in un bar in cui mi ero rifugiata per un caffè …, mi resi conto che l’arte creativa che tanto amavo e temevo di avere perso, ancora poteva essere mia compagna …. Je roule arrivò tra le finaliste al concorso Giacomo Leopardi. Il significato? Beh, io penso che sono le emozioni belle quelle che rendono un essere… “umano”. Senza emozioni come faremmo a vivere? La poesia è l’arte letteraria più piccola, più povera, ma più grande perché “è” l’emozione nel suo stato più essenziale. Bastano due versi per scatenare l’anima o il cuore.

Perché hai deciso di pubblicarle? Che cosa ti aspetti che il pubblico provi, leggendole?
Mi è arrivata per caso la possibilità, un po’ in contropiede, una sorpresa… Cosa mi aspetto? Beh, come dicevo prima, che possano dare piccoli “brillini”, piccole piccole emozioni mie da condividere con altri, ma poi non credo che chi scrive poesie, chi dipinge, o chi fa una qualsiasi arte abbia un’aspettativa, la fama, la ricchezza interessano solo quelli famosi. Voglio dire, certo, mi piacerebbe poterci guadagnare e non spendere, mi piacerebbe poter vendere i libri per avere dei soldi da investire in una nuova pubblicazione. Costa pubblicare i libri cartacei adesso, le poesie poi non vanno più, nelle librerie stanno in fondo, negli scaffali più nascosti. A chi interessa la poesia adesso? Ma non voglio smettere, non posso smettere di scriverle, smetterò piuttosto di pubblicarle.

Come scrivi nelle tue poesie, sei sirena e sei guerriera. Sirena, perché? Cosa rappresenta per te questa creatura fantastica? Guerriera, perché? Di quale arma vorresti poter disporre o ti piacerebbe maneggiare con più disinvoltura?
Guerriglia perché non sono guerriera, sono pacifista, ma combattiva e mi riprometto sempre di non abbattermi e di essere determinata nel perseguire il bene. Alla domanda posso rispondere con quello che scrissi quando presentai ufficialmente per la prima volta la raccolta di poesie :
«Se nella mia precedente raccolta di poesie (Je Roule, E.T.S., Pisa 2008) “ruotavo”, dopo tanta sofferenza provocatami dall’ignoranza delle persone riguardo la mia diversa abilità, dopo tanto sentirmi “mostro” e nascondermi all’altro, ecco che mi guardo allo specchio e mi sento Sirena. Riferendomi al mio vivere in carrozzella e ripiegandomi sulla mia condizione, adesso promuovo me stessa accettandomi con grande amore, con nuova forza e rinnovata autostima. Ho cambiato pelle, ora “guizzo”: ora sono una Sirena. Entità leggendaria, metà donna e metà fantastica frequentatrice delle più remote profondità del mare, la Sirena nuota e si muove in energica sintonia con il suo mondo; osserva, accucciata sulla roccia, le navi e i marinai e comprende che non potrà mai correre sulla terra ferma tra quei “piedi guerrigli”, né essi potranno mai nuotare negli abissi profondi degli oceani. “Tra voi e me c’è una distanza incolmabile”, sembra dire la Sirena, guardando lontano; la tristezza può impadronirsi di lei ma il tuffo guizzante la rinvigorisce, le rinnova le forze, la fa risentire combattiva, “guerriglia”. Lei, la Sirena, ed io, Lorella, crediamo fermamente nell’uguaglianza dei diritti e nella grande, magnifica ricchezza delle differenti abilità. L’unicità e l’irripetibilità di ciascuno di noi ci fa naturalmente guadagnare il diritto di essere parimenti accettati nella nostra normalità.»

Continua…

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Adgblog è il blog ufficiale dell’Accademia del Giglio, scuola di lingua, arte e cultura a Firenze.


“Attimi InVersi”, LE MIE NUOVE POESIE IN UNO SPETTACOLO INTERPRETATE DA ESTHER GIUGGIOLI, TSION MULUSEW MOLA CON LA CHITARRA DI ANDREA DE SCISCIOLO

CHE EMOZIONE ALLO STATO PURO! SENTIRE LE PROPRIE POESIE INTERPRETATE DA VOCI IMPORTANTI, INTRECCIATE TRA MUSICA, INTERPRETAZIONE, CAPACITA’ E GIOVANE PASSIONE TEATRALE: UN  SOGNO INASPETTATO, GRAZIE INFINITE RAGAZZI!

Allo Spazio 72 a Grosseto serate dedicate alla scrittura d’autore, il 19 Novembre 2015 evento con la poesia di Lorella Ronconi.

Per la prima volta sono state interpretate ed ascoltate le poesie inedite di Lorella Ronconi insieme a quelle più conosciute, dalla voce di due lettrici giovanissime, Esther Giuggioli e Tsion Mulusew Mola, accompagnate dalla musica di un altrettanto giovane chitarrista, Andrea De Sciciolo, a presentare la serata Paola Salvestroni.

Lorella Ronconi ha scelto di presentare i suoi lavori inediti allo Spazio 72, circolo in cui la cultura è sempre protagonista, per dare continuità alla sua poesia e alla sua voglia di crescere in essa: in questo 2015 ha ricevuto tre premi (Roma, Abano Terne e Grosseto) che la confermano come una poetessa affermata a livello nazionale.

I suoi versi sono risultati vincitori in moltissime rassegne e premi nazionali ed internazionali, da Recanati ad Abano Terme, da Acerra a Roma, da Novi Ligure fino a Cattolica, con gli Awards della poesia. “Je roule”, la lirica dalla quale prende nome il suo primo libro, è stata inserita nelle antologie scolastiche edite da Zanichelli per la scuola media e frequenti sono gli inviti che provengono all’autrice dalle scuole di ogni ordine, interessate a lei come poetessa contemporanea.

Nel 2013 il libro ha varcato i confini nazionali, arrivando a Las Vegas, dove è stato tradotto in lingua inglese ed edito per gli States con il titolo “I Role Along”. Il volume ha inoltre vinto il premio Grosseto Scrive della Fondazione Grosseto Cultura nel 2014.

Biografie artistiche degli interpreti/lettori della serata

Esther Giuggioli (lettrice): ha studiato per 7 anni doppiaggio e teatro allo studio “Enterprise” di Grosseto con Alessandro Santini. Ha partecipato ad alcuni spettacoli di rilievo tra i quali “La famiglia Addams”, “Odissea nell’ospizio”, “Mary Poppins”. A Roma è rientrata tra le prime 12 partecipanti all’ “Accademia Nazionale del doppiaggio italiano” che sta ancora frequentando. A livello professionale ha doppiato “Ninas Mal”, “True Blood” e un cartone animato della “Marvel”. E’ diplomata come insegnante di doppiaggio, teatro e dizione e attualmente svolge anche il Servizio Civile nazionale con la Fondazione Il Sole a Grosseto per mezzo dei progetti Arci Servizio Civile.
Tsion Mulusew Mola (lettrice), sta svolgendo l’ultimo anno di liceo al “Rosmini” e fa parte del gruppo del “Teatro della Scuola” diretto da Fabio Cicaloni, partecipando al progetto “Dinamis”, teatro sperimentale, abilissima e ironica interpreta con grande impegno e passione.

Andrea De Sciciolo (accompagnamento musicale), ha studiato chitarra a “Musica arte” con Luca Pirozzi come insegnante, ha proseguito al “Cmm” e attualmente studia alla “Music Revolution” con Francesco Samà come insegnante. Ama così tanto la chitarra, acustica ed elettrica, da suonare in 4 gruppi contemporaneamente: in “Whan Mobile”, un gruppo che esegue brani originali; suona la chitarra anche in “Tributo a Vasco”, nel gruppo “Do Not Copy” e negli “Hunger”. Con gli “Whan Mobile” è in sala di incisione. Ha fatto diversi live suonando al teatro Moderno, al Comix cafè, al Cassero e il suo sogno è poter suonare per vivere e vivere per suonare. Anche lui sta svolgendo il Servizio Civile Regionale alla Fondazione Il Sole tramite l’Arci Servizio Civile.

Paola Salvestroni (presentatrice), laureata in filosofia, insegna filosofia e scienze umane al Liceo “A. Rosmini” di Grosseto. E’ autrice di testi poetici e di testi per canzoni; autrice e arrangiatrice, per il teatro ha curato la riduzione e l’adattamento di “Canto di Natale” di Ch. Dickens, rappresentato per la prima volta nel 2006 al Teatro degli Industri di Grosseto; nello stesso Teatro, a scopo di beneficienza, ha messo in scena alcuni spettacoli di sua creazione: “Ricordiamoci l’anima” e “Pubblicitando”, “Dopo carosello, tutti a nanna!”, “Storie allo specchio” con Fabio Cicaloni. Ha curato la riduzione teatrale e adattamento nel recital: “Il grande Gatsby. Il sogno americano” messo in scena con la direzione musicale di Carla Baldini nel 2014.


“E INTANTO NOI, CI MANGIAMO I PANETTONI, MENTRE CRISTO VIENE AL MONDO DIVENTIAMO PIÙ CICCIONI.. “

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“E intanto noi, ci mangiamo i panettoni, mentre Cristo viene al mondo, diventiamo più ciccioni…

O è Natale tutti i giorni

o non è Natale mai…”

Adoro questo testo di Ron, vero secondo me.  Gesu’ forse nascerà, ancora al buio, quando si spegneranno le luci e si farà silenzio, un grande silenzio che ci permetta di ascoltare le grida di tutte quelle persone che soffrono ed hanno bisogno del nostro gesto fattivo di aiuto.

Di me? Che dire? Un anno difficile il 2014, la salute, la mia malattia progredita, i conti a fine mese sempre in bilico, le preoccupazioni per la salute dei miei.  Questo che passa anche un anno di sorprese e soddisfazioni però, di coraggiose scelte, di affetto e vicinanza, di stima, di amicizie meravigliose nate proprio qui, dalla rete.

Grazie!

Buona gioia del Natale e pienezza di felicità nel prossimissimo 2015, che le Stelle proteggano i tuoi sogni e ti portino Luce nel cuore.

Auguri, buon Natale a tutti!

© Lorella Ronconi


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