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RAPPORTO ONU: “IN ITALIA DISABILI TORTURATI”

Il rapporto delle Nazioni Unite: «Esperimenti medici su di loro senza consenso» 

Di Andrea Ossino: “A ogni «preoccupazione» corrisponde una «raccomandazione» che il Belpaese dovrebbe adottare entro 12 mesi. Dalla discriminazione fino alla povertà, passando per gli esperimenti medici, il ruolo dei familiari caregiver, la tendenza a reistituzionalizzare, la mancanza di misure specifiche per sostenere le famiglie e gli scarsi finanziamenti dedicati all’assistenza sanitaria.

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L’organizzazione intergovernativa sottolinea diversi «aspetti critici», mostrandosi «preoccupata – si legge al primo punto – per l’esistenza di molteplici definizioni di disabilità in tutti i settori e nelle regioni, il che porta ad una disparità di accesso al sostegno e ai servizi». Secondo l’Onu l’Italia peccherebbe anche nel non confrontarsi con le associazioni che si occupano di disabilità. Inoltre «non vi è alcuna sistematica integrazione delle donne e delle ragazze con disabilità nelle iniziative per la parità di genere, così come in quelle riguardanti la condizione di disabilità». E ancora: «il quadro politico per affrontare la povertà infantile dei minori disabili è inadeguato». Un capitolo a sé riguarda la «Libertà da tortura o trattamenti crudeli, inumani e degradanti». Già, perché secondo l’Onu avvengono «esperimenti medici su persone con disabilità, effettuati senza il loro libero e informato consenso». «Un cerotto per il mal d’auto era stato prescritto per problemi di scialorrea, di iper salivazione – spiega Chiara, familiare caregiver – Il dottore aveva provato a utilizzare l’effetto collaterale della secchezza delle fauci come una cura. Ho rischiato di uccidere mio figlio perché lo stavo avvelenando senza saperlo. I parenti delle persone non autosufficienti sono così disperati che accetterebbero qualsiasi cosa».

Poi vi è l’altro lato della medaglia, quello delle cure per il dolore che non vengono finanziate dal Servizio sanitario nazionale: «Quindi se la persona è povera soffre» spiega Chiara. E ancora «il Comitato è preoccupato per il fatto che i bambini sono sottoposti a interventi chirurgici irreversibili di variazione intersessuale e ad altri trattamenti medici senza il loro libero e informato consenso». Un discorso importante riguarda la preoccupazione espressa «per l’inaccessibilità del sistema giudiziario» e «perché la legge penale dello Stato consente di dichiarare le persone con disabilità intellettive o psicosociali non idonee a ricorrere in giudizio», permettendo altresì di sottoporle «per un tempo indefinito, a misure di sicurezza che le privano forzatamente della libertà». Nel capitolo relativo la «libertà e sicurezza della persona», si va dalle perplessità inerenti «le misure restrittive a carico delle persone socialmente pericolose, comprese le persone che sono ritenute pericolose per sé e per gli altri», fino a quelle relative al «trattamento dei detenuti con disabilità». Un capitolo è dedicato alla comunicazione: dal mancato «ri- conoscimento ufficiale del linguaggio dei segni fino al suo limitato utilizzo nelle trasmissioni televisive», passando per lo «scarso riconoscimento del Braille», per l’assenza di interpreti nella scuola pubblica e per la mancata ratifica del «Trattato di Marrakech per facilitare l’accesso ai testi pubblicati alle persone cieche». E poi ancora vengono elencate le difficoltà per i disabili nell’adozione, nel partecipare ai bandi pubblici, per avere il diritto di voto («l’articolo 48 della Costituzione che limita il diritto di voto sulla base di “incapacità civile” non è coerente con la Convenzione»), per gli alti tassi di disoccupazione e per il trattamento riservato ai migranti con disabilità. Insomma, per l’Onu l’Italia non è un paese a misura di disabili.

Da ILTEMPO.it

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TORINO, “CHI NON CAMMINA, VOLA!” ONLUS INTERVISTA LORELLA RONCONI

Un grande onore essere contattata e intervistata dalla Onlus,“Chi non cammina, vola!” di Torino, una associazione nata nel 2013 con l’obiettivo di promuovere l’integrazione sociale per le persone diversamente abili, bravi ragazzi, un piacere incontrarvi!

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Intervista a Lorella Ronconi, poetessa, artista, attivista in campo sociale, Lorella Ronconi si racconta in questa bellissima intervista.

Chi non cammina, vola –  Lei è affetta/o da… vuole dirci cosa comporta la sua patologia?

Lorella – Ho una patologia rarissima genetica ossea, pseudoacondroplasia, colpisce un bambino ogni 60 mila, si conclama intorno ai 18 mesi e consiste nel non avere il genoma che crea la cartilagine articolare. Tra l’altro, ho cinquantatré anni, nell’anno della prima sperimentazione del vaccino orale (Sebin) contro il vaiolo, mi fu somministrato con il morbillo e la febbre altissima, ma eravamo nel ’64 e nessuno sapeva nulla delle conseguenze, per farla breve,  la malattia è degenerata in modo forte. Essa inoltre, porta in età matura a una scoliosi, fratture dei femori, distaccamento di tutte le articolazioni, è molto dolorosa. Nel ’91 ho avuto una riduzione delle due scoliosi, stavo per morire per fuoriuscita di midollo spinale, mi hanno messo (a Marsiglia) due barre di acciaio attraverso un intervento sperimentale, nella colonna, ho avuto una paralisi (emiplegia) ma mi è stata salvata la vita.

Chi non cammina, vola – Come si convive con essa?

Lorella – Con esse direi, giacché adesso vivo in carrozzella per la paralisi, le ossa del bacino rotte e la malattia genetica, paradossalmente sono due disabilità, la malattia genetica e la paralisi e le doppie difficoltà di salute e di autonomia, che esse comportano. Ho avuto l’intervento nel ’91, fino a 29 anni vivevo con una altezza di 120 cm, psicologicamente forte, dati i retaggi culturali, oltre i dolori atroci che le ossa infiammate, con le fratture  spontanee improvvise mi provocavano. Dopo, in carrozzella, forse, a livello psicologico ho vissuto “una normalità”, ma è sempre difficile essere un metro e venti, anche in carrozzella, i protesici e i software strumentali medici non sono tarati per altezze come le mie.  Amo adesso la mia differenza e ciò che sono, ma non posso negare la sofferenza fisica che questa mia malattia comporta.

Chi non cammina, vola – Cosa o chi l’ha aiutata ad accettare la sua patologia?

Lorella – Domanda difficile, sono vissuta con essa “cresciuta” nelle corsie di ospedale, tra esperimenti medici, l’accettazione è venuta via via con l’età, comunque devo ringraziare i miei genitori che non mi hanno mai detto “poverina” spronandomi e scuotendomi, in merito alle istituzioni, la mia maestra che mi ha accettato in una classe di normodotati (faccio presente che sono stata una delle prime bambine a essere inserite in una  scuola “normale” nel ’68 quando ci fu la riforma e furono bandite le scuole differenziali per disabili), in ultimo … i miei amici che mi hanno difesa, cresciuta, trattata come persona e mai come disabile.

Chi non cammina, vola – Lei occupa un posto di rilievo in società, ha avuto difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi? Di che tipo?

Lorella – Non so se occupo un posto di rilievo nella società, non credo, sono solo una persona molto malata, figlia unica con genitori anziani e disabili, vado avanti solo grazie ai contributi sociali della regione Toscana, Vita Indipendente, che mi permettono di pagare una tata che mi assista a casa. Il mio impegno civile e sociale per le persone diversamente abili è solo una parte del mio carattere, il metterci la faccia credo che sia un dovere primario di ogni persona verso chi ha bisogno. Sono tenace, testa dura, amo la vita e nonostante la malattia cerco di “volare” per cercare la libertà, per me e per gli altri.

Chi non cammina, vola – Cosa rappresenta per lei il suo lavoro?

Lorella – Il mio impegno, magari fosse un lavoro retribuito :D , è “la carota” che mi permette di resistere, andare avanti, che mi “libera” dalla prigionia che il mio stato mi impone.

Chi non cammina, vola –  Lei pensa che la condizione dei disabili in Italia sia migliorata negli anni?

Lorella – Ovviamente si, rispetto al 1968, appunto, anno in cui l’Italia si è avviata verso l’integrazione nelle scuole delle persone con disabilità molto è cambiato, ne sono testimone io stessa… ma… ma… se devo essere sincera, il cambiamento non è stato tanto quanto in questi (quasi) 50 anni avrebbe dovuto. Ci siamo evoluti in tanti campi nel nostro stato, ma le persone diversamente abili (e soprattutto le donne) ancora sono invisibili per certi versi. Stereotipi, tabù, luoghi comuni, ci vedono ancora eterni bambini, eterei, inconsistenti. Non v’è nell’immaginario collettivo la presa di coscienza che siamo pil, che consumiamo, che compriamo, che viaggiamo, che abbiamo sentimenti e magari aspiriamo anche alla famiglia, tanti impegni politici per le unioni civili, ma nelle agende di governo ci sono le voci “disabili”? Nessuno ha pensato che anche noi potremmo avere figli, o adottare… La vita indipendente, l’autonomia, le barriere architettoniche… i costruttori edilizi, gli architetti, i geometri, hanno idea che devono rispettare le normative? I controlli? Nulla di nulla. Abbiamo la Convenzione Onu sulle Persone con Disabilità. Del 2006 firmata, ratificata dall’Italia  nel 2009, come legge dello stato, mai applicata, su e per nulla. Si, ritengo che siamo ancora molto indietro.

Chi non cammina, vola –  Crede che ormai non ci sia più la paura del diverso o ancora persiste insieme al pregiudizio?

Lorella – Io credo che il pregiudizio esista eccome, soprattutto per le persone disabili, la paura è data dalla non conoscenza, non ci conoscono, per forza, siamo invisibili, prima di tutto allo Stato nel quale siamo cittadini, è scritto nella Costituzione! I retaggi, come dicevo prima, i tabù ci relegano dietro le tapparelle, come se fossimo scherzi della natura. Se si parla di affettività, di sessualità, anche senza arrivare lontani, basta pensare ai consultori, agli ambulatori ginecologici, mai a norma, mai che ci sia l’intelligenza di pensare alle donne disabili che hanno lo stesso bisogno di controlli sanitari o magari avere un figlio.  L’accompagnatore? Deve essere per “forza” un badante, una persona volontaria, il pre-giudizio fa si che non si arrivi a pensare che invece potrebbe essere un fidanzato, una fidanzata, un amico/a.

Chi non cammina, vola – Come sono cambiati i disabili secondo lei negli anni? Come si percepiscono e come percepiscono gli altri ovvero i “ normodotati “ ?

Lorella – Le persone diversamente abili certamente si sono evolute, grazie ad Intenet, noi qui ne siamo la prova, non ci siamo incontrati fisicamente eppure siamo arrivati a conoscere la nostra esistenza, scambiarci informazioni ed esperienze, questo è fantastico!!! Stiamo guardando i “normodotati” talvolta con invidia, altre con paura, con spirito di sottomissione, non ci mettiamo abbastanza la faccia, secondo me una piccola parte del nostro isolamento culturale è dato proprio da “noi” disabili  (non amo il “noi “ e “voi”) che preferiamo non farci coinvolgere in prima persona per paura di… perdere privilegi, la pensione, vergogna, essere ridicolizzati…? Non so, a volte sono stanca del mio impegno, perché mi ritrovo sola, senza altre persone come me , che credono, lottano e si impegnano… Pochi  capaci di lavorare in rete, guardiamo gli animalisti, ed io sono tra loro, sono riusciti a far entrare gli animali  nei ristoranti, noi ancora no… non siamo stati capaci di aggregarci tutti insieme per togliere gli scalini… e siamo 3 milioni in Italia, il 5% della popolazione, non è poco.

Chi non cammina, vola – Ai giovani disabili che come lei vogliono realizzarsi nel mondo dell’arte cosa consiglia di fare?

Lorella – Di sognare, credere, osare, mai mollare, i sogni si avverano talvolta se si perseguono con forza e determinazione, se ce l’ho fatta io che sono piccola, malatissima, vecchia e assai povera, perché non possono farcela dei giovani ? Osate!

Chi non cammina, vola –  Ha un consiglio da dare ai genitori di ragazzi disabili che hanno paura per il futuro dei loro figli?

Lorella – Prima di tutto di non vergognarsi né di sentirsi “in colpa” la colpa non è di nessuno, la vergogna? Sentimento ricorrente, dovrebbero avercela coloro che fanno del male. Genitori, non piangetevi addosso, aprite le finestre delle vostre case e siate orgogliosi della persona che avete generato, aiutatela, sostenetela, mai vizi e soprattutto andate a cercare associazioni di genitori che hanno bambini con diverse abilità, insieme per andare avanti, scoprire percorsi nuovi, creare il presente e vivere un futuro migliore.

Chi non cammina, vola –  Quale è il suo film tematico o no preferito?

Lorella – Amo il cinema non “da cassetta” stile apocalittico o cinepanettonistico… Il cinema d’essai, quello che fa pensare e ragionare, il mio film preferito è “Il viaggio della sposa” di Sergio Rubini.

Chi non cammina, vola – Quale è il suo libro tematico o no preferito?

Lorella – Il mio libro è Marcovaldo, di Italo Calvino, adoro letteralmente Calvino, un genio secondo me. Amo le poesie, la narrativa, la prosa, anche quella un po’ matta, ci deve essere l’ironia dentro, “I Cammellini” di Filippo Martinez ( scrittore, regista contemporaneo) è l’ultimo libro che ho letto.

Chi non cammina, vola –  Cosa non dovrebbe mai fare una persona disabile?

Lorella – Chiudersi in casa, compiangersi, non avvalersi dell’aiuto/sostegno di servizi sociali, psicologi, psichiatri, per crescere, vincere le “mancanze” oggettive, che la malattia/incidente causa, escludersi dal mondo, pensare che non ci sono soluzioni: una soluzione c’è sempre.

Chi non cammina, vola –  Cosa invece dovrebbe sempre fare una persona disabile?

Lorella – Esattamente il contrario di quello che ho scritto sopra, oltre che guardarsi allo specchio e dirsi: io mi voglio bene!

From: Chi non cammina, vola


TERRIBILI LE FRASI DI CIRCOSTANZA PELOSE

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Che #giornataNo oggi, alcune persone son veramente #pelose talvolta.
Perché mi dicono ancora #poverina e mi guardano con #pieta?
Ho 53 anni, amo la mia vita, sono felice di quello che sono, lo dico, lo scrivo, lo ripeto,  da decenni, eppure ci sono ancora persone con l’atteggiamento “peloso”, che mi guardano come se fossi la persona più sfortunata del mondo e, addirittura, mi dicono: “Coraggio, sei fortunata, hai tante persone che ti vogliono bene”, si lo so, ma perchè mi dici cosi se poi mi guardi come una da estrema unzione? Bah,  ma per favore, non sopporto la pietà,  ho bisogno genuinità non dite ‘poverina’…
Buttiamo via la pietà pelosa e le frasi di circostanza..

Please!

© Lorella Ronconi


TODAY.IT: “SONO UNA DONNA, SONO DISABILE MA QUESTO NON VUOL DIRE CHE NON HO DIRITTO AD AMARE ED ESSERE AMATA”

 

 La vita in lotta di Lorella Ronconi

Lorella Ronconi vive in carrozzina da quasi trent’anni ma non hai mai smesso di battersi: se prima lo faceva per le barriere architettoniche ora lo fa per il diritto all’amore. Perché essere disabili non deve significare rinunciare al sesso.

Di  Selene Cilluffo 13 Giugno 2015

Si chiama Lorella, ha 53 anni ed è di Grosseto. Bionda, affabile, brillante. Una donna affascinante, la cui voce al telefono ti conquista con facilità. Lei è disabile e dopo anni di battaglia per le barriere architettoniche adesso lotta per qualcosa che riguarda non solo corpo e i diritti, ma anche emozioni: l’introduzione in Italia della figura degli assistenti sessuali per disabili. La sua arma è la parola: da anni scrive poesie, uno dei suoi strumenti d’espressione con cui cerca di cambiare e migliorare il mondo che la circonda. Esperta di comunicazione e social network manager, i media li conosce bene e sa come si comportano. Non è facile: oltre agli stereotipi che schiacciano i corpi e le sensibilità del mondo femminile, lei sente addosso anche quelli che dipendono dal suo essere disabile. E purtroppo il sesso, il piacere, l’espressione più bella dell’amore per chi ha altre abilità, sembra essere qualcosa che non esista e quindi viene negata.

Hai mai incontrato qualcuno che ti biasimava per questo impegno che hai preso?

“Certo. L’ultimo qualche settimana fa: un delirate omino sul mio blog ha commentato dicendo che è uno schifo e che non si può dare ai disabili l’illusione dell’amore. Io credo che la sessualità non solo sia un diritto ma anche un bisogno primario come mangiare o bere. Inoltre è dimostrato che l’affetto sviluppa intelligenza. Quello che mi sembra schifoso è che a molti disabili vengano dati farmaci per evitare il nervosismo provocato dall’assenza completa dell’espressione sessuale”

Lei è cattolica e catechista e questo però non ha interferito nella sua battaglia: “Ho un ottimo rapporto con il mio parroco e il mio vescovo, entrambi frati. Loro sanno bene che ai ragazzi a cui faccio catechesi insegno l’importanza del diritto ad amare e alla verità. Faccio molta informazione su questo tema: ho fatto seminari nelle scuole, ne parlo spesso. Sono convinta che in qualche modo vada cambiata la mentalità comune“.

Introdurre la figura dell’assistente sessuale in Italia però per Lorella non basta: “Se tu hai un figlio tetraplegico ora come ora non esiste un servizio sociale a cui rivolgerti per questo tema. Va creato un sottobosco culturale che possa permettere l’accettazione. Solo così il resto verrà naturale, automatico. Ci vogliono percorsi per farsì che le famiglie non siano sole nel paranorama sociale quindi è importante che ci sia un tessuto di accettazione”.

Quella di Lorella è una battaglia portata avanti perché tutti possano avere garantito il diritto all’amore. In particolare le donne, che quando sono disabili su se stesse vivono un doppio pregiudizio sul loro corpo, sulla loro pelle: “E’ come se sia più accettabile che un uomo abbia il diritto al sesso rispetto a una donna. Tutte le ragazze vivono la pressione dello stereotipo femminile del corpo perfetto e noi donne disabili dobbiamo convivere sia con questo che con quello relativo alla disabilità. Chiunque ha diritto alle emozioni allo stesso modo, che di tratti di uomini o di donne”

Ma dove trovi l’energia per tutte queste battaglie?

“In realtà non so. Adesso alla mia età sto riflettendo molto e mi accorgo che negli anni le cose sono molto cambiate: pensa come viveva un disabile negli anni sessanta, quando io ero una bambina. Sono nata con questa malattia molto rara che colpisce una persona su 60mila. Poi sono cresciuta ma sono rimasta alta sempre un metro e venti e da questa prospettiva ho sempre guardato il mondo. Negli ospedali mi dicevano sempre che non ce l’avrei fatta, che la mia malattia era troppo grave. Ma eccomi qui: ho sempre dato un morso alla vita e alla morte che mi stava sul collo. In più non sopporto le ingiustizie. Forse è questa la mia forza”

Lottare per Lorella è una questione di famiglia: sua madre portò avanti una battaglia per farsì che lei potesse frequentare la scuola in classe con gli altri bambini, visto che all’epoca ancora c’erano le classi differenziali per disabili. “Sono sempre stata determinata e sono una persona fortunata, circondata da gente che mi vuole bene”. La malattia di Lorella si chiama pseudoacondroplasia poliepifisaria: non ha cartilagine nelle articolazioni e le sue ossa si sfregano continuamente, fino a sgretolarsi. Per questo quando aveva 28 anni si è trasferita in Francia, dove è stata sottoposta a un intervento sperimentale, il primo in Europa. Tornata in Italia per anni si è battuta nella sua città, Grosseto, per ottenere le barriere architettoniche, una delle sue vittorie.

Durante tutto il suo impegno civile e sociale è sempre stata accompagnata dall’arte: scrive poesie, dipinge e l’espressione di sé le ha portato diversi premi e soddisfazioni. Ma le battaglie non si fermano e Lorella non nega che una maggiore attenzione alle problematiche sociali, maggiori investimenti, insomma un cambiamento di rotta in questo senso potrebbe anche essere un modo per uscire dalla crisi, per dare vita a quella famosa ripresa economica che dal 2008 è tanto ricercata dagli economisti: “Secondo i dati Ocse ci sono più di 4 milioni di disabili in Italia. Moltiplica il tutto per i componenti delle loro famiglie, arriviamo almeno a 12 milioni. Sono numeri che fanno vincere partiti e ma da chi fa girare l’economia siamo visti come un peso. In realtà siamo una risorsa che non viene sfruttata. Pensa quante donne come me si comprerebbero un bel pannolone di paillettes! Basterebbe solo superare ipocrisie e omertà, senza strumentalizzare la nostra condizione, come spesso viene fatto dai media: siamo persone, non animali da circo”.

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VANITY FAIR ARRIVA FINO A ME, SUL DIRITTO ALL:AFFETTIVITA/SESSUALITA’ DELLE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI NON MOLLO

«Le barriere culturali sono le più difficili da abbattere. Io lo so bene: per anni ho lottato contro quelle architettoniche, e qualcosina l’ho ottenuta. Ma contro i luoghi comuni e gli stereotipi c’è poco da fare».
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Di Tamara Ferrari.
Lorella Ronconi, 53 anni, di Grosseto, da tanti anni lotta perché venga introdotta anche in Italia, come già accade in altri Paesi d’Europa, la figura degli assistenti sessuali per i disabili. Lo fa portando avanti una battaglia sociale e politica, ma anche attraverso la poesia «che è uno dei miei strumenti d’espressione. Ho scritto anche un libro, cerco con i versi di cambiare la società».

Anche se non è facile. «Soprattutto noi donne siamo schiacciate dagli stereotipi, soprattutto da quelli legati al sesso e alla disabilità. Su Internet se si cercano insieme queste due parole, vengono fuori solo foto di uomini in carrozzella con una ragazza accanto. E per strada, quando qualcuno incontra una donna in carrozzina con accanto un bel ragazzo, subito pensa che si tratti di un volontario, o di un parente».

Lorella lo sa bene, perché lo vive ogni giorno sulla propria pelle. «Sono nata con una malattia rarissima, che colpisce una persona su sessantamila. A 32 anni stavo per morire, i miei mi portarono in Francia, dove fui operata. Al ritorno non camminavo più. Da allora vivo su una carrozzina. Da allora è iniziata la mia vera vita da disabile».

Da disabile bisognosa di amore e, perché no, anche di sesso. «È una cosa normale, fa parte della natura umana. Eppure si preferisce far finta che queste esigenze per noi non esistano. Da quando sono impegnata in questa battaglia, molte mamme e molte donne mi hanno raccontato le loro esperienze. So di madri che si trovano alle prese con figli ai quali devono risolvere loro il problema, e di donne che si sono ritrovate a pensare di dover pagare un uomo, ma poi non lo fanno perché si vergognano di dover raccontare agli altri che hanno questa esigenza. Perché ovviamente per noi è più difficile: se cammini con le tue gambe puoi anche andare in strada a cercarti una prostituta, anche se è una cosa che non dovrebbe fare nessuno per i motivi legati allo sfruttamento e alla tratta che tutti conosciamo. Ma se sei in carrozzina hai bisogno di qualcuno che ti accompagni, e ammesso che trovi il coraggio di farti accompagnare dai tuoi amici… beh, non passi mica inosservato».

Per questo Lorella lotta perché in Italia venga introdotta la figura degli assistenti sessuali. «Amare è un diritto, avere un assistente sessuale è un diritto riconosciuto in molti Paesi. Vorrei tanto che venisse riconosciuto anche in Italia, perché vorrebbe dire aiutare tante persone e tante famiglie. E farle sentire meno sole».

Fonte: ‘Vanity Fair’
http://m.vanityfair.it/news/italia/15/05/27/%C2%ABio,-disabile,-non-sono-asessuata%C2%BB

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21 OTTOBRE 2014: UN ANNIVERSARIO SPECIALE, 58 ANNI INSIEME ED IO SONO QUI GRAZIE AL CORAGGIO E ALLA INTELLIGENZA DI DUE PERSONE SPECIALI, I MIEI GENITORI

Essere persona con diversa abilita’ non è facile nel 2014

ma vi assicuro che nel 1062

quando sono nata lo era ancora di più.

C’erano le scuole differenziali in cui rinchiudevano le persone “diverse”: disabili motori, psichici, sensoriali. La medicina e la ricerca affannavano senza avere coscienza del gran numero di malattie rare esistenti. Abbondava l’ignoranza e i tabù erano giganti. I genitori di bambini disabili, si vergognavano spesso, molto spesso, rinunciavano lasciando che i loro bimbi godessero del loro amore dentro le convenzioni pelose e le mura domestiche.

I miei genitori no, è a loro che devo tutto ed è a loro che oggi dico il mio grazie!

Grazie! 58 anni insieme ed io sono ciò che sono per merito dei miei genitori

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I miei genitori, oggi 58 anni di matrimonio  vorrei regalare loro tutta la sapienza, la forza, la conoscenza e coraggio, la pazienza e i sorrisi, le carezze, gli abbracci che mi hanno insegnato e donato fin quando sono nata.                               Erano molto giovani, non erano preparati ad avere una bimba ‘differente’ con così tanto dolore alle gambe ed una malattia che nessuno conosceva. I miei genitori non si sono mai arresi.                                                                                              

Ricordo i viaggi su e giù per l’Italia negli per ospedali, quei dottori con le facce strane che mi misuravano e quei viaggi, alzarsi all’alba per non perdere i treni della speranza, la mia salvezza era in braccio a babbo, il mio salvatore dal dolore provocato dal camminare e il mio rifugio!

Poi a scuola, nel ‘ 68 la legge permise ai bambini diversamente abili di andare nelle scuole normali (c’erano ancora le scuole differenziali per quelli’ non normali ‘) mia mamma si batté a parole con tutti, andava per uffici sostenendo che lei avrebbe mandato a sua figlia in una scuola normale, perché sua figlia doveva crescere in un modo normale, come e con gli altri bambini.

I miei genitori: Elio e Andreina, due persone meravigliose che non hanno avuto ne vergogna ne paura di dire Si alla loro storia e dire Si ad una bimba bionda che non riusciva crescere e a camminare e nessuno sapeva il perché.
Ai miei genitori devo tutto ciò che ho è che sono. Una persona viva e felice.. E.. Si. Una donna che ama se stessa.
Grazie babbo Elio, grazie mamma Andreina! ❤

(c) Lorella Ronconi


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