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ILEANA ARGENTIN: “ASSISTENZA DISABILI, IL DIRITTO NEL SESSO”

Posted by Ileana Argentin

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Assistenza disabili , il diritto nel sesso, per cosa battersi
Una volta si tendeva a tenere nascosto l’handicap di un familiare o di una persona cara. Oggi è un pò diverso: li si mostra, e ci si mostra con loro, sollecitando considerazione, assistenza, welfare, la soddisfazione di bisogni primari e non solo. A maggior ragione in un periodo di tagli selvaggi soprattutto allo stato sociale, con carenze sempre più gravi, non ultima quella degli insegnanti di sostegno nelle scuole, e servizi demandati al volontariato, laico ma specialmente religioso. Ma un periodo, pure, nel quale si parla con crescente frequenza di diritti fondamentali, costituzionali, messi a rischio da comportamenti e da scelte dei nostri governanti, e quindi a maggior ragione da salvaguardare e valorizzare. Principi per cui vale la pena battersi.

Tutto giusto, tutto sacrosanto. La protezione, l’assistenza disabili ed il resto. Tutto tranne il sesso, però. Di quello sembra che in apparenza loro non abbiano alcun desiderio e nemmeno bisogno. Di quello non si parla e tantomeno si interrogano loro, i disabili, i “portatori” di questa istanza ineludibile (per chiunque). Anzi, accade piuttosto di frequente, al contrario, che giustifichiamo una moglie o un marito che avendo il coniuge disabile cerchino sesso altrove, pur assicurando alla persona cara tutto l’aiuto e tutta la solidarietà di questo mondo.

Assistenza disabili , il diritto nel sesso, soggetto e non oggetto
Il nodo è che non si riesce tuttora a fare a meno, o meglio non si rinuncia a considerare il portatore di handicap esclusivo “oggetto” di aiuto e anche di pietà, invece che “soggetto” portatore di diritti. I diritti a cui ognuno di noi ha diritto. Anche e soprattutto quello di fare sesso. A volte perchè si pensa che non siano belli da vedere: corpi imperfetti, deformi, mancanti di qualcosa, espressioni del viso non usuali, pensieri devianti, perfino desideri inconsueti. Altre volte perchè si ritiene che in presenza di una malattia, di una limitata capacità di iniziativa e di movimento, muoiano la bellezza e anche la pulsione.

Come se il sesso fosse fatto solo di acrobazie da kamasutra, come se non esistessero le carezze, innumerevoli forme e gradi di intensità del contatto fisico: per fortuna nell’eros non ci sono, o non dovrebbero esserci, limiti all’ispirazione e all’inventiva. Che non farebbe male, tra parentesi, nemmeno ai “normodotati”.

Che l’argomento resti al più limitato alle discussioni degli specialisti, fra gli “addetti ai lavori”. L’importante è che non si veda, che non si mostri. Al solito: proprio come per gli omosessuali, i transessuali, i “diversi” in genere. Ancora più importante, e peggio ancora, è che il diritto al sesso non si rivendichi pubblicamente. C’entrerà anche la preponderante presenza della Chiesa cattolica, qui in Italia, oltre a quella cura ossessiva del corpo nella quale in tanti cercano una sorta di “immortalità”? Un fatto è che all’estero questo problema è stato posto e qualche soluzione di assistenza disabili si è pure escogitata.

Assistenza disabili , il diritto nel sesso, espressività sessuale
Il disabile è persona e come tale non deve essere represso nelle sue pulsioni sessuali, semmai aiutato e corroborato nella sua espressività sessuale. Se non abbiamo pregiudizi verso di essi, e se abbiamo imparato a guardare nel disabile come ad una persona normale, con una ricchezza interiore, ma anche se abbiamo imparato a tollerarla nei suoi bisogni elementari, allora potremmo parlare serenamente della loro sessualità e delle loro pulsioni.

Il problema della sessualità del disabile non risiede nella autonomia della persona con handicap ma nella mancata accettazione del soggetto “normodotato” che è maldisposto verso la persona diversamente abile. Non si concede al disabile il raggiungimento della massima autonomia possibile, ma anzi, questi viene vissuto come persona “dipendente”, non dotata di sentimento e di affettività mature. Occorre, invece, riconoscere la necessità di restituire al paziente ampi spazi di autodeterminazione, ma tuttavia viene applicato con estrema difficoltà all’ambito sessuologico.

Quando infatti all’interno di un progetto educativo di assistenza disabili, diventa necessario affrontare il tema della sessualità, si tende solitamente a sostituire il principio della massima autonomia possibile con quello della minima autonomia indispensabile. Inoltre si tende sempre a reprimere anzichè ad amplificare le pulsioni sessuali nell’handicap. Ciò ovviamente è in antitesi con le linee guida internazionali che prevedono per ogni disabile la reintegrazione sociale, l’elaborazione di sè e l’insegnamento delle abilità e competenze, per accedere ad una autonomia più ampia possibile.

Assistenza disabili , il diritto nel sesso, l’atteggiamento
Parliamo di assistenza disabili dove l’atteggiamento comune riguardo la sessualità dei disabili è dominato da irrazionalità, pregiudizi e paure proiettate su coloro i quali si prestano ad incrementare il loro vissuto e le loro fantasie attraverso la sessualità. Nella nostra società prevale un duplice atteggiamento che oscilla tra la negazione della sessualità del disabile e una considerazione di essa come perversa e abnorme. Altro errore che si fa è considerare il disabile come un eterno bambino o, peggio, come dotato di una sessualità immaginata come disinibita, deformata come se si trattasse di un disabile psichico. Al contrario si tollerano, o peggio, si accettano tacitamente comportamenti aberranti dei cosiddetti individui abili, come l’amore sadomaso, il feticismo, ed altre manifestazioni devianti come il voyerismo, o peggio la pedofilia!

Invece, una persona su di una carrozzella, può avere il desiderio di amare e di essere amata normalmente, come persona, accettata per quello che è, e che può dare, senza ansia di prestazioni o altro. Ma guai a quelle persone che amano questi soggetti più sfortunati di un amore mercenario, per raggirarli. Altre volte l’amore è fatto di carezze, di dolcezza e di finezze, non necessariamente deve essere una “ginnastica” come fanno le persone abili, che in realtà comunicano solo potenza virile e sesso freddo. Spesso bisogna avere pazienza e disporsi in modo che il compagno riesca ad amarci, tutto questo rende sublime l’amplesso amoroso con una persona disabile.

L’handicap, qualunque esso sia, non potrà mai impedirci di amare l’altra persona. L’importante è elaborare il proprio schema corporeo e rendere accettabile all’altro anche i nostri handicap, che spesso diventano come i nostri distintivi. Nell’assistenza disabili, la verità è che quando si parla di disabili si pensa che il vero handicap sono i diritti. Non solo i loro, quelli di tutti. Quei diritti spesso negati qui in Italia e per i quali non soltanto vale la pena, ma è sempre più urgente battersi per contribuire a cambiare davvero l’andazzo delle cose.

Tratto da http://www.abilitychannel.tv/7775/blog-sex/assistenza-disabili-il-diritto-nel-sesso/

 

 

 


DISABILITA’, SI FA PRESTO A DIRE UGUAGLIANZA

A seguito della Tavola rotonda organizzata e realizzata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, ancora delle interessanti riflessioni dalla Consigliera della Regione Toscana, Lucia Matergi, membro della Commissione Regionale Affari Sociali.

Di Lucia Matergi 

Una riflessione su sessualità e disabilità a partire dal convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 marzo

ronconiChe le pari opportunità siano un traguardo difficile e ancora lontano, nonostante le dichiarazioni di principio, è una certezza; che ci siano mondi in cui esse sembrano vere e proprie chimere è altrettanto incontrovertibile. Disabilità e pari dignità, un binomio sul quale vale la pena battersi per arrivare a qualche risultato concreto, che dia risposte apprezzabili da un universo in movimento, ricco di proposte di varia natura, come varie sono le condizioni della tante persone definite disabili, un’etichetta contenitore di stati diversi, spesso difficili da conciliare nelle esigenze e nei bisogni.

Così, accanto a una corrente sempre più impetuosa fatta di politica urlata, di managerismo rampante, di populismo ricattatorio, si profila uno stile alternativo di stare nella società, quello di chi esprime fiducia nelle conquiste democratiche del nostro paese, a cominciare dalla costituzione repubblicana. Che parla di uguaglianza tra i cittadini, e di pari opportunità. E siccome i cittadini e le cittadine sono persone, per loro parità non significa solo garanzia di pane e tetto sulla testa, ma anche di relazioni umane, dunque di amicizia, affettività, amore.

Una società che si è impegnata per assicurare alle persone disabili una vita dignitosa, e in Toscana questo è avvenuto e avviene, basti pensare al grande progetto per la Vita Indipendente, può oggi iniziare ad affrontare un tema ulteriore, complesso e solo apparentemente secondario, in realtà essenziale per chi si trova in condizioni di svantaggio fisico o mentale: il tema dell’affettività e della sessualità.

Come affrontare la questione? Come rispondere con strumenti giusti a una ricerca che appartenendo alla sfera intima della persona, oltre che alla sua dimensione civile, pretende risposte non standardizzabili, ma rispettose delle inclinazioni individuali?

Il percorso è complesso già negli enunciati, ma credo che essenziale sia l’educazione all’affettività e alla sessualità, per chiarire le vie soggettive, per fugare le oscurità in cui il tema si è dibattuto finora, per trovare soluzioni o almeno strade percorribili.

Il metodo ineludibile è quello dell’integrazione, sempre utile per dare risposte articolate, in questo caso unica possibilità per non sbagliare taglio e direzione: i mondi della sanità e del sociale, con le loro specifiche professionalità, devono confrontarsi con l’associazionismo, da cui attingere conoscenze e proposte. Efficace, questo confronto, se basato su una parità di ruolo che deve giovarsi da parte dei primi sulla disponibilità vera ad ascoltare e sul coraggio di investire su una nuova frontiera; da parte delle associazioni, sulla rinuncia ai troppi distinguo e a un particolarismo che rischia di immobilizzare per sempre.

A Grosseto ci sono le risorse buone, a partire dalle associazioni delle persone disabili, dalle quali viene il suggerimento a partire, e da alcuni professionisti già attivi nel settore, come la giovane psicologa Eleonora Motta. L’Asl e la Regione ci stanno, come pure il Parlamento, nella persona della combattiva onorevole Ileana Argentin, responsabile PD nazionale diritti dei disabili.

Al lavoro, dunque, perché da fare ce n’è tanto.

Lucia Matergi 

Consigliera Regione Toscana – Membro Commissione Affari Sociali


DA GROSSETO LE RIFLESSIONI SUL DIRITTO ALL’AMORE PER LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI IN PARLAMENTO CON UNA RISOLUZIONE DELL’ONOREVOLE ILEANA ARGENTIN

“ALL YOU NEED IS LOVE: DIRITTO ALL’AMORE”: le riflessioni della tavola rotonda della Commissione Pari Opportunitè di Grosseto arrivano in Parlamento

L’On. Ileana Argentin presenta alla Camera una risoluzione sulla sessualità delle persone disabili

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GROSSETO, 11 Aprile 2014 

“Apprendiamo con piacere – commenta Reana de Simone, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto – la decisione dell’On. Argentin di presentare, alla Camera dei Deputati, una risoluzione sulla dimensione sessuale ed affettiva delle persone disabili. Abbiamo ricevuto apprezzamenti da molte realtà differenti, il successo dell’iniziativa “ALL YOU NEED IS LOVE: DIRITTO ALL’AMORE” ci rende fieri, siamo felici di aver sollevato un velo su un argomento così delicato ed importante. Per questo ci auspichiamo che questo sia soltanto l’inizio un percorso più ampio e condiviso possibile verso il riconoscimento delle pari ooportunità, anche nella sfera sessuale, delle persone disabili”.

 

L’On. Ileana Argentin è stata ospite, lo scorso 21 marzo, della tavola rotonda promossa dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto dedicata alla dimensione sentimentale, emotiva e sessuale delle persone disabili.

 

“Un’iniziativa partecipata – continua Reana de Simone – e molto interessante che ha affrontato il tema della sessualità delle persone disabili dal punto di vista scientifico con l’intervento della dott.ssa Eleonora Motta, ma anche da quello emotivo e realistico di chi la questione la conosce da molto vicino con gli interventi dell’On. Argentin, di Rosanna Guerri, Lorella Ronconi e Luciana Pericci”.
La tavola rotonda si inserisce nel più ampio progetto “Noi non siamo indifferenti”, promosso dalla Commissione Pari  Opportunità provinciale e dalla Provincia di Grosseto, che ha preso il via in occasione della Festa della Toscana a dicembre con la mostra fotografica “La nuda bellezza” di Marco Tisi che descrive in ventitre foto la quotidianità dei ragazzi che frequentano il centro diurno per disabili Il Girasole di Grosseto.
Online fino al 30 aprile sulla pagina facebook della Commissione Pari Oppurtunità provinciale (www.facebook.com/commissionepogrosseto) anche l’originale contest fotografico “Noi non siamo indifferenti” rivolto agli studenti delle scuole superiori della provincia che potranno raccontare in uno scatto cos’è per loro le diversità. Si tratta dell’iniziativa di chiusura del progetto, il contest resterà online fino al 30 aprile e la foto vincitrice sarà decretata dal numero di mi piace ricevuti e dal giudizio di una commissione appositamente istituita.

Da GrossetoOggi.net http://www.grossetooggi.net/notizie/attualita/7102/–all-you-need-is-love-diritto-damore-le-riflessioni-della-tavola-rotonda-della-commissione-po-arrivano-in-parlamento

Di seguito il testo della risoluzione dell’On. Ileana Argentin

Alla luce di quanto emerso durante il convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 Marzo, e in conseguenza di centinaia di sollecitazioni da famiglie e disabili su questo argomento, ho presentato alla Camera dei Deputati questa risoluzione che garantisce il diritto alle pari opportunità, anche nella sfera sessuale, alle persone con handicap grave.

– Risoluzione – 

La XII Commissione

premesso che:

fino ad alcuni decenni fa il discorso relativo alla sessualità nei soggetti portatori di handicap veniva considerato tabù e la loro dimensione sessuale veniva negata;

in particolare, le strategie adottate si risolvevano in interventi di tipo fisico (uso di psicofarmaci, legamento delle tube, ovariectomia per le donne ed evirazione per gli uomini), psicologico (punizioni, minacce, rinforzo di condotte sostitutive o compensatorie) o psicosociale (isolamento, impedimento di contatti con persone dell’altro sesso). Queste soluzioni si sono rivelate fallimentari per il fatto di trascurare la promozione del benessere degli individui e di misconoscere il diritto umano fondamentale anche della persona disabile di poter esprimere i propri bisogni psicosessuali;

ciò è sempre avvenuto perché si riesce ad accettare con difficoltà che una persona in situazione di handicap possa manifestare bisogni sessuali analoghi a quelli di una persona normodotata. Il disagio nell’accogliere la dimensione sessuale e la sua espressione nella persona disabile può essere imputato alla biologizzazione della sessualità, ossia alla tendenza a considerarla come mera realtà naturale/organica scarsamente o per nulla correlata a fattori affettivi, relazionali, sociali, ecc.;

l’esistenza e la manifestazione da parte degli individui disabili di bisogni, desideri e condotte psicosessuali, contrariamente a quanto avveniva in passato, non possono più essere negate o ignorate, ma esigono pieno rispetto e impegno per una possibile la realizzazione;

tali manifestazioni sessuali si esprimono nelle diverse tappe evolutive, in accordo con il grado e il livello di integrazione personale, di sviluppo cognitivo e fisico, di competenza relazionale e di adattamento e autonomia sociale;

la possibilità di manifestare e vivere i bisogni e i desideri sessuali, in accordo con il proprio grado di coscienza e capacità, sia un diritto umano fondamentale, che non deve essere ignorato ma rispettato e reso possibile. Ciò in particolare per le persone che, a causa delle loro difficoltà, necessitano dell’aiuto degli altri per realizzare la propria psicosessualità;

le affermazioni precedenti introducono il discorso relativo all’importanza e alle responsabilità che gli educatori hanno nel favorire la realizzazione del diritto dei disabili di esprimere e vivere la dimensione psicosessuale, al pari delle altre sfere della personalità e sempre secondo le proprie possibilità e in funzione del proprio benessere e la necessità di una preparazione adeguata per rispondere alle esigenze di educazione sessuale dei soggetti disabili:

impegna il Governo

a formulare linee guida in ambito psicoassistenziale al fine di riconoscere e coadiuvare le persone con disabilità nella gestione della loro sessualità;

a valutare l’opportunità di sperimentare d’intesa con le regioni, sulla base delle esperienze già avviate nei paesi del nord Europa, forme di assistenza sessuale per i disabili.

 

Ileana Argentin

 

 


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