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AUGURI A NOI, DONNE.

🌹Auguri a noi, donne violentate, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… Dicono che sia per amore o ignoranza 🤷‍♂️ prepotenza o corruzione, non lo sappiamo noi il perché, ma conosciamo bene la i boia della nostra sofferenza. Donne rosa pink , blu, fucsia e non solo. Donne azzurre come il cielo, come il figlio che avrebbero voluto, curato, sognato, o perduto, amato dal loro pancione avventizio.
🌹Alle donne nere come le notti, buie, ad aspettare, speranze viaggianti, su stazioni in arrivo/partenze, “plin-plon 🎶 …l’aereo in arrivo da…”.
🌹Auguri alle donne arancio tramonto del futuro che at-tende un altro giorno: domani sarà migliore?
🌹Auguri alle donne che respirano nel giallo delle luci al neon, schiave e padrone di vite non scelte.
🌹Auguri a quelle che guardano oltre il soffitto che non hanno più, ma non era il soffritto?
🌹Auguri alle donne dei soffitti crollati, dei soffitti da costruire con amori passati, in arrivo, alle donne, piaganti di rosso d’amore.
🌹 Auguri a noi donne “a rotelle”, in movimento agitato, determinato, seppur con i bastoni bianchi o con un foglietto ed una penna, per essere comprese.
🌹Auguri alle donne che non si rassegnano, come me, violentata invisibile dalla violenza che non conosce di esserlo. Eppure fa male. Le mie cicatrici capite solo da sorelle (e fratelli) con container colmi di segni da mostrare, a testa alta. Noi sopravvissuti e portatori di non violenza che è color arcobaleno, come la pace che non smetterò mai di cercare! 🌈

© Lorella Ronconi

❤️🧡💛💚💙💜🖤💝

#giornatainternazionalecontrolaviolenzaalledonne, #noicisiamo, #vocealsilenzio #25novembre

#senzabarriere

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8 MARZO, C’E’ BISOGNO DI SILENZIO, DONNE ANCORA AI MARGINI

Come l’azzurro del cielo

Una riflessione, un momento di silenzio, una poesia, solo una senza troppi merletti. Qualche riga per parlare di prigionia, di violenza, per sognare la libertà.

Ci sono prigionie che sanno di guerra, prigionie che sanno di grate oltre il quale scorrono le vite e fioriscono le giornate. Ci sono prigionie invisibili, silenti, senza grate, senza condanna:  prigionie che sanno di indifferenza, di porte strette, di corpi che da soli non possono muoversi.

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Violenze inevidenti: donne che sono ancora ai margini, se non proprio estraniate dalla vita sociale. Io stessa violentata dalle barriere fisiche e culturali: io che ogni giorno vado avanti, io che non mollo: ma quante ve ne sono, come me, che però non hanno la fortuna di poter essere sfacciate, di poter parlare?

Ci unisco una poesia, una sola, senza troppi balli e canzoni, perché vorrei si potesse riflettere più spesso sulle donne disabili. È una poesia per cantare la libertà, la speranza, il sogno futuro che ci rende belle.

Noi donne ci vestiamo di sogni: ci basta poco per essere forti: una speranza che ci prenda per mano.

COME L’AZZURRO NEL CIELO
Libero, come l'azzurro che si staglia nel cielo.
Libero, come un soffio di fiato nel gelo.
Libero, come un pensiero in gabbia prigioniero.
Libero, come un sogno che ti avvolge leggero.

Questa mia riflessione si unisce al silenzio di molte persone in questi giorni.

Sono rimasta molto toccata, profondamente rattristata dalle violenze perpetrate sulle donne in Italia: violenze che ancora non si interrompono.

Guerre e donne che fuggono piangendo con i figli, le loro case distrutte. Donne senza lavoro: un lavoro in cui tutti sperano, che serve a costruire un futuro per la loro vita.

Donne che vengono tradite: non si calmano mai i cuori malati di chi aveva promesso loro l’amore. Ancora violenza, ancora omicidi sulle donne.

Due bambine, due piccole donne uccise e ancora lacrime di donne bambine morte per l’onore di dare la vita per la bandiera. Non mi viene da cantare, non c’è nulla da festeggiare.

Donne disabili, invisibili, violentate dall’indifferenza degli operatori, degli ambulatori, dei consultori: donne che vivono nell’indifferenza del mondo.

Il loro genere non è “donna”, è “poverina”.  Non c’è dignità per le donne disabili.

Violenza è stereotipo, è luogo comune, è retaggio culturale: è “lei da qui non entra”, è “mi dispiace non è previsto per lei”.

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C’è bisogno di silenzio per riflettere, non di troppa poesia. Non c’è da cantare, ma da lavorare. 

Da operare perché non ci siano più lacrime e sofferenze, ma i sorrisi dei bambini e il buon senso. Operare per il rispetto e i diritti di tutti. Donne ed uomini.

C’è bisogno di silenzio, per riflettere su quanta violenza e quante vittime ci siano: vittime della violenza visibile e della violenza invisibile. Abbracciamo la pace e facciamo qualcosa di per noi vittime di violenza, vittime del lavoro, vittime dell’omofobia, vittime dell’indifferenza.

 Nonostante e comunque: buon 8 marzo.

 © Lorella Ronconi


AIUTATEMI AD ABBATTERE LE BARRIERE CULTURALI

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Stanca, ma felice  di vivere. Sicuramente per colpa dell’ottusità, della cultura, della mancanza di buon senso; per questo inarrestabile “scianguinìo” della civiltà, rimango, rimaniamo ancora persone a metà.

Ringrazio tutte le persone che mi hanno scritto e ringrazio tutte quelle che non rimarranno indifferenti, le persone che non sono come quelle “tanto non mi riguarda”.

Ringrazio le persone che vorranno essere artefici del cambiamento di marcia, le persone che non vogliono più ignorare ma abbattere le barriere della cultura, le persone che vorranno darmi un aiuto in tal senso.

Abbattere le barriere della cultura significa anche cambiare modo di pensare, di progettare, di costruire e formare. Per un etica che riconosce nelle persone diversamente abili l’ <essere> persona, sotto tutti i punti di vista. Per una dottrina, un comportamento che ritorni all’imparare, conoscere, apprendere INSIEME, gli uni dagli altri.

Facciamolo non diciamolo e basta.
#senzabarriere #setedisapere #insiemeperimparare #emarginazione #discriminazione #disabilità
www.lorellaronconi.it


IL SANTONE DISABILE

Non solo il 3 dicembre è “persone con disabilità”, si dovrebbe fare memoria, spiegare, formare, abbattere barriere e stereotipi, fare, essere ed avere cultura per dare cultura al futuro. Un articolo di Andreina Natoli, una riflessione in merito alle persone con disabilità, “accessibile”, senza barriere, bellissimo, speciale per me.

Questo articolo nasce dall’esperienza di una grande amicizia, quella di Andreina e me, Lorella Ronconi. Andreina scrive il suo carissimo, dolce, appello per Lorella, ma il suo scritto è l’appello che vorrei fosse fatto per tutte le persone diversamente abili che nel 2017 devono ancora dimostrare con fatiche enormi, le loro capacità, le loro qualità, le loro abilità, le loro professionalità per essere considerati quasi come persone e non pupazzini di peluches.  E’ una violenza gratuita dover essere costretti a dimostrare di essere persone, come dover scalare l’Everest ogni momento. Vi assicuro, non sono la malattia, il dolore, la disperazione socio sanitaria, la poca economia nelle nostre tasche a farci sentire sbagliati, stupidi, è l’ignoranza totale verso le nostre capacità, la  consapevolezza che in molti (non tutti per fortuna) di essere considerati “eterni cucciolini incapaci”, per cui non calcolati nella vita quotidiana. “Esserini” degni solo di “ini”: bacini, coccolini, pietosismini. Sono una donna diretta, che sa essere sincera, ve lo dico: adoro i cuoricini ma al momento giusto e se me li merito. Grazie per questo testo, grazie ad Andreina Natoli che mi ha innalzato, che ci ha innalzato da il sottoterra in cui talvolta viviamo, non per condizione, ma per cultura.

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Il Santone disabile

di Andreina Natoli

Lorella Ronconi. Mia compagna di scuola delle superiori, mia grandissima amica, inseparabili dall’età di 16 anni fino ai 21, cioè fino a quando mi sono sposata e trasferita nelle Marche. Divise fisicamente ormai da ben 34 anni, sempre vicine con il cuore, lo spirito, le idee, tuttora capaci di comprenderci anche potendoci vedere solamente per  un giorno all’anno. Lorella Ronconi: disabile. Perché do questa informazione, che per me sarebbe  superflua? Perché la disabilità ci spaventa. La maggior parte delle persone, magari inconsciamente, non sa come rapportarsi con un disabile, soprattutto se la persona in questione ha un cervello ed una capacità di empatia che è superiore alla media. Nell’ansia di far vedere che non si hanno pregiudizi, si tende a trattare il disabile come un individuo “fragile”, incapace di affrontare  le difficoltà della vita come le persone cosiddette “normali”.  Si tende a idealizzarlo, vedendolo come un’entità staccata dal reale, che vive di spiritualità, non preda di sentimenti ed emozioni legati alla carne come tutti noi. Allo stesso tempo, dato che il disabile fisico è una persona molto equilibrata, intelligente, comunicativa e saggia, lo si rende destinatario di confidenze intime. Si riversano su di lui i  problemi, le pene d’amore, di lavoro, il mal di vivere, certi di poter sempre ricevere un po’ di conforto. In una sola parola: lo si IDEALIZZA. Perciò, quando l’idealizzato non sopporta più di essere considerato come un Santone, quello che ha le soluzioni per ogni nostro problema, e cerca di comunicare il proprio disagio, di far capire che anche lui ama, soffre, ha problemi fisici, economici, problemi pratici ed organizzativi legati alla sua disabilità …. noi non lo capiamo. In quel momento la lingua italiana diventa per noi incomprensibile, perché non concepiamo che il nostro Santone disabile possa avere gli stessi nostri problemi e soprattutto che in quel momento non sia disponibile a lasciarci sfogare e ad accollarsi tutte le nostre emozioni negative.

Una lunga premessa, necessaria per commentare un post che Lorella, il nostro “Santone disabile”, ha pubblicato qualche giorno fa su Facebook. Testuali parole: “Tutti guadagnano con le loro professionalità. Io cosa vinco con la mia?”  A me è sembrato subito chiaro che avesse esternato un grande disagio, il fatto cioè che pur avendo un curriculum di tutto rispetto (visibile nella sua pagina web http://www.lorellaronconi.it)  – diplomi di grafica pubblicitaria, corsi di specializzazione in informatica,  comunicazione, Master in social media marketing, editor grafico, video cartaceo ed impaginazione ecc. – la sua professionalità, quando utilizzata,  non venga remunerata. Facile da capire, mi pare. E invece no! Si sono scatenati i soliti commenti, che ho già letto in altre occasioni nei suoi post, nei quali si afferma che avrebbe guadagnato amore, stima, ammirazione, amicizia, soddisfazione morale, gratificazioni per la sua bellissima anima e via dicendo. E così, il processo di Santificazione è quasi concluso!!!!

Adesso, io mi chiedo: ma se Lorella non fosse una disabile, le risposte sarebbero state le stesse  oppure si sarebbe scatenata un’indignazione generale al pensiero di una lavoratrice sotto pagata e sfruttata? I disabili sono per caso esentati dal pagamento delle bollette, delle tasse, non devono pagare la spesa al supermercato, hanno personale che li aiuta nelle faccende domestiche o di ausilio alla loro persona che non pretende di essere pagato per il lavoro che svolge in quanto “avrà un posto riservato in Paradiso”? La risposta è NO. Chiunque altro, con le stesse competenze di Lorella, avrebbe un ottimo lavoro, ben retribuito e soddisfacente, idoneo a garantire una vita PIU’ che decorosa, come è giusto che sia. Invece, la Santa Lorella viene retribuita con la spiritualità, perché lei vive d’aria naturalmente, non si può abbassare a maneggiare il vile denaro. Ed i suoi presunti amici e sostenitori, invece di gridare allo scandalo, sorridono ammirando l’aureola dorata che vedono brillare sopra la sua testa.

Signori miei, il lavoro, a qualunque titolo prestato e da chiunque, disabile o meno, VA retribuito. Anni ed anni di lotte sindacali, di conquiste sociali, non vi dicono niente? La Costituzione italiana, artt. 1, 2, 3 e 4, i suoi principi fondamentali, non vi dicono niente? Vi consiglio caldamente di leggerli. Lorella non è solamente una poetessa,  una persona che lotta in prima linea per i diritti dei disabili, l’ideatrice della campagna #SOLOUNMINUTO (che ha assunto un grande rilievo anche attraverso la visibilità ottenuta nei TG Nazionali); Lorella è principalmente una PERSONA come me, come voi. Non giudicatela per la sua disabilità ma per la sua intelligenza, tenacia, ironia. Non chiedetele di lavorare gratis. Lo fareste mai con un Professionista che possa vantare un curriculum simile al suo? Non credo. E che sia una PROFESSIONISTA DELLA COMUNICAZIONE E DEL WEB è sotto gli occhi di tutti: lo slogan  #SOLOUNMINUTO in pochissimo tempo ha fatto il giro del mondo ed ha coinvolto persone in tantissimi paesi, in Italia ed all’estero, che si sono immediatamente attivate per evidenziare i comportamenti scorretti ed asociali di automobilisti e non solo.

Se vi ritenete davvero degli amici, se volete sostenere Lorella perché è una tosta, lavoratrice, competente, professionale, arguta, capace e motivata, allora è giunto il momento di cambiare atteggiamento. Di rapportarsi con lei alla pari, di considerarla persona normale perché lo è. Di abbandonare il pietismo, l’odor di Santità, il confessionale. Di capire che il vile denaro non serve solamente a noi ma anche e soprattutto a lei. Di capire che se il tempo è prezioso, il suo lo è ancora di più e non  va’ sfruttato ma valorizzato attraverso la giusta remunerazione. E forse allora e solo allora, la disabilità non ci farà più paura ma sarà un aspetto della normalità.

andreina-laura_Natoli_Lorella_ronconi.jpgAndreina Natoli è nata a Camerino (MC) il 17 luglio  1962. Ad ottobre dello stesso anno, la sua famiglia si trasferisce a Grosseto. Frequenta l’ITC “V. Fossombroni” , dove, nella mitica classe 3^ D,  conosce Lorella Ronconi. Le due compagne diventano inseparabili fino a quando, nel settembre 1983,  Andreina Natoli si sposa e torna a vivere a Camerino (MC). Amante degli animali in genere, e di cani e gatti in particolare. Lavora come assistente amministrativo presso l’IPSIA “Don E. Pocognoni” di Matelica (MC), presso la segreteria alunni  con i quali, a causa del suo carattere forte,  la sua capacità di interagire e la sua attitudine al dialogo ed all’ascolto dei loro problemi, ha un ottimo rapporto. Il 9 aprile 2015 consegue il Diploma di Laurea in Scienze dei Servizi Giuridici presso l’Università degli Studi di Camerino (MC), riuscendo, malgrado il lavoro, la famiglia ed impegni vari, a laurearsi in corso. Attualmente è iscritta sempre presso la stessa Università, al 5^ anno del corso di Laurea Magistrale di Giurisprudenza e conta di laurearsi entro il 2018. Il regalo più bello ricevuto nel giorno della sua Laurea è per lei senz’altro lo splendido mazzo di 13 rose rosse a gambo lungo, fattole recapitare in ufficio dai suoi “ragazzi” della classe 5^ Manutenzione ed Assistenza Tecnica della sede di Matelica. Anche se lontana, continua a tenersi in contatto con Lorella Ronconi, da lei considerata la sua migliore amica.

COME IL 3 DICEMBRE, IL MIO 25° ANNIVERSARIO PER LA DISABILITA’

Forse è una città disabile la mia, forse vivo ancora in un’Italia disabile?

3 DICEMBRE 2017 – Come la giornata del 3 dicembre, istituita nel 1992, celebro i miei 25 anni di impegno civile per la disabilità, contro le barriere culturali e architettoniche, cominciai da #Grosseto, come iscritta  al mitico Comitato Provinciale per l’Accesso.

Il tema in questo 25° Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità è: “Trasformazione verso una società sostenibile e resiliente per tutti”, un vero e proprio manifesto di concretezza, che invita tutti – i Governi, le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative, le istituzioni accademiche e il settore privato – a lavorare come “squadra”, per far sì che i princìpi della Convenzione ONU vengano realmente attuati, giorno dopo giorno.

Un percorso in cui le persone con disabilità devono essere al tempo stesso beneficiari e protagonisti del cambiamento.

– A più di venticinque anni, ormai, da quella Risoluzione n. 47/3 delle Nazioni Unite che il 14 ottobre 1992 istituì per questa data la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, che nel 1993 – in base a un accordo tra la Commissione Europea e le stesse Nazioni Unite – sarebbe diventata anche Giornata Europea. 

– Nella mia città si “ricorderà” oppure si “celebrerà” questa giornata? Beh, se non fosse, effettivamente ci rimarrei male. Si, sarebbe per me una grande tristezza, come parte integrante di una comunità (associazioni, disabili, famiglie, amici) che opera, ed ha operato al miglioramento, alla cura, all’approccio e alla formazione/informazione verso – e con – le persone con diversa abilità da più di 25 anni. Wow, 25 anni esatti di battaglie e lotte in rete, talvolta solitarie, per rendere più vivibile la mia città, #unavita!

Beneficiari e allo stesso tempo protagonisti del cambiamento: forse è questo è degno di maggiore attenzione, tra gli altri princìpi, naturalmente del tutto validi anche in questo nuovo 3 Dicembre. Non ci siamo ancora riusciti, la mia città è tutt’ora inaccessibile per moltissimi aspetti, inaccessibile per vivere una vita “normale”. Forse è ancora una città disabile la mia, forse è ancora un’Italia disabile la mia.

Barriere strumentali, culturali, castelli arroccati con il ponte levatoio innalzato; interessi economici e marketing turistico/sociale lasciato in fondo al cassetto: ottusismi che non riescono ad accettare il diritto al cambiamento dell’uguaglianza dell’autonomia di ogni persona, fino in fondo, a partire dal proprio sé.

Non celebrare e non ricordare le diverse abilità, soprattutto da parte delle istituzioni è come sentirsi o già integrati, arrivati a meta, per cui già in assenza di bisogno… Oppure completamente trasparenti, invisibili, soli.

#GiornataInternazionalePersoneconDisabilità #senzabarriere #sosdisabilità #ionomivergogno #IosonoRARA #ConvenzioneOnuPersoneDisabili

© Lorella Ronconi – 2017 – All rights reserved

 

 


ALLE DONNE CHE STANNO OPERANDO AFFINCHÉ LE DONNE E GLI UOMINI DIVENTINO MIGLIORI 

#riflessionidalletto, eccomi in versione notturna, I’m 🔝, il cervello viaggia. Miliardi di pensieri, prima di dormire, la sera. Nella calma, nella solitudine del mio letto símil ospedale 🏩, una marea frusciante di pensieri 💭 cavalca la mia testa; nelle stanze della mente mi volteggiano, invadenti, coloratissimi, psichedelici pensieri:↪ paure, ansie, idee, da finire, da fare, sensi di colpa, dubbi 💢 . Appuntamenti, impegni, persone, genitori, medicine, desideri, dolori. 

E i soldi e il lavoro? Come fare? Dove trovare le cure e le soluzioni? Quale sarà mio futuro? 

Penso alle #donne 🚺 in questa giornata particolare. 

Cosa pensano, le donne prima di dormire?  Ci saranno donne sveglie adesso a fare slalom tra ansie, problemi, soluzioni? Le immagino con le loro piccole grandi sofferenze quotidiane: donne che stanno andando al lavoro, altre che tornano a casa, in aereo ✈ a fissare le luci dell’aeroporto che si avvicina. Donne che si struggono in dolce attesa e donne che aspettano un lavoro, donne in fila per una tazza di riso. 

E ancora, donne in un angolo buio per dare ‘gioie’ d’amore ed altre che stanno fingendo un amore che è evaporato da molto tempo. Donne in acquerello, scolorite dal tempo, in attesa del sorriso di quel figlio che non chiama mai. Donne che promettono di non farlo mai più. Le donne… 😢 Quante donne in questo momento sono tra le violenze? Nelle guerre? Sono schiave di dipendenze, incatenate alle sale giochi… O tra braccia carnefici? 😢😢😢 Sento il loro camminare, il loro pensare e il mio:  sono una donna 👩, avremo mai pari opportunità? Dedicato alle donne, alle donne invisibili, alle donne diversamente abili, come me, alle donne sole, alle donne che cercano di camminare a testa alta alle donne che desiderano un mondo migliore e muoiono tra le braccia di chi avevano amato. Alle donne che stanno operando per le donne e gli uomini, affinché diventino migliori.

#GiornataControLaViolenzaSullaDonna #senzabarriere #setedisapere #determined #SirenaGuerriglia #iosonosmart #JeRouleAvecToi


COME ELENA MARIA CHIARA, VIVO SIMILE ESISTENZA. ESSENZIALE LEGGERE IL LORO APPELLO

Le due famose “Witty Girls”, Elena e Maria Chiara Paolini, autrici della geniale pagina Witty Wheels, hanno scritto una lettera spettacolare al Presidente del Consiglio e ai Ministri.

La loro lettera è aperta alle nostre istituzioni ma anche a tutti noi, il loro appello riguarda la loro vita, la vita indipendente di tutti i disabili in situazione di solitudine, ma anche la mia, io sono sola con due genitori molto anziani, malati. Come Elena e Maria Chiara non cerco pietà ma vita, come loro combatto anche per la vita di tutti quelli che hanno bisogno di mani, di dedizione e di tempo altrui per alzarsi la mattina, per vestirsi, per lavarsi, per spostarsi e per tutte le cosiddette azioni necessarie al vivere, o meglio che del vivere sono premessa primaria.

Ringrazio Elena e Maria Chiara con tutto il cuore, mi unisco, nel mio piccolo, condividendo con gioia questa lettera e chiedo a voi di leggerla, di farla vostra e  di farla girare il più possibile.

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Caro Presidente del Consiglio e cari Ministri,

Come butta? 

Siamo due sorelle, Elena (quella con la maglia bianca) e Maria Chiara (quella con la maglia gialla).

Siamo disabili. Più precisamente, da sole, non riusciamo a fare quelle cose che la gente di solito fa se vuole restare viva. Quindi mangiamo, ci laviamo, puliamo casa e abbiamo una vita sociale innanzitutto grazie a delle assistenti personali.
Le nostre assistenti agiscono al posto delle nostre gambe e braccia, e questo ci permette di “fare cose vedere gente” e in generale vivere come c***o ci pare.
Le paghiamo grazie a due cose: i fondi ridicoli che lo Stato ci dà e gli enormi sforzi economici della nostra famiglia.

Ma questi soldi finiranno presto, e allora dovremo limitare seriamente la nostra vita, e indipendenza, e felicità. La nostra libertà ha una data di scadenza.

È molto semplice. Senza assistenti, non potremo più uscire liberamente. Magari perché non avremo qualcuno che guidi la nostra macchina per andare dagli amici. O magari non potremo fare la doccia quando vogliamo. O non avremo nessuno che cucini al posto nostro.
Farsi un toast, arrivare a uno scaffale alto, scostare le coperte e scendere dal letto, fare la doccia, mettere il reggiseno, caricare il cellulare, depilarsi. Sono funzioni basilari, eppure c’è una categoria di cittadini che per soddisfarle deve tirare fuori i soldi e pagare, oppure rinunciare.

Sì, perché i contributi statali attuali, di entità diversa di regione in regione, sono niente più che un’elemosina, una presa per i fondelli neanche tanto sottile.
“Non c’è budget”, e intanto una persona non esce di casa da un mese. “Hanno tagliato i fondi”, e intanto qualcun altro non si può lavare da una settimana. “Non ci sono i soldi”, e intanto un ragazzino non può uscire con gli amici.
Eppure paghiamo le tasse, e ci aspettiamo che ci tornino.

I fondi che ogni tanto vi vantate di stanziare per i disabili in realtà vengono destinati in gran parte alle case di cura, perché dietro alla case di cura – diciamolo ad alta voce – ci sono lucrosi interessi.
È lì che va chi non ha parenti, partner o amici che possano lasciare il loro lavoro per assisterlo. Ma cosa succede in una struttura residenziale per disabili?
Immaginate di non poter uscire, non poter vivere con chi vi pare, non poter compiere scelte e non avere libertà di movimento. Che tutto questo sia legale, solo perché sei disabile. Che tutto questo sia sconosciuto e sotterraneo, perché i reporter là dentro non ci arrivano.

Siamo assolutamente pronte – e con noi tanti altri – a lottare fino a che sarà necessario contro una vita di costrizioni e di rinunce.

Lo Stato ha il dovere di intervenire: proteggere le persone più vulnerabili e oppresse è proprio la sua funzione primaria. Andate a ripassarvi la Costituzione la Carta dei diritti ONU del 2009, e le leggi specifiche. Poi applicatele.
È imbarazzante, sembrate un bambino che non ascolta la maestra e poi si fa male o sporca dappertutto, e piange. Adesso però non frignate, potete ancora pulire questo gran casino.

Abbiamo bisogno di assistenza ora, per vivere le nostre vite adesso. Al momento ce la caviamo alla meno peggio e perdiamo opportunità, facendo con quel che c’è e rimanendo schiacciati: molti di noi stanno in pratica morendo, sprecando la vita.
Spesso non possiamo neanche fare una cosa normale come cercare lavoro, perché semplicemente non possiamo permetterci una persona che ci vesta tutte le mattine, e lo spiegate voi al mio capo che non dispongo pienamente del mio tempo?

Diciamo chiara una cosa. La tragedia non è il non essere autosufficienti: la tragedia è vivere in un paese che pensa di essere ancora nel Medioevo.

Siamo qui per assicurarvi questo, semmai ce ne fosse bisogno: non siamo passivi oggetti di cura da rabbonire e lisciare con promesse di cartapesta o briciole di diritti. Abbiamo una lunga lista di ambizioni e aspirazioni, e nessuna intenzione di lasciar perdere.

Siamo stanchi di sacrifici, fondi insufficienti e in ritardo, continue attese, contentini temporanei e rimbalzi di responsabilità. La clessidra della nostra sopportazione sta finendo, e siamo pronti a scendere in piazza se non vediamo risposte concrete.

Vogliamo che venga dato a ciascuno secondo il proprio bisogno di assistenza. Sappiamo che quando volete vi muovete veloci, quindi aspettiamo azioni, e in fretta. Siamo qui, e non ce ne andiamo.

Maria Chiara e Elena

A te che stai leggendo: abbiamo bisogno di te. Abbiamo bisogno del supporto di tutti.
Saremo più ascoltati se tante persone conoscono il problema: per cominciare, per favore aiutaci a diffondere questa lettera.

#liberidifare

 

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Cerchiamo di diffondere anche questo appello:

Stiamo cercando persone volenterose per realizzare qualcosa di concreto a seguito della nostra lettera aperta.
Stiamo programmando da qualche tempo delle manifestazioni/ cortei sincronizzati in tutte le regioni per sollecitare gli amministratori a stanziare più fondi per l’assistenza. È in gran parte una questione di visibilità, per mostrare unità e dimostrare che queste richieste sono supportate da molti.
Abbiamo fissato come date il 3, 4 e 5 NOVEMBRE (venerdì, sabato e domenica).

Chi è interessato a partecipare all’organizzazione a livello pratico ci può contattare a:
wittywheels.blog@gmail.com e risponderemo con tutte le informazioni necessarie.

Chi invece è interessato a partecipare alle manifestazioni, 7-10 giorni prima delle date verranno creati gli eventi su Facebook da far girare, quindi stay tuned. 🙂

Elena e Maria Chiara #liberidifare


PRESUNTUOSI SONO I MIEI SOGNI…

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I MIEI SOGNI

Lucciole danzanti
fiaccole e torce
piroettanti
tra mani giocoliere
sono i miei sogni.
Scintille,
faville sfavillanti
brillanti,
presuntuosi, pretenziosi
i miei sogni.
Da sempre compagni
delle mie aguzzine notti
senza quiete.


Lorella Ronconi Attimi, tra meridiani e paralleli
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ISTAT – IN ITALIA 13 MILIONI DI PERSONE DISABILI. ECCO TUTTI DELLA DISABILITA’ NEL NOSTRO PAESE

From www.inchieste.repubblica.it

SONO UNA PERSONA ALTERNATIVA 

Io sono diversa, per fortuna 🍀, altrimenti, non mi sarei riconosciuta in mezzo a tanta gente tutta uguale.

Oggi mi sento di dire che sono veramente felice di essere una donna diversa, una tipa alternativa di pensiero ma anche di fatto ✅ : ⌚3 ore sdraiata 😷, completamente orizzontale, ⌚ 3 ore in carrozzella, non è facile, capperola 😣 Sono orgogliosa di me. Si, io sono alternativa, non sono convenzionale, non mi adeguo alla cattiveria, sono diversa perché non mi voglio appiccicare il pensiero già confezionato dagli altri. Please, “no sold out”. 💹 Si, sono ALTERNATIVA , DIVERSA  perché voglio pensare con la mia testa. Sono diversa perché non rinnego la mia dignità, né vendo il mio pensiero 💭 al miglior offerente 💲. Sono diversa perché non ho mai digerito il grasso epulone e voglio passare per la cruna di un ago. Sono diversa perché sono alta 1 metro e 25, perché la mia malattia non esiste. Io sono diversa, per fortuna 🍀, altrimenti, non mi sarei riconosciuta in mezzo a tanta gente tutta uguale. 😱😂🙅🙆🙇  

Voglio dedicare al piccolo grande Davide questa mia riflessione perché mi ha ispirata,  grazie Davide! 

#iosonoalternativa #iosonodiversa #iononmivergogno #Iosonorara #senzabarriere #determined  

www.lorellaronconi.it

@lorellaronconi 


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