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MISSAGLIA (LC), CONDANNATO IL COMUNE PER DISCRIMINAZIONE

SENTENZA STORICA: Missaglia (LC) Condannato il comune: non aveva accettato un bambino disabile al centro estivo.

Una sentenza importante e che farà giurisprudenza. Per l’avvocato De Luca “potrà essere usata in futuro dalle famiglie laddove gli Enti Locali pongano restrizioni o limiti alla frequenza di questi luoghi” Purtroppo, nonostante le insistenze della mamma, il piccolo Marco non ha potuto frequentare il centro estivo. Ma a distanza di un anno ha avuto almeno giustizia. Il Comune di Missaglia è stato condannato dalla prima sezione del Tribunale di Lecco per discriminazione per averlo escluso dal Centro estivo nell’estate del 2016. Marco è un bambino con un ritardo psicomotorio globale ed è riconosciuto invalido al 100%. Il Comune non aveva accettato la sua iscrizione “perché erano in corso lavori di ristrutturazione”, ricorda la madre Romina Polone. Il giudice però ha riconosciuto la condotta discriminatoria del Comune di Missaglia, accogliendo il ricorso presentato dalla famiglia e dalla Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha) ed evidenziando come in questa vicenda si sia “integrata la condotta discriminatoria (…) sulla base del disposto dell’articolo 2 della legge 67/2006”. Il Comune dovrà anche pagare un risarcimento danni di mille euro ai genitori del bimbo oltre alle spese

From www.superabile.it

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SU “DONNA MODERNA” CRITICA PER I GIOCATTOLI A FORMA DI CARROZZELLA INSERITI DALLA LEGO E ALLA BARBIE CURVY

Mi rifiuto di stare zitta, sbaglio, lo so, forse farò il gioco mero di Donna Moderna che con l’articolo di Annalisa Monfreda, strumentalizza la disabilità,  ma, scusate,  da disabile ed educatrice, non posso tacere.

E’ nata una polemica negativa sulle carrozzelle create dai Lego. Scusate allora anche Cicciobello nero, giallo, sono un danno alla crescita dei bambini? Ma quale è la prospettiva giusta, la vera normalità per voi? Il bello perfetto di Barbie è il modo giusto? Ah, bene, allora io mi posso sparare, son un metro e venti, in carrozzella e parecchio malata, non ho diritto di riconoscermi nei giochi? Devo sognare immaginare, e i bambini si devono riconoscere solo nel “target” della, magra, bianca, occhi azzurri? E chi ha inventato il target? E se fosse stato un mondo di carrozzati allora sarebbe stato “ineducativo” fare un giocattolo con le gambe?

lego

La dottoressa Eleonora Motta, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa (esperta in  affettività/sessualità disabilità) da me intervistata in merito, risponde: “Penso che il gioco sia un ottimo strumento x insegnare, direi un’opportunità in più che soprattutto gli adulti hanno per educare e parlare coi bimbi. I temi possono essere più o meno simbolizzati, ma il gioco è uno dei linguaggi migliori per comunicare coi bambini (insieme all’esempio del proprio comportamento). Poi certo che non si può delegare, il gioco non sostituisce gli adulti di riferimento, ma è uno strumento da sfruttare.”
Infine, la dottoressa Motta conclude facendomi riflettere in modo importante sulle tecniche usate in psicoterapia, per i bambini, proprio attraverso il gioco: Il gioco si usa anche per fare psicoterapia coi bambini, più utile di così…. Anzi, se un bambino giocando col lego si mette a fare discriminazioni sul pupazzo in carrozzina, l’adulto ha un’ottima occasione per intervenire inserendo un nuovo pupazzetto e creare un dialogo educativo tra personaggi”.
Tutti quelli che pensano che la carrozzella sia veicolo negativo comincino a vedere, guardare, il bello che invece è, un oggetto di privilegio e cultura, vergogna a tutti coloro che disdegnano, vergogna a tutti coloro che non hanno idea che la cultura: la crescita parte proprio dalla differenza, e ben vengano le carrozzelle nei Lego, le bambole grasse, i giocattoli con il bastone per ciechi!
Qui di seguito il link con l’articolo al quale faccio riferimento: “PERCHE’ NON REGALERO’ MAI UN LEGO IN CARROZZELLA O UNA BARBIE CURVY” di Annalisa Monfreda su Donna Moderna
Lorella Ronconi

ITALIA, NON VEDENTI DISCRIMINATI, 1000 HOTEL NON ACCETTANO CANI GUIDA PER CIECHI

Sono quasi 1000 gli hotel italiani che non accettano i cani guida per ciechi

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Il presidente della Fish presenta i risultati di un’indagine che certifica come molti alberghi violino le norme di legge che li obbligano ad accogliere questi animali. «Un atto di grave discriminazione. Le strutture sono state segnalate al ministro Franceschini»

Sono almeno un migliaio in Italia gli hotel che rifiutano di accogliere i cani guida per non vedenti. E’ questa la denuncia di Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana Superamento dell’Handicap-Fish, motivata da una verifica effettuata dall’Associazione BlindSight Project su siti particolarmente rilevanti per le prenotazioni alberghiere (venere.com, expedia.it, hotels.com ecc.). Dall’indagine risulta appunto che circa 1.000 strutture alberghiere dichiarano esplicitamente di rifiutare cani con la precisazione “anche cani guida”. E si tratta ovviamente soltanto di alberghi che usufruiscono di questi servizi web; si ignora quanti altri hotel, non presenti su i siti citati, pratichino lo stesso tipo di politica.
“Rifiutare l’accesso ad un cieco con cane guida è come chiedere a me, paraplegico, di lasciare la carrozzina fuori della porta o ad un miope di togliersi gli occhiali per entrare al cinema” dichiara Falabella. “Su questo fatto grave e dilagante Fish ha inviato una segnalazione al Ministro competente, Dario Franceschini, chiedendo un intervento presso le organizzazioni degli albergatori ma suggerendo anche di inasprire le sanzioni che attualmente sono solo pecuniarie. Forse, rischiando la revoca della licenza, qualche albergatore ci ripenserà”.
La Fish sottolinea inoltre come questi comportamenti siano in aperto spregio delle leggi n. 37/1974, n. 376/1988 e n. 60/2006 che stabiliscono che “al privo della vista è riconosciuto altresì il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida” e prevedono sanzioni amministrative per chi le viola. “Al di là della violazione di queste norme, l’atto ha l’aggravante della discriminazione”, aggiunge Vincenzo Falabella. “Calpesta a piè pari i principi della Convezione Onu sui diritti delle persone con disabilità, la loro dignità, il loro accesso a pari opportunità. E getta una ulteriore pessima luce sulla civiltà del nostro Paese anche fuori dai confini nazionali”.
Tratto da www.vita.it

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