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BASEBALL E INTEGRAZIONE, 500 BAMBINI COLORANO LO STADIO A GROSSETO

La carica dei 500 colora lo stadio di baseball di Grosseto Torneo 4 Basi, festa grande con i bimbi targata Bsc Grosseto 1952

From ilgiunco.net: “Allo Jannella una vera festa del baseball giovanile che ha visto la partecipazione di 500 ragazzi delle scuole elementari accompagnati dai loro insegnanti Baseball Bsc festa allo Jannellae dai familiari. Il prato è stato trasformato in un tripudio di colori da tutti questi ragazzi entusiasti , suddivisi in 39 squadre in rappresentanza delle relative classi di cinque scuole elementari del di Grosseto (via Anco Marzio, via Einaudi , viale Giotto, via Montebianco e Roselle).

 

“Un ringraziamento particolare – scrive la società – ad Olga Ciaramella, rappresentante dell’amministrazione provinciale di Grosseto in qualità di delegato al sociale alle politiche giovanili e sport, che ha aperto la manifestazione, portando il saluto del sindaco Vivarelli Colonna. La manifestazione si è potuta svolgere grazie alla disponibilità dei dirigenti scolastici, del corpo insegnante e del Provveditorato di Grosseto che ringraziamo per aver dato l’opportunità a questi ragazzi di giocare allo Jannella, gentilmente concesso dalla società Jolly Roger Grosseto. Nella mattinata hanno dato contributo con la loro presenza, della quale siamo onorati – prosegue il Bsc – Alessandro Cappuccini , in rappresentanza della Fibs, Silvia Maraffon, per il  comitato regionale Toscano Fibs, Vladimiro Capecchi, per il comitato provinciale Fibs, Daniele Giannini, delegato provinciale del Coni, Cinzia Machetti, dirigente scolastico ed ex consigliere federale, Stefano Pannini, come rappresentante dell’assessorato allo Sport del Comune di Grosseto. Un ringraziamento particolare a Lorella Ronconi supertifosa del baseball e da sempre amica dei nostri tecnici “.


UNA APP CHE MAPPA L’ACCESSIBILITA’ NEL MONDO

Una ragazza grossetana nel 2012 fu la prima a tradurre in Italiano “Wheelmap.org” l’app di origine tedesca che mappa online i luoghi accessibili alle persone con disabilità

Tania Polidoro, studentessa in scienza delle comunicaioni, ha importato l’esperienza tedesca lavorando negli uffici Informagiovani del Comune di Grosseto.  “

C’è lo zampino di due donne grossetane con disablilità nella traduzione in Italiano del sito internet tedesco “www.wheelmap.org”; la prima guida online sull’accessibilità realizzata direttamente dalle persone disabili, che in giro per il mondo attribuiscono un giudizio sull’accessibilità dei lughi che visitano. Dai musei ai negoozi, dalle spiagge ai ristoranti, dai monumenti alle metropolitane. Insomma una specie di trip advisor dei percorsi turistici accessibili.

Si tratta di Tania Polidoro, studentessa poco più che ventenne della Facoltà di scienze della comunicazione a Siena, e di Lorella Ronconi, attivista dei diritti per le persone con disabilità e membro del Cda della Fondazione Il Sole. Lorella ha scoperto il sito tedesco navigando sulla rete, e lo ha segnalato a Tania, che ha avuto l’idea di tradurlo in Italiano e di iniziare la mappaturadella città di Grosseto. Che ha trovato sponda del Centro elborazione dati del Comune di Grosseto, dove il 30 aprile 2012 ha concluso uno stage di formazione universitaria.

“Wheelmap.org” è una realtà già esistente, nata nel 2010 in Germania attraverso la collaborazione tra un’associazione di volontariato e Google, che consente ad ogni cittadino di inserire dati riguardanti l’accessibilità dei luoghi della città. Il servizio, adesso tradotto in lingua italiana, è disponibile per le pricipali piattaforme operative di computer, tablet e smartphone.

«Ad esempio – spiega Tania – un commerciante può segnalare il proprio negozio come accessibile o una Pubblica Amministrazione può indicare un proprio ufficio come accessibile, parzialmente o interamente, secondo un sistema di segnalazione simbolicamente rappresentato dai tre colori del semaforo.

Obiettivo dell’iniziativa quello del coinvolgimento di cittadini e isitituzioni nel “popolare” di segnalazioni questo sito (www.wheelmap.org) che è appena diventato una realtà non solo grossetana ma anche italiana, proprio grazie all’impegno del Comune di Grosseto».

«Un passo avanti nella battaglia, questa si di civiltà – commentò l’assessore alle Politiche Sociali e all’Informatizzazione dell’Ente, Luca Ceccarelli (2012) -, per rendere più amica di tutti la città. Oggi, grazie all’impegno di Tania, siamo in grado di fornire un servizio utile a tanti nostri concittadini. Possono sembrare piccole cose – concluse Ceccarelli – ma solo agli occhi di chi tutti i giorni può vivere senza ostacoli mentre noi lavoriamo per abbatterli o, quanto meno, per sensibilizzare l’opinione pubblica».

From, Fondazione il Sole  onlus (News)


“TU NON SEI UNA BEFANA VERA!”: I BIMBI DELLA MATERNA SMASCHERANO LE STREGHE DI HALLOWEEN SUI SOCIAL

  • Non bisogna confondere la Befana con le streghe di Halloween. Una Befana vera non ha il cappello a punta, come spesso appare su molti siti, blog, e persino in alcune pubblicità televisive.

    Due maestre di una scuola d’infanzia della provincia di Grosseto, Tindara Rasi e Maria Emma Ristori, assieme ai loro alunni, dai 3 ai 5 anni, hanno sviluppato una ricerca del tutto unica: scoprire dalle immagini pubblicate sui social sulla “Befana” quale è vera e quale è falsa. I bambini sono stati fantastici ed in poco tempo, grazie alle maestre che hanno fatto un percorso di studio didattico dedicato, hanno saputo riconoscere la vera dalla falsa (strega di tradizione Halloweeniana). Il lavoro delle maestre non si è fermato, e Tindara,  nel raccontarmi il loro percorso afferma: ” Su alcuni siti scolastici abbiamo fatto delle rettifiche e sono state accettate!
    falsa-vera-befana

    Uno dei bambini notò che la Befana era…una strega di Halloween – continua l’insegnante – mentre insieme  guardavamo le immagini della Befana. I bimbi infatti cercavano di individuare quelle corrette e quelle “sbagliate” in base alle “caratteristiche” della Befana vera che avevamo studiato, cioè: la calza, la gonnona lunga, il fazzolettone e non il cappello a punta, le scarpe normali e non scarpe a punta da strega. Loro si guardavano le immagini, e dicevano se si trattava di quella giusta o quella sbagliata in base a ciò che ne avevamo ricavato dalle letture fatte in classe su questa vecchina, dopo qualche settimana, a gennaio, erano diventati bravissimi ad individuare quelle “corrette” e scartare quelle “sbagliate”. 

    Navigando in rete, si riscontrano continuamente degli errori di effigie relative a questo conosciutissimo personaggio popolare, ma ad adulti, bambini e insegnanti, così come a chiunque si occupa di eventi sociali relativi al giorno dell’Epifania o di creare grafiche nuove della sua figura, l’invito è quello di avere sempre l’accortezza di veicolare l’immagine corretta della Befana, tenendo conto delle sue effettive caratteristiche, e cernendo il resto. 

     “La Befana è un… TIPO”, ecco tutta la storia di questa singolare progetto didattico.

    Nella scuola d’infanzia di Montieri (Gr), nel 2016, è stata promossa e portata avanti una ricerca sulla diffusone di immagini della Befana nei social. In particolare, evidenziando come spesso l’effigie della Befana sia travisata e “miscelata” ad altro, gli alunni, bambini di età variabile tra i tre e i cinque anni di una sezione eterogenea, hanno studiato, con la supervisione delle insegnanti Tindara Rasi e Maria Emma Ristori, il “tipo” riguardante la “vera” Befana, cioè le sue caratteristiche specifiche fisiche e accessorie. Gli alunni hanno avuto modo di visionare diversi disegni sul computer in dotazione nella sezione e sulla L.I.M. stampando poi solo quelli effettivamente rispecchianti una Befana e cestinando gli altri, riconosciuti come “falsati”.

    Ma quali sono le caratteristiche specifiche dunque di questo personaggio della tradizione italiana? Non bisogna confondere la Befana con le streghe, di matrice prettamente Halloweeniana. Una Befana vera, infatti, non ha il cappello a punta, come spesso appare su molti siti, blog, e persino in alcune pubblicità televisive. Ha una scopa, usata spesso per appoggiarsi o per volare brevemente. Talvolta può servirsi anche di un bastone al posto della scopa di saggina, e questo perchè non si tratta di una bella donna, giovane e accattivante, ma, al contrario, di una vecchina rattrappita dagli acciacchi dell’età e dal freddo, con pochi denti e il volto grinzoso. Per ripararsi adeguatamente usa infatti gonnoni lunghi, lisi e spesso rattoppati in maniera allegra; usa inoltre calzettoni pesanti antifreddo e scarpe comode, ma non stivali alla guascone molto più adatti alle streghe delle fiabe. Sulle spalle ha sempre uno scialle di lana pesante e colorata e non un mantello svolazzante come capita di trovare in alcune immagini nella rete. Inoltre usa esclusivamente un fazzolettone annodato sotto il mento e non il cappello a punta da streghina. Altro frequente errore di “immagine” della Befana è quello relativo al sacco dei doni: in realtà la vera Befana porta i suoi regali o il suo carbone in calzettoni enormi o al massimo nelle gerle, dipende dalla territorialità e dalla tradizione del luogo dove si festeggia.  In qualche modo la Befana richiama la tradizione religiosa di Santa Lucia, che dispensava doni ai bambini prima di lei, come faceva San Nicola prima dell’avvento di Babbo Natale. Non è cattiva, è solo scocciata con gli adulti e scorbutica con chi non le aggrada perchè tenta di fare il furbo; ma con i bambini si mostra indulgente e comprensiva, una nonnina piena di attenzioni e dolcetti.

    Gli alunni hanno dunque studiato gli elementi “tipo” di questa anziana signora tramite l’uso del computer e in breve tempo sono stati in grado di selezionare sulla rete, con la supervisione delle insegnanti, le immagini corrette di lei e non quelle commistionate dalla sovrapposizione alle streghe di Halloween. Hanno inoltre avuto modo di entrare in contatto con storie tradizionali italiane, come quelle della “Freccia azzurra” di Gianni Rodari, e hanno scoperto che un luogo famoso dove si nasconde spesso questo personaggio popolare è Urbania, dove si celebra la sua festa nazionale


SUPER NONNA! SI SIEDE SUL COFANO DELLA MACCHINA CHE OCCUPA LO STALLO DISABILI E ATTENDE LA POLIZIA

Grosseto- Porta la nipotina disabile a scuola e il parcheggio è occupato, chiede al guidatore di spostarla ma lui le risponde male; la nonna allora si siede sull’auto parcheggiata e chiama la polizia. Applausi!!!!!!!!!! Ricordiamoci di essere attivi come questa nonna, non cediamo ai soprusi. Se tutti facessimo così (disabili, familiari, affini & resto del mondo) saremmo molto meno invisibili.

parcheggio disabili Polizia Municipaleparcheggio disabili Polizia Municipaleparcheggio disabili Polizia Municipale

Si è seduta sul cofano dell’auto e ha atteso l’arrivo della polizia municipale. Protesta questa mattina davanti la scuola di via Monte Bianco. Una donna ha trovato occupato il posto dei disabili, come accade spesso, e ha deciso di chiamare le forze dell’ordine.

«Sono tre anni che va avanti questa storia, non ne posso più». Laura è rattristata e arrabbiata. La nipote è una dei cinque disabili, tra bambini e bambine, che frequentano al scuola di via Monte Bianco. Per loro il comune ha fatto dipingere posti gialli davanti all’istituto, perché il cammino dall’auto al portone d’ingresso sia breve visto che alcuni hanno problemi di deambulazione «eppure spesso quei posti sono occupati da persone che non ne hanno diritto».
parcheggio disabili Polizia Municipale
Questa mattina Laura ha parcheggiato l’auto in un posto comune, visto che quello per disabili era occupato da una vettura con a bordo una donna che si è giustificata dicendo che restava «solo pochi minuti». Quando, dopo aver lasciato la nipote, è tornata all’auto ha trovato nuovamente il posto occupato, questa volta da un uomo. Ha sottolineato che quel posto era riservato e l’uomo ha risposto in malo modo.
Esasperata Laura questa volta ha deciso di non lasciar correre: si è seduta sul cofano della vettura e ha chiamato la polizia municipale. Gli agenti sono arrivati in pochi minuti e hanno preso le generalità dell’uomo alla guida come anche la testimonianza della signora. Qualche settimana fa la scuola aveva posto, attorno ai cancelli dell’istituto, alcuni cartelli proprio per ricordare di rispettare le regole della strada e non parcheggiare nei posti auto riservati ai disabili.
In merito alla vicenda  interviene Massimiliano Frascino, presidente della Fondazione Il Sole. Riportiamo integralmente la sua lettera. «Un’infinità di volte. E ogni volta con le stesse scuse: “solo cinque minuti”, “il posto era vuoto”, “abbia pazienza vado via subito”. E non di rado occhiate strafottenti di sfida, espressione di sufficienza per il privilegio ingiustificato di cui godi.  Fino all’arroganza del “vai a quel paese”, se t’azzardi a protestare dopo aver aspettato lunghi minuti che il posto auto o lo scivolo si liberassero.

parcheggio disabili Polizia Municipale

Il campionario dei comportamenti incivili di chi occupa ingiustificatamente gli stalli riservati alle persone con disabilità, è vastissimo. E si arriva tranquillamente anche alla reiterata occupazione dei posti riservati nei pressi delle scuole, com’è successo ieri davanti a quella di via Montebianco. Dove la zia di una ragazzina disabile, esasperata dal ripetersi di questo comportamento, ha aspettato i vigili urbani seduta sul cofano della macchina per impedire all’occupante abusivo di svignarsela.
Di fronte a questi episodi di degrado delle relazioni umane, perché di questo si tratta, non serve né l’indignazione di maniera né il vittimismo colpevolista da parte delle persone disabili. Per quanto abbiano ragione a sentirsi umiliate e quindi ad arrabbiarsi.
È tutto molto semplice. Basta costruire un’alleanza fra persone per bene che condividano una responsabilità: far rispettare le regole della convivenza civile. Per cui, ad esempio, i genitori dei bambini che frequentano una scuola dove ci sono piccoli alunni disabili, vigilano che nessuno occupi gli stalli riservati. Rendendosi parte attiva per prevenire e impedire certi comportamenti, facendo pressione o prendendo manifestatamente le distanze da chi non rispetta le regole. Oppure, ancora, sollecitando i vigili urbani a intervenire anche in assenza della persona disabile.
parcheggio disabili Polizia Municipale
Il tema di fondo, cioè, non può che essere quello del risveglio del senso civico e di un atteggiamento diffuso all’insegna di un’etica comunitaria, a tutela di beni considerati di natura pubblica e non semplicemente affidati all’interesse a tutelare un diritto soggettivo. Quello che premia in qualche modo chi si comporta con egoismo e cialtroneria, è infatti l’indifferenza sociale e il retropensiero diffuso che ciò che non m’interessa direttamente non mi riguarda.
Questo vale per l’occupazione abusiva degli stalli riservati ai disabili, come per chi non rispetta le regole della raccolta differenziata, per chi non utilizza i portacenere nei parchi pubblici, per chi non paga il biglietto dell’autobus, per chi porta i residui delle ristrutturazioni in discariche abusive, per chi schiamazza e bivacca e per chi è aggressivo verbalmente, o peggio ancora.
Se tutti si girano dall’altra parte, non ci saranno mai abbastanza telecamere, vigili urbani o membri delle forze dell’ordine».

Fonte ilgiunco.net mercoledi 9 novembre e giovedi 10 novembre

 

 


FONDAZIONE IL SOLE GROSSETO: L’AMORE GUARDO’ IL TEMPO E RISE…

“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno…

Sono tra i membri fondatori ed orgogliosa di ciò che la Fondazione il Sole riesce a dare ai ragazzi con diversa abilità: autonomia, gioia, inclusione sociale; la Fondazione inoltre, promuove l’abbattimento di barriere culturali e architettoniche.

Credo fermamente che sia possibile il connubio tra autonomia e serenità per ogni persona al mondo, basta trovare la soluzione con amore e perseveranza, coraggio e passione. Entra nel sito e vedi le nostre attività, i nostri ragazzi, educatori, psicologi, volontari, guarda tu stesso: l’amore non fugge, l’amore va d’accordo con l’autonomia.

www.fondazioneilsole.it  – Grosseto – Per il durante e dopo di noi

…Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare.

Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva.

Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava” 

Luigi Pirandello.

Progetto Il Sole, per l’autonomia e la qualità della vita delle persone con disabilità.

Il progetto della costituzione della ‘Fondazione il Sole’ nasce a Grosseto, quando i membri di due associazioni che si occupano di handicap cominciano a ragionare insieme sulla necessitа di realizzare una casa famiglia per ospitare persone con grave disabilitа’, che non possono più essere seguite dalle loro famiglie. I due sodalizi sono l’Associazione Grossetana Genitori Bambini Portatori di Handicap ed il Comitato Provinciale per l’Accesso – entrambi operanti da anni nel nostro territorio – che nel loro insieme rappresentano un centinaio di famiglie.

Il problema del futuro di un figlio o figlia disabile è vissuto con particolarmente angoscia dai genitori. La prospettiva della morte o dell’impossibilitа di accudire i propri figli per i limiti naturali connessi con il progredire dell’etа, infatti, coincide con un’assenza di risposte assistenziali di qualitа per le persone disabili non autosufficienti. Ad oggi, d’altra parte, nel caso in cui venga meno il sostegno della famiglia, le persone con grave disabilitа finiscono in ‘istituti’ oppure in ‘moduli dedicati’ all’interno delle cosiddette R.S.A. (Residenze Sanitarie Assistite, ovvero case di riposo), indipendentemente dalla loro etа anagrafica. In definitiva, il rischio concreto per questi soggetti, nel caso non ci siano familiari disposti a farsene carico, è quello di finire ‘sepolti vivi’.

Il Progetto Il Sole – che in estrema sintesi prevede la costituzione di una Fondazione ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilitа Sociale) finalizzata alla realizzazione ed alla gestione di una casa famiglia – nasce per dare una risposta qualitativamente elevata a questo tipo di esigenza e per far fronte a situazioni di reale emergenza familiare (si pensi, per esempio, all’eventualitа’ di un ricovero ospedaliero di un genitore o, addirittura, dell’unico genitore rimasto).

Per arrivare a costituire la Fondazione, e per realizzare la casa famiglia, i membri delle due associazioni hanno prima costituito il ‘Comitato promotore per la Fondazione il Sole – ONLUS’, che aveva l’obiettivo di raccogliere una parte dei fondi necessari, il quale poi è stato sciolto per costituire la “Fondazione il Sole – ONLUS”

La casa famiglia ‘Il Sole’

La nuova casa famiglia, inserita nel cuore di uno dei quartieri più vitali della città, è una struttura residenziale di piccole dimensioni, progettata, arredata e gestita come se fosse una vera e propria casa, nell’intento di riprodurre il più possibile le condizioni ed i ritmi di vita tipici di una qualunque famiglia.

La struttura – composta da due edifici ad un piano di 270mq ciascuno, collegati da un portico, e da un edificio separato, destinato a centro sociale e sede della Onlus – ospitа complessivamente 14 persone disabili (7 per edificio). Ogni blocco ha 3 camere da letto doppie ed una singola destinata alle emergenze per periodi di tempo limitati (ricoveri di sollievo). A questo, sempre per ogni edificio, si aggiungerа una cucina, un soggiorno, uno studio ed alcuni locali di servizio. In altre parole, si tratta semplicemente di una casa, non di una piccola casa di riposo (pur progettata per esigenze particolari).

La realizzazione della casa famiglia, del centro sociale e del parco, nonché l’acquisto degli arredi sono costati complessivamente 2,3 milioni di euro.

La Fondazione Il Sole persegue l’integrazione sociale delle persone diversamente abili. Ha realizzato una casa famiglia e un centro sociale a Grosseto.

RICORDATI DI SOSTENERE LA FONDAZIONE CON IL 5X1000, scrivi il codice fiscale 920.536.00.539


LORELLA RONCONI, ATTIMI, TRA MERIDIANI E PARALLELI, PRESENTATO A PRINCIPINA A MARE (GR)

 

Martedi 19 Luglio 2016 l’evento nel litorale della Maremma Toscana.
Con Lorella, hanno partecipano all’evento, il critico Fabio Canessa, Paola Salvestroni, Esther Giuggioli, Bruno Crucitti e Alessandro Zanaboni

Un nuovo viaggio della poetessa maremmana, fatto di “attimi” che scorrono immaginari, immaginati, tra i meridiani e i paralleli di un planisfero; il viaggio di una donna che sceglie la poesia come veicolo di comunicazione perché crede che essa, arte povera, sia il mezzo migliore per trasmettere le emozioni belle, le emozioni buone. “Gli uomini senza le emozioni belle”- afferma Lorella – “Perdono la loro umanità” e così lei, nonostante le sue grandi difficoltà, continua a scriverle. Ecco dunque la sua nuovissima raccolta di poesie: Attimi, tra meridiani e paralleli.

    Video della serata.
Dopo la presentazione ufficiale nella sala Pegaso del palazzo Aldobrandeschi il 20 maggio 2016, la nuova raccolta di poesie è stata proposta in un contesto ricco di emozioni: il mare.
Questo volume è il terzo in uscita per pubblicazione, ma il quinto per impegno, infatti sia Je roule che Sirena Guerriglia hanno avuto entrambi una nuova edizione rivisitata in grafica e contenuti.
Fabio Canessa, che ha scritto la prefazione, scrive di Lorella:
“Le sue grida di passione, a volte dolorose a volte gioiose, hanno il potere di squarciare il grigiore abitudinario dei nostri borbottii. La sua piena accettazione della vita, restituita con vitale lucidità, senza abbellirla ipocritamente o aduggiarla con lamentoso vittimismo, ha il potere di scuotere la pusillanime routine delle nostre giornate. Che sono fatte di attimi, da riempire con lo stupore che lo sguardo di Lorella riesce a trasmetterci. L’importante è riempirla di senso, di vita, di immaginazione creativa: un talento di cui Lorella si dimostra maestra esemplare, per il coraggio, il gusto e la curiosità da esploratrice instancabile con i quali sonda tutto quello che avviene fuori e dentro di lei.”Diceva Roman Jakobson che la differenza tra la comunicazione quotidiana e quella poetica è la medesima che c’è tra un vetro trasparente, la cui presenza quasi inavvertita ci permette di vedere nitidamente il panorama esterno e un vetro opaco che ci fa intravedere qualcosa di quello che c’è fuori, ma attraverso l’ottica di una mediazione che ne deforma e ne altera l’immagine.
La poesia di Lorella Ronconi agisce invece come un panno che ripulisce l’opacità del vetro che ci ostacola la visione dello “spettacolo” del “teatro della vita”. Poco importa che il vetro sia quello della finestra accanto al letto di Lorella o quello di casa nostra o del nostro luogo di lavoro: ogni finestra rivela una porzione limitata di mondo. “
Lorella ha vinto tantissimi premi nella sua decennale carriera, molti riconoscimenti, da Recanati a Roma, da Acerra a Cattolica; la sua Je roule è nelle antologie scolastiche di seconda media della Zanichelli – Altra Città, accanto a poesie di famosi poeti contemporanei, come Alda Merini e Pablo Neruda.
Je roule, il volume che prende il titolo dalla poesia più premiata, è stato tradotto anche in U.S.A. con il titolo “I roll along”, ed è stato presentato nella sua nuova edizione da Enrico Letta, Preside della Paris School of International Affairs presso Sciences-Po (PSIA) in Francia ed ex Presidente del Consiglio, e da Roberto Cabalisti, recordman del baseball italiano. Il 14 maggio scorso, una poesia dell’autrice è stata scelta e letta in uno dei reading del Festival Internazionale della Poesia di Milano.
Hanno partecipato:
Fabio Canessa (critico letterario e cinematografico che ha curato la prefazione del libro).
Paola Salvestroni, scrittrice, arrangiatrice di testi teatrali
Bruno Crucitti (noto attore teatrale e televisivo)
Esther Giuggioli, doppiatrice “Accademia Doppiaggio di Roma”
Alessandro Zanaboni, musicista

“OLTRE L’ORIZZONTE”, SUNSET IN MAREMMA TOSCANA

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“Oltre l’orizzonte la vita che non ho, la vita che non sai ”

© Lorella Ronconi
Da “Attimi. Tra meridiani e paralleli”

 


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