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“FABBRICARE, FABBRICARE, FABBRICARE, PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE…”

“Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.”

Dino Campana

(Dino Campana, Opere, Canti Orfici e altri versi e scritti sparsi, ed.TEA)

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«Acqua di mare amaro
Che esali nella notte:
Verso le eterne rotte
Il mio destino prepara
Mare che batti come un cuore stanco
Violentato dalla voglia atroce
Di un Essere insaziato che si strugge…»
(DINO CAMPANA)

Dino Campana (1885-1932) rinchiuso per anni e anni nel manicomio di Castel di Pulci, dove morì nel 1932. Fu talmente bombardato da elettroshock da autodefinirsi “Dino elettrico”. La sua tomba a Badia a Settimo, vicino Firenze. Nella sua lapide la dicitura: Nel cuore antico di questa terra fiorentina che accolse i suoi ultimi giorni, la quiete e il silenzio onorino colui che fu voce di disperati sogni umani .

Visionario, allucinato, pazzo, orfico, vagabondo, mediterraneo, così è stato definito spesso dai critici letterari, anche se nessuna di queste definizioni, perché limitano in un ambito troppo angusto la materia dell’arte, è in grado di illuminare chiaramente la vita e la poesia di questo autore vissuto a cavallo fra i due secoli

Scacciato dal suo paese perchè rituenuto “il pazzo del villaggio”. Un poeta, scrittore di una grandezza incredibile, tanto da diventare fondamentale per la cultura italiana, fu schernito, allontanato, emarginato anche dai “cervelli ben pensanti” dell’epoca, i Futuristi persero addirittura con incuranza il suo manoscritto “Il più lungo giorno” che  Dino Campana aveva dato loro per un giudizio, detto manoscritto fu ritrovato sessant’anni dopo la morte del poeta. Campana fu inoltre abbandonato anche dal suo grande amore, Sibilla Aleramo. Dino Campana è considerato uno dei poeti più vitali del Novecento. 

La vita

Sin dall’adolescenza, Campana manifesta chiari segni di squilibrio mentale e la sua vita divenne un continuo girovagare per manicomi.
A ventuno anni, nel settembre del 1906, venne ricoverato per la prima volta nel manicomio di Imola ricevendo la diagnosi di demenza precoce. La nevrosi della madre, l’incomprensione da parte dei famigliari e dell’angusto ambiente di paese in cui vive (Marradi, nell’appennino tosco-romagnolo), peggioreranno negli anni la situazione: egli viene infatti deriso e trattato come una sorta di demente.
Viaggerà molto, in Europa e in Argentina, facendo i mestieri più diversi per mantenersi: pianista in locali e bordelli, arrotino, poliziotto, pompiere ecc. E’ spesso coinvolto in risse e arrestato per vagabondaggio.
Tra il 1916 e il 1917 ebbe una storia d’amore tormentata e intensa con la scrittrice Sibilla Aleramo, terminata in seguito al temperamento sempre più incoerente e violento del poeta. Nel 1917 fu arrestato a Novara per vagabondaggio, e il 28 gennaio fu internato all’Ospedale psichiatrico “Castel Pulci” dove rimase sino alla morte, nel 1932.
Dal 1926 incominciò a ricevere le visite dello psichiatra Carlo Pariani, che dai suoi discorsi con Campana trarrà il materiale per scrivere in seguito Vita non romanzata di Dino Campana. Durante il suo soggiorno in manicomio Campana ebbe spesso degli sprazzi di lucidità: desiderava uscire  da quel luogo, ma non per riprendere la letteratura, ormai abbandonata (non scriveva più da tempo) ma per poter lavorare e guadagnare. Alla fine del febbraio del 1932 si ferì, probabilmente tentando di scavalcare la recinzione dell’ospedale: pochi giorni dopo morì di setticemia.

LE OPERE

Dino Campana è stato definito dai critici letterari: poeta visionario, allucinato, pazzo, orfico, vagabondo, mediterraneo. Nella sua poesia i valori classici e una grande modernità si compenetrano. La sua poesia è moderna ma tuttavia piena di richiami a D’Annunzio, a Leopardi e ai classici. La sua espressione appare piena ed ermetica: è un flusso continuo di parole, del quale non si riesce a cogliere facilmente il senso. Il suo linguaggio poetico sconvolge l’ordine sintattico in vari modi, anche mescolando lingue diverse. Tuttavia Campana si rivela anche attentissimo conoscitore delle regole che sconvolge e nutre il culto per la perfezione.
La sua controversa collocazione ne ha fatto una figura contornata da un certo mistero, per cui, quando si parla del caso Campana, si tende sempre ad associarlo all’immagine del poeta maledetto.
Dino Campana,  considerato da molti il “poeta visionario” italiano per eccellenza, può esser fatto rientrare, almeno marginalmente, nell’ambito della corrente “vociana” (corrente che ebbe origine dalla rivista La Voce, settimanale e poi quindicinale di letteratura, ma anche di cultura e d’impegno politico, civile e morale, pubblicato a Firenze tra il 1908 e il 1916), di cui, rappresenta l’espressione legata al simbolismo ed all’espressionismo.
Per Campana la poesia è un mezzo per riuscire ad affermare la propria libertà.
Come per la sua vita, vagabonda e anarchica, caratterizzata dalla irrefrenabile smania del viaggio, anche la poetica di Campana ha come tema centrale il viaggio, onirico o reale, inteso come ricerca (o fuga).
Nel 1913 affiderà il manoscritto dei Canti Orfici, la sua maggiore opera, a Soffici e Papini che con negligenza lo smarriranno. Campana lo riscriverà ricostruendolo a memoria e lo pubblicherà l’anno seguente. L’opera verrà accolta favorevolmente dalla critica.
I Canti Orfici sono una straordinaria opera in cui si alternano prosa e versi (un prosimetro, come la Vita Nuova di Dante); vi si coglie una poesia spesso tortuosa, ma anche spontanea e pura, certamente vissuta, legata ad una esistenza irregolare e soprattutto tragica; è un “racconto” di esperienze visionarie denso di immagini, “ “allucinazioni”, suoni e colori. Egli dà al testo poetico un’organizzazione che abolisce la dimensione del tempo sovrapponendo passato e presente. La costruzione del testo appare realizzata con un procedimento che si può definire cinematografico  che permette a Campana di annullare la dimensione cronologica.
La poesia francese dell’Ottocento è una forte componente culturale di Campana e la sua poetica risente spesso del modello degli autori francesi a lui cari: Baudelaire, Verlaine, Rimbaud ecc.
I Canti sono un libro in cui Campana ha raccolto varie esperienze e vi sono riunite le sue composizioni più antiche, come La Notte e La Chimera, fino alle più recenti con una formazione dell’opera per stadi successivi.
Il titolo Canti Orfici allude all’antico orfismo, un movimento mistico-religioso legato al mito di Orfeo. Campana vuole dunque riallacciarsi a forme di scrittura “magica”, come quelle in voga tra gli autori simbolisti, e vuole esprimere il carattere divino e misterioso della poesia, associando le esperienze concrete con le invenzioni dell’inconscio e del sogno.
I Canti Orfici si concludono con alcune parole in inglese in cui Campana rielabora un verso di Withman, da “Song of Myself”, in cui si adombra la morte del poeta protagonista, vista come assassinio di un innocente: “They were all torn and covered with the boy’s blood” (Erano tutti avvolti e coperti col sangue del fanciullo).
Nei deliri di Campana spesso ricorre l’idea del sacrificio violento, del mito cruento, dove il fanciullo, l’innocente viene sacrificato. Dino Campana si sentiva così: anche lui aveva pagato con il disprezzo, la derisione e l’internamento il suo essersi avvicinato troppo all’intima essenza dell’uomo.

CURIOSITÀ: Per chi volesse saperne di più su Dino Campana, un libro di Sebastiano Vassalli, La notte della cometa (Einaudi 1984).
Sull’amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo nel 2002 è stato fatto un film (Un viaggio chiamato amore, di Michele Placido) con Stefano Accorsi e Laura Morante. Il film non mi è piaciuto per niente, anche perché, con tutta la più buona volontà, Stefano Accorsi nei panni di Campana proprio non ci stava.
Anche il regista Roberto Riviello aveva realizzato nel 1997 un film su Dino Campana, Il più lungo giorno, con Gianni Cavina.

Da Parafrasando.it e Diversamente Aff-abile (Gazzetta dello Sport) di Fiamma Satta

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L’ARCOBALENO? UN SORRISO TRA UNA LACRIMA ED UN PIANTO

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“Nella profondità dell’inverno, ho imparato alla fine che dentro di me c’è un’estate invincibile. “
Albert Camus

Scritto con WordPress per Android da © Lorella Ronconi


IL CORAGGIO DI ANDARE AVANTI

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Ho imparato che il

successo non è definitivo, il fallimento non è fatale, ciò che conta è il coraggio di andare avanti. Osservando questa piantina, fotografata stamani, vedo tanta bellezza e una forza che va oltre, superando ogni catrame e cemento: il coraggio di andare avanti.
Quanto è falsa l’arroganza dei grandi successi materialistici e quanto splende la povertà dell’umiltà, non credete?

!

© Lorella Ronconi

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IL SAGGIO SA CAPIRE E COLTIVARE LA FELICITA’ QUI, ORA, SENZA VAGAR LIDI LONTANI

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Lo stolto cerca la felicità lontano, il saggio la coltiva sotto i propri piedi. ”
James Oppenheim

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SBADIGLIO L’UMANO CHE È IN ME E GUIZZA IL PESCE CHE SONO

Sirena guerriglia

Sulla roccia
un’onda sboccia
languidante scivola
voluttuosa.

È lontano laggiù
l’orizzonte di terra.
Frenetici piedi guerrigli
correnti orologi sudati
indaffarati.

Sbadiglio l’umano che è in me
e guizza il pesce che sono.

© Lorella Ronconi

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Foto di © Silvio Giannini

Foto di © Silvio Giannini


25 OTTOBRE 2015, GIORNATA MONDIALE SULLE PERSONE DI BASSA STATURA, CON LA MIA #PSEUDOACONDROPLASIA #IOSONOSMART

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25 Ottobre 2015, “Giornata Mondiale per le Persone di bassa statura.”.
Me voilà : #iosonosmart #Iosonorara #iononmivergogno e se vuoi #JeRouleAvecToi.

Sono una persona con persona con Pseudoacondroplasia,  una malattia genetica rarissima che colpisce un bambino ogni 50 mila. Nell’ignoranza mi hanno spesso offesa, discriminata, non considerata come persona con intelletto. Il mio corpo e la mia statura disarmati e disarmanti, non hanno mai smesso di guardare in alto, orgogliosi di essere.
Sono fiera della bellezza e intelligenza che questa malattia ‘dona’, fiera seppur foggiata da questa vita segnata dai dolori atroci alle ossa: uno per uno son stati gradini saliti verso un’altezza che non era visibile ad occhio umano ma pur tangibile.

Mi dovrei vergognare di me? Coraggio mondo, aiutaci ad avere una vita migliore!


TU NON SEI DIVERSA, SEI UNICA, NEL BENE E NEL MALE, LA TUA VITA E’ UN MIRACOLO

“Non sentirti diversa. Tu non sei diversa. Sei unica. Nel bene e nel male. Coccola il tuo bene, sopporta il tuo male. E ringrazia sempre di essere come sei. Persino quando esserlo significherà soffrire con un’intensità superiore a quella di qualcun altro.” Massimo Gramellini

collageruote

Il dolore vinto con la tua determinazione risplenderà fulgido, dandoti nuova linfa, come ferro battuto sotto il fuoco concente. Non cedere allo sconforto, sei bellissima, sei unica e irripetibile, vincente, anche tra le lacrime. Amati, abbraccia la tua vita con dignità, alza la testa, sorriditi, solo tu conosci nel profondo la tua sofferenza e il tuo cammini, sei differente tu, abbi cura di te! 
© Lorella Ronconi