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KAYDEN A 2 ANNI MUOVE I SUOI PRIMI PASSI CON LE PROTESI E FELICE RIPETE: “I GOT IT!”

A DUE ANNI KAYDEN ECCO  I SUOI PRIMI PASSI CON LE PROTESI: GUARDA IL VIDEO CHE HA POSTATO SUA MAMMA ORGOGLIOSA DI LUI SU FACEBOOK

New Jersey, Kayden Elijah ha due anni e una grande forza di volontà. Nato con la patologia di Omhalocele, ovvero con gli organi interni cresciuti fuori dal suo corpo, ha subito lo scorso gennaio l’amputazione della gamba sinistra e del piede destro a causa di una malformazione. Ora Kayden è pronto per indossare delle protesi e allenarsi a camminare. Come è evidente dal video è molto determinato: muove i suoi primi e incerti passi con un tutore, ripetendo a se stesso: “Ce la faccio!”. Cade si rialza, si ferma e ricomincia d’accapo e alla fine ce la fa. E dire che i medici avevano detto a sua madre che non sarebbe sopravvissuto.

Di  – invisibili.ilcorriere.it

“I got it” espresso quasi a rassicurare la madre. “Ho capito” dice Kayden Elijah Kinckle, (2 anni) mentre, tutto impegnato, impugna il “girello” e muove i primi passi. Il video, ripubblicato anche dal Corriere sta facendo il giro del mondo attraverso i social network, via youtube, conquistando 500 mila “visitatori” in poche ore. Smuove l’anima, commuove e, forse, fa riflettere.

La madre Nikky scrive la storia di Kayden, un’avventura segnata dal destino ancor prima del suo arrivo al mondo. Secondo i medici non avrebbe dovuto nascere. “Terminate” è il verbo che usa Nikky nello spiegare che i medici le consigliarono di abortire. Ma si termina un’azione, e non una vita. Il difetto, così forse la pensavano i medici americani, è una malattia rara di nome onfalocele dovuta a un arresto di sviluppo della parete addominale in corrispondenza della regione ombelicale. Non sarebbe riuscito a sopravvivere, le dissero, e invece eccolo muovere il primo passo.

Sorride come farebbe qualunque bambino alle prese con la difficile arte del cammino. Balcolla insicuro su quella gamba artificiale, uno dei tanti interventi a cui è stato sottoposto questo piccolo del New Jersey. E noi lo guardiamo commuovendoci. E’ un bambino con disabilità, ed è già, a suo modo, un vincente. Ho vinto solo una tappa di quella corsa a ostacoli che sarà la vita. Ostacoli che ogni giorno anche noi contribuiamo a creare. Con la nostra diffidenza verso l’altro in difficoltà, con la nostra distrazione, con il nostro egoismo (come il parcheggiare su un posto per disabili anche solo per cinque minuti, il tempo di andare a prendere un caffè)…

Guardiamo il video e poi torniamo alla nostra routine, mentalmente pensando: “ho visto, mi sono commosso, ho schiacciato mi piace, forse ho anche condiviso… ho fatto il mio dovere”. E poi? Poi forse c’è da capire il fine che ha spinto quella madre a condividere la sua gioia con il mondo intero, il suo orgoglio di mamma, o ancestralmente di ogni madre, nel festeggiare con suo figlio il primo passo. Non le importa che sia un disabile. Non le interessa cosa dice la gente.

Questo filmato è la sfida di una donna nel dire “e’ mio figlio”! E forse, noi dall’altra parte del video dovremmo fermarci a pensare alle nostre querule lamentele quotidiane, ai capricci per il cellulare nuovo, a quell’egoismo nel guardare a noi stessi senza alzare gli occhi sugli altri. Guardatelo ancora mentre malfermo, tende a cadere, ma si rialza. Una, dieci volte… noi siamo altrettanto capaci di cadere sotto i colpi della vita e rialzarci come ha fatto Kayden?

Di Simone Fanti


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