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IL MARKETING È RAZZISTA SECONDO TE? #IOVOLEVOFARELAROSSELLINI

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Riguardo la mia foto adesso e mi prende lo sconforto, il nervoso tipico di quando non posso fare una cosa semplicemente perché sono una donna in carrozzella: una esclusa. Io da ragazza sognavo di svegliarmi un giorno ed essere “normale” e poter diventare testimonial di prodotti di bellezza, si, pubblicizzare prodotti di beautè come Isabella Rossellini. Poi sono diventata grande ed ho capito che i sogni si possono inseguire e si avverano talvolta, certo, ma se sei una persona disabile, la carriera come testimonial “de beautè” scordatela, il marketing non osa.

Il marketing secondo me è il top del convenzionale. 

Pensate che una donna/uomo disabile, in uno spot pubblicitario che risponde ai requisiti richiesti, puo’ dare valore tanto quanto una persona abile? Sono le aziende di marketing a non volersi “aprire le meningi”? I tabu’ a frenare, oppure i brand stessi ad essere “razzisti” ?

Ho 54 anni (foto 29 maggio, nessun make up o ritocco grafico), perché non posso andare in una copertina Vogue o reclamizzare un prodotto/accessorio di bellezza? Non valgo quanto quanto qualsiasi altra persona, con le stesse caratteristiche, se richieste? Per un rossetto non servono delle labbra di una donna audiolesa o parlante, servono delle labbra corrispondenti a ciò che si vuole comunicare per acquistare quel rossetto.

Una donna/ uomo disabile in uno spot pubblicitario per dare più valore? Per adesso, nemmeno per sogno! Donne diversamente abili #mettiamocilafaccia.

 

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GIANLUCA FLAMMIA INAUGURA “MADE IN STORY”: METTIAMOCI LA PANCIA, IL BUON MARKETING CHE RISPETTA LE DIFFERENZE E CHE FINALMENTE SI LIBERA DALL’AZIENDALESE

Imperfetto è assai bello, perchè differente. Chi dice che la perfezione vale di più? Finalmente lavorare per fare marketing guardando da differente prospettiva, finalmente una spruzzata di varichina per togliere l’ammuffito “aziendalese” e un esperto in marketing e comunicazione che rompe lo stereotipo e racconta l’azienda con uno “storytelling” che ci piace anche a noi diversamente abili. 

Dai Gianluca Flammia, continua così! ^_^ 

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 < METTIAMOCI LA PANCIA  
Dimenticarsi il linguaggio “aziendalese”.
Dare voce al viscerale.
Perché aprire un’azienda? Leggilo nel fumetto.

Non è più questione di metterci la faccia.

E’ arrivato il momento di dare voce alla pancia, raccontare il sogno, i valori, le aspirazioni alla base del progetto imprenditoriale.

Tratteniamo per un attimo il fiato e urliamo cosa abbiamo dentro. “Mettiamoci la pancia” . Gianluca Flammia > 

www.madeinstory.com

 

(c) Lorella Ronconi


A CHE PUNTO SIAMO IN ITALIA? IN BELGIO NEL 2010 LA WONDERBRA RILANCIO’ IL SUO PUSH-UP CON UNA MODELLA DISABILE, SI ERANO RESI CONTO CHE DISABILITA’ POTEVA ESSERE ANCHE BELLEZZA E BUON MARKETING

Cinque anni fa la Wonderbra belga gia’ pensava alle grandi campagne di sensibilizzazione sulla bellezza e disabilita’, il quale ritorno economico e di immagine fu strategicamente centrato, i guadagni furono strepitosi e il reggiseno torno’ negli armadi delle donne belghe oltre che aver lanciato un messaggio d’avanguardia.

Nel 2015 in Italia ancora non si vedono modelle disabili, nè si pensa a spot sostenibili con persone diversamente abili, tantomeno si pensa ai disabili come potenziali consumatori, di reggiseni! Lontanissimi “dall’accessibilita’ culturale”!

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Tanja Kiewitz, modella senza mano, ricreo’ lo spot Wonderbra che era stato di Eva Herzigova nella celebre pubblicità del reggiseno Wonderbra anni prima recitava lo slogan “Guardami negli occhi…ho detto negli occhi…”

Invece la trentacinquenne belga Tanja Kiewitz non poso’ in reggiseno per vendere biancheria intima, bensì per dimostrare che ad avere un handicap non c’è niente di cui vergognarsi, e nella foto non celo’ il proprio arto sinistro a cui manca l’avambraccio: “

«Sono una donna che sa essere sexy» disse ai giornalisti e divento’ una celebrita’ in  pochissimi giorni in Belgio e in Francia.

Quella pubblicità genero’ moltissime donazioni all’organizzazione “CAP48”, che sensibilizzava sul problema dei disabili, per oltre 4 mln di euro, l’equivalente di quasi un euro per ogni cittadino belga di lingua francese.

L’articolo del Corriere della Sera http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_ottobre_20/modella-disabile-tania-francesco-tortora_9c344f78-dc45-11df-be1f-00144f02aabc.shtml

La campagna sulla disabilità
della modella con un braccio solo

Tanja Kiewitz è la protagonista di alcuni cartelloni in Francia e Belgio.  «Sono una donna che sa essere sexy»

Tanja Kiewitz nella foto realizzata per la campagna di sensibilizzazione sulla disabilitàMILANO – Ha un corpo e un viso bellissimi, ma guardando l’immagine si nota subito anche il suo handicap: l’avvenente Tanja Kiewitz, modella che ha posato per la campagna di sensibilizzazione sulla disabilità ideata dalla organizzazione no-profit belga “Cap 48”, ha solo un braccio. In pochi giorni la trentacinquenne è diventata una vera e propria star ricevendo decine di richieste d’interviste da tutta l’Europa. A trasformarla in una celebrità è stata la foto che è comparsa su diversi cartelloni pubblicitari in Francia e in Belgio: la trentacinquenne si mostra con un reggiseno nero e guarda dritto verso l’osservatore proprio come in una celebre pubblicità del 1994 con Eva Herzigova. In alto campeggia la frase a effetto: «Guardami negli occhi… ho detto negli occhi».

TELETHON – La campagna di sensibilizzazione ribattezzata “Regard” (sguardo) è stata così un successo che l’associazione no-profit ha raccolto più di 4 milioni di euro durante l’annuale telethon, la kermesse televisiva organizzata per raccogliere fondi a favori delle persone disabili, circa il dieci per cento in più rispetto all’anno scorso. La Kiewitz, che nella vita di tutti i giorni lavora come designer, si è dichiarata orgogliosa di aver prestato il suo volto alla campagna di sensibilizzazione: «L’ho fatto perché, almeno per una volta, posso mostrarmi come sono senza dovermi nascondere – ha confessato la modella al quotidiano francese Libération – Dobbiamo smettere di pensare che io non sia un essere umano, ma solo un piccolo braccio che penzola con una personalità. Le persone, troppo spesso, pensano che i disabili non abbiano una personalità, li considerano gente diversa. Bisogna sottolineare che io sono in tutto e per tutto una donna che può essere bella e sexy».

POLEMICHE – La vita della Kiewitz è cambiata radicalmente in pochi giorni: “Sono stata tempestata da messaggi su Facebook – ha dichiarato al Daily Mail – La maggior parte delle reazioni sono state positive. Inoltre ci sono giornalisti che mi chiamano da tutto il mondo. Ciò è davvero folle». Naturalmente l’iniziativa dell’associazione no-profit ha suscitato anche qualche malumore: «Proteste sono arrivate alla Giuria d’etica pubblicitaria, ma sono state velocemente respinte – ha dichiarato Renaud Tocker, presidente di Cap48 – Dall’altra parte però abbiamo ricevuto tantissimi incoraggiamenti e apprezzamenti».

 Francesco Tortora

20 ottobre 2010 (ultima modifica: 01 novembre 2010) © RIPRODUZIONE RISERVATA


I PUBBLICITARI? O NON HANNO PIU’ IDEE O LE AZIENDE ITALIANE STANNO FUMANDOSI ROBA PESA: NON SAREI MEGLIO IO DI ROSITA?

“So Good!” – “What else?”   ” Immagina, puoi?” 

” Vedi Rosita, ora ti spiego”

Queste le “grandi” battute dei “grandi” testimonial pagati a GRANDI tintinnii milionari, non avevamo altro in Italia che far venire dei bambocci attempati incapaci di  pronunciare  parole in italiano?

Non sarei piu’ italiana io? Chiederei moooolto meno e darebbero una grande mano alla disabilita’.  

Secondo voi, questi geni del mercato pensano che in Italia i 5 Mln di diversamente abili (dati Ocse 2014) da moltiplicare per tre se si considerano i familiari: figli, genitori, fratelli, nonni, ecc,  non sono consumatori?

Oppure pensano che noi faremmo ribrezzo in uno spot? Allontaneremmo il “cliente” normodotato, ma, normo? O solo dotato? Di cosa in  poi di differente dalle persone con diversa abilita rispetto al consumo?

Le pubblicità possono mandare un prodotto ed un consumatore in perfetto “amore” —> fidelizzazione oppure agli antipodi; secondo me fanno onco  quelle dove ingaggiano attori stranieri per pubblicizzare un prodotto italiano e poi li doppiano! Li pagano, e pure parecchio, due battute in italiano studiale!

Insisto nel dire che  ci sarebbero tantissime  persone diversamente abili che potrebbero rappresentare un bel target di consumatori e anche tutti se si considera un disabile consumatore al pari di qualsiasi altra persona (diritto di ugualianza),  non è che se  ho  un attore figo e famoso a pubblicizzarmi il tonno mi faranno cambiare idea sulle stragi di tonni e le vendite saliranno alle stelle.

Tanto se  il prodotto è buono lo compro anche con la foto della nonna in bikini, ma magari parla italiano. Adesso che ho visto quello spot orrendo ho cambiato marca di tonno e pure i miei genitori.  Ecco come le pubblicità diventano controproducenti.

Hanno idee confuse secondo me sti’ “markettingari” italiani, ovviamente anche le aziende ci danno dentro di “#fantasiazero”:  mettono frasi filosofiche sul senso della vita e poi pubblicizzano una macchina.  Qualcuno mi spiega il senso della vita con una macchina che costa una cifra?

Roba da pazzi! #fantasiazero ed insisto e domando: MA PERCHE’ IO NO?

 

(c) Lorella Ronconi


QUANDO L’AZIENDA CAPISCE CHE ANCHE LA DISABILITA’ E’ “SOSTENIBILE” E LO COMUNICA IN MODO EDUCATIVO

Finalmente un’azienda leader capisce UN VALORE e lo COMUNICA in MODO EDUCATIVO, questo per lei RITORNO DI IMMAGINE ed ECONOMICO. Applausi agli autori di questo SPOT. Tutto da vedere!

Nel mondo aziendale il marketing si fa utilizzando per lo più le emozioni, con la pubblicità si vende e si comunica in modo più o meno educativo: mai si è arrivati ad utilizzare la persona diversamente abile in uno spot.
Nel marketing commerciale, si mettono belle ragazze con scollature, gambe lunghe, bambini biondi perfetti, donne indaffarate per le pulizie, mamme senza smagliature ed esigenti, adulti con la sola pecca del capello bianco…
Si è arrivati a qualche bel maschio, alle nonne con qualche ruga che fanno la sfoglia, alle persone di colore, ma mai a delle persone disabili motorie o psichiche, come se, noi non fossimo degli acquirenti o dei consumatori… Bah!!!

Forse per le aziende noi persone con disabilità “noi” non siamo abbastanza “cinematografici” da essere portatori di marketing? O forse i grandi creativi pubblicitari sono lontani dal tirar fuori dalla loro “lampada” l’idea che una persona con disabilità può essere “portatrice” di economia?

Applausi alla Guinness, hanno avuto una idea geniale, oltretutto “cantata e ribadita” da ogni disabile: “METTITI NEI MIEI PANNI PER CAPIRE QUALE E’ LA MIA PROSPETTIVA, VIENI OGNI TANTO TU AL MIO LIVELLO PRIMA DI DETTAR LE REGOLE DEL TUO, CONOSCI I MIEI VALORI… UNA VERA “SQUADRA” LO FA E BRINDA ALLA GIOIA DELLA VERA AMICIZIA CHE VINCE SOPRA OGNI COSA”.


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