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CICOGNA VOLA 13.000 KM OGNI ANNO PER TORNARE DALLA SUA COMPAGNA DISABILE

Una storia d’amore che da anni si celebra in primavera, una storia di ali, unica. In Croazia, Klepetan, una cicogna, vola ogni anno per 13.000 km per raggiungere la sua compagna disabile, la cicogna Malena.

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Voglio rilanciare una vera storia di amore e di ali. Una notizia data da un’amica, articolo di Salvatore Giannella, del 2015, che mi ha fatto commuovere. Come staranno le due cicogne oggi?

A Brodski Varos, in Croazia, una cicogna di nome Klepetan viaggia ogni anno 13 mila chilometri tra l’Africa del sud e la Croazia per trovare la sua bella Malena. E lo fa da 13 anni.

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Ogni anno per me l’inizio della primavera coincide non solo con la giornata mondiale della poesia ma anche con il rinnovarsi di una vera storia d’amore che sembra una favola: nei primi giorni di primavera arriva infatti dal Sudafrica in Croazia, dopo un volo di 13 mila chilometri, Klepetan, un maschio di cicogna, per raggiungere Malena, che non può volare da quando i cacciatori l’hanno ferita. Una love story senza confini lunga 12 anni, che si è ripetuta anche quest’anno (“E’ arrivato con dodici ore di anticipo rispetto al solito, e anticipando di cinque-sei giorni le altre cicogne”, ha detto il “badante” di Malena al giornale Jutarnji list). Una storia che ho avuto il piacere di ricostruire, per Oggi, nella primavera del 2010.

Qual è la più grande storia romantica del mondo? Se siete ancora tra quelli che, a questa domanda, rispondono con «Giulietta e Romeo» o con la Love story interpretata al cinema da Ali MacGraw e Ryan O’Neal, siete su una strada sbagliata. Ascoltate la più straordinaria storia romantica dei giorni nostri. Un amore senza confini, intriso di aspetti scientifici, che ha come protagonisti due cicogne. Sì, due di quegli uccelli che tutti i popoli ritengono propiziatori delle nascite, e che amano nidificare con grande frequenza al centro dei villaggi e delle città, un’abitudine che ha inevitabilmente tributato grande popolarità a questi volatili. Lui, il maschio, l’hanno ribattezzato Klepetan: ogni anno, quando arrivai era già il quinto, percorre, spinto dall’amore, più di 13 mila chilometri per raggiungere la compagna, Malena («piccola»), una cicogna femmina che, a causa di una vecchia ferita all’ala, ha smesso da anni di affrontare lunghe traversate e sta ferma nel nido, in eterna attesa.

È una storia d’amore e fedeltà in tempi caratterizzati, tra gli esseri umani, da amori spesso rapidi.

In principio fu una fucilata. Il ferimento di Malena avviene nella primavera del 1993: nelle campagne che circondano Slavonski Brod, una città di 60 mila abitanti che è anche un porto sul fiume Sava, in Croazia, un cacciatore mira a una femmina di cicogna. Non la uccide. La rosa di pallini, però, la ferisce a un’ala e l’uccello riesce a raggiungere il nido costruito sul camino di uno dei tetti della città uscita semidistrutta dalla guerra che ha insanguinato i Balcani negli anni Novanta. Da allora Malena viene presa in cura da un bidello in pensione trasformatosi in biologo-badante, Stjepan Vokic, che riuscirà a salvarle la vita ma non a restituirle la possibilità di tornare a compiere grandi voli. La ferita all’ala, infatti, le impedirà di tornare a volare per le lunghe peregrinazioni tipiche della loro specie. Qualche piccola escursione, sì, ma poi il rientro nel proprio nido, destinato a diventare la sua eterna casa.

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Lui insegna ai piccoli a volare. Dodici anni fa Malena incontra Klepetan ed è subito amore. Lui arriva in Croazia reduce da un lunghissimo volo che l’ha portato dal Sudafrica (habitat preferito per lo svernamento) prima a sorvolare la valle del Nilo, poi lo Stretto del Bosforo e infine la Croazia, la regione preferita degli accoppiamenti suoi e di tanti altri maschi di cicogne. Tredicimila chilometri di distanza ricoperti da un uccello migratore possono sembrare una distanza infinita, ma per gli zoologi non è così: il percorso compiuto in un anno dalla Cicogna bianca (Ciconia ciconia) può arrivare a 20 mila km, quello della Rondine di mare artica, che è l’uccello che supera la distanza maggiore, è compreso tra i 35 mila e i 40 mila chilometri (per i più curiosi, il primato di resistenza senza scalo è della Pluvialis dominica, sottospecie che migra dall’Alaska alle Hawaii solcando gli oceani).

Klepetan e Malena si accoppiano e lei depone quattro uova. I genitori covano entrambi la nidiata per circa 33 giorni. Poi, in questa moderna famiglia con i doveri condivisi, tocca al padre insegnare ai piccoli a volare. La cura del dinamico Klepetan e della stanziale Malena sarà estesa fino ai giorni in cui i piccoli possono nutrirsi da soli, scovando minuscole prede nelle zone acquitrinose vicine al nido (prediletti sono lombrichi e lucertole).

L’attesa della partner. Poi i giovanotti prendono la loro strada, chi scegliendo di seguire le orme del padre, chi di diventare libero in Europa. Klepetan saluta alla sua maniera (battendo il becco, come fa questa specie) la compagna Malena prima di ripartire dalla regione degli amori verso il suo habitat di svernamento, il Sudafrica. L’amata Malena resterà ad attendere, speranzosa, l’arrivo della primavera e del suo fugace compagno di una stagione. Lei non lo sa, ma gli etologi indicano che la fedeltà tra le cicogne può essere monogama per una sola stagione; dopo la migrazione, si cambia pagina e partner. Invece stavolta è amore vero. Il miracolo dell’arrivo di Klepetan presso la paziente Malena si ripropone, puntuale a ogni inizio di primavera, per tutti gli anni successivi.

Il tifo degli abitanti. Siamo nel mese di marzo 2010. Una piccola folla si raduna da qualche giorno sotto la casa eterna di Malena. Il badante Vokic ha deciso di rendere nota la vicenda delle due cicogne, fino ad allora di sua esclusiva conoscenza, e sono in molti a voler assistere all’ottavo ritorno di Klepetan dalla sua amata. Il gruppetto scruta il cielo già da una settimana, ma a vuoto. «Vedrai che quest’anno non arriva», si comincia a vociferare. «In genere, Klepetan è puntuale, ma nell’ultima settimana ci sono stati furiosi temporali e le cicogne sono uccelli meteoropatici», fa notare un ornitologo. «Non a caso tarda ad arrivare Klepetan, ma anche le altre cicogne».

Malena se ne sta lì: batte il becco in un richiamo lungo. In un’attesa piena di sofferenza. Anche l’equinozio di primavera, il 21 marzo, è passato a vuoto nonostante l’atmosfera sia già colma dei profumi degli alberi fioriti. Il 24 marzo, quando lo scetticismo va ormai impadronendosi dei presenti, ecco l’urlo di Stjepan: «Eccolo! Sì: è Klepetan!». Il profilo del maschio di cicogna, innamorato, stremato dai 13 mila chilometri ma felice per il ritorno a casa, si fa sempre più distinto. Anche lei, Malena, che manifestava segni d’impazienza, si solleva dal nido di sterpi e scruta l’orizzonte. Vorrebbe alzarsi in volo, ma l’istinto le consiglia d’aspettare lì, nel caldo del suo nido, destinata a diventare di nuovo alcova d’amore. Il cronista si ferma qui, sulla soglia, potremmo dire, della camera da letto… Ma, con l’aiuto dell’esperto Marco Gustin, responsabile Ricerca per la Lipu (la Lega italiana protezione uccelli), è facile prevedere che cosa succederà: «Per l’ennesimo anno tornerà a sbocciare l’amore. Klepetan e Malena si accoppieranno e, in un paio di mesi, nel nido ci saranno 4 o 5 baby-cicogne alle quali Klepetan insegnerà a volare, dato che Malena non è in grado di farlo».

I piccoli se ne andranno con lui in Africa, all’inizio dell’inverno. Malena resterà in Croazia ad attendere la prossima primavera e il ritorno dell’amato. E noi umani aspetteremo con lei, con gli occhi e il cuore pieni di questo amore sconfinato.

Salvatore Giannella

Giannella Channel: il blog di Salvatore Giannella  Salvatore Giannella

Dove ammirare le coppie d’Italia:

    1. Nei centri di riproduzione e nelle stazioni d’ambientamento
      • Racconigi (Cuneo) – Centro cicogne e anatidi, federato alla Lipu (la Lega italiana protezione uccelli: tel. 0521-27.30.43).
      • Castiglione d’Adda (Lodi) – Parco Adda Sud.
      • Zibido San Giacomo (Milano) – Parco Agricolo Sud Milano.
      • Zerbolò (Pavia) – Cascina Venara. Il Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino ha attivato un Centro di riproduzione della Cicogna bianca.
      • Sant’Elena di Silea (Treviso) – Centro cicogne della Lipu.
  1. Nelle oasi naturali
    • Lago di Varese – A cura della Lipu Varese.
    • Biella – Vercelli – A cura della Lipu Vercelli. Dodici-tredici coppie tra le province di Biella e Vercelli. Vengono utilizzate piattaforme installate dall’Enel con la Lipu tra le risaie di Lombardia e Piemonte.
    • Rende (Cosenza) – A cura Lipu Rende. Molte coppie si sono riprodotte con successo. Il progetto «Cicogna bianca» per favorire il ritorno di questa specie in Calabria usa piattaforme circolari in legno su tralicci, realizzate con Enel. Grazie a queste strutture, la Calabria rappresenta, dopo la Sicilia, la regione centro-meridionale col maggior numero di coppie nidificanti.

La belle leçon d’amour d’une cigogne

 

A l’heure où les métros sont placardés d’affiches du type  “www.trompetonmari/femme.com”et où les relations disparaissent aussi vite qu’une petite culotte dans une soirée de Larry Flint, les animaux peuvent parfois nous donner à apprendre.

En Croatie, cela fait maintenant 13 printemps que le village de Brodsky Varos est le théâtre d’une véritable histoire d’amour entre deux cigognes blanches, Klepetan et Malena.

La monogamie est de mise chez la plupart des couples de cigognes blanches et dure toute la vie. Mais cette longévité n’était pas gagnée d’avance pour nos deux tourtereaux (oui je sais, des tourtereaux cigognes, ça fait drôle). En effet, il y a vingt ans, Malena fut blessée par des chasseurs. Depuis, son aile brisée à cause d’une balle l’empêche de voler et de suivre ses congénères lors de la grande migration annuelle des cigognes et la condamne à rester dans le village.

Slavonski Brod, 17.03.2015 - Klepetan je ove godine svojoj Malenoj dosao tjedan dana ranije nego obicnoSlavonski Brod, 17.03.2015 - Klepetan je ove godine svojoj Malenoj dosao tjedan dana ranije nego obicno

Elle fut heureusement retrouvée par l’ancien gardien de l’école primaire, Stjepan Vokic.  Celui-ci la soigna et lui sauva donc la vie. Depuis, il veille sur elle et la protège, sur la cheminée de l’école où elle a installé son nid.

Cet handicap ne perturbe pas la fidélité de son amoureux. Klepetan, depuis toutes ces années, revient inlassablement la voir. Il effectue chaque année les 13000 kilomètres qui les séparent lors des grandes migrations annuelles, pour être auprès d’elle en mars. Cette année il est même arrivé un peu plus tôt.

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Leurs retrouvailles ont déjà donné naissance à de nombreux petits, qui apprennent à voler grâce à leur père.

Lorsque l’hiver arrive, Klepetan repart, accompagné de ses petits alors devenus grands, et laisse sa douce et tendre aux bons soins de Stjepan.

Quand on vous dit que l’amour donne des ailes !

Source : http://www.quoidenews.fr/2015/03/18/histoire-amour-cigognes/

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CARICHI SOSPESI IN EQUILIBRIO

#riflessionidalletto. Guardare oltre la finestra e immaginare che il tempo non sia mai passato; il melograno sta mettendo ancora le foglie 🍃, il tempo non è passato, i ricordi sono quelli di pochi anni fa. Il sole, la luce, la pioggia, il vento sono gli stessi, come le primavere sulla mia fronte: sono tutte in fila, tutte attese, tutte sudate; conquistate con tanta forza, con le unghie, con la folle tenacia di chi si arrampica a mani nude strisciando verso l’alto, contro la gravità.
Guardo fuori dalla finestra, sono beata adesso. Osservo il signor Mel con le sue piccole foglioline rosse e la sua prorompente voglia di essere ancora in fiore 🌺, mi sembra lo stesso di ogni anno, niente è cambiato. Le stesse foglie, forse allora son la stessa anche io? Ancora giovane, ancora uguale?Viaggio con il pensiero e il peso delle primavere, quasi… si cancella per un po’, dentro son sempre la bambina spensierata che cantava alle albe. Dimentico gli anni fino a quando non torno a guardarmi allo specchio, davanti a me si aprono i cassetti della mia esistenza: bagagli impegnativi, voci e colori, suoni e profumi con la stessa presente intensità: mistero!
Comincio a immaginare cosa provano le persone anziane… sono dei carichi sospesi un equilibrio tra il loro meraviglioso passato e il futuro incerto breve che rimane. 💬🍃☔🌱🎈🌺

© Lorella Ronconi 

Foto Fabiola Allegri

#LorellaRonconi #SirenaGuerriglia #senzabarriere #setedisapere #determined

Acquista le mie opere, clicca su:  http://lorellaronconi.it/poesie/pubblicazioni/


AIUTATEMI AD ABBATTERE LE BARRIERE CULTURALI

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Stanca, ma felice  di vivere. Sicuramente per colpa dell’ottusità, della cultura, della mancanza di buon senso; per questo inarrestabile “scianguinìo” della civiltà, rimango, rimaniamo ancora persone a metà.

Ringrazio tutte le persone che mi hanno scritto e ringrazio tutte quelle che non rimarranno indifferenti, le persone che non sono come quelle “tanto non mi riguarda”.

Ringrazio le persone che vorranno essere artefici del cambiamento di marcia, le persone che non vogliono più ignorare ma abbattere le barriere della cultura, le persone che vorranno darmi un aiuto in tal senso.

Abbattere le barriere della cultura significa anche cambiare modo di pensare, di progettare, di costruire e formare. Per un etica che riconosce nelle persone diversamente abili l’ <essere> persona, sotto tutti i punti di vista. Per una dottrina, un comportamento che ritorni all’imparare, conoscere, apprendere INSIEME, gli uni dagli altri.

Facciamolo non diciamolo e basta.
#senzabarriere #setedisapere #insiemeperimparare #emarginazione #discriminazione #disabilità
www.lorellaronconi.it


DISABILITA’, BASTA TITOLI AD EFFETTO PER VENDERE I GIORNALI!

La locandina di un quotidiano modenese  usa  la parola “mongoli”  per  denotare,  in modo  dispregiativo,  il comportamento di alcune  persone,  denuncia la Ledha. Il direttore si scusa, ma il problema resta.

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Di Francesca Martin
Ci interroghiamo spesso, come operatori del mondo dell’informazione, su quanto e cosa possiamo fare per produrre il miglior servizio possibile ai nostri lettori, ma anche su cosa possiamo fare perché il nostro lavoro possa lasciare traccia contribuendo, dove possibile, a lanciare seppure piccoli semi di cambiamento culturale nel modo di percepire la disabilità. Sconcerta, quindi, leggere certe notizie, accorgersi che il nostro stesso mondo – quello dell’informazione – ha ancora così tanto da capire, così tanta strada da fare.
Perché se per fare vendere un giornale si usa la parola “mongoli” in senso dispregiativo, nella locandina di un quotidiano – che non è un post idiota su facebook di qualche ragazzino imbecille, né una battuta di cattivo gusto detta al bar, ma una pubblicazione nero su bianco, scritta, da qualcuno, approvata e poi diffusa – beh, allora di lavoro da fare ce n’è davvero tanto.
PAROLE PER DEFINIRE – La notizia è questa, e la riporta Ledha – Lega per i diritti delle persone con disabilità: sabato 7 gennaio 2017 le locandine esposte dalle edicole della provincia di Mantova del quotidiano “La voce di Mantova” titolavano così: “Mongoli in mongolfiera a fuoco dopo l’atterraggio sui cavi dell’alta tensione”.

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Chiariamo subito un possibile equivoco: le persone vittime dello sfortunato incidente a bordo di una mongolfiera non sono abitanti della Mongolia. Sono cittadini tedeschi e, per inciso, dalle cronache non risulta che nessuno fra questi sia una persona con Sindrome di Down, precisa Ledha in una nota.

È evidente quindi come quella parola – mongoli – sia usata in termine dispregiativo: un sinonimo di stupido, idiota, impedito, inesperto. Tutte parole, e non è un caso, che in passato venivano utilizzate per identificare persone con disabilità e che solo successivamente sono diventate insulti. Ma perché non usare quelle, e ricorrere a questa parola, fino a poco tempo fa associata, dispregiativamente, alle persone con Sindrome di Down?

“SOLO UN GIOCO DI PAROLE” – Di fronte alla indignazione di Ledha, che aveva inviato formale segnalazione al Consiglio di disciplina dell’ordine dei giornalisti per chiedere che questo comportamento venisse sanzionato, oltre alla richiesta di scuse pubbliche e di un gesto di riparazione, il direttore responsabile de “La Voce di Mantova”, Alessio Tarpini, ha risposto dicendo che si era trattato solo di “un gioco di parole“, e che “non intendevamo offendere nessuno“. “Era solo un gioco di parole fatto in buona fede –riporta Redattore Sociale – che ha ottenuto l’effetto opposto a quello che pensavamo“. “Ho già risposto alla Ledha -replica Alessio Tarpini-. Siamo disponibili a qualsiasi iniziativa. Ci dicano loro cosa possiamo fare”.

COMPORTAMENTO SINTOMATICO –
Ma, scuse o non scuse, vien da chiedersi: è davvero possibile che ancora oggi per definire qualcuno con accezione negativa vengano usati termini che afferiscono alla disabilità (facendola passare per banale leggerezza, scherzo, gioco di parole)? Quanta acqua ancora dovrà passare sotto i ponti della nostra società perché la nostra lingua si raccordi con la realtà per quella che è e non per quella che per anni abbiamo distorto a causa della paura, della non conoscenza, dell’ignoranza?
Poi Vabbè – penserà qualcuno – era solo una locandina. No, mi spiace ma non è così. È un pezzo di carta incorniciato e in evidenza su una piazza, dove la gente passeggia, guarda, legge, fa deduzioni, costruisce pensieri, immagini, idee sulla realtà. E allora se la usa un giornale, una parola come quella, perché non dovrei farlo io? La legittimazione a usare un termine forte – con connotazione negativa – passa per una stupida locandina, sì. Un insignificante pezzo di carta incorniciato a fianco di un’edicola, che insignificante non è.
E va detto altro. Passeggiando per quelle piazze ci può essere anche una persona con sindrome di Down, la sua mamma, suo fratello. Come ci si può sentire ad essere chiamati in causaindirettamente in questo modo, da una lingua così rozza e tagliente, solo per fare un titolo? Che ne sanno, gli autori della locandina, delle difficoltà quotidiane, dei piccoli grandi traguardi anche solo nel percepirsi persone, e non diversi, inferiori, polverizzati da una piccola, stupida parola in una locandina?

Dal canto nostro continueremo a cercare di lanciare semi di cultura che non fuggano via col vento, ma rimangano saldi come le parole scritte.

From disabili.com


A CHI SORRIDE ANCORA, NONOSTANTE TUTTO…

A chi è felice, a chi è triste, a chi si sente solo, a chi combatte e non si arrende mai, a chi sta aspettando fuori da una sala operatoria, a chi sta lavorando ed è lontano da casa, a chi sta viaggiando, a chi è libero e a chi è relegato da rabbia e guerra.
A chi ancora sorride nonostante tutto, a chi crede in un domani migliore, a chi sogna, a chi sta dormendo in una casa vuota, a chi la casa non l’ha più.

A chi ama, a chi è stato tradito, a chi sogna un amore, a chi vorrebbe avere vicino la persona che ama e non può, a chi c’è sempre stato, a chi ci sarà.
A voi, a me, bollicine! ^_^  E che 2017 sia, buon anno amici miei!

Lorella Ronconi

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Ti auguro di affrontare sfide e vincerle,

di sfidare il dolore e superarlo il prima possibile,
di gioire delle cose belle e farne la tua forza,
ma sopra ogni cosa,
ti auguro un amore sincero accanto a te
che sappia comprenderti e guardarti negli occhi con amore
per cio’ che sei.
Stephen Littleword

60 ANNI INSIEME, UN ANNIVERSARIO SPECIALE, QUELLO DEI MIEI GENITORI, ELIO E ANDREINA

­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­Casal di Pari, 21 Ottobre 1956-Grosseto, 21 Ottobre 2016 : 60 anni insieme.

Nozze di Diamante per Elio Ronconi ed Andreina Savoi

Il 21 marzo del ‘53 si erano fidanzati e tre anni dopo si promettevano amore eterno davanti a Dio, sposandosi nella piccola, meravigliosa chiesa di S. Donato, a Casal di Pari. Giovani e innamorati, avevano il cuore pieno di speranza, ma probabilmente non immaginavano un futuro così speciale e lungo assieme. Venti anni lei, ventitrè lui, tanta incoscienza, ma una forte determinazione a mettere su famiglia.  

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Povertà e difficoltà non gli mancarono, ma la  solidarietà  e la complicità che li univa gli consentì sempre  di superare ogni ostacolo. Anche quando sembrava che non potessero avere figli, la speranza e l’amore reciproco non li abbandonò; si fecero forza e andarono avanti insieme, sempre fiduciosi, fino a quando sono arrivata io. Certamente a babbo e mamma sarà sembrato tutto perfetto: una bimba prodigiosa, bionda e vivace, una bambola tutta per loro, posso solo lontanamente immaginare la felicità che provarono: erano diventati genitori!

Nell’ occasione del loro 60° anniversario di matrimonio, voglio ringraziarli in modo ufficiale ed esprimergli tutta la mia riconoscenza per la sapienza, la forza, il coraggio, la pazienza che mi hanno trasmesso e per i sorrisi, le carezze, gli abbracci che mi hanno donato  fin  da quando sono nata.

Erano molto giovani, non erano preparati ad avere una bimba ‘differente’ con così tanto dolore alle gambe ed una malattia che nessuno conosceva. Ma loro non si sono mai arresi.

Ricordo i viaggi su e giù per l’Italia per raggiungere ospedali specializzati, ci si alzava all’alba per non perdere quei treni della speranza; ricordo dottori con le facce strane che mi misuravano. Il camminare mi provocava dolore e allora la mia salvezza era in braccio a babbo. Babbo Elio,il mio rifugio.

E mamma Andreina, la mia forza. Si battè con tutta la sua tenacia per mandarmi in una scuola “normale”; andava per uffici sostenendo che sua figlia doveva crescere in modo normale, come e con gli altri bambini. All’epoca esistevano ancora le scuole differenziali per  le persone “diverse”: disabili motori, psichici, sensoriali; la medicina e la ricerca annaspavano senza avere coscienza del gran numero di malattie rare esistenti. L’ ignoranza era dilagante,  giganteschi  i tabù e i pregiudizi; spesso i genitori di bambini disabili si vergognavano dei loro figli e relegavano la dimostrazione del loro amore per loro entro  convenzioni pelose e  l’ambito circoscritto delle mura domestiche.

Elio e Andreina, invece, i miei angeli che lasciavano il rosso dell’uovo a me e si dividevano il bianco, che lavoravano anche di notte per mettere insieme i soldi necessari per nuove cure, non hanno mai avuto né vergogna né paura di dire “sì” alla loro storia, di dire “sì” ad una bimba bionda che non riusciva crescere e a camminare, nessuno sapeva il perché.

Ai miei genitori, che non hanno mai disatteso un compleanno, né mai mortificato la mia entusiastica infanzia piena di curiosa, ingegnosa allegria, devo tutto ciò che ho e che sono: una persona viva, felice, realizzata.

Grazie babbo Elio, grazie mamma Andreina, buon anniversario di diamante!

Lorella Ronconi


JOSEPHINE MYRTLE CORBIN, LA DONNA CHE NONOSTANTE FOSSE NATA CON 4 GAMBE RIUSCI’ A COMBATTERE E SUPERARE LE BARRIERE CULTURALI VINCENDOLE. SI SPOSO’ A 19 ANNI ED EBBE 5 FIGLI

Josephine Myrtle Corbin: la donna nata con quattro gambe

Josephine Myrtle Corbin: la donna nata con quattro gambeLa natura può essere molto crudele. A volte sembra prendersi beffa delle sue creature, e le condanna a vivere una vita irreale. Alcuni si lasciano abbattere, e per loro è la fine, mentre altri affrontano la situazione, “combattono” e riescono a prendersi la loro rivincita. Josephine Myrtle Corbin, passata alla storia come “la donna con 4 gambe” si colloca nel secondo gruppo.


Nata a Clabourne, in Texas nel 1868,
la donna crebbe con due paia di gambe. All’esterno un paio, di grandezza normale, e un altro interno, decisamente più piccolo. In pratica la donna era dotata di due bacini e due corpi separati dalla vita in giù.Nonostante questo grave handicap, Josephine si sposò all’età di 19 anni con un dottore ed ebbe 5 figli, 4 femmine ed un maschio. Si dice che tre di questi fossero nati da una vagina e due dall’altra.

Ognuna delle due gambe più grandi era accoppiata con una più piccola interna. Poteva muovere le gambe interne, ma erano troppo deboli per camminare. Questa donna, così “particolare”,morì nel 1927, all’età di 59 anni. La nascita di una coppia di gemelli siamesi è un’eventualità molto rara. L’evento è causato da una tardiva divisione dell’embrione e se ne conta una ogni 120 mila. Tali gemelli sono esclusivamente monozigoti e, a seconda delle parti in cui sono uniti e degli organi che hanno in comune, vengono suddivisi secondo diverse tipologie.

Ancora più raro è il caso del cosiddetto “gemello parassita”, in cui uno dei due embrioni si forma all’interno dell’altro o non completamente. Un gemello, in pratica, prende il sopravvento e “assorbe” l’altro. Ma il caso di Josephine è ancora più complesso: esso fu il risultato di una forma ancora più rara nel regno del gemellaggio, noto come Dipygus, che le diede due corpi completi dalla vita in giù.

La donna ha lavorato per P.T.Barum e il Ringling Brothers Circus, poiché durante l’epoca vittoriana le persone deformi non erano discriminate. Loro stesse si mettevano in mostra nei più grossi circhi dell’epoca, come appunto il Ringling Brod and Barnum and Boley circus, ricercando popolarità. In un certo senso, era una fortuna che vi fossero queste occasioni di “dare spettacolo” attraverso la propria deformità, altrimenti, persone incapaci di camminare o svolgere le più normali attività quotidiane,sarebbero sicuramente morte di stenti.

Nell’800 e nella prima metà del 900, nei circhi andavano di moda i cosiddetti “freaks”, ovvero uomini con varie deformità che si esibivano come fenomeni da baraccone e diventavano delle vere e proprie celebrità del loro tempo. Phineas Taylor Barnum (1810-1891) fu uno dei più grandi impresari del XIX secolo.

Egli presentava molti fenomeni e molte stranezze della natura. Le folle erano attirate da uomini nani, donne barbute o corpulente, uomini mostruosamente grandi o uomini scheletrici e, soprattutto, fratelli siamesi. Nel 1871 Barnum creò The Greatest Show on Earth, ovvero Il più grande spettacolo al mondo, con cui fece il giro del pianeta. Charles Eisenmann, fu uno dei primi fotografi di culto che la società abbia mai conosciuto.

Ebbe l’idea di vestire queste “celebrità” di tutto punto e metterle davanti al suo obiettivo. Le fotografie venivano poi vendute come cartoline collezionabili dando lustro al fotografo quanto ai protagonisti. Un po’ come facevamo noi da piccoli con le figurine Panini: “io ti do l’uomo elefante e tu, in cambio, mi dai la donna che cammina sulle mani”.

Solo che questi non erano calciatori oppure cartoni animati, bensì uomini e donne ripresi nei minimi particolari, in tutta la loro drammaticità. Ed Eisenmann, fra gli altri, ritrasse anche Josephine. Oggi, la rara patologia della “donna con 4 gambe”, in certi casi, potrebbe essere operabile.

Nella nostra società le imperfezioni non vanno mostrate, anzi, si tengono nascoste sempre e comunque. Regna purtroppo una grande diffidenza nei confronti di tutto ciò che non si conosce e si presenta ai nostri occhi come “diverso”. Una cosa positiva è che non ci si abbandona più al fato ed alla rassegnazione, bensì la medicina e la chirurgia cercano di offrire soluzioni adeguate e definitive. Che in alcuni casi permettono anche di salvare delle vite.

Storie incredibili, quelle che abbiamo narrato. Episodi che ci ricordano quanto la vita possa essere dura e la speranza “irrevocabile”. Individui che nonostante tutto hanno deciso di vivere e che sono riusciti a trovare una loro dimensione.

Written by Cristina Biolcati

Tratto da oubliettemagazine.com


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