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UNO SCOGLIO E UN’ONDA

Scoglio e onda si incontrano
fra terra e cielo si sfidano.
L’onda si muove
si spinge
rincorre la schiuma
schiaffeggia la roccia
si sfrangia, si schiaccia.
Seguendo maree di luna
ora calma
lambisce un tramonto
velluto leggero
ondeggia di stelle, la notte
poi cresce, e forte
si spezza e si placa.
Cristalli di gocce
sapori di sale:
risate di gioia o lacrime amare? 14633154_568535553341556_5885562046779068573_o
Io scoglio
tu, onda di mare

vieni a danzare su me.
Io scoglio
ti guardo, 
ti aspetto
e non cado.


Fra il mare e la terra
sto qui, in mezzo, riparo
e mi bagno di te.
Da sempre ti aspetto
da sempre tu arrivi
tu, onda di vita
che lavi e consumi i segni che ho.

© Lorella Ronconi
Je roule – Ed. Ets Pisa

 

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POESIA & GIOIELLO, UN CONNUBIO DI PURE EMOZIONI DI AUTORE

Et voilà, una “sirena” in carrozzella  vicina ad un “marinaio” del battiecorri. Quasi un miracolo, poesie e baseball, qualcuno non riuscira’ ad immaginare quale sia il legame, eppure è solo… pura emozione.

La poesia che da’ e riceve dall’altro e, a sua volta dona. Tra il baseball e la poesie dei libri di Lorella Ronconi, Je roule e Sirena Guerriglia, un segno fatto a sua volta di emozionante poesia: l’anello di Roberto Cabalisti, un anello speciale, l’Italian Doughnut registrato da L.C.D.B. creato da specialisti orafi vicentini.

Un anello di congiunzione che contiene in se’ emozioni, come poesie, un gioiello che, assieme ai libri, lancia le sue emozioni da un video, che li presenta. 

Je Roule, Sirena Guerriglia, Italian Doughnut ® L.C.D.B. insieme, “la Fine” è solo un Preludio per l’Inizio, l’Infinito che accoglie e sostiene.

Lorella Ronconi


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Seconda parte – Italiano con le italiane: intervista a Lorella Ronconi

Lorella Ronconi

Lorella Ronconi

Ora sono

Non smettete di farmi
sognare.
Non smettete di farmi
credere.
Non smettete di farmi
esistere.
Attraverso i vostri sogni
ora vivo.
Attraverso il vostro esistere
ora palpito.
Attraverso di voi
ora sono.
(da Sirena Guerriglia)

© Lorella Ronconi

Continuiamo a tempestare di domande Lorella Ronconi, poetessa grossetana o, come sicuramente lei stessa preferisce essere definita, maremmana doc. In questa seconda parte, si privilegia l’impegno sociale di Lorella, che la vede occupata nel promuovere una maggiore consapevolezza del diritto alla sessualità per le persone disabili e, all’interno della Fondazione Il Sole onlus, nell’organizzazione pratica della vita di chi non è normodotato.

Lorella, tu combatti per i diritti dei diversamente abili, oggi la tua battaglia è rivolta al riconoscimento a all’accettazione del loro desiderio sessuale: come è l’atteggiamento delle persone comuni, trovi comprensione, sufficienza o, peggio, disinteresse? C’è ancora reticenza nell’affrontare l’argomento?
Oggi, per quanto incredibile, ci sono quattro milioni di persone con disabilità in Italia (4,1, per la precisione), pari al 6,7% della popolazione. E’ questa la stima del Censis 2015, che prevede tra l’altro un trend in crescita, la maggior parte di loro non vive la propria sessualità a causa di tabù, luoghi comuni, retaggi culturali imposti proprio dalla “cattiva amministrazione della cultura”! Facciamo un esempio: forse nessuno sa che un giovane disabile viene “sedato” con il bromuro. Sì, è così che va: le famiglie nella disperazione (perché magari il figlio è più nervoso in alcuni periodi) portano il loro ragazzo dal medico di famiglia, e questi finisce con il prescrivergli il bromuro per azzerargli le pulsioni sessuali. Io credo, invece, che dobbiamo tutti, poco a poco, cercar di cambiare opinione e aiutare gli altri, anche le Istituzioni, a promuovere questo diritto a vivere la propria sessualità, nei modi che possiamo. Ecco, io cerco di sensibilizzare le opinioni a riguardo e cerco anche qualcuno che mi aiuti a fare altrettanto per questi “diritti negati”.

Il tuo impegno, la tua lotta, riguarda in particolare l’universo femminile: per solidarietà o per reale necessità?
Se si comincia a parlare di sessualità e affettività per le persone diversamente abili, difficilmente nell’immaginario collettivo appare la figura della donna, della ragazza disabile, della persona che è corteggiata da un uomo normodotato.
Se si parla di sesso e disabilità, subito ci appare l’immagine di un uomo in carrozzella con accanto una donna pseudo carina  normodotata. Eh no!.. Ancora non ci siamo. Siamo “otturati” di mente. Tante persone, del mio passato mi hanno detto:  “Tu non potrai mai  essere come una donna normale per un uomo, non ti illudere!”.
La maggior parte delle persone quando si trova di fronte ad una donna diversamente abile vede solo il suo handicap: più evidenti sono i segni dell’handicap, più il suo “essere femminile” sembra scomparire. Non esiste, nell’immaginario collettivo, che una donna disabile possa piacere, possa  suscitare desiderio sessuale e possa, di conseguenza, avere rapporti sessuali, relazioni sentimentali o essere madre.

Questa ulteriore forma di discriminazione con veste sessista come ti fa sentire? Che reazioni suscita in te?
Mi disturba moltissimo, io stessa la vivo da 53 anni sulla pelle: sentirmi invisibile persino nei discorsi sull’affettività fatti tra “esperti in materia”, mass media o disabili stessi: lo stereotipo, il retaggio che vuole la persona disabile “asessuata” porta in sé la cellula classista!!! Se si deve parlare di sesso per le persone disabili, nell’immaginario appare una figura maschile: nei film, nelle foto dei giornali sull’argomento appare un uomo in carrozzella, un disabile psichico di sesso maschile. Fateci caso, cercate sul web le foto di una donna disabile in carrozzella affiancando la parola sessualità…
Io stessa sulla mia pagina, per fare album su donne disabili e l’amore, ho dovuto cercare su siti stranieri: Spagna, Usa, Francia, Norvegia…

Le statistiche, però, dicono che gli uomini disabili senza amore sono in maggioranza rispetto alle donne. Ti trovi d’accordo con questa affermazione?
Nient’affatto! Io sono convintissima che sbagliano: alle donne non viene chiesto se hanno desiderio sessuale o desiderio di amore di uomo/donna o meno, spesso sono le donne stesse che non ne parlano, pensando di essere “donne poco serie” se raccontano dei loro desideri sessuali. Per cambiare bisogna parlarne.

Qual è la categoria delle persone più ottuse e quella delle più aperte? Perché?
Non ci sono categorie, l’ottusità e/o l’apertura mentale, di cuore, di coscienza, non si regola come l’audio alla tv, è trasversale, non ha partiti o credi religiosi, non aumenta con lo studio. Forse, dico forse, si può essere più aperti con l’esperienza nella sofferenza o grazie all’educazione ricevuta dalla famiglia.

Sei tra i membri fondatori della Fondazione Il Sole onlus e tieni particolarmente al progetto del “dopo di noi”: vuoi spiegarci in che cosa consiste e perché è fondamentale che anche le Istituzioni siano consapevoli e tengano conto del problema?
Il “dopo di noi” comincia con il prendere coscienza che le persone diversamente abili devono poter rimanere nelle loro case. “Dopo di noi” è una frase che significa «dopo i genitori, cosa succede?». Adesso le persone dai 18 anni in poi vanno negli ospizi, in residenze socio-sanitarie assistite (rsa) create per le persone over 65. La Fondazione Il Sole è nata per creare una casa famiglia per disabili under 65. Purtroppo le case famiglia (che al max devono disporre di soli 12 posti, altrimenti diventerebbero ospizi per disabili) sono poche rispetto ai giovani disabili che rimangono soli o che vogliono vivere da soli. Il “dopo di noi” è un progetto che va avanti, l’obiettivo massimo sarebbe l’assistenza domiciliare, l’autonomia nella propria casa, o in appartamenti in piccoli gruppi.

Ottimisticamente, o pessimisticamente, che cosa ti aspetti adesso dalle persone e dalle Istituzioni?
Per me o per gli altri? Per me più aiuto possibile, sono veramente molto grave come malattia rara ossea in stato progressivo importante, in verità senza fratelli e sorelle, spero di poter trovare cure per il dolore e sostegno di affetti e comprensione. Per le persone diversamente abili, spero davvero nell’apertura delle “menti”, nei bambini, nell’educazione familiare e scolastica, che possa crescere al rispetto, all’accoglienza, al diritto e all’ascolto umano dell’altro. Istituzioni e famiglie, speranze e paure… a volte vincono le seconde.

Un’ultima domanda: hai un sogno in un cassetto che ci puoi rivelare?
Beh, il solito! :) Diventare famosa come la Rossellini per i primi piani nelle copertine delle riviste più vip top, come testimonial per i prodotti di beauté, ma ormai sono superata in età, per cui passo al secondo sogno nel cassetto: un uomo da amare che mi ami tanto tanto, un compagno che mi aiuti, una spalla sulla quale piangere, un sostegno per la mia esistenza, e… vissero tutti felici e contenti!

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Italiano con le italiane: intervista a Lorella Ronconi – prima parte 

Featured Image -- 2018

Già in altre occasioni vi abbiamo parlato di lei, Lorella Ronconi, donna, poetessa, grande combattente per il riconoscimento dei diritti dei disabili. Questa volta, cogliendo seppure un po’ in ritardo l’occasione dell’uscita della sua seconda raccolta di poesieSirena Guerriglia, abbiamo chiesto a Lorella di rilasciarci un’intervista. La prima parte, la potrete leggere qui, di seguito a Fragile, una delle poesie contenute nella pubblicazione: una piccola richiesta molto intima e delicata di attenzione e amore. La seconda parte, la troverete nel prossimo post.

Fragile

Leggera delicatezza
sprezzante limitatezza
dell’umana caducità:
Fragilità.
Povero, solo, essere
che hai e non sei.

Maneggiare con cura
l’abbracciante creatura
mareggiata dell’amore.

Maneggiare con cura
il fragile di me
che forse
vi appartiene.

© Lorella Ronconi

Lorella, grossetana o, come di sicuro preferisci, maremmana doc, quando sei nata e in quali circostanze?
Nata nel 1962, 26 maggio, San Filippo Neri, il mitico santo nativo di Firenze, diventato sacerdote poi, chiamato da tutti Pippo buono, il santo della Gioia, inventore dell’oratorio, amante dei bambini. Mi sono sempre sentita affascinata da lui e chiedo sempre a Dio il dono della gioia. A volte penso che sia proprio Filippo Neri che mi ha trasmesso questo insegnamento. Mamma e babbo avevano provato in tutti modi ad avere figli, dicevano loro che probabilmente erano sterili: sono nata dopo 7 anni “per caso”, nessuno si è mai spiegato come mai e come mai dopo, nonostante le loro prove, non sono venuti altri bimbi.

Quando hai capito che non eri come gli altri ? Come ti sei sentita?
Ho preso “coscienza di me” intorno ai 5 anni, guardandomi un giorno allo specchio, mi sono vista un po’ bassa e con la testa grossa, qualcuno probabilmente mi aveva offeso con aggettivi sulla mia statura, mi ricordo che fui angosciata dalla mia testa, piena di dubbi, domandai a mamma se ero normale… lei mi rincuorò ed io mi sentii “a norma”.

A scuola, ti sei sempre trovata bene con i tuoi compagni di classe o hai avuto problemi?
Non sono andata all’asilo, dai 18 mesi in poi ho iniziato a girare per ospedali per capire il come e perché della malattia che avevo. A scuola sono stata inserita in una classe “normale”: nel ’68 furono sospese le scuole differenziali per disabili, ma esistevano ancora; mamma si batté per inserirmi in classe con altri bambini “normodotati”e non in collegio per disabili come tutti le dicevano. Fu grande amore, gioco, amicizia, accoglienza, con gli insegnanti e i ragazzi non ho mai avuto sentore di esclusione, anzi, ero spesso il centro, la capobanda di idee e giochi, a parte educazione fisica che non facevo. Rimanendo sola in classe, con mia gioia, potevo fare tutto quello che volevo!
Le superiori furono un trauma: per la formazione culturale, volevo andare all’artistico, ma era ancora privato e con tante scale (ogni scuola superiore aveva le scale…), fui costretta ad andare al commerciale, unica scuola con ascensore. Una tragedia: odiavo i numeri, totalmente; salvata dalle materie umanistiche e dalle lingue straniere, diplomata con grande fatica, mia; davvero i numeri ancora mi mettono in crisi!

Sei circondata da tanti amici che ti vogliono un mondo di bene, e lo sai: pensi che sia un fatto normale o che tutto questo affetto sia anche frutto di un tuo lavoro ai fianchi?
Si, sono davvero “circondata” a livello planetario, nel vero senso della parola, di amici, di persone che mi stimano. Non so perché, forse sono una persona positiva. Devo dire sinceramente che fin da bambina ero positiva, allegra, propositiva, trascinatrice di amici e di amicizie, amo la vita, amo le persone, tanto, a prescindere, credo nel bene, nel senso vero, provo per gli altri un grande bene, a volte penso che vorrei abbracciare tutti, stringere tra le braccia il mondo per dirgli: “Ti ringrazio! Ti voglio bene”. Non sono demente, o grulla, sono anche una testarda e impulsiva, ma credo davvero nella positività dell’altro. Comunque credo di avere avuto anche tanta fortuna, gli amici mi hanno “salvato la vita”, gli amici “motori” di vita per me.

Qual è la cosa più frustrante che devi affrontare quotidianamente?
Quotidianamente, quando si hanno gravi difficoltà motorie, si devono sopportare, anzi accettare molte cose, la mancanza di libertà, il doversi fidare e affidare agli altri, anche nell’intimità, farsi lavare, toccare, vedere, rinunciare a cose tipo: “il telecomando è su quel mobile, non lo posso prendere, non guardo la tv” oppure “Ho voglia di piangere, i fazzoletti non sono a portata di mano, non devo piangere”. La cosa peggiore è la mancanza di privacy, è strano ma le persone non hanno capito ancora che quando una persona in carrozzella, con difficoltà motorie, è al telefono, si devono spostare, allontanare. Se siamo in due ad un tavolo o sotto l’ombrellone o da qualsiasi parte e all’altro suona il telefono, lui /lei si alza e si allontana per parlare con calma, in privato, poi torna. Se suona il telefono a me, rimangono tutti lì attorno, è imbarazzante sentirsi ascoltato, osservato, non c’è privacy, nemmeno per chi mi sta chiamando… In genere preferisco non rispondere piuttosto che far sapere le mie cose. E’ un “vizio” culturale che mi manda in bestia, che non so come far capire al mondo!

Parliamo adesso dei tuoi libri: quando e perché hai cominciato a scrivere poesie? Che significato ha per te esprimere i tuoi sentimenti in questa forma?
Ho cominciato a scrivere poesie perché erano le cose più piccole che potevo fare; mi spiego: prima suonavo il piano, 10 anni… poi ho dovuto interrompere perché le scale, le ottave, mi infiammavano i polsi creandomi tanti dolori. Allora dipingevo anche, ma come il piano i dolori per l’uso dei pennelli ai polsi era tanto. Cominciai a scrivere favole, ma erano troppo lunghe, lo scrivere molto mi infiamma le articolazioni che non ho più, danneggiandomi i tendini, per cui quando un giorno un mio amico mi “costrinse” a partecipare ad un concorso di poesia a Recanati sulla disabilità  e mi “uscirono” Je roule e Centauri in un’ora in un bar in cui mi ero rifugiata per un caffè …, mi resi conto che l’arte creativa che tanto amavo e temevo di avere perso, ancora poteva essere mia compagna …. Je roule arrivò tra le finaliste al concorso Giacomo Leopardi. Il significato? Beh, io penso che sono le emozioni belle quelle che rendono un essere… “umano”. Senza emozioni come faremmo a vivere? La poesia è l’arte letteraria più piccola, più povera, ma più grande perché “è” l’emozione nel suo stato più essenziale. Bastano due versi per scatenare l’anima o il cuore.

Perché hai deciso di pubblicarle? Che cosa ti aspetti che il pubblico provi, leggendole?
Mi è arrivata per caso la possibilità, un po’ in contropiede, una sorpresa… Cosa mi aspetto? Beh, come dicevo prima, che possano dare piccoli “brillini”, piccole piccole emozioni mie da condividere con altri, ma poi non credo che chi scrive poesie, chi dipinge, o chi fa una qualsiasi arte abbia un’aspettativa, la fama, la ricchezza interessano solo quelli famosi. Voglio dire, certo, mi piacerebbe poterci guadagnare e non spendere, mi piacerebbe poter vendere i libri per avere dei soldi da investire in una nuova pubblicazione. Costa pubblicare i libri cartacei adesso, le poesie poi non vanno più, nelle librerie stanno in fondo, negli scaffali più nascosti. A chi interessa la poesia adesso? Ma non voglio smettere, non posso smettere di scriverle, smetterò piuttosto di pubblicarle.

Come scrivi nelle tue poesie, sei sirena e sei guerriera. Sirena, perché? Cosa rappresenta per te questa creatura fantastica? Guerriera, perché? Di quale arma vorresti poter disporre o ti piacerebbe maneggiare con più disinvoltura?
Guerriglia perché non sono guerriera, sono pacifista, ma combattiva e mi riprometto sempre di non abbattermi e di essere determinata nel perseguire il bene. Alla domanda posso rispondere con quello che scrissi quando presentai ufficialmente per la prima volta la raccolta di poesie :
«Se nella mia precedente raccolta di poesie (Je Roule, E.T.S., Pisa 2008) “ruotavo”, dopo tanta sofferenza provocatami dall’ignoranza delle persone riguardo la mia diversa abilità, dopo tanto sentirmi “mostro” e nascondermi all’altro, ecco che mi guardo allo specchio e mi sento Sirena. Riferendomi al mio vivere in carrozzella e ripiegandomi sulla mia condizione, adesso promuovo me stessa accettandomi con grande amore, con nuova forza e rinnovata autostima. Ho cambiato pelle, ora “guizzo”: ora sono una Sirena. Entità leggendaria, metà donna e metà fantastica frequentatrice delle più remote profondità del mare, la Sirena nuota e si muove in energica sintonia con il suo mondo; osserva, accucciata sulla roccia, le navi e i marinai e comprende che non potrà mai correre sulla terra ferma tra quei “piedi guerrigli”, né essi potranno mai nuotare negli abissi profondi degli oceani. “Tra voi e me c’è una distanza incolmabile”, sembra dire la Sirena, guardando lontano; la tristezza può impadronirsi di lei ma il tuffo guizzante la rinvigorisce, le rinnova le forze, la fa risentire combattiva, “guerriglia”. Lei, la Sirena, ed io, Lorella, crediamo fermamente nell’uguaglianza dei diritti e nella grande, magnifica ricchezza delle differenti abilità. L’unicità e l’irripetibilità di ciascuno di noi ci fa naturalmente guadagnare il diritto di essere parimenti accettati nella nostra normalità.»

Continua…

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E LA VITA VOLA OLTRE LE NUVOLE

“E la vita vola
oltre le nuvole e respira di te,

libera,
svolazzando di gioia amorosa.

Incontra un raggio di sole
che la illumina d’oro,
poi si inchina alle stelle
attendendo il mattino
e gli sorride sublime:

‘Sei impastata di amore, vita mia !”
canta ai colori del cielo,
abbracciando
un vellutato arcobaleno. “

©Lorella Ronconi.
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Un grazie alla Confraternita del Battiecorri per la stupenda foto e all’ Italian Doughnut ® L. C. D. B. Per la gentile concessione dell’anello per la foto realizzata da Roberto Cabalisti.

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SIRENA GUERRIGLIA: UN LIBRO DI POESIE CON UN TITOLO CHE HA IL SUO PERCHE’

Di Daniele Del Casino: “Sirena Guerriglia: un titolo, il suo perchè”. 

Da diverso tempo ho il piacere di intrattenermi con la poesia, non scrivendo o, ahimè, decantando (per quanto mi piacerebbe) versi perchè ho la fortuna di frequentare alle volte ambienti letterari, che si spingono, ma non spesso, verso l’ambito poetico.

Mi sono ritrovato tra le mani “Sirena Guerriglia” la seconda pubblicazione della poetessa
Lorella Ronconi, che con piacere ho letto e “interpretato”, perchè ritengo che la poesia, per quanto arrivi dalle parole di qualcun altro, ha varie interpretazioni, quindi diventa soggettiva. Ma chi è Lorella Ronconi? Ella è nata e residente a Grosseto, nella Maremma della Toscana nel 1962 e dall’età di due anni convive con una tremenda e rara malattia genetica dal nome difficile: pseudoacondroplasia emersa, che dal 1991 la costringe su una carrozzella. Impegnata a livello civile  e politico da oltre venti anni per l’abbattimento delle barriere architettoniche, ma sopratutto culturali e sociali,come  nel riconoscimento dei naturali diritti per i disabili Lorella Ronconi da tempo riversa la sua energia anche nella poesia
una passione che la porta a vincere diversi premi, come il primo premio al concorso nazionale “San Leonardo Murialdo” a Roma con la sua prima raccolta poetica, “Je roule” e il “Pegasus Literary Awards” della città di Cattolica,  quest’anno nel mese di aprile.

Sirena guerriglia (Lorella Ronconi) ioesirenaguerriglia - Sirena guerriglia (Lorella R

Sirena Guerriglia: un titolo, il suo perchè

Qual’é il significato del titolo di questa raccolta ? Secondo l’autrice é la naturale fusione di due nomi a lei ben congeniali: la “sirena”, l’essere mitologico metà donna e metà pesce, che così tanto somiglia alla sua condizione, divisa tra l’essere femminile e la realtà dell’invalidità, un’immagine che Lorella Ronconi da molto tempo ha fatto sua, anche attraverso simpatiche elaborazioni grafiche, che la vedono ritratta come una sirena, appunto.

La “guerriglia” invece, quale conflitto dove una delle due parti affronta l’altra in maniera indiretta e senza uno scontro aperto riflette un’altra delle condizioni vissute da Lorella Ronconi: quella della sua lotta al pregiudizio nei confronti di tutti i disabili, una guerra fatta di tante battaglie che, nonostante tutto, affronta da tempo con mente da guerrigliera: non scontri aperti, dove l’ignorante può farsi scudo di scuse o “fare branco” con altri suoi simili ma scaramucce piccole e grandi, ogni giorno, attraverso la vita quotidiana, il web, su cui cura il suo blog personale, e i social network, dove piano piano le persone possono essere illuminate su molti aspetti della disabilità e qui cambiare, se necessario.
Le poesie di Lorella Ronconi qui giocano un ruolo determinante, esprimendo anche il pensiero a riguardo di questa voglia di lottare, ma anche del suo universo intimo, come “Fragile” oppure “Attesa di vita”, che consiglio vivamente tra le altre. Poesie brevi, ritmate, quasi rotte dalle ‘emozioni che, nel preciso istante di lettura, scaturiscono dal lettore e si fondono con quelle dell’autrice, esplorandosi in maniera vicendevole.
Ovviamente non posso che consigliarvi l’acquisto di questo volumetto, per poter apprezzare appieno l’emozione di cui prima stavo scrivendo, per poter cogliere versi unici, da sentire in qualsiasi momento, meglio se quando la stanchezza psicologica può prendervi, per poter capire come la poesia, insieme a tutta la letteratura, é davvero la ginnastica della mente.
Invito i più curiosi (e mi auguro che siano tanti) a visitare pure il blog della poetessa, che troverete facilmente digitando “Lorella Ronconi” su qualsiasi motore di ricerca web e dove troverete anche le sue due opere.


MARIA STELLA LO RE PUBBLICA LA SUA RACCOLTA “COME IN DUE”: UN VERO VIAGGIO TRA LE EMOZIONI

TRA CASA E FUORI

Quando esco lasciando il resto dentro casa e
fuori l’erba è un manto senza più colore
e cammino e non vedo
mi conserva una pace.
 
A volte lo spazio si restringe
e io sono alle cose solo cosa da mostrare
finché la stanza contrappone il suo rumore
quando i suoni vicini oltrepassano i muri.
 
Allora la mia fetta d’aria si allontana e sopravvivo
nell’intervallo imposto tra qui e fuori:
spine di rosa alla finestra e un girasole,
poi un papavero lontano, più lontano…
© Maria Stella Lo Re 

Come in due - Maria Stella Lo Re http://www.ibs.it/code/9788863548839/lo-re-m–stella/come-due.html

                      Ibs.it: “Come in due”

Maria Stella Lo Re, una autrice, poetessa molto preparata e di grande cultura.  Nella sua raccolta ha messo poesie di estrema diversità, comunicando così contenuti, ricordi, nostalgie e il suo grande ecletticismo poetico.  A volte narrative, a volte estremamente ermetiche, spesso struggenti o ironiche, ma profumate di sapori e colori inaspettatamente presenti. Pur conoscendo Maria Stella mi stupisce ogni volta. La sua capacità di scrivere è proprio nell’essere la poesia che scrive. Sono rimasta incantata dalla sua grande capacità di saper viaggiare con le parole in ogni tempo:  presente, passato, futuro,  sempre con la sua  estrema puntigliosa ricercatezza di piccole parole ricercate, metafore sottili ma assai forti da sentirne il peso, macigni e matrigne talvolta sorelle ed amiche emozioni dai più sublimi versi.

Lorella Ronconi

Maria Stella Lo ReLe poesie della raccolta Come in due sono state scritte nell’arco di un decennio; alcune di esse seguono una ‘direzione interiore’, sono autodirette, come dei monologhi interiori. Vi è una ricerca del silenzio ottenuta dalle varie combinazioni linguistiche e con la semplicità del testo dove il linguaggio si fa trasposizione della comunicazione quotidiana. I versi divengono una nicchia dove raccontarsi e raccogliersi per sfuggire il tempo. Il leitmotiv è l’amore declinato nelle sue varie forme. Gli amori finiti si fanno ricordo e il verso riecheggia luoghi e pensieri condivisi e momenti di vita vissuta insieme e perfino l’attimo della fine e del distacco, quasi una cronaca di ciò che era stato.

 


Maria Stella Lo Re è nata a Grosseto e vive a Siena dal 1977. Laureata in Storia dell’Arte, ha pubblicato in sedi diverse articoli di critica d’arte e di storia dell’architettura. Ha collaborato con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le Province di Siena e Grosseto. Attualmente lavora presso il dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature dell’Università degli Studi di Siena. Ha pubblicato le sue poesie su varie riviste, tra cui “L’Immaginazione”, “Orizzonti” e “CollettivoR”, e nelle raccolte “Pater” (Morgana Editrice) e “Luoghi di poesia” (Aletti editore). È membro dell’‘International Association for Art and Psychology’.


SOGNI

SOGNI

Lucciole danzanti,
fiaccole e torce piroettanti
da mani giocoliere,
sono i miei sogni.

Scintille,
faville sfavillanti.
Brillanti,
presuntuosi e pretenziosi
sono i miei sogni.

Da sempre compagni
i miei sogni
di tante buie notti
senza quiete.

Lorella Ronconi – 2013 – © Sirena Guerriglia


PRELUDI

… ALLA RICERCA DI TE

Continua a leggere


SALDE ALI

SALDE ALI

SALDE ALI

Io e il mio cuore immaginiamo

coraggiosi occhi che ci guardano,

sorrisi che dolci ci accarezzano,

baci che al risveglio ci sorridono,

salde ali che in un abbraccio ci liberano.

 

© Lorella Ronconi


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