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“NONNO NATALE: «In che altro modo avrei potuto avervi qui tutti e stare insieme?»

Dovremmo goderci i nostri cari finché sono in vita, ma, secondo me, non solo per Natale.

Non amo fare pubblicità ma quando essa comunica messaggi educativi, sociali, civili importanti è giusto sottolinearne la valenza. Uno spot pubblicitario della catena di supermercati tedeschi EDEKA. Spot meraviglioso e azzeccatissimo ci  ci narra con grande verità, la realtà triste di solitudine che molti nonni vivono nel quotidiano e, con forza, nel periodo delle feste.

Uno spot che ben narra la condizione di molti genitori, di molte famiglie, di molti figli, in questo mondo “globalizzato” anche la famiglia è “sparsa” allontanata  oggettivamente e soggettivamente. Il padre nello spot si inventa un modo estremo per poter rivedere i figli tutti assieme nel giorno di Natale.  

L’idea? La difficoltà di un padre anziano (e di molti genitori purtroppo) a raccogliere intorno a sé figli e nipoti per il giorno di Natale. Il protagonista di questa pubblicità non demorde, mette in atto uno stratagemma per riuscire nel suo intento. Come andrà a finire? Non è il caso di rovinare la sorpresa, vale la pena vederlo.
«In che altro modo avrei potuto avervi qui tutti e stare insieme?» dice il padre ai suoi figli e nipoti.

Vale la pena stare insieme per davvero, non bastano i messaggini virtuali, non possiamo rimandare il presente, potrebbe non tornare mai piu’.

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I PUBBLICITARI? O NON HANNO PIU’ IDEE O LE AZIENDE ITALIANE STANNO FUMANDOSI ROBA PESA: NON SAREI MEGLIO IO DI ROSITA?

“So Good!” – “What else?”   ” Immagina, puoi?” 

” Vedi Rosita, ora ti spiego”

Queste le “grandi” battute dei “grandi” testimonial pagati a GRANDI tintinnii milionari, non avevamo altro in Italia che far venire dei bambocci attempati incapaci di  pronunciare  parole in italiano?

Non sarei piu’ italiana io? Chiederei moooolto meno e darebbero una grande mano alla disabilita’.  

Secondo voi, questi geni del mercato pensano che in Italia i 5 Mln di diversamente abili (dati Ocse 2014) da moltiplicare per tre se si considerano i familiari: figli, genitori, fratelli, nonni, ecc,  non sono consumatori?

Oppure pensano che noi faremmo ribrezzo in uno spot? Allontaneremmo il “cliente” normodotato, ma, normo? O solo dotato? Di cosa in  poi di differente dalle persone con diversa abilita rispetto al consumo?

Le pubblicità possono mandare un prodotto ed un consumatore in perfetto “amore” —> fidelizzazione oppure agli antipodi; secondo me fanno onco  quelle dove ingaggiano attori stranieri per pubblicizzare un prodotto italiano e poi li doppiano! Li pagano, e pure parecchio, due battute in italiano studiale!

Insisto nel dire che  ci sarebbero tantissime  persone diversamente abili che potrebbero rappresentare un bel target di consumatori e anche tutti se si considera un disabile consumatore al pari di qualsiasi altra persona (diritto di ugualianza),  non è che se  ho  un attore figo e famoso a pubblicizzarmi il tonno mi faranno cambiare idea sulle stragi di tonni e le vendite saliranno alle stelle.

Tanto se  il prodotto è buono lo compro anche con la foto della nonna in bikini, ma magari parla italiano. Adesso che ho visto quello spot orrendo ho cambiato marca di tonno e pure i miei genitori.  Ecco come le pubblicità diventano controproducenti.

Hanno idee confuse secondo me sti’ “markettingari” italiani, ovviamente anche le aziende ci danno dentro di “#fantasiazero”:  mettono frasi filosofiche sul senso della vita e poi pubblicizzano una macchina.  Qualcuno mi spiega il senso della vita con una macchina che costa una cifra?

Roba da pazzi! #fantasiazero ed insisto e domando: MA PERCHE’ IO NO?

 

(c) Lorella Ronconi


QUANDO L’AZIENDA CAPISCE CHE ANCHE LA DISABILITA’ E’ “SOSTENIBILE” E LO COMUNICA IN MODO EDUCATIVO

Finalmente un’azienda leader capisce UN VALORE e lo COMUNICA in MODO EDUCATIVO, questo per lei RITORNO DI IMMAGINE ed ECONOMICO. Applausi agli autori di questo SPOT. Tutto da vedere!

Nel mondo aziendale il marketing si fa utilizzando per lo più le emozioni, con la pubblicità si vende e si comunica in modo più o meno educativo: mai si è arrivati ad utilizzare la persona diversamente abile in uno spot.
Nel marketing commerciale, si mettono belle ragazze con scollature, gambe lunghe, bambini biondi perfetti, donne indaffarate per le pulizie, mamme senza smagliature ed esigenti, adulti con la sola pecca del capello bianco…
Si è arrivati a qualche bel maschio, alle nonne con qualche ruga che fanno la sfoglia, alle persone di colore, ma mai a delle persone disabili motorie o psichiche, come se, noi non fossimo degli acquirenti o dei consumatori… Bah!!!

Forse per le aziende noi persone con disabilità “noi” non siamo abbastanza “cinematografici” da essere portatori di marketing? O forse i grandi creativi pubblicitari sono lontani dal tirar fuori dalla loro “lampada” l’idea che una persona con disabilità può essere “portatrice” di economia?

Applausi alla Guinness, hanno avuto una idea geniale, oltretutto “cantata e ribadita” da ogni disabile: “METTITI NEI MIEI PANNI PER CAPIRE QUALE E’ LA MIA PROSPETTIVA, VIENI OGNI TANTO TU AL MIO LIVELLO PRIMA DI DETTAR LE REGOLE DEL TUO, CONOSCI I MIEI VALORI… UNA VERA “SQUADRA” LO FA E BRINDA ALLA GIOIA DELLA VERA AMICIZIA CHE VINCE SOPRA OGNI COSA”.


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