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AMORE DISABILE = AMORE IMPEGNATIVO?

Tu cosa ne pensi? E’ impegnativo amare una persona con disabilita’ motoria o sensitiva?

Qualche anno fa: “Vedi, mi piaci, sei intelligente, speciale, saresti la mia donna ideale, ma… sei disabile, sei impegnativa, abbi pazienza”.

Ecco una “dichiarazione d’amore” ricevuta 20 anni fa. Non è cambiato nulla, sapete? Questa affermazione è tornata nel tempo, a me, a molti amici disabili.

Ma quale persona, quale storia d’amore non è impegnativa? Chi può prevedere nel tempo? Perchè esiste la paura di amare una persona sulla carrozzella, o cieca, o sorda?

Siamo davvero così terribili da essere cancellati dalle emozioni di coppia? Dall’affetto/pulsione relazionale/sessuale?impegnativa

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MOVE@BILITY: AFFETTIVITA’, SESSUALITA’ E DISABILITA’, IL PUNTO AD OGGI

“La differente concezione tra i due sessi nasce già tra i “normali”…  Anche  quando parliamo di sessualità, il pensiero va quasi automaticamente all’uomo disabile, quasi che noi donne non avessimo quest’esigenza.”

Riporto con gioia l’intervista pubblicata da Move@bility, felice e sempre pronta a promuovere abbattimento di barriere culturali per le persone con differente abilità. Grazie a tutti per la possibilità che mi avete donato.

03/08/2016 – SESSUALITÀ E DISABILI: UN TABÙ CHE RESISTE

Le persone disabili fanno sesso o, semplicemente, sono interessate alla sessualità e ad una vita di coppia come quelle “normali”?  A giudicare da come stanno le cose, in Italia e non solo, la risposta a questa domanda sembrerebbe negativa. Ma, in realtà, le cose stanno in maniera “leggermente diversa”.

Foto di Maria Vittoria Peccatori

Lorella Ronconi (© Maria Vittoria Peccatori)

Ne parliamo con Lorella Ronconi, Cavaliere della Repubblica Italiana in virtù di una vita spesa in prima linea per l’affermazione e la difesa dei diritti delle persone disabili, incluso quello ad affettività e sessualità. Lorella, affetta lei stessa da una disabilità fisica fortemente invalidante, oltre a vantare un curriculum ricco di esperienze in associazioni, onlus, istituzioni locali, nella quali ha messo la propria caparbietà tipicamente toscana al servizio dei diritti di chi non ha voce, lottando per l’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali che ancora condizionano la vita di milioni di disabili, in Italia e non solo.

– Ciao Lorella e grazie per la tua disponibilità a fare questa chiacchierata. Ti va di presentarti agli amici di Move@bility?

Ho 54 anni, sono toscana e, anche se dall’età di 2 anni convivo con una grave malattia genetica, sono sempre innamorata della vita. Grazie ai miei genitori e ad insegnanti “illuminati”, sono stata tra le prime persone disabili in Italia a frequentare le scuole “normali”.  Il mio carattere e la mia sensibilità verso gli altri mi hanno spinta da sempre ad impegnarmi in prima persona nel sociale. Tra le mie grandi passioni, l’arte, la poesia e il web, in particolare i social media, che considero strumenti essenziali per abbattere le barriere culturali che ancora oggi ghettizzano noi disabili.

– Veniamo subito all’argomento centrale di questo nostro incontro: disabili e sessualità. Perché questo tema è ancora tabù, nel 2016?

Alla base del tabù c’è la visione della persona disabile come “malata”, mentre la disabilità è, innanzitutto, una particolare condizione permanente (fisica o psichica). In genere, quando affronto quest’argomento in contesti pubblici, utilizzo quest’esempio: quando una persona è a letto con l’influenza, è difficile che venga considerata sessualmente desiderabile, ci si limita ad accudirla e curarla perché guarisca. Ecco, agli occhi di chi considera tabù l’accostamento tra disabili e sessualità, è come se noi disabili avessimo perennemente l’influenza: quindi, guai a considerarci sessualmente desiderabili o, men che meno, attivi!  Nella migliore delle ipotesi, ci considereranno eterni bambini, naturalmente privi di pulsioni e desideri sessuali.

– Per le donne disabili (lo sappiamo bene, in quanto entrambe parte della categoria), il tema è ancora più “sensibile”, perché risente dello stesso retaggio culturale che, per secoli, ha visto (e, in alcune culture, vede tuttora) la donna come “oggetto” e non “soggetto” di pulsioni sessuali. Ma è davvero così?

La differente concezione tra i due sessi nasce già tra i “normali”, come dicevi tu. Anche  quando parliamo di sessualità, il pensiero va quasi automaticamente all’uomo disabile, quasi che noi donne non avessimo quest’esigenza. Anche i media contribuiscono a rafforzare questa convinzione: sono ancora troppo pochi, per fare un esempio, i film nei quali la disabilità in tutte le sfaccettature è raccontata “al femminile”. Ma la pulsione sessuale non è una cosa legata al modo di camminare, vedere, sentire: è connaturata al nostro essere umani, senza differenze, se non di carattere “meccanico”, tra i due sessi, indipendentemente dall’eventuale presenza di disabilità.

– Secondo te, l’introduzione della figura dell’assistente sessuale è una soluzione efficace e, se sì, per entrambi i sessi? Risponde anche al naturalissimo bisogno di affettività, oltre a soddisfare delle pulsioni (anch’esse naturali, beninteso)?

Sia che si parli di disabili maschi o femmine, non è sufficiente limitarsi ad introdurre la figura dell’assistente sessuale, per rispondere con un tocco di bacchetta magica alle esigenze delle singole persone, a maggior ragione in una sfera così delicata come quella affettiva e sessuale. La mia impressione è che manchi un chiaro progetto, a livello Italia, su come “disegnare” questa figura, che, per com’è comunemente pensata, risponde sicuramente di più alle esigenze “meccaniche” maschili. Per la donna, il discorso è un po’ più complessa- anche a livello, per l’appunto, “meccanico”- oltre al maggior bisogno di un coinvolgimento affettivo. Sarebbe necessario istituire una figura professionale ben disegnata, che possa rispondere interamente alle esigenze “fisiologiche” ed affettive (a queste ultime risponde, per esempio, la “coccola-terapia”) dei vari disabili, maschi e femmine. Prima dell’assistente sessuale, bisogna formare figure professionali come assistenti sociali, consulenti, psicologi e psichiatri, in modo da dare loro anche una effettiva cognizione dell’esigenza dei disabili di soddisfare bisogni anche di natura sessuale ed affettiva e metterle in condizione di rispondere in maniera efficace  a tali legittime necessità. Invece, oggi, fin troppo spesso si “risolve il problema” prescrivendo pasticche di bromuro (che agiscono solo sull’inibizione della libido) o demandando tutto, ancora una volta, alle famiglie, con implicazioni psicologiche non di poco conto, per genitori che si trovano a dover soddisfare le esigenze “fisiologiche” dei figli anche in una sfera così intima e, quando chiedono aiuto o consigli, si trovano davanti persone impreparate a rispondere in modo efficace.

– Quanto conta la componente affettiva e sentimentale, nella vita sessuale di una persona disabile (indipendentemente dal sesso)?

È essenziale, perché l’amore è vita, per tutti, disabili compresi.

– Immaginiamo una scena: due persone, una disabile e l’altra no, insieme, in atteggiamento, diciamo così, “molto affettuoso”. Nella stragrande maggioranza dei casi, la gente che le guarda pensa che si tratti di persone legate da un vincolo di amicizia, parentela o, al più, di malato/a e badante/assistente. Come convincere quelli che tu hai definito efficacemente “otturati di mente” che si tratta di una situazione del tutto normale?

Siamo in piena era della comunicazione, quindi usiamola! Servono tantissime campagne di sensibilizzazione anche sulla sessualità, aspetto centrale della vita dei disabili, come di tutte le persone. Bisogna “scioccare”, far toccare con mano (o con gli occhi) il fatto che la disabilità non è antitetica al sesso e alle logiche dell’attrazione, anche verso i  “normodotati”.

– Secondo te, cosa si può fare, a livello istituzionale e culturale, per promuovere una cultura di effettiva accettazione della disabilità come condizione non da compatire, ma da considerare assolutamente normale, abbattendo non solo le barriere architettoniche, ma anche (e innanzitutto) quelle culturali?

Metterci la faccia, far vedere che siamo persone e non animaletti malati da accudire. Poi, impegnarci a far rispettare la Convenzione dell’ONU sul diritto alle persone con disabilità (firmata dall’Italia nel 2009) e le leggi esistenti sull’abbattimento delle barriere architettoniche, attraverso lo stanziamento di risorse economiche adeguate. Ma, soprattutto, noi disabili dobbiamo “fare sistema” ed entrare in politica, impegnarci in prima persona, insieme, per arrivare ad un risultato. Solo in Italia, secondo le stime dell’ISTAT, ci sono più di 4 milioni di disabili, più i familiari: dobbiamo “fare rumore”. Non siamo “invisibili” e non dobbiamo esserlo, anche a livello di pubblicità e marketing: a quando un (o una) testimonial disabile nello spot di un brand “figo”?

Non vediamo l’ora! E chissà che… Stay tuned! 

Pubblicato in: Move@bility & friends


#ILMASCHIOINCHAT DI INCONTRI, QUANDO SI ACCORGE CHE LA DONNA E’ DISABILE? SCUSA, MI DISPIACE, NON VOLEVO

#ilmaschioinchat: per le donne diversamente abili nessun progresso sul sesso. “Sarebbe ignoranti cercarlo da te” – ” Sono seduta in carrozzella non asessuata” – “Scusa. Non ho studiato medicina”

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Ogni tanto vago in chat di incontri con la speranza di trovar un fidanzato :))) ma anche per capire meglio cosa sanno, pensano, o scrivono “i maschi” sulle donne disabili.  In chat, con un nickname, dietro ad uno schermo, le persone si sentono più libere, meno frenate dalla “buona educazione”, escono allora tutte le “ignoranze”, i tabu’, le paure e i retaggi culturali sulla sessualità/affettività su una donna (uomo) con disabilità motoria o sensoriale.

Ecco un saggio della attuale situazione.

Lui: “Sarebbe da ignoranti cercarlo da te“.

Io: “Essere seduti comporta la perdita dei genitali? Non sono asessuata” .

Lui: “Scusa, non ho studiato medicina“.

Gli uomini nelle chat di incontri, spesso diventano maschi, ma soprattutto tirano fuori la loro paura, ignoranza grandissima in materia , generalmente l’80 % scappa quando si accorge che sta chattando con una donna disabile.  Io non dico bugie di me, ho una bella foto profilo e una descrizione di me reale, ma, ovviamente pochissimi leggono la descrizione. Il soggetto guarda la foto (esca per pesce lesso) e scrive di getto qualcosa di intrigante, gli rispondo, lo faccio andare un po’ avanti e poi gli chiedo (confesso, a volte con un certo gusto): “Hai letto il mio profilo? Sono in carrozzella.” . Il tipo risponde dopo qualche secondo – va a leggere la descrizione – e arriva con la frase “top dei top” : “Scusa, mi dispiace, non volevo“.
Ti dispiace?!!!!!!!!!!!!!!!! Ma se un minuto fa volevi strapazzarmi addosso tutto il kamasutra?!!?? E…no, non è finita, dopo arriva la domanda “standard”: “Senti, ma ci sei nata o ci sei diventata?“.
Immaginate la mia risposta 😀 . Cadono le braccia, finisce il trip, o scappano o si ammorbano chiedendoti amicizia e consigli sulle loro storie: tristissimi. Ti fanno sentire invisibile come femmina, donna (o uomo), spesso son persone, uomini di 35, 40 anni; non mi arrendo, non voglio smettere di sognare, desiderare ed operare per una parità di opportunità anche per noi, uomini e donne, persone con differenti abilità.
Lorella

 

 


LORELLA, IL MIO NOME È LORELLA

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È veramente cosa molto difficile, un’impresa memorabile, estremamente dura essere considerate femmine e donne sessuate nelle chat d’incontri, ci avete provato? Quando i maschi si rendono conto che siamo disabili diventano tutti amici pietosi, carini, agnellini angelici in fuga…:'(. Per voi ragazzi ‘in carrozza’ succede la stessa cosa? Mi piacerebbe sapere cosa dicono a voi….


TODAY.IT: “SONO UNA DONNA, SONO DISABILE MA QUESTO NON VUOL DIRE CHE NON HO DIRITTO AD AMARE ED ESSERE AMATA”

 

 La vita in lotta di Lorella Ronconi

Lorella Ronconi vive in carrozzina da quasi trent’anni ma non hai mai smesso di battersi: se prima lo faceva per le barriere architettoniche ora lo fa per il diritto all’amore. Perché essere disabili non deve significare rinunciare al sesso.

Di  Selene Cilluffo 13 Giugno 2015

Si chiama Lorella, ha 53 anni ed è di Grosseto. Bionda, affabile, brillante. Una donna affascinante, la cui voce al telefono ti conquista con facilità. Lei è disabile e dopo anni di battaglia per le barriere architettoniche adesso lotta per qualcosa che riguarda non solo corpo e i diritti, ma anche emozioni: l’introduzione in Italia della figura degli assistenti sessuali per disabili. La sua arma è la parola: da anni scrive poesie, uno dei suoi strumenti d’espressione con cui cerca di cambiare e migliorare il mondo che la circonda. Esperta di comunicazione e social network manager, i media li conosce bene e sa come si comportano. Non è facile: oltre agli stereotipi che schiacciano i corpi e le sensibilità del mondo femminile, lei sente addosso anche quelli che dipendono dal suo essere disabile. E purtroppo il sesso, il piacere, l’espressione più bella dell’amore per chi ha altre abilità, sembra essere qualcosa che non esista e quindi viene negata.

Hai mai incontrato qualcuno che ti biasimava per questo impegno che hai preso?

“Certo. L’ultimo qualche settimana fa: un delirate omino sul mio blog ha commentato dicendo che è uno schifo e che non si può dare ai disabili l’illusione dell’amore. Io credo che la sessualità non solo sia un diritto ma anche un bisogno primario come mangiare o bere. Inoltre è dimostrato che l’affetto sviluppa intelligenza. Quello che mi sembra schifoso è che a molti disabili vengano dati farmaci per evitare il nervosismo provocato dall’assenza completa dell’espressione sessuale”

Lei è cattolica e catechista e questo però non ha interferito nella sua battaglia: “Ho un ottimo rapporto con il mio parroco e il mio vescovo, entrambi frati. Loro sanno bene che ai ragazzi a cui faccio catechesi insegno l’importanza del diritto ad amare e alla verità. Faccio molta informazione su questo tema: ho fatto seminari nelle scuole, ne parlo spesso. Sono convinta che in qualche modo vada cambiata la mentalità comune“.

Introdurre la figura dell’assistente sessuale in Italia però per Lorella non basta: “Se tu hai un figlio tetraplegico ora come ora non esiste un servizio sociale a cui rivolgerti per questo tema. Va creato un sottobosco culturale che possa permettere l’accettazione. Solo così il resto verrà naturale, automatico. Ci vogliono percorsi per farsì che le famiglie non siano sole nel paranorama sociale quindi è importante che ci sia un tessuto di accettazione”.

Quella di Lorella è una battaglia portata avanti perché tutti possano avere garantito il diritto all’amore. In particolare le donne, che quando sono disabili su se stesse vivono un doppio pregiudizio sul loro corpo, sulla loro pelle: “E’ come se sia più accettabile che un uomo abbia il diritto al sesso rispetto a una donna. Tutte le ragazze vivono la pressione dello stereotipo femminile del corpo perfetto e noi donne disabili dobbiamo convivere sia con questo che con quello relativo alla disabilità. Chiunque ha diritto alle emozioni allo stesso modo, che di tratti di uomini o di donne”

Ma dove trovi l’energia per tutte queste battaglie?

“In realtà non so. Adesso alla mia età sto riflettendo molto e mi accorgo che negli anni le cose sono molto cambiate: pensa come viveva un disabile negli anni sessanta, quando io ero una bambina. Sono nata con questa malattia molto rara che colpisce una persona su 60mila. Poi sono cresciuta ma sono rimasta alta sempre un metro e venti e da questa prospettiva ho sempre guardato il mondo. Negli ospedali mi dicevano sempre che non ce l’avrei fatta, che la mia malattia era troppo grave. Ma eccomi qui: ho sempre dato un morso alla vita e alla morte che mi stava sul collo. In più non sopporto le ingiustizie. Forse è questa la mia forza”

Lottare per Lorella è una questione di famiglia: sua madre portò avanti una battaglia per farsì che lei potesse frequentare la scuola in classe con gli altri bambini, visto che all’epoca ancora c’erano le classi differenziali per disabili. “Sono sempre stata determinata e sono una persona fortunata, circondata da gente che mi vuole bene”. La malattia di Lorella si chiama pseudoacondroplasia poliepifisaria: non ha cartilagine nelle articolazioni e le sue ossa si sfregano continuamente, fino a sgretolarsi. Per questo quando aveva 28 anni si è trasferita in Francia, dove è stata sottoposta a un intervento sperimentale, il primo in Europa. Tornata in Italia per anni si è battuta nella sua città, Grosseto, per ottenere le barriere architettoniche, una delle sue vittorie.

Durante tutto il suo impegno civile e sociale è sempre stata accompagnata dall’arte: scrive poesie, dipinge e l’espressione di sé le ha portato diversi premi e soddisfazioni. Ma le battaglie non si fermano e Lorella non nega che una maggiore attenzione alle problematiche sociali, maggiori investimenti, insomma un cambiamento di rotta in questo senso potrebbe anche essere un modo per uscire dalla crisi, per dare vita a quella famosa ripresa economica che dal 2008 è tanto ricercata dagli economisti: “Secondo i dati Ocse ci sono più di 4 milioni di disabili in Italia. Moltiplica il tutto per i componenti delle loro famiglie, arriviamo almeno a 12 milioni. Sono numeri che fanno vincere partiti e ma da chi fa girare l’economia siamo visti come un peso. In realtà siamo una risorsa che non viene sfruttata. Pensa quante donne come me si comprerebbero un bel pannolone di paillettes! Basterebbe solo superare ipocrisie e omertà, senza strumentalizzare la nostra condizione, come spesso viene fatto dai media: siamo persone, non animali da circo”.

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DA GROSSETO LE RIFLESSIONI SUL DIRITTO ALL’AMORE PER LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI IN PARLAMENTO CON UNA RISOLUZIONE DELL’ONOREVOLE ILEANA ARGENTIN

“ALL YOU NEED IS LOVE: DIRITTO ALL’AMORE”: le riflessioni della tavola rotonda della Commissione Pari Opportunitè di Grosseto arrivano in Parlamento

L’On. Ileana Argentin presenta alla Camera una risoluzione sulla sessualità delle persone disabili

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GROSSETO, 11 Aprile 2014 

“Apprendiamo con piacere – commenta Reana de Simone, presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto – la decisione dell’On. Argentin di presentare, alla Camera dei Deputati, una risoluzione sulla dimensione sessuale ed affettiva delle persone disabili. Abbiamo ricevuto apprezzamenti da molte realtà differenti, il successo dell’iniziativa “ALL YOU NEED IS LOVE: DIRITTO ALL’AMORE” ci rende fieri, siamo felici di aver sollevato un velo su un argomento così delicato ed importante. Per questo ci auspichiamo che questo sia soltanto l’inizio un percorso più ampio e condiviso possibile verso il riconoscimento delle pari ooportunità, anche nella sfera sessuale, delle persone disabili”.

 

L’On. Ileana Argentin è stata ospite, lo scorso 21 marzo, della tavola rotonda promossa dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto dedicata alla dimensione sentimentale, emotiva e sessuale delle persone disabili.

 

“Un’iniziativa partecipata – continua Reana de Simone – e molto interessante che ha affrontato il tema della sessualità delle persone disabili dal punto di vista scientifico con l’intervento della dott.ssa Eleonora Motta, ma anche da quello emotivo e realistico di chi la questione la conosce da molto vicino con gli interventi dell’On. Argentin, di Rosanna Guerri, Lorella Ronconi e Luciana Pericci”.
La tavola rotonda si inserisce nel più ampio progetto “Noi non siamo indifferenti”, promosso dalla Commissione Pari  Opportunità provinciale e dalla Provincia di Grosseto, che ha preso il via in occasione della Festa della Toscana a dicembre con la mostra fotografica “La nuda bellezza” di Marco Tisi che descrive in ventitre foto la quotidianità dei ragazzi che frequentano il centro diurno per disabili Il Girasole di Grosseto.
Online fino al 30 aprile sulla pagina facebook della Commissione Pari Oppurtunità provinciale (www.facebook.com/commissionepogrosseto) anche l’originale contest fotografico “Noi non siamo indifferenti” rivolto agli studenti delle scuole superiori della provincia che potranno raccontare in uno scatto cos’è per loro le diversità. Si tratta dell’iniziativa di chiusura del progetto, il contest resterà online fino al 30 aprile e la foto vincitrice sarà decretata dal numero di mi piace ricevuti e dal giudizio di una commissione appositamente istituita.

Da GrossetoOggi.net http://www.grossetooggi.net/notizie/attualita/7102/–all-you-need-is-love-diritto-damore-le-riflessioni-della-tavola-rotonda-della-commissione-po-arrivano-in-parlamento

Di seguito il testo della risoluzione dell’On. Ileana Argentin

Alla luce di quanto emerso durante il convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 Marzo, e in conseguenza di centinaia di sollecitazioni da famiglie e disabili su questo argomento, ho presentato alla Camera dei Deputati questa risoluzione che garantisce il diritto alle pari opportunità, anche nella sfera sessuale, alle persone con handicap grave.

– Risoluzione – 

La XII Commissione

premesso che:

fino ad alcuni decenni fa il discorso relativo alla sessualità nei soggetti portatori di handicap veniva considerato tabù e la loro dimensione sessuale veniva negata;

in particolare, le strategie adottate si risolvevano in interventi di tipo fisico (uso di psicofarmaci, legamento delle tube, ovariectomia per le donne ed evirazione per gli uomini), psicologico (punizioni, minacce, rinforzo di condotte sostitutive o compensatorie) o psicosociale (isolamento, impedimento di contatti con persone dell’altro sesso). Queste soluzioni si sono rivelate fallimentari per il fatto di trascurare la promozione del benessere degli individui e di misconoscere il diritto umano fondamentale anche della persona disabile di poter esprimere i propri bisogni psicosessuali;

ciò è sempre avvenuto perché si riesce ad accettare con difficoltà che una persona in situazione di handicap possa manifestare bisogni sessuali analoghi a quelli di una persona normodotata. Il disagio nell’accogliere la dimensione sessuale e la sua espressione nella persona disabile può essere imputato alla biologizzazione della sessualità, ossia alla tendenza a considerarla come mera realtà naturale/organica scarsamente o per nulla correlata a fattori affettivi, relazionali, sociali, ecc.;

l’esistenza e la manifestazione da parte degli individui disabili di bisogni, desideri e condotte psicosessuali, contrariamente a quanto avveniva in passato, non possono più essere negate o ignorate, ma esigono pieno rispetto e impegno per una possibile la realizzazione;

tali manifestazioni sessuali si esprimono nelle diverse tappe evolutive, in accordo con il grado e il livello di integrazione personale, di sviluppo cognitivo e fisico, di competenza relazionale e di adattamento e autonomia sociale;

la possibilità di manifestare e vivere i bisogni e i desideri sessuali, in accordo con il proprio grado di coscienza e capacità, sia un diritto umano fondamentale, che non deve essere ignorato ma rispettato e reso possibile. Ciò in particolare per le persone che, a causa delle loro difficoltà, necessitano dell’aiuto degli altri per realizzare la propria psicosessualità;

le affermazioni precedenti introducono il discorso relativo all’importanza e alle responsabilità che gli educatori hanno nel favorire la realizzazione del diritto dei disabili di esprimere e vivere la dimensione psicosessuale, al pari delle altre sfere della personalità e sempre secondo le proprie possibilità e in funzione del proprio benessere e la necessità di una preparazione adeguata per rispondere alle esigenze di educazione sessuale dei soggetti disabili:

impegna il Governo

a formulare linee guida in ambito psicoassistenziale al fine di riconoscere e coadiuvare le persone con disabilità nella gestione della loro sessualità;

a valutare l’opportunità di sperimentare d’intesa con le regioni, sulla base delle esperienze già avviate nei paesi del nord Europa, forme di assistenza sessuale per i disabili.

 

Ileana Argentin

 

 


THE SPECIAL NEED – Un film italiano per parlare affettività e disabilità in occasione della Giornata Mondiale sull’Autismo

“THE SPECIAL NEED” – Un film italiano per parlare affettività e disabilità in occasione della Giornata Mondiale sull’Autismo.


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