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RICOMINCIARE, E’ LA PRIMAVERA A NOVEMBRE

“Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.



Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte. 
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.

E’ un’avventura, ricostruire se stesse. 
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…”

DIEGO CUGIA – “Donne in rinascita”

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Photo by di Claudia Dea, Notte di solitudine 

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#RIFLESSIONIDALLETTO,  I MIEI GMF 

Certamente l’anno passato ha portato grandi cambiamenti nella mia vita, non posso dire che è stato un anno da ricordare: la polmonite, le vacanze con l’orticaria, lo stress in casa, la conclusione amorosa, il dolore fisico, un vero cambiamento repentino della mia vita ed una nuova vita da imparare.

Avevo già vissuto da #disabile fin da bambina, poi, nel 91, l’operazione e la paralisi per imparare ancora un’altra disabilità e un’altra vita da un’altra prospettiva. Dall’anno scorso nuovo cammino, ho dovuto imparare a convivere con l’ossigeno, il glaucoma, abbandonare le mie care sigarette e scrivere meno per risparmiare il dolore ai polsi. Tutte le cose che amavo di più se ne vanno… piano piano. Non solo rinunce però, ringrazio questa  mia strana vita, ringrazio il Cielo per avermi  donato tantissime persone belle, tanti veri amici, sono loro i miei GMF 😀 !

I “Grandi Motori di Forza”, tutte quelle facce amiche nelle quali io mi specchio e mi trovo a casa, al sicuro; guardandolo da questa prospettiva il 2016 non sembra poi così male,  un anno bellissimo lo voglio ricordare con i volti degli amici.

© Lorella Ronconi 

#tivogliobene #amicizia #senzabarriere #setedisapere #determined


SONO UNA PERSONA ALTERNATIVA 

Io sono diversa, per fortuna 🍀, altrimenti, non mi sarei riconosciuta in mezzo a tanta gente tutta uguale.

Oggi mi sento di dire che sono veramente felice di essere una donna diversa, una tipa alternativa di pensiero ma anche di fatto ✅ : ⌚3 ore sdraiata 😷, completamente orizzontale, ⌚ 3 ore in carrozzella, non è facile, capperola 😣 Sono orgogliosa di me. Si, io sono alternativa, non sono convenzionale, non mi adeguo alla cattiveria, sono diversa perché non mi voglio appiccicare il pensiero già confezionato dagli altri. Please, “no sold out”. 💹 Si, sono ALTERNATIVA , DIVERSA  perché voglio pensare con la mia testa. Sono diversa perché non rinnego la mia dignità, né vendo il mio pensiero 💭 al miglior offerente 💲. Sono diversa perché non ho mai digerito il grasso epulone e voglio passare per la cruna di un ago. Sono diversa perché sono alta 1 metro e 25, perché la mia malattia non esiste. Io sono diversa, per fortuna 🍀, altrimenti, non mi sarei riconosciuta in mezzo a tanta gente tutta uguale. 😱😂🙅🙆🙇  

Voglio dedicare al piccolo grande Davide questa mia riflessione perché mi ha ispirata,  grazie Davide! 

#iosonoalternativa #iosonodiversa #iononmivergogno #Iosonorara #senzabarriere #determined  

www.lorellaronconi.it

@lorellaronconi 


IMPASTATA DI RIFLESSI

“Non smettere di cercare i colori di te stessa, sei impastata con i riflessi più belli della vita.

Sorridi a te. Sei una persona, regina del mondo. Le sofferenze non potranno mai tarpare le tue ali, se tu non lo permetterai.”

L.R.


QUANDO LA SOFFERENZA E’ PIU’ GRANDE DI TE, AGGRAPPATI AD UN PENSIERO DI SFIDA

#riflessionidalletto. La sofferenza, quando è terribilmente forte, spiazza, trascina via, porta via corpo, mente, psiche. Come un uragano, un terremoto. Ti aggrappi forte alla vita e sei sola.

A volte hai solo un pensiero, uno solo: “Come faccio?”. Aspetti in silenzio, cerchi con lo sguardo, nei bui che ti avvolgono, mani di cura che possano frenare il male. E’ di macerie il tuo corpo, talvolta le lacrime sono le uniche amiche che tutto sanno e tutto ben comprendono.

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Non mollare, non mollare mai, nasconditi in un anfratto di te e aspetta, attendi, aggrappati ad un pensiero di #sfida: “Mi ricostruirò, #iocelafaccio! .
Io sfido la morte fotografandomi. Vi è mai capitato di sentirla dentro? Io mi faccio le foto, voglio vederla in faccia. Qualcuno mi rimprovera: “Porta male, non ci si fotografa quando siamo malati; in ospedale, in pronto soccorso! “. Ma io fotografo me: voglio #vedere. Voglio #sfidare. Voglio #ricordare. Ricordarmi, soprattutto che… #iononmollo, io son #SirenaGuerriglia 😀
Lorella Ronconi

IL DOLORE CONTIENE LA GIOIA

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“Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potete contenere. “
Kahlil Gibran

Scritto con WordPress per Android da © Lorella Ronconi


“FABBRICARE, FABBRICARE, FABBRICARE, PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE…”

“Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.”

Dino Campana

(Dino Campana, Opere, Canti Orfici e altri versi e scritti sparsi, ed.TEA)

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«Acqua di mare amaro
Che esali nella notte:
Verso le eterne rotte
Il mio destino prepara
Mare che batti come un cuore stanco
Violentato dalla voglia atroce
Di un Essere insaziato che si strugge…»
(DINO CAMPANA)

Dino Campana (1885-1932) rinchiuso per anni e anni nel manicomio di Castel di Pulci, dove morì nel 1932. Fu talmente bombardato da elettroshock da autodefinirsi “Dino elettrico”. La sua tomba a Badia a Settimo, vicino Firenze. Nella sua lapide la dicitura: Nel cuore antico di questa terra fiorentina che accolse i suoi ultimi giorni, la quiete e il silenzio onorino colui che fu voce di disperati sogni umani .

Visionario, allucinato, pazzo, orfico, vagabondo, mediterraneo, così è stato definito spesso dai critici letterari, anche se nessuna di queste definizioni, perché limitano in un ambito troppo angusto la materia dell’arte, è in grado di illuminare chiaramente la vita e la poesia di questo autore vissuto a cavallo fra i due secoli

Scacciato dal suo paese perchè rituenuto “il pazzo del villaggio”. Un poeta, scrittore di una grandezza incredibile, tanto da diventare fondamentale per la cultura italiana, fu schernito, allontanato, emarginato anche dai “cervelli ben pensanti” dell’epoca, i Futuristi persero addirittura con incuranza il suo manoscritto “Il più lungo giorno” che  Dino Campana aveva dato loro per un giudizio, detto manoscritto fu ritrovato sessant’anni dopo la morte del poeta. Campana fu inoltre abbandonato anche dal suo grande amore, Sibilla Aleramo. Dino Campana è considerato uno dei poeti più vitali del Novecento. 

La vita

Sin dall’adolescenza, Campana manifesta chiari segni di squilibrio mentale e la sua vita divenne un continuo girovagare per manicomi.
A ventuno anni, nel settembre del 1906, venne ricoverato per la prima volta nel manicomio di Imola ricevendo la diagnosi di demenza precoce. La nevrosi della madre, l’incomprensione da parte dei famigliari e dell’angusto ambiente di paese in cui vive (Marradi, nell’appennino tosco-romagnolo), peggioreranno negli anni la situazione: egli viene infatti deriso e trattato come una sorta di demente.
Viaggerà molto, in Europa e in Argentina, facendo i mestieri più diversi per mantenersi: pianista in locali e bordelli, arrotino, poliziotto, pompiere ecc. E’ spesso coinvolto in risse e arrestato per vagabondaggio.
Tra il 1916 e il 1917 ebbe una storia d’amore tormentata e intensa con la scrittrice Sibilla Aleramo, terminata in seguito al temperamento sempre più incoerente e violento del poeta. Nel 1917 fu arrestato a Novara per vagabondaggio, e il 28 gennaio fu internato all’Ospedale psichiatrico “Castel Pulci” dove rimase sino alla morte, nel 1932.
Dal 1926 incominciò a ricevere le visite dello psichiatra Carlo Pariani, che dai suoi discorsi con Campana trarrà il materiale per scrivere in seguito Vita non romanzata di Dino Campana. Durante il suo soggiorno in manicomio Campana ebbe spesso degli sprazzi di lucidità: desiderava uscire  da quel luogo, ma non per riprendere la letteratura, ormai abbandonata (non scriveva più da tempo) ma per poter lavorare e guadagnare. Alla fine del febbraio del 1932 si ferì, probabilmente tentando di scavalcare la recinzione dell’ospedale: pochi giorni dopo morì di setticemia.

LE OPERE

Dino Campana è stato definito dai critici letterari: poeta visionario, allucinato, pazzo, orfico, vagabondo, mediterraneo. Nella sua poesia i valori classici e una grande modernità si compenetrano. La sua poesia è moderna ma tuttavia piena di richiami a D’Annunzio, a Leopardi e ai classici. La sua espressione appare piena ed ermetica: è un flusso continuo di parole, del quale non si riesce a cogliere facilmente il senso. Il suo linguaggio poetico sconvolge l’ordine sintattico in vari modi, anche mescolando lingue diverse. Tuttavia Campana si rivela anche attentissimo conoscitore delle regole che sconvolge e nutre il culto per la perfezione.
La sua controversa collocazione ne ha fatto una figura contornata da un certo mistero, per cui, quando si parla del caso Campana, si tende sempre ad associarlo all’immagine del poeta maledetto.
Dino Campana,  considerato da molti il “poeta visionario” italiano per eccellenza, può esser fatto rientrare, almeno marginalmente, nell’ambito della corrente “vociana” (corrente che ebbe origine dalla rivista La Voce, settimanale e poi quindicinale di letteratura, ma anche di cultura e d’impegno politico, civile e morale, pubblicato a Firenze tra il 1908 e il 1916), di cui, rappresenta l’espressione legata al simbolismo ed all’espressionismo.
Per Campana la poesia è un mezzo per riuscire ad affermare la propria libertà.
Come per la sua vita, vagabonda e anarchica, caratterizzata dalla irrefrenabile smania del viaggio, anche la poetica di Campana ha come tema centrale il viaggio, onirico o reale, inteso come ricerca (o fuga).
Nel 1913 affiderà il manoscritto dei Canti Orfici, la sua maggiore opera, a Soffici e Papini che con negligenza lo smarriranno. Campana lo riscriverà ricostruendolo a memoria e lo pubblicherà l’anno seguente. L’opera verrà accolta favorevolmente dalla critica.
I Canti Orfici sono una straordinaria opera in cui si alternano prosa e versi (un prosimetro, come la Vita Nuova di Dante); vi si coglie una poesia spesso tortuosa, ma anche spontanea e pura, certamente vissuta, legata ad una esistenza irregolare e soprattutto tragica; è un “racconto” di esperienze visionarie denso di immagini, “ “allucinazioni”, suoni e colori. Egli dà al testo poetico un’organizzazione che abolisce la dimensione del tempo sovrapponendo passato e presente. La costruzione del testo appare realizzata con un procedimento che si può definire cinematografico  che permette a Campana di annullare la dimensione cronologica.
La poesia francese dell’Ottocento è una forte componente culturale di Campana e la sua poetica risente spesso del modello degli autori francesi a lui cari: Baudelaire, Verlaine, Rimbaud ecc.
I Canti sono un libro in cui Campana ha raccolto varie esperienze e vi sono riunite le sue composizioni più antiche, come La Notte e La Chimera, fino alle più recenti con una formazione dell’opera per stadi successivi.
Il titolo Canti Orfici allude all’antico orfismo, un movimento mistico-religioso legato al mito di Orfeo. Campana vuole dunque riallacciarsi a forme di scrittura “magica”, come quelle in voga tra gli autori simbolisti, e vuole esprimere il carattere divino e misterioso della poesia, associando le esperienze concrete con le invenzioni dell’inconscio e del sogno.
I Canti Orfici si concludono con alcune parole in inglese in cui Campana rielabora un verso di Withman, da “Song of Myself”, in cui si adombra la morte del poeta protagonista, vista come assassinio di un innocente: “They were all torn and covered with the boy’s blood” (Erano tutti avvolti e coperti col sangue del fanciullo).
Nei deliri di Campana spesso ricorre l’idea del sacrificio violento, del mito cruento, dove il fanciullo, l’innocente viene sacrificato. Dino Campana si sentiva così: anche lui aveva pagato con il disprezzo, la derisione e l’internamento il suo essersi avvicinato troppo all’intima essenza dell’uomo.

CURIOSITÀ: Per chi volesse saperne di più su Dino Campana, un libro di Sebastiano Vassalli, La notte della cometa (Einaudi 1984).
Sull’amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo nel 2002 è stato fatto un film (Un viaggio chiamato amore, di Michele Placido) con Stefano Accorsi e Laura Morante. Il film non mi è piaciuto per niente, anche perché, con tutta la più buona volontà, Stefano Accorsi nei panni di Campana proprio non ci stava.
Anche il regista Roberto Riviello aveva realizzato nel 1997 un film su Dino Campana, Il più lungo giorno, con Gianni Cavina.

Da Parafrasando.it e Diversamente Aff-abile (Gazzetta dello Sport) di Fiamma Satta


ECCOMI 2016, PRESENTE! UN ANNO VINCENTE, AUGURI A CHI COME ME E’ IN CASA SOLO… AUGURI A VOI STELLE CHE SAPETE GUIDARE IL BENE PER IL MIO BENE

“Auguri ai miei dolori che fedeli amanti non mi mollano mai, auguri a tutti voi amici coraggiosi, il valore della vostra amicizia brilla, illumina questo cielo molto più dei fuochi d’artificio e dei petardi epuloni, grazie a voi stelle che sapete guidare inconsapevoli il bene del mio bene.”

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Dal mio letto, anche in questo anno ho viaggiato grazie al blog, ma ancora pronta per un nuovo viaggio, un nuovo orizzonte da seguire e inseguire, ma prima di tutto.

Vorrei fare gli auguri per l’inizio di questo viaggio nuovo a tutte le persone che, come me, sono state sole in casa, a letto senza poter avere altre possibilità, a quelle che sono accucciate sotto i ponti tra cartoni o impaurite sui barconi.
Alle persone sole nelle camere di ospedale a coloro che vegliano sulle sedie la notte, a quelle che vegliano perché sono al lavoro, a chi deve guidare il camion per trasportare il cibo a quei ciccioni che sono convinti che si festeggia solo a tavola con il piatto pieno.
Alle persone ammalate, alle famiglie con dei bambini speciali, alle famiglie preoccupate perché non riescono ad andare avanti e vanno in segreto alle Caritas con vergogna, è colpa delle banche se i loro bambini questo anno non hanno giocattoli, sì, perché nel 2016 ci sono ancora bambini che non hanno giocattoli, ma anche bimbi ai quali manca cibo, vestiti, medicine e genitori. Orfanotrofi pieni di occhi che cercano una mamma e un papà. Ospizi grandi di anziani che aspettano una carezza almeno dall’infermiera. Auguri a chi aspetta quella telefonata, il collegamento Skype per vedere il sorriso del suo amore, a chi sta davanti al tablet in dubbio se messaggiare quel figlio lontano, auguri a chi aspetta il risultato delle analisi istologiche, a chi ha litigato e non sa come fare per tornare indietro e chiedere scusa. Auguri a chi non trova pace, giustizia, il perdono, a tutti voi
va il mio saluto stanotte.
Sono felice e serena nonostante la mia povertà e solitudine, sto molto bene con me, come godere di un cielo azzurro nonostante il dolore e la sofferenza alle ossa.
Auguri ai miei dolori che fedeli amanti non mi mollano mai, auguri a tutti voi amici coraggiosi, il valore della vostra amicizia brilla, illumina questo cielo molto più dei fuochi d’artificio e dei petardi epuloni, grazie a voi stelle che sapete guidare inconsapevoli il bene del mio bene.

Lorella Ronconi
http://www.lorellaronconi.it


PAPA FRANCESCO: “AUGURI A TUTTI QUELLI CHE ASSOMIGLIANO AL NATALE

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Il papa Francesco ha detto sul Natale:
“Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’di silenzio  per ascoltare la voce dell’Amore.
Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.
L’albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita.
Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita.
La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.
Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà,la pazienza,l’ allegria e la generosità.
Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore.
La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all incontro con il Signore.
Sei anche i Re Magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.
La musica di Natale sei tu quando conquisti l’armonia dentro di te.
Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.
Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri.
Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.
Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne’ grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.
Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale.”

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Auguri a tutti voi ❤ Lorella


VALENTINA “CETRIX”, LA RAGAZZA CHE NON CEDE ALLA NEUROFIBROMATOSI, LEI COMBATTE “GUERRE” QUOTIDIANE CONTRO I TUMORI NEL SUO CORPO, SORRIDENDO ALLA SUA VITA CON REGALE DETERMINAZIONE

Valentina “Cetriolina Canaglia”, detta Cetrix, è il nick di una stupenda ragazza di 29 anni che ho conosciuto su Facebook, un incontro fotonico con una donna veramente stupenda, di meravigliose ed eccezionali intelligenza, ironia e determinazione, una storia ed una vita che non possono essere taciute, ma, anzi, incontrate.

Valentina è affetta da una gravissima, crudele, malattia rara: la neurofibromatosi, una patologia oncologica degenerativa, che a tutt’oggi non ha cura, solo una escalation di interventi chirurgici, per contrastare i tumori che non smettono di riproporsi in continuazione, una assurda patologia fatta da sofferenze e viaggi, non certo turistici, di ospedale in ospedale, alla ricerca di una “sosta” al riapparire dell’ennesimo cancro, che come dice lei: “Occupa senza permesso il mio corpo”.
Una “combattente” vera che convive quotidianamente con una delle peggiori malattie, una persona che non ha mai perso la voglia di vivere, ma che, anzi, ama la sua vita a tal punto che se dovesse scegliere tra il guarire e rimanere come è preferirebbe restare “nel suo stato” perchè è grazie al cammino percorso che “Valentina è ciò che è adesso”.

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Ecco Valentina cosa racconta di se, leggiamo e riflettiamo un momento sul ciò che ha consistenza nel quotidiano e su ciò che ci propone il bieco marketing commerciale come tipologia di donna perfetta, io trovo che la perfezione sia estremamente  più vicina a lei.

“CARA LORELLA, NON E’ FACILE SPIEGARE IN POCHE RIGHE 29 ANNI D LOTTE CONTINUE MA CI PROVERÒ! MI CHIAMO VALENTINA GLI AMICI MI CHIAMANO CETRIX SONO NATA IL 9 FEBBRAIO 1987 A LEGNANO.
ABITO IN UN PAESINO IN PROVINCIA DI MILANO, ALLORA NON ERA UN GRAN CHE LA CONOSCENZA DEI DOTTORI NELLE MALATTIE RARE INFATTI È STATA DURA CAPIRE COSA MI STESSE CAPITANDO, FINO AI 13 MESI ERANO CONTINUE BRONCHITI, POLMONITI E BRONCOPOLMONITI NIENTE CHE LASCIASSE PENSARE A QUALCOSA DI GRAVE MA POI É ARRIVATA LA DIAGNOSI: NEUROFIBROMATOSI, UNA PATOLOGIA ONCOLOGICA DEGENERATIVA INCURABILE, DA QUEL MOMENTO E’ STATO UN CONTINUO CERCARE OSPEDALI CHE POTESSERO AIUTARMI.
SIAMO ARRIVATI IN SVIZZERA, BOLOGNA, VICENZA, MODENA, PAVIA, MILANO ALL’ETÀ DI 9 ANNI HO COMINCIATO A SUBIRE INTERVENTI CHIRURGICI A SCHIENA E TORACE: FIN’ORA HO SUBITO 22 INTERVENTI E SONO IN ATTESA D FARNE ALTRI.
HO UN POLMONE CHE HA SMESSO D FUNZIONARE PER LA DEFORMAZIONE AL TORACE E SCHIENA, HO VARI TUMORI CHE OCCUPANO SENZA PERMESSO IL MIO CERVELLO, IL MIO MIDOLLO, LE MIE OSSA, IL MIO POLMONE, LA MIA GOLA, LA MIA BOCCA E TANTI ALTRI ORGANI!
HO RECENTEMENTE PRESO UN INFEZIONE IN OSPEDALE E DI CONSEGUENZA HO SUBITO L’ASPORTAZIONE DELL’OCCHIO SINISTRO, HO PERSO PARTE DELL’UDITO A SINISTRA, PERCHE’ I BATTERI HANNO MANGIATO IL SETTO NASALE E ANCHE IL NASO!
PER MUOVERMI DEVO USARE LA CARROZZINA PERCHÉ HO L’ATROFIA MUSCOLARE TREMORI DOVUTI A DANNO CEREBRALE PER IL  TUMORE, LE SCARICHE ELETTRICHE ALLE GAMBE MI FANNO CADERE QUINDI USO LA CARROZZINA PER USCIRE E IL BASTONE PER PICCOLI TRAGITTI.
LA MIA VITA È MOLTO DURA E A VOLTE EMOTIVAMENTE STANCANTE SOPRATTUTTO QUANDO TROVI DOTTORI CHE NON CREDONO ALLA TUA SOFFERENZA PERCHÉ NON MI VEDONO COME UNA PERSONA MA SOLO COME UN NUMERO, PARLANO STATISTICAMENTE E ALLORA LE BARRIERE DIVENTANO DUE: LA MALATTIA E LE DIFFICOLTÀ CHE I DOTTORI TI REGALANO.
IO NON DICO CHE SIA FACILE FARE LA MIA VITA E CHE TUTTO SIA YUPPIE YIPPI MA NON POSSO NEANCHE DIRE CHE TUTTO FA SCHIFO, IO AMO LA MIA VITA, SE DOVESSI SCEGLIERE TRA GUARIRE O TENERE TUTTO COSÌ PREFERISCO TENERMI TUTTO, PERCHÉ E’ GRAZIE ALLA MALATTIA CHE SONO LA PERSONA CHE SONO DIVENTATA FORTE, SENSIBILE ALLA SOFFERENZA ALTRUI E AUTOIRONICA E IRONICA, SOPRATTUTTO NEL MOMENTO PEGGIORE!
DA QUANDO SONO PICCOLA CHE HO IMPARATO CHE LA BABBA-THERAPY AIUTA TANTISSIMO, GRAZIE A QUESTO QUANDO LA SITUAZIONE È NERA ORA RIESCO A TROVARE L’ANGOLINO DI COLORE!
VALENTINA
Valentina, incredibile Cetrix, una ragazza, bella ma talmente bella e forte da abbagliare con la sua luce tutti i quotidiani targettizzati dagli spot che i media ci propongono, Valentina così bella da essere davanti a noi “Regina” con la maiuscola, regina vestita da regale dignità, vincente, lottatrice che illumina le persone che incontra, anche attraverso la rete, quanto vorrei che il mondo fosse pieno di persone con questa meravigliosa forza e positività! Cetrix è davvero speciale, andate a salutarla se passate dalla rete, attenzione però, la pietà non è gradita, la pietà pelosa lasciamola nella differenziata.

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