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CONDIVIDO VOLENTIERI LA GRANDE STORIA DI UN UOMO. #IONONDIMENTICO #GIORNODELLAMEMORIA

Nella mia Memoria, mio nonno Vive. – http://wp.me/p46DVw-98

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Foto dall'articolo di Carlotta Marengo


Di Carlotta Marengo :

Io mio nonno non l’ho mai conosciuto. Mio nonno paterno, s’intende.

Mi hanno detto che era una persona buona, saggia. Mi hanno detto tante cose anche se quello che so di lui lo devo ai suoi quaderni e lo devo alla nonna che me li ha regalati.

Mio nonno era strabico, guardava sempre le cose da più punti di vista. Mio nonno quando suo padre gli aveva proposto di comprargli un’azienda si era rifiutato, ci sono compromessi a cui non si può scendere e lui non poteva non schierarsi con i deboli. Così ha fatto il sindacalista per tutta la vita. Mio nonno non era uno che si accontentava ma le sue grandi conquiste erano quelle che molti considerano piccole gioie quotidiane.

Mio nonno sapeva cambiare idea e dunque non era uno stupido, che solo gli stupidi non cambiano idea. Mio nonno era un sottufficiale della Folgore perché c’è stato un tempo in cui aveva creduto che il Fascismo coincidesse coi suoi ideali. Era scappato dopo l’otto Settembre per unirsi ai partigiani, mio nonno ha sempre lottato per la Libertà, aveva solo sbagliato luogo in cui cercarla.

Se in amor vince chi fugge, così non è in guerra. I nazisti lo catturarono in Toscana e lo portarono in un campo di lavoro. Lo picchiarono quando tentò di rubare un tozzo di pane dalle fauci del cane di una guardia, gli sputarono addosso solo perché la sua nazionalità non era quella giusta, non era più quella giusta.

Era il 29 giugno quando fece ritorno. A salvargli la vita fu un suo amico che gli impedì per tutta la prigionia di scambiare il rancio per le sigarette. Non preoccupatevi, ha recuperato tutti gli arretrati di tabacco con gli anni.

Forse per gli orrori che aveva visto commettere da certi uomini, forse per indole, mio nonno vedeva la natura come perfezione assoluta. Gli piaceva guardare la neve che cadeva e gli piaceva perché adesso, accanto al camino di casa sua, non doveva più temere il freddo. Gli piaceva dare le briciole di pane agli uccellini adesso che non era più costretto a lottare anche contro gli animali per sopravvivere.  Gli piaceva vedere le stagioni che cambiavano un po’ come le guerre che finiscono e poi si ricostruisce.

A mio nonno, soprattutto, piaceva scrivere filastrocche e oggi, oggi che il giorno della Memoria sta per finire, ho pensato di farvi dono di ciò che per mio nonno era il fine della Vita. Così le righe che seguono sono sue, assaporatene ogni lettera, ogni virgola, ogni pausa.

Vivere

Dell’Universo cosparso di stelle,

di fiori, di bimbi, di mill’altre cose belle,

godere, godere della luce, del calore del sole,

di prati, di campi, di vigne e dipinte aiuole

e vivere, vivere non sviscerando codici o messali,

vivere nelle leggi Divine, umane e naturali;

mettendo al bando come persone infette,

chi, arzigogolando, su testi e su pandette,

ne uccide lo spirito, inteso ad ordinare,

sfruttandone la lettera ad imbrogliare.

Vivere coscienti che Libertà, Giustizia, decoro

Antitesi son d’orpelli, dottorati, oro:

che duta disciplina, è vera scienza,

la gioia del saper è sola ricompensa.

Il vile denaro, diventa vero oro,

sol se proviene da onesto e provo lavoro.

Tu terrorista, pseudo intellettuale,

nella tua rabbia folle e criminale,

più d’ogni “padrone” colpisci la lega

degli oppressi, che uniti si scuotono la gleba.

Caino a te, che del sol profitto sei assertore,

sui tuoi fratelli riversi fame, morte, dolore.

Compagno non è colui che solo chiede,

ruba pure lui, se non suda la sua mercede.

Idiota propugnatore del consumo

Per te avrem presto solo fame e fumo.

Mafioso, guappo, calabro o picciotto,

di droga, sangue e morte, pagherai lo scotto.

Vivere e goder di cose semplici, in parsimonia.

Vivere tra fratelli, senza invidia od acrimonia.

Vivere senza troppa brama del successo.

Vivere operando assieme per il Progresso.

Vivere rispettando ed onorando la tua compagna,

che da sempre geme ed or si lagna.

Vivere nella legge del Signore,

che è amore, amore e sempre amore.

Uomini siamo, sì, non tutti uguali,

ma ricordiamo… tutti siam mortali.

Ettore Marengo “

Grazie Carlotta.

Scritto con WordPress per Android da © Lorella Ronconi

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LA VERA INTEGRAZIONE E’ RICONOSCERE IL VALORE DELLA DIFFERENZA NELL’UGUAGLIANZA E VICEVERSA

Be Happy Grosseto

Be Happy Grosseto

Eppure ancora molti dicono: “Queste persone, ci aiutano a vivere.” …”Queste persone, sono sempre allegre”… “Queste persone….”

N0! Che siamo medicine?

Non siamo altri, diversi, alieni, ma solo differenti, come tutti. A me suona strano quando mi indicano e mi dicono: “QUESTE PERSONE” … mi fa male, mi fanno sentire davvero “separata” dal mondo “normale”.

La vera integrazione è il VALORE DELL’UGUAGLIANZA NELLA DIFFERENZA e VICEVERSA.

La grande integrazione è saper dire “Noi” .

Lorella Ronconi

http://www.lorellaronconi.it
@lorellaronconi
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UN VALOROSO TRICOLORE : IL RICORDO DI UNA INSOLITA FILA IN UN LONTANO DUE GIUGNO

Quel Due Giugno, in fila per comprare dei francobolli, il valore della cultura che avevo ricevuto mi venne insolitamente “incontro” al volto con un messaggio del corpo fondamentalmente accogliente:  “Sei un nulla ed io me ne frego, anzi, nemmeno ti ho vista”.

tricolore di maremma jeroule

Ero in un negozio di tabacchi anni fa,  il fondoschiena di un cotal signore, che, fiero del suo essere alto e grosso,  mi si muoveva dondolando davanti,  in base alla voce, immaginavo la pancia davanti: doveva essere come gelatina tremolante in un tutt’uno con quell’insolito  “tricolorante dietro” .

Il tipo non si era minimamente accorto di me, piccola formichina in carrozzella, inserita con precisione, in fila indiana, dietro alla sua dominante “proporzione”. Ho aspettato con pazienza, ho accennato colpi di tosse per accennare con un minimo di educazione la mia presenza.
Io, altezza “carrozzella” costretta a fissare quel maleducato “tricolore” da vicino; la mia faccia a pochi centimetri da quel “pretenzioso dietro” minacciante.

Chiedo con vocina educata:  “Permesso…?”.  Il tipo sente guarda dietro di se, ma alla sua altezza, nel movimento la sua “potentezza” si avvicina, quasi  un passo indietro ed ecco: “Ora mi cade addosso”, penso e urlo: “Scuuuusi! Alloraaa?!!”

La mia voce  arrivò ma il sig. “altezza vatussa” continuò a guardare alla sua altezza a destra e manca ed io accettai di buon grado di essere disabilmente differentemente fragilmente il nulla che lui non aveva minimamente visto.

Ovviamente quel “tricolore di alta cultura” doveva rimaner per sempre nei ricordi,  così con il guizzo silenzioso della mia mano – invisibile per il vatusso – con tutta calma, aprii il cellulare e sotto gli occhi sbigottiti dei clienti, ormai ridenti, in fila dietro me, scattai con maestria una foto a ciò che i miei sensi stavano valutando in modo elaborato da minuti.

In fila, in attesa del mio turno, quel giorno, davanti a quell’insolito tricolore quasi spiaccicato sulla mia faccia, mi venne in mente quanto valore avesse. Quanta disperazione, guerra,  lacrime, quante vite spezzate portasse nella sua eredità, assieme alla forza, intelligenza, coraggio e quanti pace e ricchezza morale hanno realizzato, per me, per un intero popolo, e ringraziai con il pensiero, quel signore sconosciuto, che con il suo strano abbigliamento davanti al mio viso, mi aveva permesso di far memoria della mia memoria.

Grazie a chiunque abbia, pensato, agito, pianto, lottato e con coraggioso amore, lasciato la propria vita per donar alla mia vita, e quella di quel signore, un valoroso tricolore!

Lorella Ronconi


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