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DISABILITA’, SI FA PRESTO A DIRE UGUAGLIANZA

A seguito della Tavola rotonda organizzata e realizzata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Grosseto, ancora delle interessanti riflessioni dalla Consigliera della Regione Toscana, Lucia Matergi, membro della Commissione Regionale Affari Sociali.

Di Lucia Matergi 

Una riflessione su sessualità e disabilità a partire dal convegno “ALL YOU NEED IS LOVE” svoltosi a Grosseto lo scorso 21 marzo

ronconiChe le pari opportunità siano un traguardo difficile e ancora lontano, nonostante le dichiarazioni di principio, è una certezza; che ci siano mondi in cui esse sembrano vere e proprie chimere è altrettanto incontrovertibile. Disabilità e pari dignità, un binomio sul quale vale la pena battersi per arrivare a qualche risultato concreto, che dia risposte apprezzabili da un universo in movimento, ricco di proposte di varia natura, come varie sono le condizioni della tante persone definite disabili, un’etichetta contenitore di stati diversi, spesso difficili da conciliare nelle esigenze e nei bisogni.

Così, accanto a una corrente sempre più impetuosa fatta di politica urlata, di managerismo rampante, di populismo ricattatorio, si profila uno stile alternativo di stare nella società, quello di chi esprime fiducia nelle conquiste democratiche del nostro paese, a cominciare dalla costituzione repubblicana. Che parla di uguaglianza tra i cittadini, e di pari opportunità. E siccome i cittadini e le cittadine sono persone, per loro parità non significa solo garanzia di pane e tetto sulla testa, ma anche di relazioni umane, dunque di amicizia, affettività, amore.

Una società che si è impegnata per assicurare alle persone disabili una vita dignitosa, e in Toscana questo è avvenuto e avviene, basti pensare al grande progetto per la Vita Indipendente, può oggi iniziare ad affrontare un tema ulteriore, complesso e solo apparentemente secondario, in realtà essenziale per chi si trova in condizioni di svantaggio fisico o mentale: il tema dell’affettività e della sessualità.

Come affrontare la questione? Come rispondere con strumenti giusti a una ricerca che appartenendo alla sfera intima della persona, oltre che alla sua dimensione civile, pretende risposte non standardizzabili, ma rispettose delle inclinazioni individuali?

Il percorso è complesso già negli enunciati, ma credo che essenziale sia l’educazione all’affettività e alla sessualità, per chiarire le vie soggettive, per fugare le oscurità in cui il tema si è dibattuto finora, per trovare soluzioni o almeno strade percorribili.

Il metodo ineludibile è quello dell’integrazione, sempre utile per dare risposte articolate, in questo caso unica possibilità per non sbagliare taglio e direzione: i mondi della sanità e del sociale, con le loro specifiche professionalità, devono confrontarsi con l’associazionismo, da cui attingere conoscenze e proposte. Efficace, questo confronto, se basato su una parità di ruolo che deve giovarsi da parte dei primi sulla disponibilità vera ad ascoltare e sul coraggio di investire su una nuova frontiera; da parte delle associazioni, sulla rinuncia ai troppi distinguo e a un particolarismo che rischia di immobilizzare per sempre.

A Grosseto ci sono le risorse buone, a partire dalle associazioni delle persone disabili, dalle quali viene il suggerimento a partire, e da alcuni professionisti già attivi nel settore, come la giovane psicologa Eleonora Motta. L’Asl e la Regione ci stanno, come pure il Parlamento, nella persona della combattiva onorevole Ileana Argentin, responsabile PD nazionale diritti dei disabili.

Al lavoro, dunque, perché da fare ce n’è tanto.

Lucia Matergi 

Consigliera Regione Toscana – Membro Commissione Affari Sociali


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