Archivi tag: tecnologia

DOPO LA GENERAZIONE DEL TELECOMANDO ARRIVA QUELLA DELL’AMICIZIA “VERA” VIA APP

image

HO TROVATO QUESTO FANTASTICO POST SU FACEBOOK, MI HA IMMEDIATAMENTE COLPITA PERCHE’ HO TROVATO QUALCUNO CHE LA PENSA COME ME.

Io sono letteralmente imbufalita per questo. Come disabile vivo maggiormente questa ‘nuova era’ dell’affetto. Se per da verso fruisco della rete per ‘uscire’ di casa e ‘conoscere’ il mondo, dall’altra mi ritrovo ancora più sola, perché le persone si sentono ‘in pace’ con un like, o un messaggio su una W.A. che delega l’impegno di alzare la cornetta e fermarsi, un pò, che delega il muoversi , la fatica di venire ad abbracciare dal vivo.

E’ molto facile, se prima il telecomando ci ha fatto capire quanta fatica facevamo ad alzarci dal divano e cambiare i canali, adesso internet e i telefoni con le apps social, ci hanno illuminato sulla ancor più grande fatica di avere e mantenere una relazione di amicizia dal vivo.

È l’era dei sentimenti delegati, è l’era dell’indifferenza camuffata da ‘conoscenza’… : “In fondo che c’è di male se al ristorante con te sto sul mio smartphone? Sto solo cercando di capire, conoscere su Wikipedia? Sto solo’ aiutando ‘ un’ amico ‘ (mai visto) via Messenger.. Sto solo taggando la foto di ciò che abbiamo mangiato tesoro!”

Scritto con WordPress per Android da © Lorella Ronconi

Annunci

SIMONE NORIA,INGEGNERE DISABILE: “NON AVETE IDEA DELLE POTENZIALITA’ CHE PUO’ AVERE UNA PERSONA DISABILE

“Io, ingegnere disabile, con un software permetto a chi è come me di comunicare. La tecnologia cambia la vita”

Simone Soria ha 36 anni e dalla nascita non cammina, non usa le mani, “e per di più – dice – articolo le parole a fatica”. Ha creato FaceMouse – programma che consente di scrivere al pc grazie a una webcam – e nel 2005 ha fondato Aida, l’unica realtà italiana che si preoccupa di ideare, realizzare e proporre soluzioni efficaci per i disabili motori gravi. E le sue idee sono arrivate fino in Giappone e Ucraina.

“Non avete idea delle potenzialità che può avere un disabile”.

Capelli scuri, occhi vispi, e il sogno di cambiare il mondo. Simone Soria ha 36 anni e nella vita fa l’ingegnere. Dalla nascita è affetto da disabilità motoria grave: non cammina, non usa le mani, “e per di più – dice – articolo le parole a fatica”. Nulla di tutto questo lo ha fermato. Da più di dieci anni, infatti, Simone sviluppa software per migliorare la vita deidisabili nella sua stessa situazione. E insieme alla sua cooperativa, Aida, gira l’Italia in lungo e in largo per assisterli. Spingendosi fino in Ucraina, Isole Mauritius e Giappone. “Grazie alla tecnologia possiamo cambiare la vita di tantissime persone”, spiega.

Tutto ha inizio in terza elementare, quando un operatore dell’Asl gli propone di utilizzare il computer in classe. “Fu l’inizio di una splendida avventura”, ricorda. Grazie ad un caschetto particolare, Simone riesce infatti a utilizzare la tastiera in maniera efficiente. Alla maturità si presenta con una tesina sulla Casa intelligente, quando la domotica era agli albori. Da lì la decisione di iscriversi al corso di laurea inIngegneria Informatica.

“Ero il primo disabile motorio grave a intraprendere questo percorso – racconta –. Le barriere istituzionali erano molte, e a volte erano azioni di ostruzionismo”. Come tesi di laurea, invece, Simone presenta FaceMouse, un programma ideato e realizzato di propria mano, che permette di utilizzare ilcomputer e di scrivere muovendo una qualunque parte del corpo davanti ad una comunissima webcam. L’elemento piùinnovativo è rappresentato dal fatto che si può interfacciare con qualunque movimento della persona, un po’ come l’acqua che prende la forma del contenitore che la raccoglie.

Nel 2005, la svolta. Simone decide di mettere le sue competenze a disposizione dei disabili e delle lorofamiglie. È lì che nasce la cooperativa sociale onlus Aida, acronimo di “ausili ed informatica per disabili e anziani”, l’unica realtà italiana che propone e realizza soluzioni efficaci per i disabili motori gravi. Da Aosta a Trapani, Simone e le 5 persone del suo team incontrano disabili e le loro famiglie in giro per l’Italia. “Il nostro obiettivo è proprio quello di permettere anche ai disabili gravi di essere inclusi nellasocietà, nella scuola e nel lavoro”. Ad oggi, dopo 10 anni di attività, sono stati aiutati più di 400 persone, “ma potremmo raggiungerne molte altre”, aggiunge.

E non è tutto. La tecnologia sviluppata da Simone è arrivata fino in Giappone. I primi contatti ci sono stati nel 2005, quando un ricercatore dell’istituto governativo Nise (National Institute for Special Education) lo ha invitato a Yokosuka per sperimentare FaceMouse con alcuni bambini disabili gravi. Il software, inoltre, ha ricevuto diversi riconoscimenti relativi a innovazione e utilità sociale, tra cui il brevetto internazionale, il marchio in Cina, Giappone ed Europa. “All’estero stiamo lavorando soprattutto in Giappone, con l’aiuto di mia moglie come interprete. Ma siamo stati anche a Shanghai e Pechino in occasione di Expo 2010, abbiamo aiutato ragazzi in Ucraina, nelle Isole Mauritius e in Francia. Stiamo preparando un sito internet multilingue per proporci in modo più sistematico”.

L’ostacolo più difficile da superare rimane ancora la “diffidenza di molti genitori di bambini disabili”, inclusi medici e professionisti dell’handicap in genere. C’è poi da fare i conti con l’indifferenza e lanegligenza: “Quanti problemi si risolverebbero – dice – se, ad esempio, ogni insegnante ed educatorescolastico mettesse un po’ di impegno e spirito d’iniziativa nel lavorare con lo studente disabile”.

“Sogno di formare educatori ed insegnanti di sostegno pronti a valorizzare le capacità del proprio studente”

Dopo la laurea (con lode), il matrimonio, una battaglia vinta contro il cancro, Simone ha ancora voglia di lottare. E i suoi progetti non si fermano: oltre a FaceMouse ora c’è da testare EasyMath, un software di matematica che permette di scrivere formule in modo semplice ed intuitivo. Ma anche Fabula, una tastiera virtuale utilizzabile con un dito che permette di comunicare, scrivere e giocare con il pc. “Spesso nelle scuole i disabili sono solo parcheggiati in classe e abbandonati a se stessi –  racconta – Io sogno di formare educatori ed insegnanti di sostegno pronti a valorizzare le capacità del proprio studente”. Prossima fermata? Simone sorride: “Andiamo fino ai confini del mondo”.

TRATTO DA www.ilfattoquotidiano.it


QUANDO UNA PROTESI E LA RELATIVA DIVERSA ABILITA’ FANNO PARTE DEL TUTTO E SONO PARTE DI UN FASCINO CHE CREA SENZA SEPARARE

«Viktoria Modesta – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – è innanzitutto una persona, poi, almeno per il momento, è nota come una pop star.

tztszvdp7ym20gjyty9f1

    Da ARTE E CULTURA
Da ANTONIO GIUSEPPE MALAFARINA
Che sia anche disabile è una parte del tutto, non la parte che definisce il tutto. Con lei siamo nell’era della modernità, quella delle protesi avveniristiche che si accendono di led e che non hai paura di togliere, mostrando il moncherino. Questo è il futuro – che è presente – e che spero diventi presto conclamato» Viktoria Modesta si presenta quale personaggio sospeso fraBetty Boop [celebre personaggio del mondo dell’animazione americana degli anni 1932-1939, N.d.R.] eRachel, la segretaria, replicante, della Tyrell Corporation del noto film Blade Runner. Fra una pin-up dei fumetti, sensuale e un pizzico infantile, e una “donna surreale”, elegantissima quanto capace di grande passione in virtù della sua fragilità esistenziale. Due simboli temporalmente opposti, il primo emblema nostalgico di un’epoca ben definita e l’altro icona di un divenire plausibile quanto irrealizzato. Al centro lei, raffinata e ambiziosa. Convinta di poter cambiare il mondo, non solo quello dell’arte pop, esibendo la sua protesi alla gamba sinistra con la sfrontatezza di For the love of God di Damien Hirst e la naturalezza dell’orologio sul polsino di Gianni Agnelli. Viktoria nasce nel 1987 a Daugavpils, in quella Lettonia che allora era Unione Sovietica e la cui influenza culturale sembra emergere, per antitesi, nel suo spirito volto alla rivisitazione degli schemi, alla creatività e a una certa forma di provocazione, sottile e intelligente. A 12 anni la famiglia si trasferisce a Londra. A 15 anni è modella.
Più tardi si ferrerà in campo musicale e la sua carriera sarà caratterizzata da un’accurata presentazione del suo corpo nell’affermazione delle sue doti canore, pur mostrando una propensione ad essere aperta a qualunque contaminazione artistica e culturale, come dimostrano la sua abilità nella danza e il suo impegno nel campo della disabilità. Vittima di bullismo a scuola, la lascia alle superiori, ma la disabilità non ne è la causa primaria. Ai media inglesi rivela che aveva tutto per essere presa in giro: il tipo di pelle, il nome, il fatto di essere straniera e anche la disabilità. Ma quel difetto alla gamba sinistra ha il suo peso. È così dalla nascita a causa di un parto riuscito male. Una manovra compiuta come non si doveva e l’arto resta offeso. Fra i 6 e i 12 anni si sottopone a quindici interventi per migliorare la situazione, ma l’esito non è confortante. Ancora adolescente, scopre Aimee Mullins, atleta paralimpica statunitense, attrice e modella biamputata che sfila per Alexander McQueen, primo stilista a far sfilare una modella amputata, proprio la bella Aimee. Fiorisce in lei il desiderio di rimuovere la gamba per stare meglio. Insiste e riesce a convincere i medici ad amputare la gamba sinistra, appena sotto il ginocchio. È una nuova vita. Ha 20 anni.
Racconta di essersi sentita subito ringiovanita. Inizia a usare via via diversi tipi di protesi, ma non disdegna di mostrare la gamba amputata e finanche a farsi fotografare nuda in immagini d’autore. La ragazzina ha testa. Non è una “bambola con parti intercambiabili” che prendi e usi come vuoi. Non è la caricatura di se stessa, tanto meno la controfigura di qualcuno. Non insidia Lady Gaga, semplicemente va oltre. Recentemente partecipa alla versione britannica di X Factor e il suo pezzo in rete Prototypericeve in poco tempo milioni di clic, consacrandola come pop star di livello planetario. Nel suo sito si vede il video che si presta a suo manifesto. C’è lei che balla con una protesi appuntita. Movenze in cui la punta del suo corpo compasso lascia tracce nette sull’ostico pavimento. Lei lo incide. Lo spacca. Altrove sfoggia tutta la sua bellezza con classe, davanti ai bimbi, contro le “milizie dell’oscurantismo” che vogliono fermare la rivoluzione che lei ha innescato. E si mostra anche con il corpo nudo, senza protesi, assisa su un letto con lenzuola di seta, “altare di lussuriose avventure”. Il video inizia con un ammonimento: dimenticate quello che pensate della disabilità. Viktoria, che nel filmato indossa una protesi al neon di altissima fattura della The Alternative Limb Project e altre che spaziano da quella appuntita a quella tempestata di strass, nel 2012 ha partecipato alla cerimonia di chiusura dei Giochi Paralimpici di Londra, ma non pensa a sé come a una persona disabile, semmai come ad una persona con problemi di salute, e questo me la rende definitivamente una protagonista. Per chi scrive, infatti, che quotidianamente professa i princìpi dell’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è altro che musica. Finalmente una dimostrazione in carne e ossa di come la disabilità non sia altro che il rapporto fra condizione di salute della persona e ambiente circostante. Viktoria è innanzitutto una persona, poi, almeno per il momento, è nota come una pop star.
Che sia anche disabile è una parte del tutto, non la parte che definisce il tutto. In buona sostanza, Viktoria non guida una rivoluzione, tuttavia la mette in atto. Siamo ancora lontani dai replicanti, meravigliosi agglomerati sintetici di tessuti in luogo di quelli naturali, ma siamo nell’era della modernità, quella delle protesi avveniristiche che si accendono di led, che ti fanno scattare come una pantera lungo la corsia dei cento metri e che non hai paura di toglierle per mostrare il moncherino. È un termine brutto, ma è parte di sé. È il corpo di Viktoria al pari delle parti artificiali. Lo sa e lo vive. Questa è davvero la novità. L’essere se stessi attraverso se stessi.

viktoria_modesta_5

Fonte: superando.it


E-SIGHT: LA TECNOLOGIA CHE FA RICONOSCERE AD UNA MAMMA CIECA IL VOLTO DI SUO FIGLIO

Schermata-2015-02-13-alle-18.35.21

E-sight è un nuovo progetto tecnologico che ha donato la vista ad una mamma canadese affetta, sin dall’età di 11 anni, da una malattia genetica che l’ha resa quasi totalmente cieca.

La giovane donna è affetta dalla sindrome di Stargardt, che colpisce la retina e porta alla perdita della vista. Kathy infatti ha perduto la capacità di visione centrale e sta gradualmente perdendo anche la visione periferica. Nessuna speranza per lei, a detta dei medici, di riacquistare la vista ma il miracolo è avvenuto.

Un miracolo tecnologico, che è stato possibile grazie ad una tecnologia all’avanguardia: E-sight. Si tratta di un paio di occhiali speciali che integrano una videocamera, un display ed un sistema computistico avanzato in grado di riprendere a 360° la realtà circostante, e di riprodurla in tempo reale.

Grazie a questo gioiello della tecnologia, Kathy è riuscita a vedere il mondo circostante e ha realizzato il sogno di vedere il figlio neonato, Aksel. Con grandissima emozione, la donna è riuscita finalmente a vedere il suo piccolo e ad assaporare la gioia di vedere, per la prima volta, il marito con in braccio il bambino.
Una rivoluzione epocale, e un enorme passo avanti nella ricerca di dispositivi in grado di migliorare la vita delle persone diversamente abili.

E-sight, progettato e realizzato in Canada, sarà presto distribuito negli stati limitrofi: attualmente, al costo di 15 mila dollari, hanno potuto usufruirne 145 persone in tutto il Nord America (130 in Canade e 15 negli USA).

Photo Credit: http://abcnews.go.com/

Articolo da Henable.me  Henable


MEDICO DI VICENZA INVENTA UNA INCUBATRICE UNICA AL MONDO PER SALVARE I BAMBINI

Il medico vicentino che ha inventato una macchina per salvare i bambini

Claudio Ronco e «Carpediem», il suo apparecchio in miniatura per la dialisi dei neonati La missione La scelta di rinunciare al brevetto: «Mica l’abbiamo costruita per fare soldi»

di Gian Antonio Stella

 Da Corriere.it

Lisa è una bambina nata due volte. La prima volta, alla fine di agosto del 2013, a causa d’un parto complicato, aveva una gravissima insufficienza renale. Così grave che pareva irrimediabilmente perduta. Il destino di 90 su cento dei piccoli nati con quei problemi. Come potevano salvarla se non esistevano macchinari per la dialisi dove tutto fosse in miniatura e le multinazionali non erano interessate a metterci soldi per costruirli? La seconda volta, Lisa è nata negli ultimi giorni dell’estate. Quando finalmente chiese il latte. Dopo tre settimane di speranze, angosce, spaventi, notti insonni dei genitori, dei medici, degli infermieri.

La prima neonata al mondo

Da grande potrà raccontarla come un’avventura di cui non ricorderà nulla. Tranne quello che le spiegheranno i genitori. E cioè che è stata la prima neonata al mondo salvata da una macchina costruita apposta per lei e i bambini venuti dopo di lei (il 18 per cento dei «prematuri») all’ospedale «San Bortolo» di Vicenza da un medico che, dopo aver lavorato in America e fatto esperienza in mezzo mondo, è riuscito a metter su una squadra che tiene insieme scienziati di varie discipline.
Si chiama Claudio Ronco, ha diretto il laboratorio del Beth Israel Medical Center di New York, ha pubblicato i suoi lavori sulle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta, è finito nel 2014 al primo posto nella classifica dei più importanti scienziati del rene stilata dalla John Hopkins University , insegna in vari atenei italiani, americani e cinesi ed è appena uscito con un libro (Colla editore), in cui racconta la sua «Storia di una bambina, di un medico e di una macchina».

«Carpediem, un miracolo della tecnologia»

Si intitola, il libro, col nome proprio di quella macchina, «Carpediem». In linguaggio scientifico: Cardio-Renal Pediatric Dialysis Emergency Machine . In latino, come ricordano i lettori di Orazio, «ruba un giorno» al futuro. E con quello spirito partì la battaglia intorno alla culla di Lisa: l’obiettivo era di rubare un giorno e poi un altro e un altro ancora alla cattiva sorte che pareva non lasciare scampo.
Scrive nella prefazione Umberto Veronesi: «Carpediem è un miracolo della tecnologia e della fusione di più discipline scientifiche allo scopo di realizzare il rene artificiale perfetto per i bambini neonati. Qualcosa che non c’era, qualcosa di cui vi era necessità, qualcosa che, per fare eco ai colleghi americani, cambierà il modo di fare medicina nei pazienti neonati con problemi renali».
Il tutto grazie a un metodo: «Claudio ha realizzato quello che per anni è stato anche il mio sogno di medico», spiega il grande oncologo che nel 2000 fu anche ministro della Sanità, «e cioè mettere assieme in un’unica struttura l’assistenza, la didattica e la ricerca. L’assistenza dei pazienti con una buona dose di umanità affiancata alla forte vocazione tecnologica della disciplina nefrologica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
http://www.corriere.it/cronache/15_gennaio_23/medico-vicentino-che-ha-inventato-macchina-salvare-bambini-52a44d9e-a2d0-11e4-9709-8a33da129a5e.shtml

3 DICEMBRE 2014: 12° GIORNATA MONDIALE DELLE PERSONE CON DIVERSA ABILITA’, PIU’ DI UN MILIARDO IN TUTTO IL MONDO E OLTRE 4 MLN IN ITALIA, ANCORA OGGI INVISIBILI? LA TECNOLOGIA COME RISORSA PER UN FUTURO DI MIGLIORE AUTONOMIA

Giornata della disabilità

5 novità del 2014 da non perdere

Più di un miliardo in tutto il mondo, circa 4,1 milioni in Italia (stima Censis). Per questo si celebra il 3 dicembre l’International Day of Persons with Disabilities dal 1992. Stiamo parlando dei persone con diversa abilità, che, nonostante siano il più grande “gruppo di minoranza” del mondo, rimangono ancora oggi ignorati dai processi di sviluppo della società. Proprio per promuovere la comprensione e l’integrazione delle persone con handicap, sensibilizzando l’opinione pubblica, nel 1992 le Nazioni Unite hanno proclamato la Giornata internazionale della disabilità.

Il tema di quest’anno è “Sustainable Development: The promise of technology” (Sviluppo sostenibile: la promessa della tecnologia). E proprio quest’anno sono state numerose le invenzioni che stanno provando a migliorare la vita quotidiana dei disabili: da Upsee, la speciale imbracatura che aiuta i bambini a camminare insieme ai genitori, fino alla “S.m.a.r.t. Home” – un’abitazione costruita su misura per chi si muove su una sedia a rotelle – passando per l’avveniristica mano bionica realizzata dagli scienziati del progetto NEBIAS. Nella top-five 2014 delle iniziative per l’integrazione, poi, bisogna includere Geox for Valemour, un progetto di moda sviluppato da persone con Sindrome di Down, e il ristorante Dans le Noir, dove si cena al buio e si viene serviti da camerieri non vedenti.


UN BRACCIO CHE SI MUOVE CON LA “FORZA DEL PENSIERO” ED UN INNOVATIVO BASTONE PER I NON VEDENTI AL MAKE FAIRE A ROMA: QUANDO LA TECNOLOGIA E LA CREATIVITA’ RENDONO MIGLIORE LA QUALITA’ DELLA VITA DELLE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI

A Roma 2° Edizione del Maker Faire, dal 3 al 5 Ottobre in mostra,  assieme ad altre 500 invenzioni,  ci saranno anche due progetti pensati e realizzati per abbattere le alcune difficolta’ alle persone diversamente abili:

 “The Brain arm”, un braccio robotico realizzato con una stampante 3D che si muove con la “forza del pensiero”

“My Way”, un innovativo bastone per non vedenti.


      TMNEWS

17 scuole selezionate nell’evento di MIUR e MakerFaire

Roma, 20 set. (TMNews) – “The Brain arm”, un braccio robotico realizzato con una stampante 3D che si muove con la “forza del pensiero”; “My Way”, un innovativo bastone per non vedenti; “Ricordati di me”, il seggiolino salvabimbi collegato all’auto e al cellulare che permette di evitare “qualsiasi dimenticanza”. Sono questi alcuni dei progetti delle scuole che hanno vinto la selezione della Call4School organizzata in collaborazione con il MIUR per la seconda edizione della MakerFaire – The European Edition. “C’è un luogo dove formazione e progettualità si incontrano in maniera naturale, dove la lotta alla dispersione scolastica è più efficace, dove si costruisce il futuro lavorativo dei nostri ragazzi e quello produttivo della nostra economia. Sono i laboratori che caratterizzano in particolare, ma non solo, i nostri Istituti Tecnici e Professionali”, ha spiegato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini.

I progetti saranno in mostra insieme ad oltre 500 invenzioni provenienti da tutto il mondo dal 3 al 5 ottobre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, che per l’occasione si trasformerà nel più grande villaggio mai realizzato dedicato all’innovazione, alla creatività e al digital manifacturing, grazie allo spettacolare evento promosso dalla Camera di Commercio di Roma, organizzato da Asset-Camera e curato da Riccardo Luna e Massimo Banzi.

Diciassette gli istituti superiori selezionati dalla giuria: l’I.P.S.I.A. “Galilei” di Castelfranco – l’I.T.T. “Galileo Ferraris” di Verona – l’I.I.S. “Belluzzi-Fioravanti” di Bologna – l’I.T.S. “Meccatronico” di Vicenza – l’I.I.S. “Enrico Fermi” di Bibbiena – l’ Istituto Superiore “Carlo Anti” di Villafranca di Verona – l’I.I.S. “Petrucci-Ferraris- Maresca” di Catanzaro – l’I.I.S. “Tito Sarrocchi” di Siena – il Liceo di Scienze Applicate “Rainerum” di Bolzano – il Liceo Scientifico Statale “Enrico Fermi” di Padova – l’I.T.T.B. Pascale di Cesena – l’I.I.S. “Enrico Mattei” di Recanati – l’I.T.I.-L.S. “Francesco Giordani” di Caserta – l’I.I.S. “Rosatelli” di Rieti – l’I.T.S.T. “Primo Levi” di Quartu San’Elena – l’I.I.S. “Augusto Righi” di Cassino – l’I.I.S. “Alberto Castigliano” di Asti.

Articolo da tmnews.it:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/braccio-robotico-seggiolino-smart-i-vincitori-del-call4school-PN_20140920_00045.shtml

 


IN ITALIA UN VOCABOLARIO ONLINE PER LA LINGUA INTERNAZIONALE DEI SEGNI: APPRENDIMENTO E INTEGRAZIONE

Apprendiamo  le lingue dei segni di tutto il mondo.  Finalmente è anche in lingua italiana e disponibile online nel nostro paese, il dizionario di lingue dei segni più grande al mondo. Con oltre 200.000 segni in video è anche in apps per cellulari smartphone Android, Iphone e Ipad.

spread-the-sign-dictionary

Impariamo anche noi la lingua dei segni americana, ceca, inglese, indiana, estone, francese, tedesca, austriaco, islandese, italiana, giapponese, lettone, lituana, polacca, portoghese, brasiliana, rumena, russa, spagnola, svedese e turca.

Abbattiamo le barriere architettoniche sensoriali che ci dividono dal “mondo del silenzio” delle persone non udenti.

 

Da Enable.me: “Affonda le radici nel 2008 il primo videodizionario online della lingua dei segni. Da allora Spread the sign ha coinvolto sempre più Paesi e altrettanti vocaboli. Arrivato di recente in Italia, lo strumento accoglie più di 24 lingue dei segni diverse da tutto il mondo e oltre 100mila lemmi, un supporto gratuito fruibile non solo attraverso il computer ma anche da tablet e smarthphone. Spread the sign prende il via grazie al progetto internazionale “Leonardo da Vinci” legato al trasferimento tecnologico, ed è supportato dalla Commissione Europea tramite l’ufficio per il Programma internazionale svedese di educazione e formazione. Con l’aiuto del team italiano composto da esperti linguisti delDipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ed il contributo del team di sordi madrelingua LIS è stata inserita la lingua dei segni italiana.

linguaggio_segni-770x470Il video – vocabolario contiene oltre 200mila filmati con segni di parole, frasi e numeri, ed è un supporto davvero intuitivo: basta digitare la parola sulla tastiera e avviare la ricerca, compariranno a quel punto le bandiere delle 24 lingue disponibili per la traduzione e basterà scegliere la lingua che interessa per ottenere la traduzione. Spread the sign permetterà in sintesi agli stranieri che giungono in visita presso il nostro Paese di capire la lingua, e ai madrelingua LIS di usufruire di una nuova opportunità di apprendimento. Il progetto inoltre assume enorme valore nell’ambito della necessità di riconoscimento della LIS in quanto lingua di minoranza per il contributo che offre alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. 

Articolo da Henable.me

Photo credits: arquitecturaaccesible.wordpress.com/

 

 

 

(c) Lorella Ronconi


Doppiatore professionista nonostante la cecità: Pete Gustin ha realizzato il suo sogno

A soli otto anni membro Pete Gustin ha sviluppato la degenerazione maculare che alla fine lo ha portato a perdere gran parte della sua vista ma grazie alla sua grande determinazione è diventato un bravo e famoso doppiatore.

Nel tentativo di inseguire il suo sogno, a ventun anni  un agente cinematografico gli disse che non sarebbe  mai stato in grado di fare il doppiatore. Pete non ha mai rinunciato al suo sogno ed  ha perseverato. Con una determinazione ferrea partì in missione per dimostrare che l’agente aveva sbagliato. Pete aveva ed ha una grande voce teatralmente, radiofonicamente e cinematograficamente perfetta, lo sapeva e non si è mai arreso.

Pete Gustin

Pete Gustin

https://www.youtube.com/watch?v=eMOU-NO_FgU

Per due anni ha praticato una tecnica che alla fine lo ha aiutato a sbarcare importanti lavori in televisione e alla radio attraverso gli Stati Uniti e Regno Unito. Recentemente ha spiegato al   pubblico circa la sua “disabilità” in un video di YouTube ().

 Un grande esempio e suggerimento di “strada” da percorrere, come soluzione, per molte persone.

Veramente una soluzione geniale. Pete nel video e nell’articolo ci racconta la sua storia ma anche il sistema di lettura “scrittura” vocale che ha “inventato” come supporto  alla sua cecità.

Articolo da:  www.blogs.voices.com 

 See more at: http://blogs.voices.com/voxdaily/2013/08/

how_pete_gustin_overcame_adversity_to_make_a_career_in_voice_overs

.html#sthash.DKJcCzMU.dpuf


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: