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IL MARKETING È RAZZISTA SECONDO TE? #IOVOLEVOFARELAROSSELLINI

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Riguardo la mia foto adesso e mi prende lo sconforto, il nervoso tipico di quando non posso fare una cosa semplicemente perché sono una donna in carrozzella: una esclusa. Io da ragazza sognavo di svegliarmi un giorno ed essere “normale” e poter diventare testimonial di prodotti di bellezza, si, pubblicizzare prodotti di beautè come Isabella Rossellini. Poi sono diventata grande ed ho capito che i sogni si possono inseguire e si avverano talvolta, certo, ma se sei una persona disabile, la carriera come testimonial “de beautè” scordatela, il marketing non osa.

Il marketing secondo me è il top del convenzionale. 

Pensate che una donna/uomo disabile, in uno spot pubblicitario che risponde ai requisiti richiesti, puo’ dare valore tanto quanto una persona abile? Sono le aziende di marketing a non volersi “aprire le meningi”? I tabu’ a frenare, oppure i brand stessi ad essere “razzisti” ?

Ho 54 anni (foto 29 maggio, nessun make up o ritocco grafico), perché non posso andare in una copertina Vogue o reclamizzare un prodotto/accessorio di bellezza? Non valgo quanto quanto qualsiasi altra persona, con le stesse caratteristiche, se richieste? Per un rossetto non servono delle labbra di una donna audiolesa o parlante, servono delle labbra corrispondenti a ciò che si vuole comunicare per acquistare quel rossetto.

Una donna/ uomo disabile in uno spot pubblicitario per dare più valore? Per adesso, nemmeno per sogno! Donne diversamente abili #mettiamocilafaccia.

 

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I PUBBLICITARI? O NON HANNO PIU’ IDEE O LE AZIENDE ITALIANE STANNO FUMANDOSI ROBA PESA: NON SAREI MEGLIO IO DI ROSITA?

“So Good!” – “What else?”   ” Immagina, puoi?” 

” Vedi Rosita, ora ti spiego”

Queste le “grandi” battute dei “grandi” testimonial pagati a GRANDI tintinnii milionari, non avevamo altro in Italia che far venire dei bambocci attempati incapaci di  pronunciare  parole in italiano?

Non sarei piu’ italiana io? Chiederei moooolto meno e darebbero una grande mano alla disabilita’.  

Secondo voi, questi geni del mercato pensano che in Italia i 5 Mln di diversamente abili (dati Ocse 2014) da moltiplicare per tre se si considerano i familiari: figli, genitori, fratelli, nonni, ecc,  non sono consumatori?

Oppure pensano che noi faremmo ribrezzo in uno spot? Allontaneremmo il “cliente” normodotato, ma, normo? O solo dotato? Di cosa in  poi di differente dalle persone con diversa abilita rispetto al consumo?

Le pubblicità possono mandare un prodotto ed un consumatore in perfetto “amore” —> fidelizzazione oppure agli antipodi; secondo me fanno onco  quelle dove ingaggiano attori stranieri per pubblicizzare un prodotto italiano e poi li doppiano! Li pagano, e pure parecchio, due battute in italiano studiale!

Insisto nel dire che  ci sarebbero tantissime  persone diversamente abili che potrebbero rappresentare un bel target di consumatori e anche tutti se si considera un disabile consumatore al pari di qualsiasi altra persona (diritto di ugualianza),  non è che se  ho  un attore figo e famoso a pubblicizzarmi il tonno mi faranno cambiare idea sulle stragi di tonni e le vendite saliranno alle stelle.

Tanto se  il prodotto è buono lo compro anche con la foto della nonna in bikini, ma magari parla italiano. Adesso che ho visto quello spot orrendo ho cambiato marca di tonno e pure i miei genitori.  Ecco come le pubblicità diventano controproducenti.

Hanno idee confuse secondo me sti’ “markettingari” italiani, ovviamente anche le aziende ci danno dentro di “#fantasiazero”:  mettono frasi filosofiche sul senso della vita e poi pubblicizzano una macchina.  Qualcuno mi spiega il senso della vita con una macchina che costa una cifra?

Roba da pazzi! #fantasiazero ed insisto e domando: MA PERCHE’ IO NO?

 

(c) Lorella Ronconi


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